L’acquatico, meraviglioso mondo… dello squirting

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L’eiaculazione femminile, da molte donne considerata ancora  come uno spettacolo leggendario più che realtà, consiste nell’espulsione di liquido dai condotti parauretrali attraverso l’uretra durante o prima di un orgasmo. Grazie alla cinematografia pornografica è entrata nella vita quotidiana con termini inglesi tipo squirting o gushing. Avete mai visto in vendita le magliette souvenir con scritto:”Se squirti ti sposo?”. E’ il nuovo culto hard che fa impazzire gli uomini, ma non solo… pare che il vocabolo sia il più ricercato su pornhub soprattutto dalle donne.

Considerato quanto il sesso sia stato argomento tabù fino a pochi decenni fa, è a dir poco strabiliante come la rivoluzione femminista abbia liberalizzato le coscienze più di quanto noi stesse avremmo mai potuto immaginare. Il godimento fisico è indubbiamente l’espressione più libera della donna evoluta contemporanea. Immagino con un pizzico d’ironia stuoli di femmine che impazzano nel web per apprendere la tecnica che consente di raggiungere il piacere proibito… fino a poco tempo fa ufficialmente riconosciuto e legalizzato solo per il maschio inseminatore.

Premettendo che non si tratta di una mera questione fisica di giusto approccio all’apparato clitoro-uretro-vaginale e che il coinvolgimento psicologico e sensoriale resta un fondamento imprescindibile, tecnicamente l’eiaculazione femminile non avviene durante la penetrazione; per una sorta d’insopportabile piacere le pareti vaginali nel momento supremo non debbono essere a contatto con nulla. Nonostante gli uomini tenderanno ad affermare il contrario per un lecito diritto d’affermazione della propria virilità, le squirtatrici più esperte sostengono che per eiaculare sia indispensabile l’uso sapiente di abili mani… che a questo punto si consigliano ben lavate, con unghie corte, no a residui di cibo, sì ai lubrificanti di ultima generazione.

Il giusto sfregamento manuale delle pareti frontali della vagina a lambire il prodigo punto G per un lasso di tempo adeguatamente lungo e in crescendo, porterebbe alla stimolazione delle ghiandole di Skene che, riempiendosi di liquido, si svuoterebbero grazie alle contrazioni ritmiche del muscolo pubococciceo.

La donna che squirta regolarmente, ma tende a considerare l’esperienza come un’anomalia del proprio apparato sessuale, deve considerarsi folgorata dalla fortuna. Nonostante l’eiaculazione possa apparire come una vera e propria emissione di urina a getto, si tratta unicamente di una meraviglia della natura. E’ quindi vietato trattenersi. Tempo fa in Inghilterra, per proibire la pratica alle porno-attrici, hanno cercato di sostenere che trattandosi di urina il concetto di squirting fosse un vero e proprio pissing (fare la pipì), ma oggi è scientificamente provato che il liquido espulso contiene tracce di PSA, un enzima presente nell’eiaculato maschile.

Dopo tutto questo argomentare la domanda che nasce spontanea e mi ha portata a scrivere il post è questa: se il 90% degli uomini non riesce a far godere le propria compagna nemmeno durante un amplesso normale, come possono sperare di vederla squirtare?

Tecnica, signori. E’ una questione di abilità e competenza. Se una cosa vi piace tanto ci vuole volontà. Tutte le donne possono farlo, anche quelle che non lo credono possibile manco fosse un atto di fede. Gli uomini devono fare gli uomini e adattarsi al nuovo che avanza, troppo comoda la dipendenza da ponografia sdraiati sul divano. L’impegno sul fronte fisico dev’essere assoluto e generoso, ecco che la masturbazione condivisa resta un must da sperimentare e vivere per un miglior risultato della prestazione, calo della pancetta e rinforzo dei deltoidi.

Munirsi di desiderio, coinvolgimento mentale, costanza, mani capaci e mocio vileda rotante professionale per la detersione finale… potrebbero essere buone basi per un amore di lunga durata, in grado di resistere ad ogni intemperia e gioire della pioggia urologica della propria compagna, senza necessità di guardare video a tema su wazz-up fatti girare dagli amici della briscola del venerdì sera.

Buon San Valentino a tutti.

… la comprensione

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Non sapevo immaginarmi con te, finché un giorno mi hai detto che non avresti mai smesso d’aspettarmi.

Son trascorsi molti inverni prima che iniziassi ad avvicinarmi a piccoli passi. Quel tuo profumo di limone confondeva le mie percezioni; non sapevo cosa fare. Non volevo illuderti, ma nello stato in cui stavo non potevo vederti.

Avevo il cuore bendato, l’anima lesa, la pelle un campo di battaglia, l’olfatto intasato e le mani protese altrove in un ultimo perenne danno verso la mia dignità.

Quel pomeriggio che siamo incespicati in un bacio al contrario e ti ho sentito dentro, ho creduto di non essere io. Lentamente mi stavi conducendo verso un porto sicuro chiamato –rinascita-.

Ed io, che credevo d’esser sbagliata, ho dovuto convincermi di non esserlo mai stata. Mi hai obbligata a guardarmi allo specchio sussurrandomi che le mie imperfezioni erano solo fili d’oro e argento, i miei difetti… diamanti rari.

Chi ti ama veramente non ci pensa proprio di volerti cambiare… pensa ad amarti e basta.

Testamento Biologico: l’Italia è finalmente pronta per una legge?

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Premetto che non ho un buon rapporto con la morte. Avendola vista distruggere le persone che amo, tendo a ignorarla. Ciò nonostante sono da sempre una  sostenitrice della libertà di scelta nella cura dei malati. Qualche giorno fa ho letto una articolo sul Testamento Biologico che se da un lato mi ha fatto ben sperare, dall’altro mi ha creato non poche preoccupazioni.

Dopo il caso Englaro… i partiti avevano promesso una norma sul fine vita entro pochi giorni. Purtroppo son passati anni e siamo ancora al palo. In Italia è sempre complicato legiferare. E’ impensabile riuscire a stilare una legge che conceda il diritto di rinunciare lucidamente alle cure e spegnersi come da decorso naturale della malattia?

Da qualche anno la stessa visione degli italiani sull’argomento è profondamente cambiata. Probabilmente le esperienze vissute a fianco di parenti, ove l’accanimento terapeutico ha reso la morte un evento da procrastinare contro natura… sta risvegliando le coscienze collettive. Non saprei dire.  In ogni caso, se escludiamo i casi più sconcertanti che sono entrati nelle nostre case attraverso i media, in Italia sono a migliaia gli esseri umani che ogni giorno lottano con sofferenza contro malattie inguaribili. Ne conosco alcuni e non sto a spiegarvi lo strazio. Lasciar decidere le persone quali terapie accettare e quando fermare quelle cure che si ritengono sproporzionate se un giorno non potessero più farlo direttamente, non è umano? Da un decennio sono state presentate svariate proposte di legge che puntualmente cadono nel vuoto, nel vizio, nell’ipocrisia. Ma… finalmente da qualche settimana a Montecitorio è approdata una proposta di legge che chiama in causa il TESTAMENTO BIOLOGICO: uno strumento giuridico che ha risvolti sulla vita di ogni persona, ma che ha una valore più ampio relativo alla sfera dei diritti civili.

Nella pratica (così ho letto in quell’articolo), con questa legge si prevede:“ che ogni persona capace di intendere e di volere, in previsione di una futura incapacità di scelta delle cure, possa esprimere il consenso o il rifiuto rispetto ai trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali, attraverso le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Inoltre, ognuno potrà nominare un fiduciario che sia disponibile a parlare con i medici, e per il medico le Dat saranno vincolanti. Ovviamente potranno essere modificate in ogni momento dal paziente e potranno essere disattese dal medico qualora vi siano evidenze scientifiche di progressi non immaginabili al momento della sottoscrizione”.

Mi verrebbe da dire: “eureka”… nonostante un difetto macro: “Se non c’è il testamento chi decide?”.

Il mio è conservato in uno studio legale da oltre dieci anni. Non voglio restare in vita appesa ad un respiratore artificiale nemmeno mezza giornata. Mi auguro, se mai dovesse essere applicato, trovi il consenso della legge… giacché ricordiamocelo: i parlamentari devono rappresentare il volere di noi cittadini e non di loro stessi, delle loro opinioni personali o dei dettami della Chiesa cattolica. Devono soddisfare i bisogni del popolo, le necessità reali e le urgenze di una società che pur avendo dimostrato una pazienza pazzesca, non deve continuamente esser presa a sberle ogni volta che bisogna prendere una decisione per il bene collettivo. Non insistiamo nel toglier dignità a chi sopravvive appeso ad una macchina.  Almeno quella, in un paese che è allo sbando in ogni dove, facciamo uno sforzo e salviamola.

L’amore: favola o realtà?

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Tanto tempo fa mi sono presentata al cospetto dell’Amore come un tulipano carnale color bordeaux. Sono stato un fiore molto amato. Accarezzato. Guardato. Coccolato. Poi, durante un inverno di fredde solitudini… il tulipano che ero è appassito. I petali son caduti uno ad uno, lo stelo è divenuto fragile, infelice. Il vaso dove l’Amore mi aveva deposto era improvvisamente piccolo, inconsistente. Di me non stava sopravvivendo nulla, nemmeno le radici. Le stagioni continuavano a mutare ed io trascorrevo le giornate senza udire una parola. L’Amore mi aveva dimenticato in un angolo senza luce. Credendo di non valere più niente mi sono lasciata morire. In quel remoto spazio chiamato mondo ho visto arrivare altri steli, ortiche travestite da rosa, mazzi di prezzemolo truccati con gli occhi del passato, gramigna tatuata di dolcissime ed ingannevoli promesse future. Io e l’Amore eravamo ormai distanti, consumati, disillusi e contaminati. Sono trascorsi molti anni da quando l’Amore mi ha seppellito, ma nella mia ultima rinascita ho scelto d’esser Parola. Sussurrare piano. Avvicinarmi avvolgendo. Moderare il ritmo, il timbro, le sfumature. Non ho più avuto bisogno d’essere un bellissimo tulipano interrato per sentire d’avere un valore. Ho scelto d’essere un’espressione felice, le parole che si depositano leggere sulle labbra rosse dell’Amore quando mi vuole baciare, tra i suoi capelli al vento quando avverto che mi vuole abbracciare, nei tessuti che rivestono le sue carni amate se desidera farmi godere. Questa è la favola della mia vita, un sogno proibito per chi non sa comprendere la passione del nonsense, il pegno di ogni mio sorriso inaspettato. Un orizzonte fatto di carta e inchiostro, ove le lezioni d’amore sono un appuntamento quotidiano con me stessa ed il mio grande cuore.

Un breve focus obbligatorio, per un infinito dolore…

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Non posto sul blog da oltre un mese per mancanza oggettiva di tempo, ma devo dire che un 2017 iniziato nel peggiore dei modi non era propriamente ciò che auspicavano gli italiani. Ovunque volgo lo sguardo incrocio devastazione. Lo so, ne parlano tutti, ma non posso esimermi dal dire la mia. In primo luogo perchè sono una Specialista di Finanza e secondariamente perchè sono schifata ed ho bisogno di condivisione. L’Italia è economicamente in ginocchio. Attenzione, non l’Europa, parlo proprio dell’Italia. La Germania preme perché la Banca Centrale Europea attui un aumento dei tassi d’interesse. A casa loro l’inflazione cresce, mentre noi siamo al palo e pare che i consumi siano sempre in contrazione. Se Draghi dall’anno prossimo dovesse fare i conti con un probabile aumento dei tassi avete presente cosa accadrà? Registreremmo un aumento del costo del debito pubblico a livelli esorbitanti. Se da un lato la cosa mi preoccupa, dall’altro lato potrebbe essere un risveglio brusco per tutti quegli italiani che vivono sugli allori e passano il loro tempo a litigare sui social anzichè creare qualcosa di costruttivo per uscire dalla merda in cui stiamo sprofondando. Siamo in una situazione unica perchè mai registrata prima e in negativo totale sia per i crediti deteriorati delle banche che per l’incertezza politica. Draghi è certamente un grande comunicatore, giovedì scorso ha garantito che finché la ripresa non sarà robusta i tassi a breve non saliranno, almeno non prima del 2018. Sembra un traguardo lontano, ma in realtà è proprio qui dietro l’angolo. Attenderemo di esser cacciati a pedate nel sedere dall’Unione Europea o pensate che arriverà mai qualche genio finanziario in grado di aiutarci a venirne fuori con dignità? Siamo pieni di debiti, l’ultima società di rating ci ha tolto la tripla A, tra qualche anno ci compreranno così come si fa con le bestie al mercato rionale e non potremo farci nulla. Non sto scrivendo niente di troppo incomprensibile per evitare che vi stanchiate di leggermi, un sunto di economia europea basico e senza troppe pretese era doveroso, ma l’urgenza che porto in animo… di parlare di quanto sta accadendo nel centro Italia mi fa tremare le dita sulla tastiera. I terremotati del centro stanno combattendo per sopravvivere al gelo, la neve e le tendopoli. Gli animali stanno morendo di freddo e fame perché i contadini non hanno i mezzi per riscaldare e sistemare i loro ripari. E i soldi che gli italiani hanno devoluto affinché gli interventi fossero celeri sono ancora sui conti delle compagnie telefoniche… non svincolabili fino al 29 gennaio. Ultimo giorno utile per le donazioni. Viviamo il paradosso di avere 28 milioni di euro già versati, ma non impiegabili subito per far fronte alle emergenze delle ultime ore. E aggiungo… che rischiano di rimanere a lungo depositati sui conti correnti se non si accelererà la complessa procedura burocratica per renderli disponibili. Ma quanta % di bestialità vive a Montecitorio? Di che cosa diamine stiamo parlando? Lo Stato non può anticiparli? Ormai è assodato che il Governo riesce a stanziare soldi in una settimana solo per salvare se stesso. Tipo ripescare dallo sterco l’innominabile, il più grande scandalo finanziario d’Europa, un’oscenità che è avvenuta proprio qui… a casa nostra e riguarda la più antica banca del mondo: il Monte dei Paschi di Siena, governata da dirigenti provinciali e pasticcioni, che grazie a gravissimi intrecci di poteri forti, hanno causato danni economici ingenti ai risparmiatori e minato la stabilità dell’erogazione del credito alle imprese. Tutto questo “coperto” dagli organismi di controllo quali Banca d’Italia, Consob, Ministero del tesoro e BCE, che dovrebbero essere immediatamente smantellati. E i responsabili? Sbattuti in galera per gravi responsabilità penali. Alcuni giornalisti hanno scritto che si tratta di una “spy story” buona per la cinematografia, ma i nomi dei non-pagatori sono usciti. Che facciamo? Li condoniamo? Solo Sorgenia è esposta verso il sistema bancario per oltre 1,8 miliardi di euro. Non venitemi a dire che De Benedetti deve uscirne impunito e dobbiamo pagare noi italiani perché o siamo tutti delle capre, e allora Sgarbi avrebbe ragione ad insultare a destra e manca, oppure sarebbe giunta l’ora di fare una rivoluzione e rendere la vita degli italiani una cosa SEMPLICE. Parola complicata per chi da sempre spande sterco e pretende pure che dobbiamo ingoiarlo. Semplice. Come adoro leggere e scrivere questo aggettivo.

S E M P L I C E.

Un tributo alla snellezza, alle cose che si fanno subito, agli interventi celeri, al “ci penso io”, “arrivo”, “iniziamo adesso”. E invece non è così, perchè noi siamo il paese controverso, quello che si crede progressista e invece di favorire un processo di miglioramento della condizione umana, sa sempre come dimostrare di non essere all’altezza. Si dice che l’Italia sia penalizzata dal non elevatissimo livello di istruzione, dalla situazione del Sud, dalle disuguaglianze uomo-donna ed io sinceramente rido di tutte queste belle parolone scientifiche che non vogliono dire un benemerito nulla. Noi siamo penalizzati perché quasi l’80 per cento delle tasse pagate dai contribuenti finisce nelle casse dello Stato centrale e non si sa in quali altre tasche si deposita visto che quando è il momento di aprire i portafogli i soldi non ci sono mai. Siamo penalizzati perché abbiamo avuto un passato politico ove ci hanno rubato tutto, la convivenza civile, il rispetto dovuto ai cittadini, la più bella parola della nostra lingua: la libertà. Ci hanno rubato la fiducia nella democrazia, nelle istituzioni. Ci ha fregato perfino il diritto di morire in pace ed esser seppelliti o sparsi dove desideriamo. L’Italia ha trasformato il parlamento in un rifugio di corrotti, mafiosi, indagati, condannati. Ha stretto patti scellerati con la mafia. Ha sigillato tutti i suoi malaffari sotto il segreto di Stato: la storia del nostro passato recente è un enorme, schifoso e puzzolente buco nero. Come possiamo sperare che qualcosa funzioni nel bel paese delle meraviglie? I politici ci hanno intossicato l’anima con le loro chiacchiere, menzogne, barzellette, false promesse, falsi contratti, sortilegi e riti satanici. Sapete cosa dicono di noi gli stranieri? “Italiano? Ah, bella l’Italia… spaghetti, pizza e mafia”. Siamo nel 2017 e in Italia esistono tantissime famiglie che la sera non hanno il pane sulla tavola. Ai poteri forti dico: vergognatevi. A chi ha rubato dico: vergognatevi. A chi continua a dire che l’Italia va a catafascio a causa degli italiani dico: avete ragione. Non abbiamo un solo uomo che sedutosi a Montecitorio sia rimasto un uomo onesto. E’ evidente che siamo fatti male nel dna. Cosa dobbiamo aspettare, che la faglia che sta dividendo in due l’Italia ci separi anche geologicamente oltre che politicamente? L’Appennino si sta lacerando, stiamo andando a brandelli in ogni senso. Ed il mio non è campanilismo, solo un infinito… lacerante ed impotente dolore.

Cosa desideri adesso?

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Non so spiegarti cosa potrei fare se tu cadessi tra le mie braccia. Tremano anche i pensieri alla sola possibilità. Riflessioni emotive in attesa di un cenno torturano la mia mente. Solo una minuscola parola metterebbe fine a questa attesa densa di pulsioni. Ci potrebbe bastare un “tivoglio” detto piano? Incollerei queste gambe alle tue per stringerti in una danza senza musica. Senza lenzuola. Senza letto. Da molti inverni ti vengo a cercare dietro i portoni delle città, nelle metropolitane in disuso, lungo i viali gelati, sulle alture rocciose, innanzi a laghi che insieme non ci hanno potuto vivere mai. Di te mi riverbera sempre, come una costante senza tempo, il pensiero di un bacio mancato. Astratto come un respiro flebile a spostare la condensa dei nostri ansimi lontani. La voce del cuore, che instancabilmente trattiene il non detto, il non possibile, il non credibile, soccombe innanzi al sopraggiungere dell’oscurità. Nel buio posso immaginare il tuo incedere lento, le braccia allungate sui fianchi, gli occhi socchiusi per trovare i miei. Nella notte profonda posso anche permettermi di sognare la tua lingua. Vorace e instancabile, mi autorizzerebbe a goderne senza dovermi spiegare. Dire. Ammettere che mi hai stuprato la mente. Mentre incauta annego i desideri in un vecchio whisky scozzese, osservo il mondo e piango questo sfacelo chiamato umanità. Se non troviamo il coraggio di dirci che ci vorremmo accarezzare, come possiamo pensare di salvare il mondo dalla rovina più tetra? Il bisogno d’amore è ovunque, dentro le nostre solitudini, per le strade insanguinate, nella carneficina chiamata guerra di cui ci sporchiamo gli occhi, ma mai le mani. Come l’amore in stato sospeso, restiamo a guardare l’inestimabile valore della vita e dei sentimenti scorrere come un vecchio film in bianco e nero. Nessuno fa nulla per colorarlo. Da inebetiti non saremo mai i fautori del nostro tempo, ma vittime colpevoli di non aver capito che quel flebile sentire si è sempre chiamato amore.

Nella vita quante volte avete sfiorato un possibile amore che è rimasto in stato sospeso?

L’inseguitore ossessivo

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I signori maturi che vagano sui social lasciando a piè sospinto commenti del tipo “Ciao bellissima” – “Buona mattina bella, tvb” – “Buon pomeriggio tesoro, tvb” – “Una fantastica serata, tvb”- ripetutamente per venti, trenta volte in una giornata, per poi ricominciare il giorno dopo… non sono normali. La mia tolleranza è proverbiale, ma dopo aver avuto la sfortuna di beccarne uno seriale e aver soppesato bene i pro e i contro, ieri sera ho deciso che bloccarlo era il minimo che potessi fare. La legge dovrebbe impedire a chi ha disordini mentali di arrivare in rete, introducendo l’obbligo di trasmettere un certificato di buona salute psichiatrica ai gestori dei social, per poi fare l’ingresso con i modi dovuti come quando si entra in casa di chi non si conosce. Mi spiego meglio: vi immaginate se da domani mattina quando esco per andare in ufficio, in posta, al mercato, a teatro, comincio a dire a tutti quelli che incrocio: ”Buona mattinata gioia, ti voglio bene”, tempo mezz’ora e mi scaraventano all’unità di Crisi Psichiatrica di Bergamo e riuniti. Perché tutto questo in rete accade quotidianamente e passa impunito? Bloccando il personaggio non credo d’aver fatto il suo bene, ho giusto fatto il mio finché, ne sono quasi certa, troverà il modo di crearsi un nuovo account e tornare a regalarmi le sue perle di saggezza da frustrato inseguitore ossessivo. Potrebbe essere innocuo, ma perché devo sopportarlo? Perché noi donne dobbiamo reggere il peso di questa specie umana? Ieri sera, su invito di un’amica, ho aperto per la prima volta la pagina del soggetto e sconcertata mi sono trovata innanzi ad un tripudio di donnine con tette e culi al vento in guepiere di pizzo, ma io non sono né provocante, né una figa del duemila. Com’è che mi ha confusa con il genere da lui tanto desiderato? Questo signorini erotomani ultra settantenni potrebbero benissimo collegarsi a YouPorn, un sito web di pornographic video sharing.  Non ci credo che non lo conoscono. In Italia è uno dei sette link più cliccati. Anche quello è una specie di social, lì nessuno fa distinzione di quale estrazione sei, cosa ti piace fare, guardare e pensare. Ci si collega giusto per guardare e magari partecipare con telefonate hot a costo di suon di Euro. Sui social come Facebook, Instagram e Twitter il voyeurismo quello vero, il sesso a pagamento quello vero, il sollazzo delle pulsioni erotiche… è fuori contesto. Come diamine non lo capite omuncoli dalle braghe calanti? Credetemi… a voi che la natura ha donato fantasie ossessive, esistono luoghi deputati per starvene tranquilli nel vostro mondo. Le donne, le ragazzine ed i bambini dovete lasciarli perdere, vi rendete conto che vi muovete a rischio querela? Domani mattina, che è lunedì, andate al centro di psichiatria dell’USL della vostra città e autodenunciatevi. Non accade nulla di pazzesco. Siete malati. Vi fanno sedere per rispondere a qualche innocua domanda, vi somministrano un beverone di benzodiazepine, una punturina e vedete subito come state meglio. I calzoni tornerete ad abbassarli solo per fare la pipì.

La morale è… che non c’è nessuna favola

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Esistono persone che senza motivo apparente prendono e se ne vanno. Prima arrivano come dei tornado, riempiono ogni ansa, succhiano ogni possibile poesia, affetto e confidenza e poi si dileguano come la nebbia. Prima d’esser la donna che son diventata, avrei fatto carte false per trattenerle nella mia vita, capire, lenire o medicare il possibile danno. Sono sempre stata fragile sull’argomento. Oggi non lo sono più. Da molti anni non cerco niente e nessuno, chi viene a me trova sempre la porta aperta, la medesima che ritrova quando decide d’andarsene. I tempi cambiano, l’età della maturità avanza e il concetto del chiedere “cosa sta succedendo?” mi irrita ancor più dell’assenza stessa, che invece può essere un nuovo bisogno, l’inizio di una velata consapevolezza. Direte: che persone sono? E poi penserete: non ci resta male almeno un poco? E ancora: se ci tenevi non potevi farti viva tu? Vi risponderei che tali riflessioni non hanno senso e non funzionano da correttore perché ogni problematica di relazione, che porta ad un allontanamento, misura come quel rapporto sia stato sbagliato sin dalla base. Sarebbe solo tempo perso in attesa di una nuova circostanza ove l’identica modalità troverebbe terreno fertile per esser riproposta. Nessuno che ti stima e ti vuole bene veramente se ne va senza darti una spiegazione. Quando accade che ci si perde e nessuno fa nulla per ritrovarsi significa che sono venute meno le motivazioni, si sono logorati gli equilibri e la verità finalmente è venuta a galla. Non era amicizia, ma solo interesse.
Interesse? Sì, ed è meglio evitare di farsi troppe domande cercando di comprenderne la tipologia. Quando la sopraggiunta paura di esserci supera la voglia di trattenersi….ça va sans dire… è molto meglio non essersi mai conosciuti.

A voi che leggete ed alle vostre amicizie scomparse nel nulla: lo sapevate che un giorno avreste smesso di parlare e vi sareste persi? Io me lo aspettavo. I ragionamenti posso anche sbagliarli, ma le sensazioni non mi hanno mai tradita.

Nel nome tuo

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Oggi è il 1 Dicembre, inizia un mese denso di ricordi. Partendo da Santa Lucia fino all’Epifania, passando dal Natale, San Silvestro e quel calore famigliare che le festività natalizie trasmettono, ci attendono solennità particolari che non tutti amano e avvertono con la medesima intensità. Da sempre affronto questo periodo dell’anno con un misto di mestizia alternata a incanto infantile, benché la carta d’identità mi ricordi che della “bambina che son stata” mi restano giusto i dati anagrafici. Tutto è iniziato ieri mattina. Mentre andavo ad un appuntamento, mi sono scoperta con gli occhi lucidi di lacrime senza quasi capire il perché. Poi è stato semplice mettere a fuoco la realtà. So che in tempi di crisi nessuno ha desiderio di leggere lagne troppo nostalgiche, ma come tutti coloro che scrivono anch’io vivo intimamente i miei dolorosi trascorsi. Tentare di dare voce ad una pena è un po’ come cospargerla di baci lievi e delicati per ricordarle che sappiamo averne cura. Così è per me e sempre lo sarà, a prescindere da chi mi vorrebbe da tempo “oltre” me stessa. Quindi, dopo qualche post sui generis e di impronta vagamente sociale, consentitemi un riverbero intimista. Devo andare “altrove” per qualche minuto, poi ritorniamo a salvarci a vicenda con le nostre considerazioni mensili sul “globale” che ci circonda. Quanto segue è per me, per Lui e per chi come me ha bisogno di proteggersi da se stesso:

“Ora che con tutta sincerità sei andato via, posso immaginarti ancora accanto con me. Prima non era concepibile. Solo pensarti mi faceva star male. Nessun altro ha mai potuto colmare la mia esistenza senza parlare come sapevi far tu. Sei stato un vuoto che ha riempito ogni arteria anche quando non ci sei potuto essere. Oggi, che dilaghi tra un sorriso e l’abbandono di me che invecchio attraverso il tuo specchio, ricordo malinconica il nostro vivere senza tempo… abitudini semplici, famigliari. Di nuovo mi riscopro a pregare perché le tue membra riposino quiete, mentre queste mani che hanno il tuo stesso sangue si aggrappano a desideri segreti, alle spalle di chi onora il mio esserci, al tuo maglione blu che ho rubato dall’armadio di mamma e come stamattina indosso per sentire il tuo odore. Ora che sei nuvola, stringimi senza necessità di allargare le braccia, amami senza rinunce e guidami con quei tuoi occhi scuri, profondi. Vivo ogni minuto che mi separa dal tuo spirito come fosse ogni momento e mi abbandono al bisogno di niente… perché non c’è nessun’altra intensità che ti assomiglia. Quanto vorrei tu ci fossi ancora per dirti quelle cose che mi accadono nelle giornate disperate, di quando piango con gli occhi asciutti o mi trattengo, scarto e poi scappo… ma il senso del viaggio sta proprio in questo mio non poterci fare niente e accettare che ora mi guardi dall’altra parte. Tu che mi hai resa migliore senza dover mai alzare la voce, ricordati di me come io non mi dimentico mai di te e lasciati ancora chiamare padre. Nel tuo nome riluce la mia identità, nella tua dolorosa assenza danza la lotta giornaliera di questo sopravvivermi nel nome tuo”.

Voi come vi salvate dalle vostre ferite? Io faccio sempre tutto da sola.

… questo atavico bisogno di sognare…

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“… è stato quando ti ho afferrato e ti ho mormorato fammi fare l’amore che non hai esitato a fermare l’auto sulla tangenziale ingolfata delle diciannove. Mi hai guardata negli occhi e trattenendo l’emozione mi hai sussurrato se ero convinta. Non desideravo altro da quando avevamo giocato tra il grano dorato e le tue mani mi avevano aiutato a medicare una stupida sbucciatura. Ti ho guardato da vicino mentre mi pulsavano le tempie, l’inguine e le dita strette alla lana del tuo cappotto. Non ero più io, stavo diventando un Noi, ma ancora non lo potevo nemmeno immaginare…”

Trattasi di prosa breve che ho scritto sull’onda di un momento in cui desideravo sognare da sveglia e abbandonarmi all’emozione. Lo faccio spesso quando il bisogno di scrivere è privato e non ha nessun obiettivo particolare. Lo avevo messo su un social, accompagnato dalla foto che vedete sopra, quasi per noia durante una serata di pioggia ove non avevo la forza di costruire pensieri particolari, ma solo l’urgenza di farmi una carezza. Il risultato è stato pazzesco. Non so quante mail, messaggi in privato, telefonate e commenti ne sono scaturiti. Questo bisogno di calore che ci uccide e ci fa sperare è un’onda emotiva che disperde raziocinio ed equilibrio. Forse perché nel desiderio immaginifico possiamo scardinare ogni limite e permetterci di proiettare paure e desideri? Siamo un mondo di anime smarrite serrate dentro convenzioni che incatenano. Basta veramente nulla, una piccola fiamma mai spenta che si accende improvvisa, quel ritmo inusuale del cuore, il calore stressato del basso ventre, l’immedesimazione e tutto, dico… tutto assume un contorno nuovo, il più delle volte fittizio. Una vera e propria proiezione di possibilità per alcuni o di compiuta disperazione per altri. Quanto conta per voi il sogno? Fin dove è lecito spingersi mantenendosi centrati? Quanta dose di razionalità occorre per evitare che il desiderio disatteso diventi un’ossessione? Sotto gli strati più ispessiti della nostra quotidianità, è incessante il bisogno che abbiamo di abbandonarci al gioco e lambire quel sottile erotismo sempre più spesso dimenticato nei cassetti insieme a reggiseni e mutandine di pizzo. Il desiderio è aporetico, è aperto all’irrazionale, non è controllabile nel suo esito. Il desiderio ci spinge, ma non ci rassicura sul punto d’approdo. Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa desidero profondamente saprei cosa rispondere nonostante la paura in passato mi abbia sorpresa obbligandomi più volte a tragitti semplificati. E voi? Avete desideri profondi e come vivete il bisogno di sognare?