Controsenso d’ intenti

RITORNO

Corro in macchina con la velocità mortale di chi non conosce il pericolo e crede di poter arrivare ovunque, eppure so cos’è la morte e mentre sfreccio veloce per la strada che mi porta a Pavia uno spostamento dell’occhio destro mi mostra il fosso pieno zeppo d’acqua marrone, che se sbando e ci casco forse riuscirebbero a pescarmi dopo ore. Con le trote nelle tasche della giacca come souvenir e ricordo del bel viaggio. Ma corro, accidenti come corro. Guido come una forsennata e non mi so controllare, accelero e scarto veloce, troppo veloce. Passo col giallo, magari è meglio rallentare. Se mi fanno una fotografia se ne vanno sei punti dalla patente ed allora sì che sarebbe un bel guaio, aggiunti ai nove persi lo scorso anno mi avvierei verso la morte sicura. Quella della mia libertà di scorrazzare per le campagne verdi della pianura padana. Adoro guidare veloce, ho abbassato il finestrino del lato passeggero perché il freddo del mattino alimenta i miei neuroni e mi sveglia da quella sorte di coma che il riscaldamento climatizzato infierisce alle mie carni. Il cellulare aziendale col viva voce appeso alla sciarpa di lana, il cellulare personale poggiato nel vano portaoggetti e l’Ipod che di suoni invade l’abitacolo. Il navigatore che mi indica la strada. Come sono ben informatizzata, ho con me praticamente tutto. Manca il personal computer portatile incorporato nel display dell’autovettura e potrei dormirci nella macchina aziendale. Ma io corro che è una meraviglia, le risaie a lato strada sono coperte d’acqua mentre gli alberi magri e spogli sembrano artigli che corrono anch’essi, ma verso il cielo. C’è il sole, che meraviglia, dopo dieci giorni ha fatto capolino tra una nuvola ed un campo incolto. Mi viene da ridere da sola, sento il riverbero del calore che si frange sul cruscotto dell’auto e mi dico che sono felice. Non me lo dicevo da tanto. Che sono felice.  Canto con il mio Ipod appoggiato sulle cosce calde. La gonna lievemente sollevata lascia intravedere parte delle mie gambe. La abbasso pudica anche se sono sola. Mi guardo nello specchietto retrovisore e canto:

 

Ma io ho te
è solo un timido pretesto
ma io ho te
insieme noi e quando vuoi
sai far morire la mia mente
è un vuoto e vago senso che
ma io ho ancora te e non vorrei… vorrei”.

 

Canto e penso che quando sono felice il cervello si fa brodo e mi rotola dalle orecchie fin giù dentro le tasche dei calzoni.

 

“È un dolce suono
che io ho di te
tu che te ne vai
noi equidistanti da un punto blu
che luce è solo per noi.”

 

E poi dai calzoni evapora come nuvola di stelle e lo inspiro riportandolo nella sua sede naturale. Madonna come corro, proprio come se non avessi con me la testa. Ma oggi sorrido sfidando il destino. Sono solo felice.


Mi sento dentro… il cuore di un bambino. 

 

6 thoughts on “Controsenso d’ intenti

  1. Insomma correre in auto non va bene! se poi è un auto aziendale…o sei il presidente e c’hai il mercedes…altrimenti ti sarà toccata una fiat 1 o una punto….quindi non si correeeeeeeeeee.
    Se sei felice…e oggi mi sembra proprio che sia così….non dvresti mettere gli “altri” in pensiero costante sulla velocità “mortale” e sugli scarti a dex o a six…come diceva un attacchino di tanti anni fa esposto nella giulietta di mio nonno: “non correre pensa a noi!”

    Selenio che regala un consigio ad una bella Signora

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  2. Quando si è felici la testa si vuota di pensieri per chiunque e uno quello stato d’animo se lo vuole gustare tutto.

    La testa vuota infatti cozza con la razionalità che direbbe: “Non correre, pensa!”.

    Ma è come dire al bambino che corre felice di andare piano che casca….

    Poi ha tanti anni per imparare.

    Oggi invece è stato bello per tre ore dimenticare di avere già imparato.

    Selenio…… da dove scrivi?

    Ssn

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  3. ciao Signora,
    è andato tutto bene con l’appuntamento? Il bisturi ha reciso ciò che andava reciso?E te come stai?
    Ti scrivo dalle sponde del mare, in una serata splendente di stelle. Con l’animo in tumulto come lo ionio.
    Cerca di rimetterti presto,desidero leggerti.
    Selenio

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