Spaghetti al pesto

prendimi

Distesa su un divano rosso Anna guarda Andrea che è in cucina mentre da più di mezz’ora cerca di preparare due spaghetti al pesto genovese. Anna indossa una tuta blu e una maglia di cotone leggera e immagina sorridendo il caldo pasto e il corpo di Andrea tra le sue cosce. Abbinamento fantastico che le solletica l’appetito e la fame dei sensi. Andrea, una meraviglia nei jeans sdruciti e canottiera bianca, si aggira ogni tanto tra i mobili di casa con passo felpato e aria maliziosa per poi tornare in cucina.

Un bacio tra le stanze, un bacio umido e pieno accompagnato da un “Ti amo da morire…” , lascia Anna in preda ai pensieri più accesi, mentre di nascosto da Andrea mangia crostini di pane intrisi nel burro.
La birra fresca l’ha rinfrescata dall’arsura della giornata che volge alla sera.

Un brivido inaspettato la induce a raccogliere le gambe in grembo come quando da piccola si rannicchiava sul divano della mamma e ne utilizzava i cuscini per farne una barricata a difesa delle intrusioni dei fratelli più piccoli.

“Andrea? Che stai combinando? Sento uno sbattere furioso di pentole. Stai cucinando per almeno duecento persone…?”.

Non c’è nulla da fare. Quando Andrea vuole fare di testa sua, bisogna ignorare tutto e attendere che abbia terminato ciò che ha nella mente.

Mentre l’amore suo bello traffica in cucina Anna, si concede alla quiete della sera.
Dalla portafinestra della sala s’intravedono i colori vivi di un tramonto di primavera accompagnato dagli ultimi canti dei passeri che solitari tornano al loro nido.

Anna ricorda come da anni non sentiva quella sensazione di pace e di libertà che le pareti dei muri, i colori della stanza, la luce riflessa e i quadri colorati le stavano donando in quel preciso istante di vita.
Il ricordo di desideri antichi e ormai dimenticati invade la sua mente e chiudendo gli occhi si abbandona al richiamo del sonno che ben presto la trascina lontano, verso lidi non ancora esplorati, verso un porto sicuro e silenzioso dove solo le mani di Andrea possono e la sanno guidare.

Un prato fiorito dove correre a perdifiato, il vociare di bimbi allegri, aquiloni colorati nel cielo, Anna in bicicletta e lo scorrere del tempo che non si perde nei minuti mancati, ma che arrotola e smonta gli attimi della vita in avanti e a ritroso secondo i desideri, le occasioni mancate, le voglie mai sopite.
Un tempo sezionabile e ricomponibile per vivere sempre tutto più volte fermando le lancette ed il suo scorrere, se necessario, per non perderlo mai.

Una fotografia che si chiama “Tempo che scorre, ma non passa” che non sbiadisce e non muta e non invecchia e rimanda sempre l’immagine reale di un vissuto che non muore perché eterno.

Anna sogna.

Braccia forti e sicure la coccolano nel tepore della sera. I capelli di Andrea, una carezza bionda sulla fronte. Il tocco delle sue morbide labbra, una mano sul seno tondo. Brivido. Anna apre gli occhi confusa. La cena, gli spaghetti al pesto, la Primavera alle porte e Andrea completamente senza vestiti che la trascina sul pavimento in una danza che non ha bisogno di essere spiegata o anticipata.
Il corpo di Anna in balia dei sensi e dell’amore è travolto da un uragano senza fine, dove solo la pelle parla, gli umori scivolano, le labbra sussurrano parole mai scontate, parole sconce, parole inventate.
Pieghe dell’anima che si tramutano in anse colme d’acqua che tracimano e il venire lento dei sensi diviene un venire in onore all’amore che gode, che strappa e sconvolge le vette di un monte dove Venere dimora e ama, vive e spera.
Tocchi lenti e sapienti di mani conosciute che accarezzano. Aliti di vita nelle orecchie che vogliono più sussurri, più onde anomale su e giù nella testa, nel cuore e dentro fino in fondo all’anima del desiderio.
Spasmi di un delirio dove tutto nasce e muore e nasce per essere ricomposto e seminato e fiorito su un parquet dove il legno ha preso la forma di due corpi nudi che nell’oscurità di una sera di Primavera si amano e sanno di essere unici nella loro immensità.

Il pesto è bruciato e la pasta è scotta.
Anna e Andrea scendono in strada ancora caldi di sesso e amore alla ricerca di un ristorante.
Ridono e si abbracciano.
Le parole non servono a nulla.

Sul parquet di casa l’ombra dei loro corpi che si muovono all’unisono continua la danza dell’Amore, innaffiando di desiderio ed humus il Desiderio che li attende solerte a casa.

Perchè il Desiderio non è mai scontato.
Perchè il Destino va costruito.
Perchè ciò che è perso è lasciato.
Perché l’amore va coltivato.

(Quanti di Voi avrebbero pensato al pesto bruciato?)

11 thoughts on “Spaghetti al pesto

  1. Io…. More il pesto non brucia…… si fa a freddo…… ma il sugo all’amatriciana si….. che odore di cipolla, pancetta e pomidoro briciati per tutte le stanze …ma chi se ne frega…. Anche quello e’ amore
    Un sorriso per te.

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  2. Si è vero il pesto si fa a freddo, ma dalle mie parti prima di buttarlo sulla pasta lo si fa riscaldare in un tegame basso con un po’ di acqua di cottura della pasta… e se lo dimentichi…. Brucia.

    Ssn

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  3. Di quali parti strane sei Cara Signora?……. Pero’ sei iriuscita a farmi ridere immaginando l’odore del pesto bruciato……..Ottima scrittirce ma ben poco cuoca?????
    Azzz Anna ed Andre rano davvero finiti in un altro mondo per non sentire neppure l’odore di bruciato..che passione e che poco naso!!!!
    Baciotti a te e alla piccola ……

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  4. che aprile piovoso!!ma infondo signora dicono che il sole c'è anche se non si vede!fra le altre cose il destino non è un signore e neanche un dio ma un entita rappresentata dalle tre moire.. e anche gli Dei gli devono sottostare .adameve.

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  5. Adoro il mese di aprile anche quando piove ed è dalla nascita che non rimpiango nulla e mi affido quotidianamente al destino. Ogni tanto lo scarto da sinistra, ma giusto quanto va troppo lento…Stefania 

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