Ricordo piano…

ricordi

Mentre guido e penso a cosa realmente mi ha spinta ad andare a vedere quel film così osceno,  guardo fuori dal finestrino della mia automobile e vedo le fronde degli alberi muoversi al soffio leggero del vento,  sento l’acceleratore sotto al piede destro fremere mentre la mano va di cambio abitudinaria ed ubbidiente, strizzo gli occhi ed osservo  nello specchietto retrovisore le luci abbaglianti dei soliti automobilisti che viaggiano a fari alti. Ecco. Ho pensato. Ecco. Tutto regolare, nulla di ché. Sono le 24:12 di un sabato che apre l’estate ed io rientro a casa da un cinema dove tutto è stato a scorrimento normale, dove il popcorn non era male, la coca cola  troppo gassata ed il film che per quanto mi riguarda poteva benissimo essere un film  muto. Poche parole e troppi suicidi. Per i miei gusti. Guido piano e non è da me, per la carità, ma ho come un senso di aver perso qualcosa da qualche parte che mi  fa ritornare verso la villa a venti all’ora, come se stessi cercando sull’asfalto e lungo i fossi un qualcosa che è stato mio, che da tempo non rivedo più e desidero tanto ricordare. Ho preso la strada quella bassa, per rientrare a casa. Poco traffico e nessuna luce dai lampioni. Mentre le immagini del film proiettano ombre scure nella mia mente mi rendo conto che sto ricordando, nella frazione di un attimo più piccola di un istante,  ricordo quando da bambina percorrevo la medesima strada in bicicletta per andare alla piscina comunale. Che belli i fossi di allora. Rammento lo specchio d’acqua lucido, i bordi con l’erba alta verde trifoglio, il sole alto a scolorirmi i capelli e le pedalate per chilometri senza stancarmi mai. Io ed i miei fratelli. Lo so che la serata al cinema e l’ora tarda non c’entrano nulla con loro o con me. Con la bimba che sono stata.  Quella è davvero un’altra storia.  Che strana la memoria! Sono anni che non ripenso a quell’estate. L’estate delle fughe pomeridiane che duravano tutta la stagione.  Osservo perplessa la notte dal finestrino, il buio pesto sventola come una bandiera tutta la sua greve oscurità mentre i miei occhi,  che cercano ovunque e da sempre i colori del sole, rabbrividiscono di preoccupazione e mio malgrado devo ammettere di temere le tenebre. Mi sento a disagio, sarà il film dal gusto un po’ amaro, sarà che ho fame, sarà che se mi giro di lato vedo un pezzo del mio passato . Eccomi stesa sul ciglio di quel fosso tra le braccia di un adolescente che mi cercava la bocca e sembrava un deficiente tanto lo ricordo imbranato e sudato.  Eccomi nascosta in un campo di grano a spigolare pannocchie da rivendere per centomila lire al signor Tosoni, quello del mulino. Eccomi che casco a testa all’ingiù nell’Alchina perché quel  troglodita di mio fratello frena senza avvisare ed io,  che in bici ci so andare veloce,  lo centro in piena ruota posteriore. E come ricordo … mio fratello che mi tira per i piedi su dalla sponda del fosso basso e  l’erba alta dentro alle mutande la sera poi a casa prima della doccia. Rido. Guardo nel buio le mie mani lunghe ed affusolate sul volante, gli avambracci disegnati e le spalle larghe. Gli anni spesi in palestra hanno lasciato onde morbide sulla mia muscolatura che sembra quasi non invecchiare assieme alla mia età anagrafica. E mi sorprende improvvisa la  voglia di abbracciare, di stringere forte a me, di rassicurare. Guardo i campi verdi  abbandonati al silenzio della madre notte e mi sovvengono, con un pizzico d’ansia, memorie di abbracci mai ricevuti, di bisogni soffocati, di dolori seminati e mai sradicati.
Guido  piano. Me ne rendo conto solo ora. Gli occhi fissi tutto intorno alla ricerca di me stessa com’ero allora. Ascolto il vento del passato, quando tutto mi appariva immenso e fiabesco, ascolto il fremito di anni lontani quando ancora nemmeno immaginavo cosa potevo fare con l’energia che avevo tra le cosce.  Con la bicicletta da cross arancione potevo anche sfiorare i venti all’ora e pedalavo, pedalavo; ho pedalato tutta l’infanzia e  buona parte dell’adolescenza. Ovunque dovessi arrivare,  arrivavo pedalando. Come se la bici fosse incorporata nelle mie stesse gambe.  Ricordo tutto questo mentre rientro sola e le immagini del film mi rimbombano nelle orecchie paure vecchie e nuove, paure scolorite dal trascorrere degli anni, paure fulgide e vivide come quelle che quel bastardo di un film ha amplificato nella mia testa così facilmente impressionabile.
Tossine velenose che portano all’autodistruzione, quindi al suicidio. Tossine portate dal vento attraverso gli alberi … e mi ritrovo a pensare alla natura che si ribella e a cosa dovremmo fare se mai dovesse veramente accadere un disastro simile. Guido piano e piano mi ritrovo davanti alla grande cancellata della villa. Devo scendere dall’auto, ma quasi temo di aprire la portiera. C’è buio. Ecco. Ho pensato. Ecco. C’è troppo buio. E’ scoppiata l’estate ed il caldo già soffoca da alcune ore. Mi ha fatto schifo il film, mi è piaciuto invece scoprirmi a ricordare. Un flash di vita vera, la mia,  che non vorrei mai dimenticare.  La pannocchie spigolate. E rido. Rivedo mio fratello a testa in giù che mi trascina fuori dal fosso basso.  Chi sa che fine hanno fatto le mie figurine di Mazinga-Z? Ma quella è un’altra storia. Che strana la mia memoria! 
 

33 thoughts on “Ricordo piano…

  1. M che fim sei andata a vedere?….mi hai incuriosito……anche se i ricordi narrati sono coì belli che mi hai fatto tornare in mente i miei: ma dove diavolo sarà la raccolta di Zagor?
    ciauffffffff

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  2. Corrono i ricordi di bimba.
    Quando rubavo la bici da cross, verde,di mio fratello.
    Era alta bella, non arrivavo ai pedali.
    E agli stop non mi fermavo.
    Il mio primo incidente in bici.
    Non ho potuto più rubarla la bici verde da cross, mi sono dovuta accontentare della mia graziella.
    Bleah…
    Che profumo di compagna di sente…
    Un bacio*Buongiorno;)
    Antonella

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  3. Non sono riuscita a mettere prima il commento a questo post…. che bello … mi sono rivista in bici….. in discese ripide e strade non asfalatate…. quante cadute.. quante ginoscchia sbucciate…….
    coem quella volta…. che siamo andati a raccoglire more…e con i cestino della bcici pieno pieno…. abbiamo cominciato a fare gare di corsa campestre…… risultato…caduta carambolica…. io sopra la bici le more tutte a terra spiaccicate da me …Non osavo tornare a casa per come ero conciata….. mi ha salvata dalla punizione lo spavento di mai madre , che vedendo tutto quel rosso colare da me e dal vestito, ha creduto che fossi seriamente ferita…….. ed anche quella volta l’ho scampata bella…… Dai raccontane un’altra e cosi’ io ti dico la mia….. Un sorriso ed una tiratina di capelli come facevo sempre da bambina…

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  4. Signora….. e dai scrivi un po’ di piu’…altrimenti che leggo io????!!!! vieni a vedere come ho immaginato avreste scritto Sempreviola, tu , Stazione e Mp3staff di fronte ad una situazione…….. mi diverto un mondo a mettermi nei vostri panni anche se non ci riesco….. baciotti

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  5. gira e rigira… riesce sempre a mettermi di mezzo! va bhe! prima o poi …
    Ciao cara Stefania, ricordi d’infanzia… dunque, ricordo la bici sulle stradine di campagna, nel boschetto vicino a casa … … quanto verde ai limiti di una piccola cittadina… e i pattini a rotelle? fu un regalo di promozione … chissà in quale secolo, non ricordo più, avevo meno di 10 anni … ne è passata acqua sotto i ponti!
    un bacio

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  6. Cara la mia dolce Signora…qui dobbiamo prendere degli accordi:
    ho speso euri per il tuo libro e ne e’ valsa la pena
    ho speso euri per il sacco pieno di fazzoletti di carta che ho consumato leggendolo….. lacrime a fiumi…
    Sono l’unica che ti fa ridere…con le mie cavolate….
    Allora cosa ci guadagno io.. a parte il piacere di leggerti ( ti ho fregato prevenendo la tua risposta!) e cosa mi dai in cambio delle risate????
    Baciotti blu

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  7. Mp3Staff con questo commento che vorresti dire? Che solo SSN e’ stupenda ? e io??? io sono unica, la sola la magnifica e che non conosce me…ci perde assai assai…… quindi cara dolce Signora……. rispondi lla mia richiesta o fai la gnorri????
    Baciotti a tutte .

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  8. Sempreviola che ci possiamo fare? Blue è una giocherellona ed a noi va bene cosi’…altrimenti non sarebbe piu’ Blue.
    Raccontami qualcosa della tua infanzia… la storia del boschetto non nasconde altro?

    Ssn

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  9. Ciao Manuel….si!…. Mani lunghe ed affusolate (sono tutta lunga..ahaha)… e pensare che qualcuno ha osato scrivermi che ho mani d’uomo, mai viste piu’ mani da femmina delle mie…
    Grazie del passaggio! Hai qualcosa della tua infanzia che ti piacerebbe raccontarmi?

    Un bacio

    Ssn

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  10. Ciao Acrylic….E venne il giorno…potevo risparmiarmelo, ma avevo voglia di andare al cinema e nella multisala dove vivo mi propinavano Indiana Jones, la commedia italiana Andiamo al mare e non ricordo cos’altro di terribile. Questo film mi pareva il migliore. E meno male…
    Un sorriso

    Ssn

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  11. ma veramente gli e le pagavano le pannocchie?

    da non credere!

    fa bene al cuore ripensare ai momenti felici dell'infanzia. mette il sorriso.

    ma..

    non si va al cinema per farsi venire le paranoie!

    adameve.

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  12. Me le pagavano sì.
    Un tot al quintale.
    Mio fratello spesso inbrogliava.
    Riempiva il sacco di massi oltre alle pannocchie:-)

    Il film invece un vero inno all'ansia.

    Ancora oggi, quando si alza il vento, guardo il cielo con aria circospetta e sento avanzare subdola la paura…

    Che vuoi farci, Adameve…sono impressionabile.

    Stefania

     

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