Lascia che sia io a venire da te…

angeloirrequieto

Era l’inverno.
L’appartamento mi rimandava echi nelle orecchie di dolori antichi mai scrostati ed ormai impregnati come calce nelle pareti stesse. Ovunque sentivo l’odore acre delle lacrime perse ed ovunque ho visto fotografie che mai avrei potuto immaginare essere così vivide nonostante la tortura e lo sfacelo. Nella tua magrezza malata ho potuto scorgere solo il bagliore della bellezza che oggi tu sei;  ricordo come fosse oggi il riverbero metallico nei tuoi occhi blu di una cucina disordinata tanto quanto la tua mente. Nella mia memoria ti rivedo oggi come allora. Mentre cerchiavo con la matita una data futura da vivere sul tuo calendario di casa,  dove il tempo si era inesorabilmente fermato anni prima, hai avuto un impeto mascherato d’imbarazzo e lieve hai sussurrato:
”Lascia che sia io, a venire da te…”.
Non me lo sono fatta ripetere un’altra volta, con l’orologio in mano sono fuggita piano. Ricordo il vano scale e quell’odore di chiuso per niente famigliare. Sono letteralmente fuggita dal disamore che era il tuo quotidiano in cui tu mi hai accolta con una cena condita di arance,olio, limone ed il tuo tumore. Quanta paura nella mia mente, tutte quelle voci urlate dalle pareti delle stanze, i  graffi sui muri come tu fossi una belva in gabbia, i bisogni tuoi disperati nascosti tra le pieghe dei cuscini e tutte quelle corde appese,  in ogni angolo chiamavano a cappio il collo tuo. Sono fuggita stringendomi la sciarpa di lana stretta al mio.
Era l’inverno più freddo che si poteva immaginare. Fuori la pioggia, nella tua casa stalattiti di ghiaccio perenne non ti lasciavano nemmeno respirare. Io ho pianto quel tuo dolore come quando un bimbo piccolo muore. E quell’inverno si è allungato per tutto il tempo che doveva bastare per capire che è meglio vivere invece di lasciarsi morire. Si è allungato perché gli abbracci caldi che sanno come consolare hanno bisogno di tempo per lasciare la loro  impronta naturale. Perché i baci morbidi e dolci sotto le rocce dell’ostinazione pur sapendosi perfettamente incastonare, prima devono spargere le gocce di saliva da coltivare. E perché le mani che sanno amare dovevano stare ferme sulle tue spalle il giusto tempo per poterti guidare.

E’ l’estate.
Il sole brilla alto da intere settimane, il mare luccica nell’ora del desio, la sabbia  fine  sotto ai piedi mi regala un massaggio senza eguali. Ascolto il mio corpo che parla e mi sorprendo morbida e calda. Il cielo terso ed azzurro è uno spettacolo per gli occhi della mente, mi perdo nei contorni di un luogo magico ed ascolto la brezza marina che accarezza distrattamente gli orli degli ombrelloni, i costumi colorati,  i miei polmoni.
Prima, poco tempo fa, ti ho osservato da lontano quando non mi potevi vedere, quando credevi stessi per dormire. La tua pelle sembrava la coda della via lattea, i tuoi capelli un groviglio di radici. Fumando una Camel Blu con mano ferma hai scrutato l’orizzonte leggermente verso sinistra ed io avrei sfilato la pelle del mio corpo come un guanto pur di capire se era verso quel  Porto Santo che il tuo pensiero andava  migrando.  Immobile ho sospirato nell’attesa e la paura mi ha bloccata per l’intero pomeriggio dove non ho osato chiedere o sapere. Cose che non voglio nemmeno immaginare.  Che non potrei sopportare. E ti ho offerto una donzella con la nutella in cambio. A te il dolce, a me il tuo sorriso stanco.
“Lascia che sia io a venire da te…” e mi frulli in testa come un canto. Mi chiedo quanto sei dentro o se ti manca ancora tanto. Poi nella notte mi hai stretto a te prima di dormire e guardandomi negli occhi hai sussurrato che mi ami da morire. Ancora una abbraccio sotto alle lenzuola, un bacio vivo e lento, attorno a noi solo il silenzio. Le tue gambe strette a morsa nelle mie non mi hanno mai lasciata andare e quando sudata e spaventata mi sono destata,  nel tremore dell’incubo più impaurito c’eri ancora tu al mio fianco. Un tuo sorriso e nella mia mente  è ricominciato il canto: “Lascia che sia io a venire da te…”
“E vieni…” Ti urlo a bassa voce per non farti spaventare.
Anche quando ti  lascio andare. Perché tu possa sentire che è solo da me che devi  ritornare. 

21 thoughts on “Lascia che sia io a venire da te…

  1. una sottile vena umoristica che scivola via tra le parole sempre originali e colorate….che creano atmosfere felliniane!!
    (…mi sa che ho esagerato!!!)riprendiamoci:
    sempre carinissimo e ben scritto..
    ciuffffffffffffffffffff

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  2. Brividi, sempre brividi per la mia Signora, creatura meravigliosa, che ricama emozioni sulla pelle.
    Anche oggi.
    Ti leggo nel silenzio della notte.
    Ti sento nelle vene.
    Sei energia.

    Dolci sogni Ste.
    Bacio.

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  3. Finalmente ti rileggo…… tornata dal mare abbronzata???? qualche kg in piu’ ? no eh ….. !!!!! mi piace il post… ed io , da par mio ci avrei aggointo ” E vieni …..” azzzzz ”
    Ma tu sei un’altra cosa … Ciao dolce signora …. tutto bene???

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  4. Che bella questa frase…

    Ti urlo a bassa voce per non farti spaventare

    Davvero Bella.
    Un bacio*
    Antonella

    Ps:non mi sono dimenticata…Porti ancora un po’ di pazienza vero?
    😀

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  5. Carissimo Stazioncina…io c’ero, ma tu no. O forse c’eri e non ci siamo riconosciuti. La prox volta sarà meglio che ci diamo qualche dettaglio per riconoscerci…che so’…un fiore tra i capelli…il berretto dell’Inter a me e quello della Roma per te…
    Ad ogni modo basta che arrivi con tutti i palloncini:-))

    Un sorriso

    Ssn

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  6. Ciao Blue! Sei tremenda:-)
    Dalla Toscana son tornata, ma ora mi aspetta un mese di Agosto di vacanze intense…poi ti diro’.
    Per ora lavoro e vedo di smaltire i due/tre kg accumulati sui miei ossicini:-)
    Un bacio

    Ssn

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  7. Ciao Still…Wikipedia dice che per metempsicosi si intende la trasmigrazione dell’anima dopo la morte in un altro corpo.

    Io credo che se partire è un po’ morire, tornare è un po’ come rivivere …quindi si… si muore nella partenza per rinascere a nuova vita nel ritorno.

    Grazie del passaggio

    Ssn

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  8. e riecomi a leggerti … e resto senza parole leggendo le tue … davvero commovente il tuo racconto
    grazie e buone vacanze
    Viola

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  9. la lontananza sussurra all’orecchio del cuore quanto sia importante ciò di cui ci stiamo privando…
    …ci dice se fuggire via definitivamente o se colmare quella lontananza per non farne più a meno…

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  10. Rileggo, sinceramente commosso. Quasi lacrimoso.
    Per quelle pareti graffiate e per quelle mani sulle spalle
    che hanno saputo guidare.
    Ed all’animo che solo ha voluto volare come sapeva fare.
    Seleneio.
    Ossequi Bella Signora.
    ( porgendo una composizione di tulipani e note profumate)

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