Il ricordo di un amore

tristezza

Pomeriggio caldo. Mancavi anche mentre mi sono tolta l’erba tra le dita, anche nell’attimo fugace in cui guardando il cielo ho cacciato infastidita moscerini e pensieri marcati di vuoti e malinconiche solitudini. Girando il mio verde  sguardo a destra ed a manca  nulla ho veduto e nessuna voce ho avuto desiderio di  ascoltare, persa in me stessa e nelle mie frastornate elucubrazioni. Dannata sono ed ancor più incatenata a te che mi tieni a morsa nonostante manca la tua voce in ogni silenzio e manca  il tuo sguardo infantile e greve che mi scruta il corpo ed ogni palpito dell’anima. Parlo da sola e mi sento così incredibilmente fuori da ogni stereotipo. Mormoro a bassa voce a me medesima che ti vorrei addosso. Ora. Nonostante il caldo. Mi alliscio femmina i capelli con le mani… so che mi guarderesti con sguardo malizioso ed allungheresti le tue a cercare le mie, mi guarderesti come mi guardano gli occhi famelici di sconosciuti che si chiedono chi realmente sono ed a cosa penso, ma io sono tua e loro sbaverebbero all’idea di tanta passione, di tutto quel pulsare di carne ed anima. Mi chiedo nella solitudine più grande se le tue mani sono sempre liscie come l’ultima volta che mi hai accarezzata mentre facevamo l’amore e mi chiedo se ricordando il mio ultimo abbraccio tremi ancora come quella notte quando il tempo si è fermato ed ho suonato per te la mia canzone d’amore. Mi chiedo se anche tu lo ricordi mentre i moscerini fanno l’amore sospesi per aria e tutto nasce e tutto muore nel ricordo ardito di un volo pindarico in cui io e te lo abbiamo fatto per ore. L’Amore. La nostra pelle liscia come olio di palma scivolava tra le pieghe del desiderio e nessun fuoco ha brillato mai nei miei occhi timidi con tanta ed intensa voluttà. Le mani delicatamente innamorate, mani ovunque su di te, su di me,  in una sinfonia di gesta ove il minimo scostamento del mio corpo prevedeva quel tuo scivolare dentro e fuori la mia testa, quel tuo danzare in punta di piedi nella mia anima, quel tuo aprire delicatamente la mia finestra aperta a te. E ti ho bevuto ogni linfa, ho sfamato i sensi miei accesi, ringraziandoti per ogni tuo timido venire a me. E ti sono stata vela, madre guida nel vento furioso del tuo sapermi amare. Con i miei fianchi di donna ho danzato senza remore sul tuo corpo il libertango più viscerale che nemmeno Piazzolla avrebbe pensato di saper danzare. Che malinconia il ricordo lieve di te che mi abbracci poi nel sonno e mi sussurri che sono la donna della tua vita pensando che io stessi realmente dormendo. Non riesco a smettere di rivedere il tuo viso perso nella danza dell’Amore. S’io fossi liquida sarei il sangue tuo, lo sai no? Risalirei la carne tua come un fiume in piena e ti giungerei dritto nel cuore per pomparti vita e darti il senso del pieno anche quando il vuoto ti riempie solo di veleno. Marco a vista un moscerino. E’ nel pugno chiuso. E richiudo i miei pensieri dal mondo animale su di te,  che sei il coraggio leone che sa come prendermi e sa come farmi godere. Spasmodica la mia ansia di essere dove tu sei, chissà se i tuoi baci sanno ancora di mohjito e mandarino. Chissà se nell’attimo più intenso del gioco dell’amore ancora mi stringerai le mani e piangerai per lo stupore.  Mi lascerai ancora giocare con i tuoi capelli? Sono così belli. Perfetti per le mie esili dita che dentro di loro divengono infinitamente più dolci. Dita che sanno come sfiorare. Quella notte il sudore mischiato agli umori antichi e più sfrenati  lasciò i nostri capelli umidi ed appiccicati. Fu bellissimo osservarti in controluce, sembravi una trasparenza evanescente, il lume nella notte, il paladino dopo la guerra Santa che libera la mente. E quell’ultimo bacio ardito dato tra le stanze, un bacio lento e fondo , quel bacio  ha scardinato ogni mia reticenza e ti ha aperto il mio mondo. Un ultimo bacio  fatato, l’evento magico di un dirompente fiume d’amore che ora scorre incantato ed incatenato dentro questo mio corpo febbrile ed affamato di te . E fatale è il sentimento che dentro me dirompe e semina ovunque le sue limpide impronte. Se tu anche decidessi ora l’inverosimile io mai smetterei di amarti e di cercare il tuo nome ovunque nel mondo. Se tu ora dovessi dirmi che tra noi è finita, io mai crederei ad una sola delle tue parole e ti sorriderei per la bugia inventata. Uno scherzo di Carnevale, ecco, penserei ad un pesce d’Aprile. Perché senza il sangue che ti gira nelle vene non potresti avere vita ed io … in verità che sono io per te se non la più importante trasfusione di  sangue che tu abbia mai dovuto subire?  Fa ancora un po’ caldo, eppure so che se dovessi tuffarmi sentirei  freddo. La superficie della mia pelle scotta troppo ed il contatto con l’acqua farebbe evaporare il fuoco che brucia dentro di me. L’erba mi solletica i piedi, percepisco il telo mare sulla schiena e mi verrebbe da dormire. Il sole ora emana un calore flebile che mi fa sbadigliare; con la testa appoggiata al pull-boy che utilizzo come cuscino chiudo gli occhi e mi lascio baciare dal sole. Bacia bene. Sorrido perché mi sento un pò fuori di senno al pensiero che il sole mi possa baciare, eppure lo sento così tiepido e morbido sulle labbra che non riesco a non credere che stia baciando proprio me. Potrei dormire, ma mi alzo di scatto, mi guardo attorno e vedo il mondo che ignaro gira in tondo. I moscerini si sono moltiplicati a vista d’occhio e mi stanno troppo addosso, uno mi ronza in un orecchio. Sono nervosi perché hanno già fatto l’amore ed ora è probabile che si annoiano nel giorno che muore. Io dopo l’amore non mi annoio mai, non mi annoio nemmeno prima nè durante. Un bimbo mi chiede che sto facendo;  con le mani al cielo dirigo il traffico. L’ingorgo di moscerini sulla mia testa merita d’essere smistato.  Da lontano sembro una vigilessa in uniforme tigrata due pezzi made in Italy. Da vicino una donna infastidita dal troppo caldo alle prese con insetti fastidiosi. Dal di dentro… a volte non ci sono parole degne che possano descrivere un tormento. Tutta colpa del pomeriggio tardo. Dei moscerini e di un ricordo indelebile che mi corrode come un tarlo.

42 thoughts on “Il ricordo di un amore

  1. leggerò il tuo post… adesso non posso sono sul tavolo di blu … mille topini in giro …AIUTO! vieni qui? blu dice: chiama La Signora cosi ti tiene compagnia!
    Viola e Blu dal cuccuzzolo inviano baci

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  2. Ciao Bianca… è SperandoinDio che ogni tanto partorisco frasi degne di essere considerate tali.
    Ma è difficile…e leggendo il tuo blog so che ne sai qualcosa della difficoltà per noi, che ci cimentiamo nell’arte del descrivere le emozioni, trovare parole che sappiano spiegare e trasmettere le emozioni…

    Grazie del passaggio

    Ssn

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  3. Viola e Blue assieme sul cucuzzolooooooooooo?????!!!!!!!
    woowowowowowowowowowowowo
    Milena accidenti a loro e Noi???
    Ma che è sta storia che voi vi incontrate e lasciate a casa le amiche che non sanno nulla?
    (Milena ci dobbiamo rifare velocemente).
    Viola, ma i topini sono reali o sono topine?
    Bella questa cosa che vi siete incontrate ragazze.
    Divertitetivi anche per me, Milena e Termini (ti infilo anche a te, ragazzo dai palloncini colorati).

    Adesso ci vediamo tutti a settembre a Bologna alla presentazione del mio libro da Milena.
    Sarete invitate ufficialmente da me…(chissà se Blue si schioda dal cucuzzolo, la vedo dura:-)

    Un bacio per due

    Ssn

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  4. SSn, TOPINE, TOPINE….. avevi qualche dubbio e con qualche kg in piu’ dei tuoi………. A settembre goduriata comune..tutte a Bologna… Baciotti Blu

    Già cara Signora…. topine…ed io sul tavolo!!!! ho urlato aiuto ma tu mi hai lasciata qui sola!!! si è stata una bella idea, venire qui da lei…. è una sagoma di donna la nostra muccaBlu!!!!
    un bacio Viola con mille delle sue sfumature ….

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  5. Che meraviglia di brano…
    E che malinconica dolcezza in ttutti quei “chissà se”.
    “Chissà se” che spesso mi pizzicano anche da sveglia.
    Che un rapporto “civile” non sa fugare.
    Che una vita piena non sa annullare.

    Un abbraccio.

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  6. ora ho avuto iltempo … di leggere le tue parole
    e mentre leggo ho la scena davanti a me… anche se fossi una persona priva di fantasia, non potrei non vedere e sentire la bellezza dei moscerini che danzano intorno a te!
    ho scritto … ho di nuovo la vita in me … un bacio ;O)

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  7. E' una tecnica di scrittura, Adameve.
    Si chiama "inversione".
    Ci sono scrittori che per applicarla devono studiarci un pò e decidere dove piazzarla e dove è meglio non utilizzarla.
    A me viene istintualmente e non me lo chiedo mai dove e perchè la faccio mia.
    E' solo una forma stilistica.
    A tratti desueta, molto più spesso l'unica che riconosco appartenermi.

    Stefania

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  8. non mi ha risposto..

    perchè la usa?

    rafforza il significato? o le piace solo la forma ? o che altro?
    o appunto perche essendo desueta da quel tocco di non so che??

    adameve.

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  9. Ti ho risposto Adameve.
    La utilizzo perchè so scrivere solo così.
    Nella mia tecnica di scrittura l'inversione è istintiva, non devo pensarci.
    Il risultato è quello che ottengo.
    Caricare di significati il testo al punto da piacere molto o infastidire il lettore che vuole una prosa più moderna.
    Io ho scelto di scrivere come mi viene e per ora l'inversione domina, come la rima baciata (che è sempre casuale) o l'introspezione (che mi viene anche se sto narrando di un lombrico).

    Hai visto che giornata?
    Il cielo piange.

    Stefania

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