Murata viva

silenzio

… è stato nella solitudine e nell’abbandono più cupo, quello che costringe spesso a ragionare con i muri perché  non c’è nessun orecchio umano che ti vorrebbe realmente ascoltare e nessun cuore nemmeno animale che vorrebbe poterti sostenere, che d’improvviso Anna ha compreso come tutto si può inesorabilmente trasformare. E me lo ha sussurrato tra le lacrime,  quando nemmeno credeva che io la potessi udire, nascosta com’ero tra le pieghe dei muri bianchi, confusa tra la calce e lo strato di vernice fresca.  Dolente ha appoggiato la sua bella fronte a pochi millimetri da me ed ha pianto per ore parlando al vuoto senza poter immaginare che dalla mia posizione le soffiavo un po’ di vento tra i capelli per consentirle almeno di respirare e le sfioravo i morbidi capelli sciolti sulle esili spalle.  Mi ha fatto pena la sua desolata rassegnazione al destino che in poche ore le ha beffardamente cambiato ogni  regola, i comportamenti, le azioni, gli schemi apparentemente logici.  Ho vacillato quando l’ho vista scivolare all’angolo della parete, mi baciava i piedi senza saperlo e senza immaginare di essere in  ginocchio di fronte a me. Murata viva ho ascoltato i suoi lamenti, mentre il muro che io ero ha trasudato l’umido delle mie lacrime. Pur con tutta la mia volontà non ho saputo arginare la sua desolazione, non ho saputo consolare il suo dispiacere, non ho potuto allungare una mano al suo bel viso, non ho potuto nulla. Solo ascoltare. E fa male. Ascoltare il dolore.
Anna che sogna, Anna che cerca di uscire fuori, Anna che ride, Anna che piange. Lei resta Anna. La mia Anna. Nessuno la conosce meglio di me e nessuno sa leggere dentro quel suo fragile cuore, nessun’altro mai ha avuto accesso alle stanze labirintiche della sua anima grande, nessuno si è mai perso dentro le sue urla disperate dove sa chiedere aiuto senza fare il minimo rumore. Io si. Incastrata nel mio angolo di muro ho sperato volgesse lo sguardo sul quadro grande dell’ingresso dove due sembianze umane muoiono perse in un abbraccio d’Amore, dove i riccioli dei loro capelli si fondono nelle loro dita incastrate. Avrei voluto ricordarle che pur nel dolore delle trasformazioni quando l’Amore è vero non muore, ma lei non mi ha ascoltata e non mi ha in effetti nemmeno mai  pensata. Non mi sono vista tra i suoi pensieri.
E’ rimasta a terra per l’intero pomeriggio ed è stato solo verso la sera, quando dalle persiane è iniziata a scemare la luce del giorno per far posto al silenzio della notte,  che Anna si è ricomposta la sottoveste ed alzando i suoi occhi verdi al muro bianco e mormorando parole incomprensibili anche a me si è alzata oscillando da terra.  Forse parlava solo a se stessa o forse pregando ha chiesto tregua alla vita che pressa. Svuotata l’ho poi vista avviarsi verso il  divano bianco della grande sala e distendere  le sue lunghe gambe abbronzate sui cuscini giallo ocra. Una mano affusolata sulla fronte, una lacrima tra lo zigomo ed il labbro superiore.  Io so che Anna ama come mai nella sua vita, ma l’apparenza grida che oggi non è più abbastanza,  sembra che i fiumi siano senza acqua. Sembra. E pare che la nuova stagione non abbia frutti e fiori da raccogliere. Pare.   Perché … teme. Cristo quanto so cosa Anna teme e la vedo la sua coperta, quella coperta sempre troppo corta, strattonata e vilipesa da ogni mano che vi si allunga per tirare un po’ di più. Quanto vedo bene, ma nulla posso se è la stessa Anna che ancora non mi sa vedere.  Se sono i suoi occhi che non vedono i miei. Se non sa ascoltare. Cosa devi fare Anna? Pensa. Pensa Anna, non andare alla rinfusa  sperando di indovinare, sperando di volare. Devi solo guardare per poi decidere con quali gambe camminare. Le tue gambe sono belle e perfette anche se sei stanca di rincorrere i silenzi e la pace. Perfino le tue orecchie sono pronte anche alla musica di chi mai hai amato ed ora sai come da  una Giorgia Stonata può nasce l’alba dal mare. Chieditelo. Anna! E allora poi Smurami,  la mia pelle di calce ha bisogno di sole. Se non mi guardi non saprai mai quanto ho bisogno del tuo sguardo d’amore su di me. Scrostami e dammi la vita che mi merito. Pensi che io e la mia calce stratificata possiamo essere degne di una possibile umanità?
Anna…  guardami. Sono qua. Murata viva da un’eternità.

11 thoughts on “Murata viva

  1. Ciao Max…grande poeta, grazie del passaggio, sempre puntuale e ottimo critico.

    Un bacio a te Simona.

    Amico mio Stazione….son passata da te, sei sempre struggente nei tuoi racconti al femminile.
    Bravissimo

    …e alla cara Cucchiaino…mando una rosa senza spine. So che ne hai bisogno ( o mi sbaglio? 🙂

    Ssn

    n.b.: caro utente anonimo vieniiiiiii e scrosta tutto, ma fai presto che qui ti ci vuole un martello pneumatico:-)

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  2. Ognuno di noi ha un qualcosa di murato vivo. 
    Talvolta il muro ce lo costruiamo da soli, quando abbiamo paura di guardare la vita negli occhi.
    Più spesso ci viene costruito dalla nascita mattoncino per mattoncino da chi dice di amarci perdutamente (i nostri genitori) per proteggerci dalla malvagità del mondo.
    Peccato che poi crescendo gli stessi si dimentichino di lasciarci finestre o porte aperte da cui uscire liberi se vogliamo uscire; il più delle volte non rammentano nemmeno dove hanno buttato le chiavi.

    Nel racconto specifico è murata la coscienza di Anna, non la mia che è ben libera da molti anni  e ben cosciente di chi sono e cosa voglio essere.

    Come ho già detto più volte i mie racconti sono spezzati di vita vissuta, di vita rubata e molto spesso raccolta per strada.
    Sono racconti dove l'introspezione che faccio di me… scivola in te, Adameve, ed in tutti coloro che nelle mie parole si specchiano.
    Motivo per il quali taluni mi odiano per essere sempre così diretta, ma alcuni mi amano.
    Ci vuole coraggio per guardarsi dentro e guardare dentro negli altri, perchè dopo bisogna assumersi la responsabilità di ciò che si vede e di ciò che si decide di raccontare.

    Stefania

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  3. vorrei possedere lo scalpello in grado di scalfire quello strato che ti invischia…che ti trattiene…che ti lega…sentire il fruscio delle ali dei tuoi sogni che si dispiegano nell’aria e, un attimo dopo, solo il vago sentore del tuo profumo che si dilegua.

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