Visione sdoppiata

sguardo

Anna non sa più dire quando è cominciato il dolore; lo ha dimenticato.  Troppe le giornate trascorse a non volerlo ascoltare, troppi i minuti spesi a mandarlo a fare la spesa, ad imbarcarlo in un cinema fuori porta, a nasconderlo tra gli strofinacci sporchi della cucina. Anna non ricorda nemmeno più cosa significa sorridere per l’allegria di un bambino o l’abbraccio sincero di un amico.

Seduta composta con le lunghe gambe affusolate accavallate, mi osserva mentre cucino i tortelli dolci cremaschi.  Sono nervosa ed agitata; gli ospiti sono già arrivati ed io ho accumulato un ritardo pazzesco nell’organizzazione della cena per cercare di rendere Anna presentabile.

Non voleva saperne di medicare l’anima; ho dovuto obbligarla a stare stesa, ferma ed immobile per quasi quaranta minuti prima che mi consentisse di poggiarle nel centro del petto la garza di seta rossa imbevuta di calore che pochi istanti prima l’Angelo della Luce mi aveva portato per lei.

Anna sta male. Tutti lo sanno e tutti fingono che non abbia nulla. Tutti la guardano e tutti fingono di non vederla.  Quasi nessuno oltre a me riesce a scorgere Anna per ciò che realmente è, le leggo i pensieri inespressi, interpreto i suoi sorrisi forzati,  la aspetto quando mi pare che non sia pronta nell’attraversare strade, ponti, valichi, montagne.  Nella pazzia della finta amicizia alcune persone hanno saputo eliminarla dalle loro esistenze per partito preso come se fosse cibo scaduto. Mi fa schifo anche solo rimembrare chi appartiene a quella razza. E’ indubbiamente la peggiore.

La osservo dai fornelli con la coda dell’occhio, bellissima nel suo abito di seta nero, le gambe affusolate nei collant trasparenti color carne, un giro di perle ad illuminarle il volto. Il viso diafano e spigoloso ha un che di altero e composto. Se non fosse per gli occhi opachi sarebbe perfetta. Sarebbe l’Anna meravigliosamente elegante e signorile che conosco, compita in attesa di riuscire a ritrovare la strada della vita; la vita quella fatta di cose semplici e leggere, di bimbi che ridono, di passeggiate serali, del tempo che scorre in solitaria, ma che fa bene al cuore in egual misura al tempo che non passa mai.
Amo Anna come se amassi me stessa e per lei farei la qualunque pur di saperla felice.

Stasera ho invitato ospiti a casa per vederla almeno sorridere, le sto cucinando il suo piatto preferito, i tortelli dolci con grana, salvia e burro fuso. Le ho raccolto i capelli in una crocchia disordinata che le conferisce un aurea assolutamente charmante  e l’ho implorata di non stringersi i pugni al petto in quella morsa terribile che le lascia le nocche bianche quando si sente minacciata dalla folla.

Nella mano destra stringe un calice di Krug che sorseggia lenta con le sue belle labbra color fuoco; immagino che dovrò controllarla attentamente tutta la serata; per come sta messa a livello d’anima potrebbe ubriacarsi volutamente , per non pensare, per non ricordare, per non sapere, per non vivere il reale.

Quando Anna si ferma sente solo quel silenzio che rimbomba di vuoti ancestrali. Il vuoto più assordante che sia mai esistito. Le urla in testa  lo sfascio dell’anima, recidendo i suoi timpani con foga inumana. Lei fugge da esso in ogni anfratto umano che scorge, ma dalla sua presa non si divincola mai del tutto, perché il suo  è un vuoto per condizione naturale che lei non  vuole accettare tanto da starci male. Quel silenzio vuoto le parla di continuo. Vive come un boia dentro di lei.

E’ così bella Anna. Bella e sola. Una mela rossa fuori stagione, un fiore sbocciato in un inverno di ghiaccio, la nespola fiorita anzitempo al caldo del primo sole e poi brinata nella notte fredda di una primavera anomala.

Anna.

Ti siedi a capotavola silenziosa e composta. Difficilmente sollevi lo sguardo e se lo fai cerchi solo gli occhi miei che assomigliano così tanto ai tuoi occhi color verde bottiglia. Allunghi la tua mano affusolata alla forchetta ed inizi la danza del cibo. Da giorni fatichi a deglutire e mangi solo perché ti invito continuamente allo sforzo di nutrire il tuo corpo. Stasera ti cibi di tortelli dolci e so che lo stai facendo per me. Magra consolazione per chi ti guarda e vorrebbe rivedere l’Anna splendida che tutti noi conosciamo.

Ti prendo in braccio e mi fondo in te.  Razionalità ed anima in un corpo solo. Io ti indico la ragione delle cose, tu mi dai un po’ della tua essenza e del tuo dolore. Se facciamo a mezzi ce la fai a scapolare l’anno? Se ti do tutta me stessa mi prometti che risollevi la testa?

Anna guardami sono qua, ritorna dentro di me e aspetta solo di vedere che bel tempo farà.  Anna non ci lasciare mai, nessun’altro intanto avrebbe pietà, solo chi ti ama ti aspetta perché sa. Anna l’argilla fresca non basterà a colmare il tuo cuore grande e nemmeno tutti i petali di questa notte.
Anna nel tuo silenzio si racchiude l’immensità della vita, naviga con me nella notte e cerchiamo la luce.

Mentre la vita altrui si è arroccata nelle case, fin tanto che scampoli di speranza non si apriranno a verità compiute ed il mare ai rimorsi della sfacciata opulenza, tu resta a vivere dentro di me. Come se nulla fosse e niente più, senza di me tu non potresti essere mai più tu.

13 thoughts on “Visione sdoppiata

  1. ..non sò perchè..ma io anna..la amo molto!! Bellissimo personaggio…da coccolare e cullare nelle notti di vento burrascoso come nei giorni di sole ….l’immagino nei suoi collant e con la crocchia…bella e non necessariamente altera.

    Mi piace

  2. Quando “Anna” sarà arrivata al punto che crederà il peggio, sarà certa che non le potrà capitare più nulla di peggio e si sentirà forte, ma quando aprirà la porta al dolore sarà li che conoscerà il nuovo peggio…ciao Lucio

    Mi piace

  3. perdiana signora.

    forse se avesse cucinato un piatto di casoncelli anziche di tortelli ,che sono piu un dolce che un primo, anna le sarebbe stata piu felice e riconoscente!
    magari sarebbe riuscita a risollevarle il morale! l'aroma dei casoncelli è irresistibile con pancetta e salvia poi  una favola!
    l'avrebbe sicuramente ringraziata! avrebbe smesso di stringere i pugni ..

    e..

    avrebbe mangiato.

    vada per il krug come aperitivo, ma non a pasto. troppe bollicine snoiano. meglio andare sul fermo.

    adameve.

     

    Mi piace

  4. mmmmm.

    disputa piu ardua del previsto!

    perche non ce li fa assaggiare a me e a che come me la legge in questo angolo di cielo?????

    poi apriamo le critiche gastronomiche!

    adameve.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...