Fuga nel sonno

vuoto dell

Anna guarda dalla finestra dello studio vecchio la neve che candida e leggera ha imbiancato questa notte i tetti e le strade, nessun pensiero che abbia la benché minima forma di un pensiero costruito domina la sua mente.
Un vuoto grande come il cratere di un vulcano regna sovrano tra il massiccio frontale e l’osso occipitale.
Nell’encefalo le ossa piatte sono ancora più appiattite da questa sensazione dilagante del nulla.
Il dolore delle giornate appena trascorse ha reso immobile ogni articolazione del cranio.
Gli stessi muscoli  scheletrici con la funzione di mobilità della testa si sono allentati perché la pressione li ha ridotti simili all’area vulcanica e desertica.

Anna pensa di correre a piedi nudi sulla neve per sentire almeno il freddo congelarle le dita e vedere la pelle candida arrossarsi dal gelo.
Pensa che così facendo magari sente qualcosa, oltre alla mano di ghiaccio che ha sul cuore che palpitando si è schiantato in un vuoto abisso dove è difficile andarlo a recuperare.

Anna crede di riuscire a sentire il profumo dei pensieri che le persone che la circondano hanno su di lei e si sente come un fiore che cresce per la strada e non fiorisce per nessuno in particolare.
Certa che potrebbe anche non rifiorire mai più.

Anna teme il vuoto perché sa che se cade poi non finisce più di precipitare.

Anna si alza dallo studio vecchio e cerca la felpa quella blu della marina, quella lisa dall’usura, ma tanto calda; la felpa che indossa ogni qualvolta i piedi la vorrebbero condurre troppo lontano, quando si allunga e non trova nemmeno una mano, quando fuori fa troppo freddo, ma dentro è peggio che congelare, quando le unghie delle sue mani son troppo corte a furia di saperle mangiare.

Passeggia nervosa tra pareti bianche e canne di bambù fumando una camel e respirando il blu delle lampade ai muri. La mattinata è appena iniziata e lei è già alla quarta sigaretta.
Si siede sulla poltrona rossa della sua camera da letto, chiude gli occhi ed aspetta.

Aspetta un tempo in cui il domani esiste e c’è una via d’uscita, le sofferenze emotive sono caramelle per le bambine cattive, l’energia vitale se la cerchi la puoi trovare, Anna chiude gli occhi e ritorna a dormire.

Lei sa che solo nel sonno non può stare male.
Fugge alla realtà e io che la vedo da qua la perdono perché è un essere speciale.

Dormi Anna e quando ti svegli vienimi a cercare.

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