Il calendario storto

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Odio l’ordine maniacale dei numeri precisi e noiosi sovraimpressi sul calendario.
1 2 3 … mi crolla addosso il senso del tempo che scorre, del giorno che volti la carta e scompare, per riapparire dello stesso colore in un tempo identico, sempre puntuale.
Tremo nel vivere con il calendario stretto in questa mano. Quanto vorrei lanciarlo ora fuori dal finestrino aperto di un’auto in corsa o dentro al forno a legna per alimentare il fumo che esce dal comignolo alto. L’agenda mi ossessiona di numeri a scalare, i giorni della settimana, le ore a risalire.
Il dover contare le giornate a venire mi stritola nello spazio del tempo misurato, dove per te ritaglio gli angoli nascosti e invento cieli capovolti per non ritrovarmi a cascare a faccia in giù nell’inchiostro di panni sporchi.
Conto. Conto i minuti, le ore, le giornate. Calcolo, calcolo le distanze, le frazioni, le prese mancate.
Ovunque leggo di lunedì a lavorare e di giorni numerati con i santi da ricordare.  La stanchezza invece non la conta mai nessuno?  Quella che arriva senza bussare e ti piega. Quella che innanzi all’ansia di un bambino che piange ti fa cadere ed indietro ti vuole riportare.
Ho nella testa un calendario storto, dove i numeri sono i fiori che mi salutano dal balcone, dove i giorni sono le note stonate di una vecchissima canzone.
Sento nella testa il mancato rumore di un calendario che non batte il tempo perché sa che è inutile segnarlo, esso scorre comunque, a volte sempre uguale, molto più spesso lentamente e nel dolore.
9 100 1200 numeri sovrapposti che sarebbero fantastici se fossero solo il numero dei baci che ancora mi devi dare, se fossero in grammi il peso delle tue mani sulle mie spalle ad accarezzare, il numero dei tuoi capelli abbandonati sul mio seno,  se fossero gli anni del tuo amore per sempre a me vicino.
Dio quanto lo odio l’allineamento ripetitivo dello scorrere dei giorni scritti in grassetto, il 24 no … non si può fare! Il 25, ma certo prego, alle 15:00 può andare! Il 26 mi dispiace sono già andata via! Il 27 ritorna il dolore. Quello è un fottuto stronzo, che non pagando nemmeno il biglietto d’ingresso, ha sempre un posto in prima fila, un posto d’onore.
Ed il calendario storto mi ama che non mi lascia un’ attimo stare, oggi non è andata proprio bene, domani vorrei andare ed invece è solo il 29, mi tocca restare.
Dimmelo tu tempo che mi misuri, dimmelo perché devo restare.
Dimmelo perché dovrei  partire.
Spiegamelo tu qual’è il tempo del dormire.
Spiegamelo perché a me pare non concesso un tempo per non morire.
1 din 2 don 3 dan … anche le campane rintoccano lo scoccare delle ore e riempiono il cielo di numeri color carbone.
Amore … se guardi ora verso il nord, lo vedi il mio calendario storto?
Guarda com’è bello, gli  ho tolto i nomi dei santi per stamparvi i sorrisi dei vivi.
Guarda tesoro, ho cancellato i numeri costanti lasciando spazi vuoti per non sentire le distanze che fin dentro nella pelle aprono le danze.
La senti  la sua inconsistente leggerezza per il tempo che non opprime, che non scorre con la velocità offensiva e mortale che solo l’orologio bastardo sa misurare?
Guardalo anima mia, nel cielo o nella mia mente è il mio calendario storto.
Lui resta sempre vivo anche quando tutto è morto.
Quando l’ora del pianto mi afferra da sotto come prima, io mi affido al suo tempo colorato, il mondo che va in briciole prosegue la sua via, io mi metto a testa in giù e non conto nemmeno il battere del cuore, osservo sola ed immobile un orologio che non segna l’ore.
Nel silenzio del non-scorrere del tempo … cerco nella memoria un’immagine che sa di noi, mi sazio di un frammento di ricordo e ritorno a vivere perché anche se non ti vedo, dentro il mio tempo … spazio per noi sempre ce n’è stato.
Sto così… con te…un po’ a pancia in giù, finché non mi sussurri  che mi ami da morire e mi ami tutta come sono in tutte le cose che faccio e che dico e mi ordini di andare a dormire.
10,20,30,40 la gallina canta.
Domani è sabato dormiamo cuore, ché son così stanca.
Domani è un altro giorno ed il tempo può anche continuare a scalfire.
Domani non sarò così fragile e nella solitudine non mi lascerò morire. 
 

5 thoughts on “Il calendario storto

  1. …morire nella solitudine…
    lascia che siano quelle anime davvero sole a morire di solitudine….
    lascia che siano quei cuori che inutilmente battono e ascoltano il rimbombo di quel suono nelle loro tristi vite.. a vivere nella loro solitudine e a morirne…
    Cara Signora a Te non è concesso..
    eh no, non puoi agognare anche a questa sublimazione della solitudine…perché Tu, Signora delle Nevi possiedi ciò che a noi altri è dato solo di leggere tra le righe di questa tua immagine nel desktop…
    Tu che sei Amata più dell’aria che sublima il respiro
    Tu che sei agognata più del sole e più del mare…da quell’anima fortunata che Ti Ama…
    Non puoi schiaffeggiare così chi nella solitudine del cuore e dell’anima vive attimo per attimo..ogni istante della sua vita…
    Sempre al Tuo servizio col cuore e con l’anima.beg
    Selenio

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  2. Caro Selenio lo so che mi sei fedele servitore ed amico, come tu sai che io amo giocare con le parole e ambiguamente narrare dei sentimenti che più accomunano gli esseri umani.
    No sono scevra dalla solitudine come non lo sei tu….anche se in talune fredde sere siamo attorniati da migliaia di persone.
    Credo invece che per me sia quasi una condizione naturale.
    Se smettessi di combatterla, probabilmente ne sentirei meno il peso.
    Non prendere sempre per oro colato le mie parole, lo sai che sono una pazza che si diletta con la penna, come tu ti diletti con i motori.
    Grazie del passaggio e del tuo essermi come sempre vicino.
    Ti voglio tanto bene

    Stefania

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  3. 8… 10… i NUMERI che decantano il TEMPO…

    … questo TEMPO maledetto che inesorabile scorre e che ci RUBA attimi meravigliosi… che lasceranno sempre un VUOTO in quel PAZZLE meraviglioso… di NOI…

    Un giorno, dolce STE… i numeri continueranno a d essere numeri… e in ESSI disegnerai tanti SORRISI… di ATTIMI VISSUTI nel quotidiano… SEMPRE…
    Senza partenze né arrivi…
    Fedele AMICA… IO.

    Fiorin Fiorello.

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