Ricordo

 

Nuda, sdraiata nel letto vuoto di noi, abbraccio le lenzuola di lino ed odoro il mio corpo che ti chiama. Mi guardo i collant che ancora non ho sfilato e non sai quanto desidererei che fossi tu a strapparmeli di dosso proprio ora … non sai quanto ti vorrei sopra di me, proprio mentre non ci sei.  La tua bocca tra le mie gambe, le tue mani ad illuminare il mio corpo come stelle, le tue labbra accese, così belle.

Che giorno era quello in cui lentamente mi hai denudata di mutandine e reggiseno ed hai iniziato ad abitare nella mia carne che mai ha concesso spazi agli sconosciuti senza nome e nemmeno a coloro dei quali conoscevo il cognome?

Che notte è stata quella che mi hai fatto fare l’amore sdraiata sotto ad un tavolino di ferro battuto, sulla schiena la moquette morbida color panna di una camera d’albergo, nelle orecchie la tua musica da casse inseparabili che inondava le pareti rosa, i palmi delle mie mani stretti sulle tue natiche, i pori della tua pelle che bevevano il mio sudore odor di gelsomino, nell’angolo della mia mente l’ombra di un nuovo cammino?

Che pomeriggio è stato quello che abbiamo  giocato all’amore ore ed ore, dormito, sudato ed amato fino ad arrivare a ringraziare persino il letto che ha retto alla guerra dei sensi, che ha contribuito alla resa dei conti?

Che ora è stata quella che mi hai salutata pur senza conoscermi e mi hai avvicinato alla tua vita, mi hai accompagnata nel tuo mondo innocente aggiungendo uova, farina, latte ed un magico ingrediente?

Quando hai preso le mie parole semplici e le hai fatte diventare un romanzo lungo come un treno senza fermate, quando hai svuotato di pensieri la mia cartella dei sogni e ne hai fatto le piu’ dolci marmellate?

Che anno era quando guardandoti negli occhi ho ritrovato me stessa e sono ritornata viva gustando improvvisamente una nuova aspettativa?

Con queste mani che ami tanto mi accarezzo il seno florido e ti sento nell’assenza. Le calze le ho sfilate da me. I piedi che hanno memoria delle tue mani bramano una carezza che non può giungere, mi sfioro allora le caviglie e mi allungo il lenzuolo di lino fin sulle spalle nude senza il sonno fingere.

Immagino il giorno perfetto e non voglio pensieri che mi facciano dannare o mi manchino di rispetto.
Resto così, nella veglia che anticipa il sonno, appesa ad un ricordo che sa d’autunno.

Che giorno era quello che d’improvviso mi hai chiesta  in sposa? E le lenzuola di lino sanno d’improvviso di mimosa.

Bruciano un pò gli occhi…., ma ricordo e nella notte mi sento sbocciare come una rosa.

11 thoughts on “Ricordo

  1. Ciao STEF,
    non passavo da qui da tempo…

    Nelle tue parole ritrovo la mia FELICITA’… l’AMORE che tante volte, mescolato alla PASSIONE, ha accarezzato ANIMA & PELLE…

    Struggente MALINCONIA… di RICORDI…

    Ti voglio BENE… SIGNORA.

    Fiorin Fiorello.

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  2. un bel ricordo, ma a volte mi chiedo com’è che i bei ricordi non mi danno tanto piacere quanto ne ho avuto, mentre quelli che fanno incazzare, i cattivi ricordi, si fanno sempre meglio, anzi peggio, diventano d’annata come il vino! si intensificano a volte. boh!

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  3. E mentre il tempo scandisce le nostre ferite le nostre cicatrici e i nostri più bei ricordi restiamo in attesa di un tempo nuovo non necessariamente perfetto ma in cui un semplice bacio ci riempia gli occhi di luce e ci dia finalmente il senso di questa eternità inesplorata. Un caro abbraccio Raf

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  4. Ciao sono Claru. Le tue parole toccano corde profonde che mai nessuno crede di possedere.
    Come fai io proprio non lo so, ma se ti leggo mi sento bene e male ed è come come se tu vedessi oltre il bene, vedessi dentro il dolore che lascia il male.
    Devo ritornare a leggerti con più calma, per intanto i miei complimenti.
    E’ stato un blog segnalato.
    Claru

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  5. eros raffinatissimo o, meglio, lato sensorio chic tra caviglia e corporale, sappho scrisse frammenti speciali sulla caviglia, da immaginifica visione.. orgoglioso di esserti amico
    r.m.

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  6. ciò che si vorrebbe, ciò che si insegue e si perpetua nella mente in sogni ad occhi aperti….
    la ragione, lo scopo, il fine che giustifica una vita…
    e in questo conflitto, travaglio esaltante di sensi, tutto si illumina, si ordina e prende onore e gloria in quel "che giorno era quello che d'improvviso mi hai chiesta in sposa? e le lenzuola di lino sanno d'improvviso di minosa"
    Umberto

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