Anima fragile

 

Dopo avermi trapassato le arterie con il fuoco che marca e lancia frecce d’astio mal represso, che a tratti si confonde d’amore travestito d’odio, hai adagiato il corpo duro come un masso sul letto fresco in cerca di un respiro lungo, un respiro pieno e vivo.

Passata l’agonia delle ore che mi hanno vista testimone delle nozze della rabbia col dolore, hai poggiato la testa pesante sul cuscino di piuma ed hai iniziato a dormire.

Eppure, se ti rivedo negli angoli bui della mia memoria, oggi come allora tremo per quanto ho sentito arrivare da dentro il tuo animo dritto come un pugno chiuso fin dentro le profondità del mio.

Stanotte, come quella medesima notte, ho ancora paura che il tuo terremoto venga a scuotermi nei miei sogni infranti e mi riporti alle origini del mio tremare, al mio avere paura della voce dura quando sa urlare.

Ripenso solo ora  a quando la conoscenza vigile dell’ansia che ti ha consumato e la tensione sono scemate via tra le braccia di un Morfeo generoso e paziente, è stato in quell’istante che ti ho abbracciato amorevole e lentamente per non svegliarti,  cullandoti di nascosto come si ninna un bambino. Piano piano, con la paura tra le dita delle mani che tu potessi destarti e non sentissi la mia devozione come alito divino.

Al chiarore di un mattino che ha accolto silenzioso ed immutato la mia notte bianca, ho sfiorato il tuo ventre morbido scostando lentamente la maglia bianca di cotone con la scritta blu corsivo in alto a destra. Leggendo quel  m a s c h i o, nonostante la preoccupazione, ho sorriso. Chissà dove l’hai trovata, ti sta bene, ho pensato. Mentre sola piangevo di lato.

Ti ho poi cercato la mano sinistra e l’ho aperta sulla mia allungando le tue dita piano; non volevo pensassi ti volessi svegliare, mi stavo solo ricordando che tra le pieghe delle tue mani ancora mi volevi ed era certo che mi continuavi ad amare.

Ho atteso ore ed ore il tuo risveglio con la paura di chi non sa cosa avrebbe potuto trovare, di chi non sa se sarebbe stato nel mio abbraccio caldo che volevi annegare, di chi teme persino di accendere la luce, di chi sa che nel tuo dolore non vive la pace.

Ho circumnavigato il letto nuotando dentro fredde lenzuola, ho cercato il tuo odore nelle fessure strette dei muri, ho baciato i tuoi polsi e ho pregato perché nel tuo aprire gli occhi al risveglio tu potessi sentirti forte, potessi stare meglio di chiunque altro sulla faccia della terra,  potessi non ascoltare più  le voci ossessive che ti martoriano l’anima bella.

Trema la mia memoria al ricordo delle ore bruciate nelle speranze smarrite, dei colori persi in rancori che attirano le spire delle sfighe come calamite, dell’orrore dei tuoi silenzi che bruciano i miei occhi fragili come margherite.
Trema ogni anfratto del mio corpo, nel mio sentirmi inadeguata, nel mio sapermi sempre fuori luogo, mai alla tua portata.

Stanotte guardo la luna piena e la ricordo in amore sul mare, non sembra la stessa! Stanotte non sembra volermi parlare.

Quella notte, mentre non riuscivo a riposare, mi ha tenuta compagnia! Mi ha narrato delle volte che si sente buia e sola, delle troppe volte che di lei il sole non s’innamora.

Mi ha confidato di quanto  triste è il suo destino, delle sue terre disabitate e dei crateri fondi, del suo amato pianeta terra vissuto solo al buio delle botte, del silenzio che la invade, del pallore, degli ululati nella vastità della notte.

Perplessa le ho narrato del mio amore lì vicino e di come il ghiaccio lo avesse ridotto un manichino.

Un trillo e tutto d’un tratto spuntò il giorno, uno di quei mattini in cui proprio non sai che fare, in cui ti chiedi chi sei e per Dio… mamma aiutami non so che dire.

E mentre mi chiedevo come potessi fare, ti ho invitato a guardarmi negli occhi con timore.
La luna complice ed amica si era vestita a festa perché ti incoronava il viso illuminando l’anima dei tuoi occhi, mentre il ghiaccio, sciogliendosi nel fiume delle lacrime trattenute, mi ha mostrato tutta la tua fragile vulnerabilità divenendo una campo incolto bruciato,  bisognoso solo di carezze e di tutto il mio afflato.

Un abbraccio vivo a ricomporre il puzzle caduto a terra.

Caffè d’orzo, pane e nutella.

Poche parole…solo dolci parole.

….e mentre ti stringevo con tutto il mio amore,  ho aperto la finestra della stanza perché l’amica luna potesse tornare dal suo amato sole.

19 thoughts on “Anima fragile

  1. Racconto dettagliato dei moti dell’animo, quasi uno tsunami di amore e dolore che tutti viviamo, ma che non sappiamo raccontare.
    Per fortuna tu sì. d i t

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  2. Nel tuo racconto dolce e malinconico mi colpisce una frase:”Trema ogni anfratto del mio corpo, nel mio sentirmi inadeguata, nel mio sapermi sempre fuori luogo, mai alla tua portata”.
    La necessità di sentirsi inadeguati dinanzi alla persona amata amplifica la nostra devozione, ma mortifica la nostra anima se, e spesso accade, la devozione non trova rispondenza adeguata.

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  3. Necessità??
    Da utente anonimo a utente anonimo: cosa ti fa essere nelle certezza che si tratti di NECESSITA’?
    non ho trovato, in altri passi, qualcosa che mi abbia fatto pensare anche lontanamente alla NECESSITA’ di sentirsi inadeguati.
    Piuttosto uno scorrere del racconto, una ripresa in chiaro scuro…la stanza..il letto…la maglia…le mani ..l’anima che trema….una naturale “scena” con un pò di pathos in più…quel “sapermi sempre fuori luogo” e giù n tono pesante nel racconto…come una nota bassa di un pianoforte…”mai alla tua portata”… ed ancora più sofferenza!! mirabile ripresa quasi cinematografica.
    Necessità stilistica, forse?
    sentirsi inadeguati dinanzi alla persona amata, Tu dici, amplifica la nostra devozione….così come nel racconto Amplifica il SUONO che non c’è….
    poi però continui dicendo che: mortifica la nostra anima se, e spesso accade,la devozione non trova rispondenza adeguata…
    Ed è qui che secondo me il Tuo vissuto, ha fermato la lettura e cristallizzato il racconto.
    Però il racconto finisce dimostrando che il vero sentimento il vero legame ha una chiusa diversa dalla tua… perché qui la devozione non è devozione …ma Amore e di corrispondenza ne trova…
    leggi come chiude:

    Caffè d’orzo, pane e nutella.

    Poche parole…solo dolci parole.

    ….e mentre ti stringevo con tutto il mio amore, ho aperto la finestra della stanza perché l’amica luna potesse tornare dal suo amato sole.

    Rispondenza Adeguata.
    ala prochaine

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  4. L’utente anonimo (#4) si ferma incantata dinanzi alle parole di utente anonimo (#5) e lusingata che il suo scrivere, moto dell’animo, suscitato dal racconto appena letto, abbia ricevuto una spiegazione così convincente, dettagliata, armonica e profondamente vissuta di situazioni ed emozioni che solo chi Ama profondamente puo cogliere.
    Grazie Utente Anonimo per avermi indicato il percorso dell’amore.

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  5. 5 risponde a 4…. AFFONDATA PORTAEREI eheh
    Non mi potrei mai piccare di indicare il percorso dell’amore mia cara ( …incantata) a nessuno….scherzamo?
    Semmai e solo in base al mio pensiero, una piccola indicazione sulla interpretazione anche letteraria di un “racconto” !!
    A Te (…incantata) ma in realtà a chiunque altro, non mi sentirei di indicare nessun “percorso”… perché aihmé non esistono cartografie dell’Amore ed ad ognuno è dato di costruire il proprio…
    c’è chi sbatte continuamente in strade senza uscita e c’è chi a volte becca quella giusta a colpo sicuro. Misteri della Vita!
    Unico consiglio, al limite …. non reiterare i propri sbagli!!
    A la prochaine

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  6. E’ bello leggere come le emozioni di un racconto possano divenire emozioni che scorrono anche nelle anime di chi li legge.
    Ognuno con la sua interpretazione, perchè ognuno ha ovviamente il suo sentire.

    Anche io convengo che non è necessario sentirsi inadeguati innanzi alla persona amata per aumentarne la nostra devozione.

    In talune fredde sere ci si puo’ sentire inadeguati per fragilità, in altre invece ci si puo’ ritrovare nella posizione diametralmente opposta.

    Ovviamente mi riferisco alle storie d’Amore vero dove lo scambio e la comunione sono costanti.

    L’inadeguatezza costante non porta da nessun’altra parte che no sia l’infelicità ed la disgregazione dell’IO.

    Ssn

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  7. 6 a 7, piacevole il fraseggio…
    Un grazie doveroso alla Signora sia per l’ospitalità sul suo blog, che visito sempre con piacere, sia per la capacità che ha con il suo scrivere di portare a galla emozioni e ricordi mai sopiti.
    I percorsi, a volte tortuosi dell’Amore, gli sbagli, le iterazioni….ho imparato bene il significato di queste parole, ne porto ancora addosso i segni.
    Ora so cosa significa Amare
    see you

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  8. Un nome, un altro o un altro ancora, cosa cambierebbe? l’anonimato non è un modo per celarsi, ma solo una forma usata da chi ha la consapevolezza di essere una di passaggio tra i tanti visitatori.
    Mi sorprende il tuo moto di insofferenza e l’importanza che dai all’anonimato piuttosto che al piacere che induci in chi ti legge, nel riconoscere i propri moti dell’anima

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  9. l’anonimato non è mai passato di moda, almeno dalle mie parti. Purtroppo? Non saprei dirti Stefania. A volte anche commenti anonimi sanno essere caldi e avvolgenti. Tu comunque sei sempre una carezza.

    Simo

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  10. Per l’anonimo #11.

    Sai…è piacevole sapere che chi mi legge ha moti dell’anima, nel bene o nel male, ma dal mio punto di vista sarebbe altrettanto piacevole avere una vaga idea di chi è colui o colei che mi legge e con me condivide emozioni, pensieri, stati d’animo.

    La reale necessità di cio’ che dico mi è sorta nel momento in cui da anonima splinderiana la mia pagina ha assunto un nome ed un cognome ormai pubblici, ma soprattutto da quando proprio a causa degli anonimi sono stata obbligata a mettere nei commenti la moderazione.

    Ogni tanto…
    mi piacerebbe proprio dare un nome a chi passa di qui ed avere il piacere di condividere un qualcosa di concreto con qualcuno che non sia nascosto dietro l’anonimato, ma abbia il coraggio ed il piacere di dirmi….ciao, sono Piero…Marco…Angela…Antonella.

    Un nome identifica e rende unici, l’anonimato spersonalizza ogni f rammento di emozione in miriadi di possibilità senza consentire a nessuno nello specifico di essere protagonista di quell’attimo esatto in cui un brano o due righe ti hanno fatto fremere o incazzare.

    Non sono insofferente, solo dispiaciuta.

    Un bacio

    Ssn

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  11. Cara Simo, che per me non hai nulla di anonimo (per fortuna), sopra ho meglio descritto il mio sentiment relativo al tanto discusso anonimato.

    Che possiamo fare? Nulla.

    Magari nel tempo la gente avrà più coraggio.

    Grazie del passaggio

    Un abbraccio

    Ste

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  12. C’è stato un tempo in cui di me ti ho detto ben più che il mio nome, e che con te ho condiviso pensieri, emozioni, stati d’animo.
    C’è un tempo, questo, nel quale l’anonimato è, mio malgrado, l’unico modo per condividere con te emozioni che scaturiscono dalla lettura dei tuoi brani.
    L’anonimato quindi, non come negazione del piacere di condividere, o del coraggio di manifestarsi, ma come strumento per poter marginalmente esserci

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  13. Per utente anonimo #11 e #15

    Bene….mi rendo conto che allora la pensi proprio come me.
    Nel tuo caso l’anonimato è VERAMENTE un modo per celarsi, non solo una forma usata da chi ha la consapevolezza di essere una di passaggio tra i tanti visitatori.
    Se con una persona non ci sono pendenze o dissapori viene naturale firmarsi.
    Chiunque tu sia puoi anche farlo, quando i commenti sono relativi ai miei scritti io pubblico sempre e comunque.
    Nascondersi dietro uno stuzzicadente a volte è ridicolo.
    Diventa abbastanza presa in giro nei miei riguardi che ti pubblico e per te che sai come stanno le cose.

    Ciao

    Stefania

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