La danza nel canneto

 

Lettera ad Andrea – Luglio 2005
Per non dimenticare

Nella notte scura avanzavi veloce sopra un tratto di strada ripido e dissestato, i finestrini dell’automobile leggermente aperti lasciavano entrare un po’ di brezza che scompigliava dolcemente i miei capelli ed accarezzava la mia mano destra mollemente appoggiata alla portiera.  Ero certa che mi stessi accompagnando verso casa, nel buio mi era parso di riconoscere il cavalcavia e la strada maestra fiancheggiare il bivio che ci avrebbe ricondotto in campagna dopo la serata trascorsa in giro a chiacchierare e comprare foulard ai mercatini serali. Avevamo mangiato linguine al sugo di riccio e bevuto del bianco di Manduria in grossi calici di pietra bianca alla luce della luna e dopo il caffè, mentre con molle pigrizia abbiamo osservato passare sul lungo mare un’umanità mista e variegata, mi hai portata nel centro del minuscolo borgo ad ammirare la cattedrale di marmo intarsiata. Ghirigori e riccioli e merletti in un tripudio di opulenza e maestosità mi hanno fatta sentire una nullità rispetto all’enormità della scenografia.
E’ rosso…” ti ho mormorato lievemente assonnata dal vino.
Stavi per oltrepassare il semaforo senza renderti conto che ancora non era scattato il via, ma senza guardami o rispondermi hai tagliato il semaforo a destra per una strada sconosciuta e stretta, una strada lunga sul cui finire intravedevo la luna specchiarsi nel mare.
Improvvisamente più sveglia ti ho osservato di sottecchi chiedendomi dove mi stessi conducendo mentre nella mia testa una ballata latina iniziò a battere il tempo sempre più insistentemente fino a costringermi a mettere la faccia fuori dal finestrino e gridare il tuo nome nella speranza vaga che l’urlo facesse defluire il sangue dalla testa almeno al diaframma completamente bloccato.
Hai sorriso. Un sorriso ineguagliabile! Afferrandomi la mano sinistra l’hai portata al tuo volto cercando una carezza fino a spingermi la mano poi sul collo. Ti ho scostato allora il capelli morbidi dalla polo azzurra ed ho iniziato piano a massaggiarti la cervicale.  La tua pelle al tatto sa di buono, dello stesso patchouli e sandalo che da anni  ha inebriato il mio olfatto e grazie alla intensa fragranza so che ti riconoscerei tra mille anche ad occhi bendati.
Il buio intenso non mi lasciava intravedere nulla, tant’è che il tuo osservare la strada con circospezione mi ha improvvisamente procurato una leggera ansia alla bocca dello stomaco.

 Dove stiamo andando?” ti ho domandato piano.
Credo sia da questa parte, in verità non ricordo nemmeno io dove sia  l’ingresso esatto” mi hai risposto in modo vago.

 Ho compreso subito che era meglio ch’io stessi zitta. La notte scura avanzava incontro alla nostra automobile rendendo il nostro viaggiare quasi l’inizio di un tunnel dove avremmo potuto giocare a mosca cieca. La brezza marina iniziava a farsi strada dai finestrini aperti, finché l’odore di mare e salsedine  hanno come per magia dato risposta ad ogni mia curiosità. Mi stavi portando a vedere il mare di notte, era ovvio. Il tuo romanticismo non ha mai temuto confronti. Che stupida, come avevo fatto a non pensarci prima!

 Giunti sul limitare della carreggiata hai improvvisamente frenato e girato a destra scapolando alcune dune di sabbia basse. Hai messo in prima e lentamente hai percorso circa un centinaio di metri prima di fermarti a ridosso di milioni di canne danzanti al vento fresco della nottata. A pochi metri dal cofano dell’automobile il mare ha salutato il nostro arrivare con applausi scroscianti di onde rese argento dai riflessi della luna.
Le fronde delle canne a pochi centimetri dai finestrini abbassati mi consentivano di afferrarle ed accarezzarle mentre la loro danza diveniva sempre più veloce, sempre più sensuale.

Ti ho acceso una camel blu e mentre ti guardavo fumare ho pensato che mai avevo gustato un attimo così intenso da poter credere che tutto fosse rinchiuso in quell’istante. Se anche il mare ci avesse inondato,non sarebbe bastato tutto il sale in esso contenuto per rendere di egual sapore quello specifico attimo vissuto accanto a te.
Solo guardandomi negli occhi ho capito che mi volevi prendere in braccio.  Non ho esitato ad accontentarti, volevo che mi abbracciavi, volevo appoggiare il mio seno al tuo petto. Mi sono allungata tra te ed il cambio, adagiandomi lieve sulle tue cosce tornite. Mi tenevi il collo con la mano sinistra, mentre lasciavi penzolare la mia testa fuori dal finestrino lato guida ed i miei capelli castani volteggiare con le canne alla danza del vento.
Sarei rimasta con la testa quasi mozzata a vita se quel tuo tocco sul mio collo fosse rimasto per sempre l’emozione che dal tatto si irradiò fin da subito all’attaccatura dei capelli e poi fin giù in mezzo alle scapole abbronzate.
Brividi di tensione emotiva e paura per il luogo abbandonato percorrevano il mio corpo come s’io fossi un’autostrada smarrita nel deserto e d’improvviso battuta da una carovana di Ferrari.
Non ricordo per quanto tempo il vento ha fischiato nelle mie orecchie, non ricordo l’attimo esatto, la percezione lieve in cui hai iniziato a togliermi i vestiti. Non ricordo come d’improvviso mi stavi baciando la pelle del ventre ed io ero completamente nuda in mezzo ad un canneto, in riva al mare, con la luna curiosa che ci osservava bianca e piena  e le canne che sbattevano violentemente dal finestrino fino quasi a toccarmi i piedi.
Non ricordo altra sensazione delle tue mani fuori e dentro di me.
Con la testa sempre fuori dal finestrino aperto ho guardato il cielo terso e le stelle sorridenti, mentre il fuoco divampava tra le mie cosce fino ad obnubilarmi per sempre i sensi e la ragione.
Non ricordo quanti minuti, quante furono le ore, l’orologio in quella notte  smise di battere, in silenzio ha accolto gaudente il mistero racchiuso in noi e ci ha lasciato tutto il tempo necessario perché l’amore potesse cantare, potesse ballare, potesse vibrare all’unisono con le canne nel vento.
Fu allora che hai aperto la portiera e nuda mi hai trascinata in mezzo al canneto impazzito, il vento ululava l’emozione mentre la natura ha fatto il suo corso naturale e mi ha congiunta a te fino a farmi lacrimare, fino a farmi credere che ero diventata il sale del mare.
E’ stato sul finire che la tua pelle ambrata mi ha protetto da una notte curiosa e malandrina, quando  riportandomi  alla vettura mi hai fatto da scudo con allegria e premura.
Quanto abbiamo poi riso ancora non mi è dato di ricordare, tremano  le mani mentre ne trascrivo i ricordi vivi, affinché anche tu debba sempre sapere:

che ci fu una notte di Luglio in cui tutto era naturale, la luna, le stelle e le onde del mare.
Ci fu una notte d’estate in cui l’età adulta è divenuta ragazzina, in cui nel cuore dolente l’amore ha levato più di una spina.
C’è stata una donna che per te ha imparato a volare, se guardi nel firmamento ancora vedi la sua scia passare.
C’è stato un istante in cui nel vento di un canneto tu sei stato il suo più intenso respiro, il pieno mai più svuotato,la fantasia dell’insperato.
C’è stato un Amore che non potrà mai essere replicato, perché solo una volta nella vita le canne al vento possono smettere di danzare e lo hanno fatto quella notte, mentre ti venivo addosso e diventavo il tuo mare.
Te lo scrivo in questa lettera di memorie affinché possa esserti indelebile  per tutta la vita, che è stata una notte di magia, di fate, e del destino scritto con le dita.
Le tue dita che sulla spiaggia hanno scritto Mi Piaci quando ancora non conoscevi il nostro cammino, che come un’ incanto s’è schiuso all’ombra di chi crede nell’Amore e non teme di vivere  il destino.
Ricorda Andrea delle canne nel vento e non smettere mai d’Amare, se ora chiudi gli occhi sentirai la mia voce che ti dice che ti amo e che stanotte in sogno… ti verrò a baciare.

Con amore

Anna

9 thoughts on “La danza nel canneto

  1. Cercami nei piccoli ritagli del tuo tempo
    chiamami tra una parola e l’altra di un discorso
    trovami per caso in ogni cosa che tu vedi
    in ogni cosa che tu cerchi in ogni cosa che ami

    Sorridimi per un tuo sorriso spunterà la luna
    parlami per ogni tua parola sboccerà una stella
    toccami che nelle tenerezze dormirà la notte
    e con le tue carenze spegneremo il sole

    Sognami che voglio essere per te il sereno
    odiami che voglio bere tutto il tuo veleno
    scacciami che voglio ardere laggiù all’inferno
    prendimi che il paradiso voglio al mio ritorno

    Tu non mi devi dare mai certezza nell’amore
    perché nella certezza questo amore muore
    perché l’amore cresce solo se fa male
    ma tu non devi darmi mai il minimo dolore
    perché soltanto un’ombra può spaccarmi il cuore

    Stringimi che voglio avere voglia di scappare
    lasciami che voglio avere voglia di tornare

    Cercami come ti cerco
    come io ti chiamo
    come io ti amo
    come amo te

    Cercami come ti cerco
    come io ti chiamo
    come io ti amo
    come amo te

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  2. Signora bella, che meraviglia che hai scritto!
    Io so bene che non è un MOMENTO ma moolto moolto di più!…UN’INTERA VITA!!
    Ossequi Mia Signora
    Selenio

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  3. Grazie per i complimenti Roberto….un abbraccio.
    _________________________________________________________

    Ciao Lady:-)

    Storia vera, mia o tua che importa in fondo, ciò che conta è che nella vita sappiamo anche cogliere questo.
    Il fugace sogno di un racconto oppure la realtà di un amore intenso e devastante.
    Cio’ che conta in fondo è vivere la vita e non temerla.

    Un sorriso

    Ssn
    _________________________________________________________

    Selenio……CHE UOMO SEI TU!!!

    Bacio grande

    Ste

    _________________________________________________________

    Tigre, Fiore e Marco….

    GRAZIE RAGAZZIIIII

    Stef

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