Il monologo in una cartolina

 

Dove hai messo la mia allegria, amore che tutto mi chiedi e tutto ti conservi gelosamente? Dove sono finite le mie mani morbide che sanno cosa significa stringerti in un abbraccio? Non mi sento i polpastrelli stasera e le farfalle mobili sventagliano nelle mie orecchie come un vecchio treno a vapore. Ti ho cercato lungo il fiume questa mattina, mentre la temperatura ancora non aveva valicato i trenta gradi e nella frescura dell’attimo beato mi sono soffermata ad osservare il mio bel fiume viaggiare verso il mare. Di te solo un ricordo legato al brillio della corrente, di te solo i tuoi colori, del resto non ho veduto niente. Dove hai portato la mia anima generosa, amore che tutto possiedi e tutto ancestralmente conservi, finanche le scatole dei cerini, gli accendini scarichi, le fotografie sbiadite di attimi ormai passati, mai più ricreati? Mi sento un vuoto nel centro del petto  e le farfalle mobili sventagliano nel mio stomaco come rondini autunnali spaventate. Ti ho cercato dentro il mio albero questa sera, mentre i melograni maturi si stanno quasi per staccare ed il loro colore rosso mi ricorda così tanto le tue labbra quando mi stanno per baciare. Di te solo il ricordo porpora del loro riflesso serale, la luce intensa di un bagliore d’amore, altro non mi è stato dato di capire. Dove hai riposto il mio calore, amore che bevi caffè nero bollente e con il fuoco accendi l’ennesima sigaretta e mi incendi la mente?  Sento freddo su tutto il corpo stasera e le farfalle mobili sventagliano stalattiti di ghiaccio acuminato che, come nelle giornate di vento invernale, osservo pendere dal salice piangente nel campo dietro casa, vicino agli attrezzi del vicino, tra le scatole ed i vecchi giornali. Ti ho cercato nel silenzio freddo della notte pochi istanti fa, mentre fuori la luna piena ha deriso il sole e dentro casa il ghiaccio del silenzio ha ingoiato ogni senso del dolore. Di te non ho veduto niente, solo il bagliore di una stella cadente a ricordarmi di un sogno e il buio della notte ad augurarmi un buon riposo. Dove tieni nascosta amore la mia speranza del domani? L’hai presa di nascosto pensando di aiutarmi a trovare la strada maestra, ma mi perderò se non la tengo stretta tra le mie di mani. Sento la solitudine che si allunga sull’inverno a venire e le farfalle mobili che mi sussurrano  di non avere paura, ma già tremo raccolta nel silenzio malandrino e arrancando verso il mondo, chiamo la fortuna a me vicino. Ti ho cercato nel vuoto totale di ore spezzate dalla malinconia, mentre fuori la vita pullulava nelle città, mentre tu di nuovo non sei qua. Di te non ho sentito la presenza, solo la certezza della tua assenza, che stanotte piano mi vuole tirare giù. Vieni amore, senza te non sento alcun sapore. Dove hai conservato l’anima mia che ti ho donato il primo giorno che ti ho incontrato? Sono certa l’avrai nascosta talmente bene che ora per trovarla dovremo dire delle preghiere. Sento che me la devi riportare perché nel vuoto che è rimasto mancano le luci, le lacrime, i tramonti e le onde del mare. Ti sto aspettando mentre la notte sta per finire, son certa che con l’alba apparirai perché solo tu sei il risveglio più bello che mi sia mai stato dato di vedere. Dove hai dimenticato amore la spada sacra della sincerità, quando con una goccia di sangue sulle dita abbiamo siglato un patto di fedeltà?  Magari l’hai nascosta in uno scantinato, cercala ora,  te ne prego, è necessario tenerla vicino. Il pericolo che scorre nel sangue lo sento avanzare, serve un rito sacro, benedizioni e preghiere. Da appendere sulla porta di casa, tenere nelle tasche dei jeans, conservare tra le pagine nere.  Le farfalle mobili mi sbraitano che non sempre le strade sono pulite, che talvolta le persone che abbiamo attorno sono finte anime poste su strade già suicide, che c’è un tempo per le confidenze vere ed un tempo per i crocifissi,  le candele accese, i salmi e le preghiere. Ti cerco nel pericolo del mio peregrinare e stavolta non vorrei trovarti io,  perché saperti in salvo mi toglie tutto questo carico del crederti da salvare. Dove hai messo  tutte le rose che in questi anni d’amore ti ho inviato? Secche potrebbero essere  tra le pagine dei libri che assieme abbiamo letto, gracili potrebbero essere in vasi sotto vetro, dentro ampolle in liquidi che ne abbiano conservato il candore,  il magico odore. Mi chiedi sorprese che non ti posso più regalare, ti ho donato tutta me, non posseggo null’altro che ti possa di nuovo stupire. Ed allora ti invio questa cartolina color del mare , che contiene le onde gigantesche della paura quando il mare è grosso e ti invita a fuggire, che contiene stelle marine e cavallucci e sirene, tracce del mio amore e la felicità del mio volerti amare.  Te la invio un po’ triste dopo una giornata dove anche nell’emozione di un tramonto ci si può perdere senza più tornare,  dove nei dubbi che confondono la mente solo la bugia del falso amore muore. Conservala tra le pieghe della tua anima stanca e lasciati cullare, è una cartolina senza indirizzo e francobollo,  forse solo una miseria rispetto al resto del tuo mondo. Eppure me la sento tra le mani come se fosse oro, argento e mirra. Da giorni la rigiro ed in ogni sua piega sento che ci rassomiglia. Mettila in cornice e leggila quando la sera muore, da ogni rigo e da ogni sillaba mi vedrai uscire se ancora credi nelle mie parole. Le farfalle mobili finalmente hanno interrotto il loro svolazzare e nel silenzio agognato si è alzata una leggera brezza che so essere il vento caldo del mare. Mi allungo piano nell’ondeggio e cerco di darmi forma e colore, nel giorno che muore sono solo una donna banale che scrivi forsennata perchè crede sempre nella forza dell’amore. 

7 thoughts on “Il monologo in una cartolina

  1. una cosa così potevi scriverla solo tu. le farfalle mobili ogni tanto le sento anche io. non siamo pazzi. siamo solo vivi. bellissima analisi introspettiva dell’amore quando è eterno e quando è motore della vita.

    ciao, alberto

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  2. Cosa SOno le farfalle mobili ? veramente mi manca anche la conoscenza di come si possa amare così tanto, non mi sono mai innamorata, ese un giorno imparassi ad amare vorrei essere come signorasinasce. Mi chiamo Maura, una mia amica mi ha detto di venire qui. Devo leggere tutto ed intendo prendermi tanto tempo per farlo perchèla mia amica mi ha detto che tra queste pagine abita l’amore. Scusa se ho sporcato la tua pagina con queste parole, non sono così brava a scrivere, ma volevo dirti che ciò che ho letto oggi pomeriggio mi piace tanto. Grazie
    maura

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  3. Wow….ma che fortuna che hai tu a sentire la certezza della presenza di SSN!!!!
    A Noi poveri mortali purtroppo restano sole le Sue parole e la certezza del Suo Amore Infinito e Certo!!
    Che fortuna che hai …..
    Amata Signora dobbiamo forse perdere ogni speranza?
    Io l’avevo già persa Capendo Bene i Tuoi Versi e il loro Costante Fluire sempre nella stessa direzione….

    Che il vento o il sole cocente abbiano mietuto cellule cerebrali in giro per lo Stivale?

    Con Il Dovuto Rispetto di Sempre
    Selenio

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  4. Utente Anonimo N1
    che fortuna che hai a sentire la certezza della Sua presenza ..

    Perdona o Signora il mio ardire
    ma sai bene quanto conosco il tuo sentire
    e nell’assenza ..
    Io So Bene dove sta la CERTEZZA DELLA TUA PRESENZA
    So Bene che non si ferma dietro lo schermo
    e che di tanti cuori potrebbe farsi scherno
    So altrettanto bene e FORTE
    dove il tuo sguardo sa guardare oltre
    dove la pelle sa sentire il lento
    fluire delle tue parole d’amore..
    irrompere in UN cuore.

    Di te non sento l’assenza, solo la certezza della tua presenza ..caro utente N1….
    quale miraggio, quale illusione, quale malcapitata visione, quale strada a senso unico!!!!

    Mia Signora come sempre a Te tutto il Mio Rispetto
    NDT

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  5. che ci fu una notte di Luglio in cui tutto era naturale, la luna, le stelle e le onde del mare.
    Ci fu una notte d’estate in cui l’età adulta è divenuta ragazzina, in cui nel cuore dolente l’amore ha levato più di una spina.
    C’è stata una donna che per te ha imparato a volare, se guardi nel firmamento ancora vedi la sua scia passare.
    C’è stato un istante in cui nel vento di un canneto tu sei stato il suo più intenso respiro, il pieno mai più svuotato, la fantasia dell’insperato.
    C’è stato un Amore che non potrà mai essere replicato, perché solo una volta nella vita le canne al vento possono smettere di danzare e lo hanno fatto quella notte, mentre ti venivo addosso e diventavo il tuo mare.
    Te lo scrivo in questa lettera di memorie affinché possa esserti indelebile per tutta la vita, che è stata una notte di magia, di fate, e del destino scritto con le dita.
    Le tue dita che sulla spiaggia hanno scritto Mi Piaci quando ancora non conoscevi il nostro cammino, che come un’ incanto s’è schiuso all’ombra di chi crede nell’Amore e non teme di vivere il destino.
    Ricorda Andrea delle canne nel vento e non smettere mai d’Amare, se ora chiudi gli occhi sentirai la mia voce che ti dice che ti amo e che stanotte in sogno… ti verrò a baciare.

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