Il nulla invade…

E’  un’anima che vola ciò che mi possiede e le ali formato angelo me le hai donate tu. Tu, con le tue fragilità che mi obbligano alla potenza per portarti lontano, tu e le tue pazzie che mi inducono a riflettere sul  mio interiore da manicomio travestito abilmente da vecchio saggio, tu ed i tuoi repentini sbalzi d’umore che mi costringono ad imparare a virare, scartare, parare, affondare. Tu…. Quanto è tua e quanto è mia l’immensità che mi devasta dal di dentro? A tratti mi scorri dentro come una cascata morbida dalle acque trasparenti, ti muovi dolcemente e non mi dai le vertigini. In certe notti senza luna, invece, mi manipoli ininterrottamente senza parole, mi calpesti, mi strapazzi, mi usi, ma non hai mai il coraggio di gettarmi veramente via.
Non puoi più vivere senza di me e forse è solo la mia ennesima illusione, ma io respiro male se non ti vedo accanto, percezione che invece è reale come il dolore che sento alle piante dei piedi durante le mie notti da paranormale. Ti sento sai, te l’ho già detto, anche tra la moltitudine ti sento. Percepisco ogni tuo respiro o battito di ciglia. Immagino le tue mani sfiorare i maglioni di cotone che riponi nel tuo armadio, le tue labbra sorseggiare del rum al buio della sera, le tue dita strette nell’ennesima sigaretta senza filtro. Ti rivedo di nuovo ancora ora,  senza abiti nel letto sfatto, mentre ti sfioro il ventre e so che non c’è tempo per fare l’amore e vibro di paure inespresse e dolori mai veramente sopiti, vibro di desideri infiniti che con te non hanno fine e sono infinitamente più lunghi di ogni distanza astrale o siderale. Vibro di paure ed a tratti  tutto è salato come l’acqua del mare. E’ un’anima che lacrima ciò che mi fa annaspare e la corrente impetuosa in cui navigo trascinata so che non ha porti vicini. Ogni tanto godo di passeggiate solitarie dove mi obbligo a riflettere cercando nel caos di stelle cadenti risposte che all’umano medio paiono così banali. Eppure talune risposte io non le so trovare e costringendomi a cercarle, mi ferisco fino a segarmi la pelle al limitare delle ossa. Quanto argento hai deposto nel fondo dei miei occhi che tutto vedo sfocato e tutto sento alterato? Quanto oro vira tra i miei vasi capillari, che a tratti il sangue me lo sento pesante e non scorre fluido, ma avanza denso e subdolo? Ho la mente in ascesso di pensieri,  non sempre belli, non sempre seri. Mi basterebbe un valzer viennese, o un tango bolognese per ritrovare le giuste pieghe, le giuste note intonate di una filastrocca d’inizio estate.  Poi rammento che ho sempre quest’anima formato angelo con le ali confezionate su misura. Me le hai donate tu! Sono giornate che me le accarezzo come quando son pronta per danzare. Nei giorni andati m’è mancata la forza di provare, oggi mi siedo, domani chissà, domani provo ad aprirle e ad osservarle al sole. E sarà camminando dentro ad un quadro luminoso dalla cornice perfetta che in lontananza potrò osservare un gabbiano volare dietro la collina, due abeti ed un filare di vigna. Domani sarò la pennellata di colore arancione del tramonto steso per tua mano, la stessa che mi manca ora tra i capelli, l’unica che vorrei tenere stretta nella mia piano. Da troppe ore manca il tuo tutto che mi da calore umano. Oltre le ali ed il quadro mi resta solo questo senso del nulla che invade piano …

3 thoughts on “Il nulla invade…

  1. una narrazione intensa, che vive l'assenza di un contatto d'amore, chiuso nelle prigioni di una solitudine appesa al cappio del destino.Ottima la ricchezza del linguaggio.Un caro saluto.

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  2. alcuni passaggi del tuo racconto sembrano scritti da me con l'unica differenza che io non li so dire. hai tradotto la mia vita quando io non so nemmeno da dove cominciarepaolo alessio

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  3. Che bel narrato, la tua malinconia è struggente ed i paesaggi che descrivi hanno le immagini nitide come quelle di un film.A.Kj

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