Il dispiacere

Avrei solo voluto piangere, nient’altro. Un po’ di lacrime. Hai presente quando calde e salate scendono improvvise ed inarrestabili? L’obbligo alla ragione invece  le ha fatte colare all’indietro. Dietro i bulbi oculari, nelle cavità orbitali e sull’osso mascellare. Immaginarlo può fare senso, ma viverlo è stato ancora peggio. Il sacco lacrimale si è rotto ed ha imploso il mio volto dall’interno.
La musica allegra della mia auto sfrecciante sull’autostrada ha tradito l’emozione come un bacio stile Giuda, mentre la finzione creava la coreografia della migliore sceneggiatura dell’anno duemilaundici.
La terra ha girato come sempre attorno al suo sole, io ho girato una pagina di questo opuscolo che è diventata la mia vita e mentre  tu giravi la tua ennesima sigaretta tra le dita l’eco di un dolore ha rivoltato come un calzino un giorno nato morto ancor prima che calasse il sole.
Le percezioni dell’allagamento sono ancora lontane, fluttuanti e quasi impercettibili, lo so. Posso anche continuare a fingere che tutto è normale, che il fuoco non brucia, che domani sarà un giorno speciale, che questa debole, imprecisa ed incorporea pena sia un supplizio fiabesco e suggestivo.
L’istinto di conservazione induce al riparo dalle energie dispendiose si sa, ecco perché le lacrime fuggono all’interno. Se fossero uscite alla luce mostrando la loro vera sembianza ad un Luglio di tormento, nessuna di loro sarebbe sopravvissuta a giustificare lo strazio che ora sento dentro. Avrei solo voluto saper gemere, quasi vagire. Nella sofferenza sono invece una lapide di marmo. Nel mio interno un mare salato che non sa come uscire disseta la tortura ed alimenta l’inquietudine di chi ha compreso che innanzi alla verità nessuno è giustificato o imperfetto. Innanzi all’oggettività dell’oggi c’è solo la speranza di riuscire a prender sonno crollando nel  letto.

4 thoughts on “Il dispiacere

  1. Un lago d'amore Signora Mia
    sono le tue lacrime !!
    Mi chino al cospetto di questo corteo di dolore e in silenzio m'apparto.
    Son qui, fermo
    al comando rispondo!
    Che questa volta
    attonito guardo
    quel lento fluire dell'anima in pena.
    Ascolto  e raccolgo le lacrime amare
    e di tanta ricchezza riempio le ampolle, che giorni migliori vedranno l'aurora
    riaprir le finestre e riempirle di sole

    Selenio

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  2. Nella sofferenza, o anche semplicemente negli aghi percepiti dentro le parole, o di fronte a lontananza, assenza, è come mi calasse davanti una lastra di pesante vetro; vedo, gli altri mi vedono ma niente mi tocca. Le lacrime arrivano anche per me molto raramente ma le porto dentro come un lago carsico. Trovo conforto nelle cose minime, aspetto un vento migliore.

    Ti penso al mare, nella luce accecante di questi giorni di perfetta estate, o al lago che tu sai.
    Ti abbraccio.

    Simo

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