Un viaggio chiamato vita

Tra queste pagine non scrivo mai di me, intendendo per me: me medesima, io, carne ed ossa, sudore e lacrime, gioie e dissapori, abiti, macchine e cibo.  I chilometri che ogni giorno percorro per guadagnarmi la pagnotta. Le piccole e normali incombenze quotidiane che tutti assaporiamo. I risvegli violentati da trilli di orologi che alle 6 del mattino potrebbero anche concedermi una tregua, ma che se non mi alzo perdo treni, lavoro e figli per strada. Non scrivo quasi mai del tempo che impiego a capire cosa devo inventarmi per cena, dei miei tentativi goffi di cercare supermercati a basso costo – a tal proposito ne hanno aperto uno in Viale De Gasperi che è un vero emporio-  con soli 10 Eurini riempi il carrello.  Non scrivo mai di una vita normale, quasi mai a scorrimento lento. Non saprei come scriverlo che al mercoledì ed al giovedì alle 19.30 in punto devo correre a prendere mia figlia a danza, al sabato alle 11 ha il corso d’Inglese, al martedì sera alle 20.30 suona alla Junior Band,  mentre nel frattempo io corro su e giù per la Lombardia come se stessi facendo le scale di un palazzo  dove lavoro in contemporanea su 12 piani.  In fondo a chi interessa sapere che mangio le macine del Mulino Bianco come se fossero caramelle, compro libri in continuazione e nel mobile del soggiorno ne avrò da leggere per i prossimi dieci anni;  che da quando apro gli occhi a quando riesco a richiuderli a notte fonda io ho solo corso molto.  Sono una maratoneta da guinness dei primati, ma non ho mai avuto medaglie e non le voglio.

La settimana scorsa però… è stata una settimana che va raccontata. Sono sopravvissuta alle sfortune quotidiane e come una gatta dalle sette vite mi sono arrampicata senza posa e senza sosta. Fino a qui.

Vi snocciolo i fatti così come sono avvenuti in un arco temporale stretto di 7 giorni perché so che, se non lo faccio ora, poi non lo farò mai più. L’istinto di riservatezza e conservazione mi obbligherebbe a cancellare tutto e postare una poesia che sa di asfalto bruciato o vuoti pneumatici che auspico per il mio cervello, ma che non trovo in vendita nemmeno all’emporio.

Sette giorni  fa, mentre viaggiavo in autostrada sul tratto Cremona – Brescia ho avuto un travaso di bile. Non ho vomitato. Troppo semplice. Sono riuscita a fermarmi in 6,5 secondi su una piazzola di sosta che il buon Dio ha materializzato alla mia destra ed il travaso ha espanso l’esofago che ha schiacciato sterno e cuore. In quindici secondi mi sono denudata perché,  mentre fuori dall’abitacolo eravamo a meno 16, dentro l’automobile io sudavo come a Ferragosto. Meno di mezzora ed ero ricoverata al Civile di Brescia sotto stretta osservazione. Lavanda gastrica, enzimi cardiaci con falsi positivi, flebo. Io immobile sulla barella che voglio andare a casa ed una bella dottoressa bionda che come un angelo mi dice che io proprio non mi muovo da quel lettino bianco e duro. Stop alle corse. Mia figlia al telefono che mi dice: “Sei impazzita che sei all’ospedale?”, va bene che ha solo 11 anni, ma io sono la super-mamma, wonder-woman, -“Mamma col fisico che c’hai vivrai fino a 100 anni!”- Se lo dice lei sarà vero. Riesco a tornare a casa dopo 24 ore con un elenco di approfondimenti cardiologici da fare che manco mio padre che è cardiopatico ha mai fatto in tutta la sua vita. E’il protocollo. Va bene.

Tre giorni fa prendo un aereo: Orio al Serio (Bergamo) – Ciampino (Roma). Decollo alle ore 23.30 ed alle 24.30 l’aereo non ha ancora iniziato l’atterraggio. Mentre mi domando in quale cielo sto volando e se è  solo la notte ad essere più lunga e non la tratta, mi si rompe tra le mani il Rosario di Medugorje con il quale viaggio da 7 anni. Pochi minuti ed il comandante annuncia che Ciampino non accetta il nostro volo, in verità non ci accettano nemmeno Fiumicino, Pisa manco a pagarli e per Napoli il comandante afferma “Non mi sento di condurvi fin là! Ritorniamo a Bergamo”. Figurati Signor Comandante, per me possiamo andare ad atterrare anche a Catania, ma di ritornare a Bergamo proprio non mi va. Non lo avevo calcolato, proprio non immaginavo di trascorrere la mia nottata a girare tra le nuvole argentee del nostro cielo. Un viaggetto andata e ritorno, così! Della serie:-“Usciamo e vediamo un po’ se incontriamo qualcuno e ci facciamo due chiacchiere!”

Manco se mi pagate riprendo un aereo prima di Giugno.

Un giorno fa i ladri mi hanno svaligiato la villa. Si sono arrampicati come degli acrobati sul canale ed hanno sfondato con una mazza una vetrata di vetro anti proiettile alta due metri e larga uno. Cercavano solo oro e soldi. Nel fuggire hanno dimenticato in sala da pranzo  tutta l’argenteria che avevano raccolto in una valigia, ovviamente anch’essa mia, la Samsonite del volo funesto. Nel fuggire si sono dimenticati di raccogliere i vetri a terra mischiati alla loro dignità.

Io sono una donna come tante, che fatica, lavora, ama, piange, ha paura eppure rischia sempre. Una donna che vive.  Dietro un blog, dietro le apparenze, ci sono io, con i miei calzoni neri che oggi mi vedo larghi sui fianchi, queste mani lunghe che battono sulla tastiera e non correggono mai quello che scrivono. Io, con le mie piccole o grandi manie. Come l’emporio che mia figlia odia e le macine del Mulino Bianco. Oggi la mia storia è questa qua.

Nessuna rima baciata; solo me che mi guardo allo specchio e che mi dico: “Anche per stavolta me la sono cavata”.

Speriamo possa durare.

15 thoughts on “Un viaggio chiamato vita

  1. Eccoti qua, e quanto mi piaci anche così, al di là di aver scelto come primo post ( e mi auguro non ultimo, ) di vita quotidiana, il racconto di una settimana orribile. Non c’è nulla di peggio del vedere la propria vita messa a carte quarantotto dai delinquenti. Mi è tornato in mente quando, ormai sette anni fa, un branco di balordi entrò in casa e picchiò mio figlio.
    La vita è purtroppo anche questo, ma è anche cercare di far quadrare i conti della spesa, è guardarsi allo specchio e trovarsi carine oppure orrende. La vita è anche il corpo che ogni tanto si ribella, ci dice di rallentare, di fermarci.
    Fammi sapere come va, nei modi che sai. Intanto ti abbraccio forte.

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  2. Ti ho letto mentre tornavo a casa, dal lavoro… i miei km quotidiani.
    Prima di tutto… Come stai?
    Secondo,terzo etc etc…
    E’ stata un’emozione nuova leggerti così, e mi sei piaciuta un mondo.
    Certo preoccupata ma anche emozionata di entrare grazie a tu nella tua vita quotidiana.
    Ti bacio
    Anto

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  3. Mi viene in mente quella settimana di settembre del 2006…Ricordi?

    Il venerdì sera mi rubano l’auto a Milano (e , tra l’altro, il mattino dopo mi sarebbe servita per andare in aeroporto e partire per Alonissos), e il venerdì successivo (ancora sull’isola!) feci un grave incidente in motorino…Per tornare in Italia un vero casino, a partire dall’aereo al quale all’improvviso – già in rullaggio – si spense il motore…

    Che bei momenti ;-)))

    Un mese a casa in infortunio e mi è andata bene…!

    Sono stata costretta a fermarmi. E mi è servito molto…

    E – soprattutto- siamo ancora qui a raccontarla!

    …buone le pastine…?

    robyroby

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    • Come non ricordare la notte trascorsa dalla polizia a Milano o la tua foto via mms col naso rotto???? Che bei momenti:-)))))
      Meno male che ce la raccontiamo.
      Le frittelle erano ottime.
      Un bacio
      Stefy

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  4. ti seguo da sempre: la tua discrezione, la tua assoluta mancanza di egocentrismo, unita ad un’umiltà rara, mi ha colpito. mi assomigli così tanto. esco allo scoperto solo per dirti che ti sono vicino e ti stringo forte forte al cuore e tutto il resto.
    Phil

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