Voglio andare via in bicicletta

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Sarà questa tristezza infinita che finalmente sta affiorando, sarà la pioggia, ma nel mio sentirmi sconsolata stasera sono tutta un dolore. Mi fa male il sangue per quanto udito e quel vuoto che solitamente non sento, scava buche nella maglia di lana. Vorrei dimenticare le parole, ma è meglio averle sentite. Se mi hanno creato questo tarlo allora significa che non sono una lapide di granito.
Ho vissuto mesi ustionata senza mettermi mai veramente al riparo dalle fiamme alte, senza unguenti per le ferite. Non avevo previsto un infezione.
Invece mi scopro macilenta.
Vago per casa vestita come se dovessi uscire, il freddo che sento scalfisce le ossa. La carne si è già consumata cammin facendo. Lo specchio non inganna: mancano i guanti e sarei perfetta per l’interpretazione di uno spaventapasseri di legno travestito da donna. Quella che sono. Perché il ricordo di quella che sono stata è stato buttato con le fotografie da un ponte nuovo. Mi cadono i pantaloni e le maglie sono larghe. Scivolo fuori dalle camicie, non mi afferra nulla. L’avevo detto che sarebbe stato un volo fatale.
Mi siedo per terra per sentire se il pavimento freddo mi riverbera un brivido sulla schiena, un’emozione indolente, un pizzicore di vitalità. Mi preoccupo.
Dovrei vivere come se non avessi udito nulla, ma il pensiero è un generale che non va mai in pensione e lavora ininterrottamente giorno e notte. Anche quando non parlo, non scrivo, non mormoro parole, non vivo, non sono, non esisto. Le apparenze ingannano ancor più delle distanze perchè ognuno si convince di ciò che serve per sopravvivere ed andare avanti. Io, senza maschere e senza mani, ascolto il freddo caldo torrido doloroso infinito misurato scellerato bastardo amato scorrere del dolore nel mio stomaco e mi nascondo nel letto.

“Non so più nemmeno cosa provo per te che sei la storia peggiore della mia vita”.

Vorrei solo dimenticare ed invece mi risvegliano le parole. Doccia, sapone di marsiglia, scrub al cervello, musica alta a scopare la memoria, di altre melodie, altre vite, altre metafore. Ma come si fa? Le lacrime stanno sulle punte come ballerine oscene e mi tendono l’ennesimo agguato. Ancora una volta piango per me. 
Quante bugie, contraddizioni, sceneggiate e amori… amori passati, mai risolti, amori presenti capovolti, amori posseduti, dileggiati, amori infiniti, sputati, perdutamente amati, dimenticati.
Bugie. Mi ritornano in mente anche nei sogni. Ho bisogno di un ormeggio, tutto questo oscillare mi fa venire la nausea. Non riesco a stare in alto mare, soffro di stomaco. Non posso andare su e giù continuamente, mi devo fermare, va bene un qualsiasi luogo basta che sia fermo, banale,  immobile, scontato, prevedibile e sano.
Un ti voglio bene sussurrato potrebbe bastarmi per un’intero semestre. 
Poi vedrò. Come dire. Fare. Baciare. Lettera. Testamento.
Poi saprò come trasformare in un fiore il terremoto di un tormento…
Poi la smetterò di piangere per tutto e per niente.
Poi la ritrovo una strada dritta nella mente.
Per ora voglio andare via in bicicletta.
Con un bicchiere d’acqua calda rovesciato nello stomaco… posso anche  superare l’inverno pungente di parole che fanno male, male, male.
Fanno male da morire.
Non le potrò mai più scordare…

2 thoughts on “Voglio andare via in bicicletta

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