La fretta di correre il rischio…. d’esser felice

FELICE

… oggi son due mesi che lui non c’è più. Nessuno mai nella vita mi è mancato così tanto ed in modo così doloroso. Ieri sera ho rubato la sua colonia francese dal bagno di mamma e l’ho messa nel mio armadio. Quando entro in camera sento la sua essenza odorosa e piango. Almeno ci provo. Devo pur svuotare le sacche lacrimali, a furia di trattenere il pianto mi stanno venendo le branchie alle pupille.

Dalla sua dipartita mi è scoppiata dentro una fretta senza precedenti.  Il tempo non va più così veloce e lo scorrere lento delle ore mi aliena. Devo vivere questa urgenza che mi porta a correre, a guidare veloce, a guardare insistentemente l’orologio. Le ore lavorative pare non  debbano finire mai.

Ma il canto del mare mi chiama e la mia insofferenza alla routine è divenuta una lancia in un fianco. Ancora poco e posso lasciarmi andare ad un pieno di tutto. Ancora poco ed inizio a vivere come desidero ardentemente da un po’ di tempo. Manca poco. Pochissimo, direi. Il mio non starci dentro nella pelle è quasi infantile, ma fremo e non posso farci niente. Solo aspettare che arrivi l’istante che desidero.

Prima non sapevo cosa fosse la vera attesa, ma ora, che la sto vivendo, mi rendo conto che la fibrillazione atriale non è nulla rispetto a ciò che provo. Però sono bravissima accidenti a me ed alla mia emotività. Ho imparato i giusti tempi. So trattenere l’istinto e le parole, le telefonate, le frasi di circostanza.

L’arte del silenzio è un dono che mi sono fatta dopo aver per anni donato milioni di parole. Averle poi viste gettare nelle ortiche solo perché non ne avevo più, mi ha fatto capire che si sputa facile sui doni ricevuti e mangiati. Quindi sto imparando a regalare altro. Regalo la mia smania di vivere.

Ho tutto un mondo dentro che non ricordavo più di possedere e che la serenità sta facendo emergere. So fare una marea di cose e posso condividerle. Ho fretta di ridere, mostrare, esserci. Ho necessità di vita. Ci sono cose che non si possono spiegare, tutta la mia urgenza ha radici giovani e dolci.

Ne sono così felice che tale sentimento riesce addirittura a mixare il dolore lacerante causato dalla sua morte . La fretta mi è compagna e l’emozione che genera è meglio di una scarica di adrenalina in vena.

Vorrei poter fermare tutti gli orologi del mondo e stabilirmi sulla sponda di questo fiume per buona parte del resto della mia vita. Ho fretta di sentire. Bramo questo destino. Capitolo quarantaquattresimo dei miei anni passati ad accontentare gli altri. Finalmente ho voltato questa pagina di cartone grezzo come i contenitori dell’ipercoop.

Innanzi a questo nuovo bianco da riempire so già da che parte posso cominciare e chi portare via con me.

Ho fretta di correre il rischio… d’esser felice.

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