Quell’attimo che precede la consapevolezza è stato come precipitare

timidezza

Credimi, non avevo capito niente. E’ stato solo nell’istante in cui ho percepito la tensione della tua voce che ho compreso che avresti potuto amarmi da sempre. Sin da quel primo viaggio casuale. Dove si ruppe il cambio. Dove si credeva di essere grandi. Guardo il calendario che segna il tempo passato e le memorie non tardano a farmi compagnia. Mi passavi accanto e non mi rendevo nemmeno conto di cos’eri e dove stavi andando. Vivevo la mia vita rotolando in strade di fango,  mentre tu scalavi le tue montagne irte di sassi aguzzi senza guardarmi mai. Due estranei conoscenti che si salutavano appena, forse due risate ogni tanto, uno sfioramento casuale al bar del biondo, un ciao un po’ più accennato, un passo lento per non arrivare dove avresti dovuto di nuovo dirmi:<<Ciao, a presto>>. Gli anni sono corsi via nelle nostre scarpe consunte a rincorrere la vita e mentre abbiamo cambiato jeans, moto ed appartamenti, i nostri visi hanno perso per strada colore, rimmel e risa. Così vicini e così distanti non lo potremo essere mai più. Eppure lo siamo stati sempre. Per tutta una lunghissima ed ormai consunta esistenza. Mi chiedo se lo sai che di nascosto osservavo quel tuo camminare deciso con le mani sprofondate nel piumino rosso. Con tutta quella stupida paura d’incrociare il tuo sguardo. Mi tremavano la voce, i denti, gli occhi, il collo della camicia, l’orlo dei calzoni. Troppo timida. Troppo stupita. Troppo giovane. Mi chiedo se lo sai che di nascosto ti cercavo tra la gente e dopo averti trovato tornavo indietro e mi nascondevo nei portoni dei palazzi. Il fiato corto, le mani sudate, quel calore tra le cosce che non andava via. Non andava mai via. Poi, senza preannuncio, quell’inclinazione nella tua voce, dopo tanti anni a perderci. Quel rimasuglio di volontà a nasconderci, è stato sorpreso da un fa stonato. Un’emozione indolente sfuggita al controllo rigido di chi si è negato da sempre. Non avevo capito niente. Non avevi capito niente. L’attimo che ha preceduto questa nuova consapevolezza è stato come precipitare. Volare. Sospendere il tempo, le frasi, il movimento circolare dei tuoi occhi a scavare i miei. Le bocche di nuovo serrate hanno poi trattenuto sorrisi imbarazzati. Che bella la tua voce stonata. <<Se sbandi ancora posso sbandare con te?>>. Te l’ho detto seria. Mi hai fissata immobile, non hai saputo bene cosa inventare. Io faccio i conti con le emozioni e guardo la luna piena. E’ stato bello aspettare. 

25 thoughts on “Quell’attimo che precede la consapevolezza è stato come precipitare

      • sono invidioso perche state vivendo una cosa fantastica e tu l’hai raccontata da par tuo
        che avrei dato tutto per essere lui
        e si
        ti voglio bene
        e sono felice per voi

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      • Questa cosa è accaduta tanto tempo fa.
        Pensa, mia figlia non era nemmeno nata.
        Mi son lasciata andare ai ricordi.
        Quindi non essere invidioso e quando potrai
        raccontaci una storia d’amore…

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  1. “Una voce suona tanto più stonata quanto più è limpida.” (Josif Brodskij)
    bella esperienza. i conti con le emozioni sono spesso salati ma cosa sarebbe la vita senza di esse?
    un sorriso

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    • All’epoca lo ero, poi nel cammin della vita qualche peccato l’ho fatto pure io.
      Di allora mi è rimasto lo stupore tipico dei bambini.
      Sono una di quelle donne mielose che si commuove innanzi ad un tramonto, per intenderci.
      Grazie TADS.
      Un bacio

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  2. ‘Non avevo capito niente. Non avevi capito niente.’
    E’ la frase per me più intensa di questo tuo post.
    O forse si aveva solo paura di dirlo per rovinare quel tremare dei gesti, di ogni singolo respiro… E il tempo ha portato via tutto, e poi ha fatto ritrovare tutto… Ecco sto già pensando a me, alle occasioni perdute, mentre ora non si può più sbandare insieme; il tempo per sbandare insieme è passato, come i più bei momenti della vita…
    Cara Stefania, mi hai fatto piangere. E questo non è un rimprovero, è un complimento perchè solo le storie intense e raccontate bene provocano movimenti nell’anima. Terremoti, direi.
    Con amicizia.
    Ve

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    • Le lacrime divengono irrefrenabili innanzi alle emozioni che ingarbugliano l’anima. Come le mie. Come le tue. E’ sempre nel passato che si svela il mistero di ciò che siamo nel presente. Ma spesso ce lo dimentichiamo. Che siamo stati piccoli. Che siamo stati stupidi. Che siamo stati soli.
      Ci sono sbandamenti che durano una vita e non concretizzano mai il futuro. Ed esistono altalene dalle quali si è invece caduti facendoci molto male.
      Come ti dicevo tempo fa dopo i quaranta si impara a vivere l’attimo. Crollate le illusioni e le aspettative si gioisce di quel che la vita regala, con un occhio malinconico al passato. Che non fa mai male. Ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.
      Contraccambio l’amicizia, ma questo già lo hai capito.
      Per fortuna noi capiamo tutto:-)
      Ciao, a presto
      Stefania

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