solitudo et libertas

solitudine

<<Non ho mai realmente sofferto di solitudine, c’è da dire che sto bene anche da sola, sono affermazioni lunatiche, me ne rendo conto… sto ammettendo che sono un po’ selvatica e chi non mi conosce potrebbe giustamente credere di essere al cospetto di una vera donna orsa, in effetti chiusa in casa ad ascoltare i muri mi sento quasi divina, e nemmeno mi nascondo…>>.
Sono giunta ad innamorarmi del vuoto che mi circonda quando ho capito che nella moltitudine erano in tanti a risucchiarmi, mentre da sola al massimo rischiavo di spremermi solo io.
Per un caso del destino sono sempre in viaggio, con l’obbligo intrinseco di relazionare con chiunque incontro sul mio percorso. A causa di questa tendenza innata di starmene un poco a “capperi” miei, accade che la gente mi approccia in punta di piedi e spesso tende alla rinuncia, come se questa mia indole fosse una luce al neon fissa sul mio viso con scritto <<leave me alone>>, <<lasciami perdere>>, <<más sola que mal acompañada>>, <<lassa stà>>. Ma la solitudine è un lusso da ricchi con un valore umano così profondo che solo chi teme di entrare in contatto con sè stesso può aborrire.
Nella mia vita è quasi impraticabile perchè nonostante sia uno concetto molto vasto, ho sempre qualcuno che viene ad invadere i miei spigoli.  
Purtroppo resisto veramente poco alla moltitudine, mi inibisco innanzi alla massa parlante e temo il rumore dell’umanità che mi circonda. Da qualche anno le voci nella testa sono divenute frastuoni che mi collassano.
Odio i centri commerciali, il frastuono delle grandi città, i clacson, l’ assembramento di troppe persone, le discoteche, i locali dove per bere devi stare in piedi e non senti ciò che dice il tuo vicino. Credo che la certezza che io soffro terribilmente il vuoto quando attorno a me ci son troppe persone sia una delle cose più terribili che mi è accaduta in questa vita. Da starci male. Da arrivare ad ammettere che mi annoio e stavo meglio quando stavo peggio. Insomma per farla breve: mi scasso i “macarons”. Che è un modo gentile per non dire in realtà la pesantezza di ciò che mi si scassa.
Nonostante le parole, i sorrisi accattivanti, i pasti consumati bevendo, di fondo ho sempre quel senso di vuoto. Di perdita. Che improvvisamente diventa un bel pieno zero cost non appena mi tuffo negli odori di casa, sul mio divano ultra ventennale, tra i miei libri. Un pieno che lievita fino a rendermi felice della mia scodella calda di zuppa tra le mani, le ciabatte pelose e calde ai piedi –che non mostrerò mai a nessuno– la copertina di pile sulle gambe.  Nel silenzio che rimbomba io mi rigenero. E mentre il tepore silenzioso del nulla rilassa la mia mente ed entra in comunicazione con la mia anima facendola smagrire del sovraffollamento accumulato durante le ore precedenti, io ritrovo me stessa.  
<<…ora so che posso apparire asociale, dico posso perché poi in verità non lo sono, so ascoltare e consigliare, so condividere con pochi intimi, amo andare a cena in piccoli locali con pochi clienti, passeggiare con l’amica del cuore lungo i fiumi, fare due chiacchiere nell’abitacolo della macchina col riscaldamento a palla, stare in amore su un divano rosso e guardare la tv, ma tutto deve essere minimal e sussurrato, dolce, melodico, il tumulto di tante teste, tanti occhi, mani, disturba i miei sensi e mi fa perdere il contatto…>>.
Detto ciò è evidente che mi bastano i molteplici tumulti che genera la mia anima per stare bene. Quindi si ritorna a quel concetto di orsa bruna che tanto mi sta stretto. Sono pochi coloro che comprendono che la solitudine è una meravigliosa conquista. Io sono in perenne ricerca di questo stato d’ebrezza perché la mia libertà sta nell’isolamento che cerco. Quindi la vera verità della mia essenza, non sta nell’affermare che sono orsa.

Ho solo bisogno di sentirmi libera.

57 thoughts on “solitudo et libertas

  1. Io sono sempre stata sola fin da piccola e per questo ho sviluppato atteggiamenti e coltivato passioni strani per molti. So stare da sola e sentirmi bene, curarmi del mio corpo e dei miei pensieri… poi però ho bisogno di stare vicino a qualcuno, anche in silenzio, almeno per mezz’orae poi sono pronta di nuovo per un lungo viaggio con me stessa.

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  2. Ho scoperto che man mano che i giorni passano e io divento più “adulta” (e che dire vecchia ancora non mi piace 😛 ), più mi rendo conto che desidero passare bene il tempo, e questo vuol dire evitare la massa, fare le cose che mi paicciono e frequentare le persone vere della mia vita.

    Ho scoperto che quello che molti chiamano solitudine per me è avere tempo per me stessa.
    Raramente mi son sentita sola e quando ciò è accaduto ero quando ero in mezzo alla folla.

    Non ho mai sofferto di solitudine da sola, e tanti anni fa mi son detta e ho detto “la solitudine è uno stato mentale” e ancora oggi la penso così.

    Leggo poi che per vari motivi sei “obbligata” alla gente in massa, quando è accaduto a me non vedevo l’ora di star sola, credo che questo significhi che sei una persona “sana”.

    Insomma io non la chiamerei solitudine, ma ricerca di equilibrio.

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    • In effetti ne ho bisogno come l’aria che respiro.
      Grazie per lo scambio, mi rendo conto che siamo in molti ad aver bisogno di stare con noi stessi.
      E più si diventa grandi e maggiore è l’urgenza.

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  3. La pensi proprio come Schopenhauer: “Chi non ama la solitudine non ama la libertà, perché non si è liberi che essendo soli.”
    Condivido in pieno questo pensiero, anche se mi piace ancor più quest’altro di Victor Hugo: “La solitudine crea persone d’ingegno o idioti”. Questa è la differenza tra noi due ……………………….. : a uno piace più Schopenhauer e all’altro Victor Hugo (perché, che credevi che volessi intendere?)

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  4. Mi stupisce sempre come ci si incontra “fra blog”, in questi luoghi pieni di parole ma di fatto silenziosi, e di come ci si possa trovare nelle parole che stai leggendo…addirittura al punto di pensare che quel che leggi è un tuo appunto che hai perso dal quaderno; è sbalorditivo ma anche affascinante ritrovarsi in certi stati d’animo e sulla scia di pensieri che credevi solo tuoi e invece…invece non sei la sola “orsa” che si definisce da sempre una socievole asociale.
    Che dire? Orsa Insolit@, piacere!

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    • Piacere mio.
      Il titolo del tuo blog è bellissimo.
      L’eco del vento talvolta fa paura, ma
      se ascolti bene può dire tante cose.

      I blog sono un’opportunità di scambio
      a dir poco meravigliosa.
      Ci si specchia nelle parole degli altri
      e ci si sente meno soli.

      È un po’ un modo per trovare affinità d’anima.
      A tal proposito la penso proprio come te.

      Grazie per le tue parole, a presto

      Stefania

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  5. Credo che la solitudine sia una necessità…..mille volte preferibile alla “ressa” che davvero non sopporto…..infatti è molto più facile sentirsi completamente sola in mezzo alla moltitudine e più deprimente che essere in solitudine 🙂

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  6. Bellissmo post e condivido quello che hai scritto. Io sono una solitaria ma soffro la solitudine. Tra le persone, specialmente in gruppo numeroso, sparisco. Mi eclisso e smetto di esistere. Credo che gli altri membri del gruppo, dopo un po’ si dimenticano della mia presenza fino a consiederarmi invisiblie (e quindi a non considerarmi più). Questa cosa mi fa soffrire, ma io non mi sento a mio agio tra la gente. Preferisco anche io un ambiente più intimo e tranquillo. Solo che è molto difficile trovare delle persone che mi prestino davvero attenzione e un po’ del loro tempo. Per cui rimango spesso sola.

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    • Quello che mi scrivi è di una tristezza infinita.
      So bene cosa provi perché quando ero più piccola
      vivevo i tuoi stessi disagi. Avevo gente in compagnia
      che sapeva farmi sentire inesistente.
      L’umano può essere di una cattiveria inusitata.
      Soffri perché la tua solitudine è indotta, non propriamente
      ricercata. Sei giovane quindi è ovvio che hai bisogno
      del confronto con gli amici e di sentirti considerata.
      Non mollare, io faccio il tifo x te, per mia figlia e x
      tutti i giovani che a causa del branco di sentono
      isolati.
      Se hai imparato a star bene anche da sola così giovane
      devi essere in gamba:-)
      Ti abbraccio e… ti lascio un sorriso
      Stefania

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  7. la tua descrizione di quello che senti quando entri in casa tua, lo stare tra le tue cose, le ciabattone pelose la copertina di pile… per me è lo stesso…
    io tra le mie cose mi sento meno sola che tra una folla di persone…
    soffro la solitudine solo quando mi manca qualcuno in particolare…

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    • Ciao Pilar. Vedo che siamo in molte della famiglia Orsetta:-)
      Credevo di essere fuori dal coro a causa dell’età; stasera mi
      sto convincendo che il nostro sia uno status. Un modus vivendi. Terzo anno d’università e zero amici significa che
      i tuoi compagni di corso passano tutto il loro tempo libero a
      feste incasinate e tu no. Ti capisco perfettamente. Io sarei come te.

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      • Dai, per fortuna non sono l’unica, cominciavo a credere di essere un’aliena 🙂
        Poi non lo so, un po’ sicuramente conta il fatto che io non sono della loro stessa città, quindi per dire, alla sera non ci si può trovare. Ma a parte questo, il motivo per cui non ho voluto stringere legami troppo forti con nessuno è che…sarò pazza, ma a me piace proprio la sensazione di quando arrivo all’università o giro per la città e sono SOLO IO. Posso fare quello che mi pare perché nessuno ha etichette per me, nessuno mi conosce abbastanza da darmene. Ed è bellissimo.

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  8. Vero quello che hai scritto. Non è affatto detto che una persona solitaria sia anche asociale. Ce ne sono, certo, ma si può godere della propria solitudine anche stando con gli altri. Nota bene: ho usato il termine godere perché i veri solitari sono quelli che provano piacere a stare soli e non dispiacere. Ma questo non esclude che possano provare piacere anche a stare con gli altri (a piccole dosi naturalmente 🙂 )

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  9. Complesso, sfaccettato, caleidoscopico poliedrico post.
    Nel senso che getti una luce ‘al neon’ su tante sfaccettature dello stare al mondo; quella continua necessità di essere in solitudine per ridefinire sé stessi e i propri contorni, che è tipica in genere delle persone più sensibili; quella continua necessità che viene dal fatto stesso di essere in vita, che ci impone di entrare in contatto con gli altri e ‘farci affollare’ dal caos, sia esso un centro commerciale, sia un luogo affollato, sia il doversi muovere per famiglia o per lavoro…
    Credo che molte persone continuino a lasciarsi affollare in questa vita; noi abbiamo una fortuna: quella che nel nostro doverci lasciar affollare, siamo però consapevoli che l’affollamento deve essere rinchiuso dentro a un limite, a un certo punto, e che è necessario avere un momento per noi, solo per noi.

    Il tuo post mi fa riflettere su me stessa, Signora Stefania, che ultimamente non trovo tempo per me, per le mie solitudini, e quando lo trovo sembro aborrire la sensazione di poter riflettere su me stessa, come se avvertissi il pericolo che guardarmi dentro possa portarmi ad essere insoddisfatta, o a dover rivedere troppe cose della mai vita che non vanno… ma questa è una considerazione personale, che mi fa tremare anche solo al pronunciarla.

    Grazie per avermi provocato questa riflessione, probabilmente ne avevo bisogno…

    (Ammazza quanto mi sono dilungata! Sorry…).
    Ve

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  10. “La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!”
    (Gambardella-Servillo in La grande bellezza)
    Ma vale anche prima dei 65 😉

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  11. proprio un bel post e quanti bei commenti! pare che di amanti della solitudine ce ne siano più del previsto ed io ne faccio parte perchè mi ritrovo nei silenzi rigeneranti ed in tanto altro che hai molto ben descritto. ciao Stefania, buon week 🙂

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  12. Nel silenzio, nella solitudine, nel vuoto… a volte..se si è consapevoli di ciò che stiamo vivendo, riusciamo a percepire a livello cellulare un benessere così meraviglioso, che quasi ci stupisce.
    In quel momento entriamo in contatto con noi stessi, con la nostra anima, con la nostra essenza.
    E’ un grande miracolo.
    E’ una grande gioia che sazia e disseta.

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  13. Imparare a stare da sola è una cosa impagabile…
    fare pace con la propria coscienza…
    e mettere la testa in silenzio.
    Ti voglio bene

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  14. la solitudine è una fedele compagna, ti aspetta tranquilla, non chiede niente e quando hai bisogno di lei c’è sempre. Sentirsi soli, nella accezione più negativa del termine, è come guardarsi allo specchio e non vedere niente, qui nasce l’esigenza di “guardarsi” negli altri.

    bel pezzo

    TADS

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  15. Mi tengo il viso fra le mani;
    no, non sto piangendo.
    Mi tengo il viso tra le mani
    per tenere calda la mia solitudine:
    mani che proteggono,
    mani che nutrono,
    mani che impediscono
    alla mia anima di vivere
    nella rabbia.
    (Tich Nhat Hanh)
    ….bellissimo post..ritrovo molto me stessa..la mia voluta…scelta solitudine..
    Complimenti per il blog..

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  16. La solitudine o la si incontra o la si costruisce. Non è un bene o un male è una condizione come un’altra he talvolta ci riempe per intero- Mi piace quel che scrivi e, cosa rarissima, ho letto qui commenti notevoli.

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    • Ciao, grazie del passaggio e per quel che dici. I miei amici blogger sono tutte personalità interessanti, ecco perché quel che scrivono non passa inosservato.
      Ho notato che stai sulla piattaforma blog spot. Verrò a contraccambiare la visita.
      Stefania

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  17. Molto, moltissimo interessante il tuo modo di essere! Assomiglia molto alla “libertà” che io provo in alta montagna a quote dove non a tutti è concesso di arrivare! Ciao, sperando di non essere troppo invadente, mi iscrivo al tuo blog per leggere ancora ciò che scrivi. Permesso…..? Osv

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    • Ciao Osv…aldo? Grazie per ciò che scrivi. Sai che fino allo scorso we io non ero mai stata in alta montagna? E’ stata una sensazione magica che mi ha dato un senso di profondo rispetto per la terra che ci ospita. Io, che pensavo di amare solo il mare, ho scoperto i monti ed il senso di libertà più estremo mai provato. E’ quindi quasi un miracolo se proprio oggi sto comprendendo la similitudine del tuo commento.
      L’iscrizione è gradita, ci mancherebbe. Con l’occasione contraccambio il follower e vengo a conoscerti.
      Stefania

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  18. Perdona l’incidente occorso il 18/ 10, sono Lunariu e quando ti ho commentato da quel blog ( in fase di ristrutturazione) non mi sono accorto che l’avevo lasciato “chiuso” alla visione.
    Posso chiederti perchè alcuni passaggi del post sono virgolettati? Fanno forse parte di uno dei tuoi libri? Buona serata e scusa ancora.

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    • Ciao, non preoccuparti per la questione del blog:-)

      I passaggi tra virgolette non sono brani dei miei libri, li ho messi in corsivo ed appunto… virgolettati perché è come se io parlassi ad alta voce innanzi allo specchio e fossero fuori dalla narrazione primaria.
      Chiamala… una licenza dello scrittore.

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