…baci d’altri tempi…

bacio

Quando hai deciso di darmi quel bacio… ho capito che stavo per prendere un’autostrada appena asfaltata e che non sarei più potuta tornare a quell’attimo prima che esiste tra la tensione emotiva e l’abbandono. Un bacio lieve, il tuo, come quelli dei film in bianco e nero nelle pellicole degli anni cinquanta.  In un angolo di mondo remoto, dove fuori da noi tutto andava veloce, hai scelto di fermare il tempo sulle mie labbra e di lasciarci la tua impronta sconosciuta.
Ancora oggi non riesco a non ricordare l’imbarazzo per la “situation comedy” in cui siamo riusciti, senza previsioni alchemiche, ad infilarci. Io, che pensavo a tutto tranne che alla possibilità della tua bocca sulla mia. Tu, che stavi in ansia da tempo e non avevi parole, perché pensavi solo se era il caso di osare. Io, che tutto credevo fuorché d’essere il tuo tipo. Tu, che immaginando ti avrei mollato un cazzotto in pieno volto, hai quasi ondeggiato nel vento prima di porgere la piega naturale del tuo viso verso me. Io, che ho sempre creduto d’essere rigida ed invece non lo sono. Tu che, in un caleidoscopico cielo di emozioni, mi hai fatto perdere il sonno con un bacio vintage da scuola media, modello: Cary Grant e Greta Garbo. Ancora mi vergogno. Per l’ingenuità. La follia. L’urgenza… che tutto pareva essere, tranne il senso comune di “fretta”, bensì un lento danzare fuori tempo, fuori luogo, fuori stagione, fuori dalle case, fuori come i fiori sulle balconate.
Dio che vergogna per l’inconcludenza. L’irresponsabilità. L’imbarazzo del tempo andato per un bacio che invece è rimasto. Tra le pieghe del tuo sorriso. Sulla mia sciarpa di lana.
Siamo anime senza confini. Viviamo alla giornata perché non abbiamo necessità di rassicurarci che ci sarà un domani. Esiste l’oggi. Che è tanto. Che è tutto. Un bacio, per suggellare un patto. Che tutto sarà semplice. Quasi normale. Come camminare vicini. Fare la spesa. Ballare danze latine alla luce della luna. Un bacio alla francese, alla spagnola, alla russa. Un bacio americano. Un bacio made in Italy in una Venezia da bere che mi ha ubriacata prima ancora di arrivare a prendere in mano  il primo bicchiere. Un bacio tra “conosciuti semi-sconosciuti”, con una forma nella mente simile ai palloncini colorati che poi volano via. Alla gaiezza di quando la musica distrae le volontà, il troppo parlare nasconde la timidezza, le lacrime confondono gli stati d’animo, il gianduia si fonde con la crema pasticcera e trasforma una torta speciale in un substrato di crema a delinquere per il colesterolo.
Che bacio inenarrabile. Forte della timidezza che ha permeato il suo sviluppo, ha invaso senza chiedere perché e per come. E mentre nel dopo,  abbiamo continuato a vivere come personaggi di un fumetto, la vita ci ha regalato ore buie e spaventose o nuovi capitoli di avventure e giochi da reinventare. Perchè ciò che conta è l’essere, non l’apparire. Perchè la commedia di maschere ed abiti d’epoca è giusto lasciarla ai teatranti.
Il primo bacio è un furto, dice Ramón Gómez de la Serna, Greguerías, 1917/60
Io dico che il primo bacio è “un numero primo“. Di una lunga serie che ti rallegrerà la vita fino al matrimonio. Quelli che vengono dopo sono tutta un’altra storia. Ora, se dobbiamo parlare dei baci di quando ci si sposa, la mia storia potrebbe iniziare così: è stato quando hai deciso di darmi quell’ultimo bacio… che son tornata finalmente a vivere

libera

Lei: “Penso sempre a te”. Lui: “Io mai, per questo ci compensiamo”.

46 thoughts on “…baci d’altri tempi…

  1. Ma quanto mi piace leggerti! Adoro il tuo modo di scrivere, di scivolare dentro alle storie confondendo i dettagli coi sogni, il passato col futuro,
    Stupenda, sempre! :*

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  2. Questo scritto è un bel merletto, un sapiente ricamo di parole che ha disegnato un tuo ricordo mostrandocelo come un pizzo d’altri tempi.
    Molto, molto coinvolgente. Ciao Stefania…un abbraccio.
    Laura

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  3. “quell’ attimo prima che esiste tra la tensione emotiva e l’abbandono” questa frase semplice racchiude tutto un sentimento totale e senza tempo… davvero bellissima, così com’è vivo il tuo racconto.

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  4. In una vita precedente regalai un libro di Hikmet illustrato proprio con fotografie di Doisenau, e questa è sulla copertina ……anche se il primo bacio fu tutt’altro che timido o accennato.

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  5. Dopo la lettura di questo post, ero indecisa: non sapevo se clikkare ‘mi piace’ oppure no. Perché sono rimasta un po’ mortificata dal finale.
    Mentre leggevo, mi hai avvolto nella preziosità e nel ritmo morbido della parole, come ti avvolge un quadro di Hayez o un qualunque quadro romantico di paesaggio, con le sue nuvole cariche e pensierose… Mi hai ammaliato, con la tua ‘voce’ con le metafore e credo con i suoni; hai fatto come fanno gli stregoni che con le cantilene ammaliano. E mi hai fatto adagiare in un mondo surreale e dolcissimo, sentimentale, docile…
    Ma all’improvviso quelle ultime righe mi hanno fatto violenza; mi hanno fatto scendere dal divano di rose e di profumi d’oriente a cui mi avevi abituata, e mi hanno colpito. Cruda, cruda realtà…
    Con questo gioco finale mi hai un po’ delusa, ma se non ci fosse questa ‘frustata’ ti avrei semplicemente scritto ‘Bello questo post, armonioso…’. Tu hai avuto il coraggio di interrompere l’armonia e di ferire; e questo è quello che mi resta dentro, come un malessere che- come sempre quando capito tra le tua pagine- mi obbliga a guardarmi dentro.
    Sempre meravigliosa, Signora!

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    • Ciao Vera! Non volevo ferire te, caso mai volevo riportare il dolce sogno alla vita reale con cui, prima o dopo, tutti dobbiamo fare il conto.
      Io stessa, mentre scrivevo, mi son resa conto che dalla dolcezza stava uscendo l’ironia, dai sogni del passato stavano bussando le inquietudini ed i drammi che talvolta permeano il presente.
      Per matrimonio intendevo quotidianità.
      Non volevo disprezzare l’unione, quanto la difficoltà nel gestirla.
      Spero tu vorrai perdonare una signora irrequieta, ma coi piedi ben saldi a terra.
      Ti abbraccio
      Stefania

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      • Cara, non Stefania, il senso del termine ‘ferire’ non era quello che hai inteso tu (o almeno così mi sembra dalla tua risposta al mio commento); è una ferita che distoglie dalla ‘sicurezza’, dal movimento della culla che imprimi alla prima parte del post… è come se a un certo punto mi avessi risvegliata in modo deciso da un sogno… E’ difficile spiegare in un commento…
        Certo che non volevi disprezzare il matrimonio o la quotidianità, in qualsiasi modo la si possa chiamare! Questo è chiaro!
        Non ho nulla da perdonarti nè tu hai nulla da farti perdonare, anzi… ha smosso molto le mie corde più profonde, facendole vibrare con un po’ di decisione.
        Tranquilla, ripeto, le ferite vere non sono queste!
        Scusami se mi sono espressa in modo poco chiaro, piuttosto; è difficile a volte distinguere le sensazioni che si affastellano dentro, specie dopo aver letto un post così intenso.
        Un sorriso.
        Ve

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      • Ma io avevo capito sai:-)
        Talvolta i nostri scritti ci fanno da specchio e gioiamo o tremiamo esattamente per come le parole arrivano dentro e vanno a scardinare ricordi, certezze, paure.
        Ecco perchè mi ostino ad essere una blogger.
        Perchè mi serve.
        Per crescere confrontandomi e per sentirmi libera di dire esattamente ciò che penso. Di ricordare.
        Di lasciare un’impronta o un fastidio.
        Mi piace che sei qui e che ti ho conosciuta almeno nel virtuale.
        Un caro saluto, al prossimo smottamento del cuore (sulla tua pagina o sulla mia, è uguale).
        S

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      • No… scusa… quello era un commento ironico (ormai mi conosci); volevo dirti che davvero, a volte le parole piombano dal blog (o da un libro) nella vita e la possono sconvolgere; cadono come semi su vite diverse, e a ognuno danno un’impressione, una sensazione, un ‘fastidio’ diverso; ma sai benissimo che non tutte le parole sono in grado di essere forti, io credo che solo le parole scritte bene, con maestria, possano arrivare davvero al cuore; per questo mi pace leggere i tuoi post, perchè mi piace confrontarmi con me stessa e con le parole degli altri.Le tue troppo spesso mi assomigliano; ecco perché creano terremoti.
        Grazie a te per la tua pazienza.
        Ve

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  6. che bello!
    avevo rinviato la lettura perché quando sono qui al lavoro mi è impossibile leggere le cose più lunghe (mi interrompono ogni 10 parole)… ma per fortuna mi sono ricordata di tornare… scrivi benissimo! ed è un vero piacere leggere fino in fondo…

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