Lettera d’amore

morte

Mi manchi, lo so nascondere molto bene a tutti, anche a te. Fingo che la mia vita sia sempre la stessa, distruggendomi di cose da fare per non pensarti, per non ricordare il tuo odore, ma mi prendo in giro da sola. Forse lo hai capito pure tu, ora che mi sei così lontano. Accuratamente evito di venirti a trovare, accampando sempre qualche scusa, perché non ce la faccio a fingere che mi sta bene vedere dove stai. Spero tu potrai perdonare questa mia assenza quotidiana, ma non riesco a sforzarmi. Non ancora. Se non fosse che, da qualche giorno, mi manchi da piangere, avrei potuto recitare questa mia parte perfettamente ed all’infinito. Ma ho gli occhi dannati ed inizia a vedersi.  Mi sono accorta che, quando la sera torno dal lavoro, lancio sempre uno sguardo apparentemente sfuggevole al tuo giardino, illudendomi di vederti col tuo cappello spigato e la scopa di saggina in mano. È un gesto più forte della mia intelligenza, mi volto e guardo in procinto del muro dove l’anno scorso avevamo le piante di pere. Eri sempre più o meno da quel lato della casa verso l’imbrunire. I calzoni un po’ calati, la canotta bianca d’estate, il giaccone blu d’inverno. Mi manchi da morire. Mai nessuno ha udito la mia voce mormorarlo, credo che i più possano tentare d’immaginare, ma è diverso sentirlo pronunciare in modo intonato. Con la voce, intendo. Con questa lettera voglio dirti che purtroppo parlo sempre più veloce e che ora mi mangio pure le parole. Sono diventata dura come la roccia e quasi menefreghista. Inoltre ho perfezionato come diventare invisibile e rendermi irreperibile. Da quando mi hai lasciata, io… non sono più io. Ho perduto la mia radice Padre ed il tronco della mia esistenza si è trasformato in un salice piangente. Non si è salvato nulla della bambina che hai tenuto sulle ginocchia, credimi… nulla. Ho migliaia di rimpianti che portano il tuo nome e so che non mi basterà il resto dell’esistenza per chiuderli sotto chiave. Troppo lunghe sono state le tue assenze forzate e troppo lungo è stato il mio convincermi che non avevo bisogno di te. Ultimamente, quando ti stavo conoscendo, la tua sordità era diventata un vero limite alla nostra comunicazione. Avrei dovuto parlarti più spesso, ma mi stancavo. Di tante cose. Della mia vita frenetica. Di tutte le sfortune che, giorno dopo giorno, venivano ad infastidire il mio tempo da dedicare alle persone che amo. Sabato, tua nipote ha compiuto 13 anni, dovevi vederla. Ha aperto la serata, a lei dedicata, con un abito da sera nero ed i primi tacchi, per arrivare a spegnere le candeline della torta in ciabatte e pigiama. È ancora una ragazzina, ma saresti orgoglioso di lei. È cambiata tanto. Ricordi le lotte per vedere i programmi in televisione? A casa tua ha avuto il monopolio del telecomando dai due anni in avanti, mentre io ti invitavo a sgridarla e tu scuotevi la testa e la lasciavi comunque fare. Scusa mi sono distratta. La verità è che ti scrivo per dirti che ti amo. Che come te non ho mai amato nessun altro uomo e che quando ho tradito la tua fiducia stavo solo tradendo me stessa. Ho necessità impellente che tu sappia che sto male. L’inverno alle porte mi riporta alla sensazione che tu debba avere freddo e non lo posso sopportare. È un concetto che mi picchia in testa a tamburo battente ad ogni ora del giorno e che si fa dolore la notte, quando fuori dalle finestre sento il vento e la pioggia. Da quando sei tornato alla Madre Terra, calpesto il suolo che ti ospita con più rispetto.  Dentro ho spazi di lacrime che mai avrei creduto di possedere, trattengo il fiato per vedere se passano, ma ti piango in continuazione perché la tua voce così dolce non riesco più a trovarla in nessun dove. Dopo quella prima volta, che mi hai tenuto la mano sulla testa, non sei più venuto a trovarmi nei sogni. Sei volato via così, con una mano su di me a rassicurare e nulla più. Non mi basta, ho bisogno che tu lo sappia. Vieni da me ogni notte e raccontami di questo tuo nuovo viaggio. Ho necessità di sapere se stai bene, perché qui, noi, tiriamo a campare senza di te. Hai finto che tutto fosse normale fino a quando sei dovuto andare via. Abbiamo finto che tutto fosse normale fino a quando sei dovuto andare via. Ci siamo tutti protetti vicendevolmente in una immensa bolla di bugia,  fino a quando la tua energia vitale si è esaurita e noi siamo crollati insieme a te. Mi è insopportabile la tua lontananza, perdonami se sono infantile, non l’ho ancora fatto pesare a nessuno, ma almeno con te posso permettermi di essere me stessa. Ti ringrazio per le cose che mi hai lasciato in eredità: il tuo sorriso, la libertà mentale, la capacità di sopportazione, la determinazione di portare a compimento i progetti. In questo siamo sempre stati speculari. L’uno, la mezza mela dell’altro. Voglio dirti che mi dispiace se negli ultimi vent’anni ti ho sostituito. Non l’ho fatto apposta, non me ne sono nemmeno accorta. Ma non è stata la stessa cosa, non sono stata mai amata come avresti potuto amarmi tu. Purtroppo non ho fatto in tempo a riscoprirti. Il tempo inclemente mi ha preso in giro e sono stata tratta in inganno, lasciandomi distrarre da bisogni profondi che necessariamente ci hanno allontanato. Perdonami se quando eri a casa andavo sempre di fretta. Non l’ho mai capito perché mi ritrovo sempre così incasinata. Oggi non va meglio. La mia agenda sembra un porto di mare, mangio male e sono colma di stanchezza come un uovo. Eppure te lo giuro che avrei voluto darti di più. Più tempo. Più parole. Più baci. Più abbracci, che non ti ho mai dato. Che non mi hai dato mai. Questa lettera potrebbe essere infinita, lo sappiamo entrambi, ma manchi e tutto nasce e muore su questa assenza incolmabile. Il tuo posto a tavola è ancora intatto. Nessuno ha il coraggio di sostituirti durante i pasti frugali che la domenica condiamo con finti sorrisi, mentre i bambini ci obbligano ai loro giochi, alla vita che li inonda. Non c’è niente che ti resiste, la tua essenza non passerà mai. Oggi ti prometto che provo a vivere, ho tante cose da fare, novità che mi impegneranno per lunghi mesi e di cui saresti orgoglioso di me. Devo farla questa promessa, altrimenti finisce che non me ne tiro fuori. Riposa bene, padre mio e se hai freddo canta. Come quando ero piccola. Tu, l’armonica, la biondina in gondoleta ed io che ballavo a piedi nudi sotto il portico di casa. Se canti,  magari odo di nuovo la tua voce e quest’inverno, senza te, mi sembrerà meno freddo. Mi sembrerà meno inverno ed io potrò illudermi di essere ancora una figlia.   

36 thoughts on “Lettera d’amore

  1. ” Da quando ti ho perduto, io non sono più io” che frase significativa mi spiace per la grave perdita si vede dalle parole che usi che eri molto legata a tuo padre e perderlo è stato come se ti franasse il mondo addosso.

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  2. Io parole non ne ho…però ora piango.
    Quel -“freddo dell’inverno”- e, per me, anche “il buio della notte”
    lo stesso tuo timore insensato ha straziato anche me per altre assenze….
    un abbraccio di cuore, cara Stefania…

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  3. Perdona un pò te stessa se puoi.
    Non esistono sbagli. Esistono solo esperienze.
    Quello che sei e sei stata in passato, ti permettono oggi di capire delle cose che altrimenti non avresti appreso.
    Un grande abbraccio.

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  4. Carissima Ste, non ho mai letto nulla di così intenso , di così profondo, di così commovente!
    Io, che ho già perso entrambi i genitori, capisco cosa vuol dire il non averli più accanto.
    Ora 2 lacrime segnano il mio viso ….. mia madre, che tanto amai, mi manca da ben 12 anni e, credimi, più il tempo passa , più aumenta l’ amore per Lei
    Un abbraccio
    Carmen

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  5. quando una coppia di ebrei mette su famiglia pianta nel giardino un giovane ulivo, questo rende immortale il loro amore, la loro unione, il vincolo della famiglia

    credo si possa affermare che quando si riesce a piantare un ulivo nei cuori dei propri cari si acquisisca l’immortalità. L’ulivo piantato da tuo Padre ha radici profonde, ormai è grande, può garantirti ombra quando c’è il sole e riparo quando piove. E’ lì apparentemente immobile ma vivo.

    TADS

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  6. Sono arrivata da te la prima volta in un momento così triste e intenso, mi spiace. Hai scritto delle parole bellissime e comprendo pienamente quello che provi. Anch’io ho perso mio padre, al quale mi legava un amore profondo. Sono stata per un anno intero con l’incapacità di pronunciare il suo nome, senza che le lacrime mi sgorgassero involontarie dagli occhi, non riuscivo a reprimerle. Ed ogni mese allo stesso giorno e alla stessa ora della sua morte venivo sopraffatta da un dolore allo stomaco lancinante. Il dolore per me è stata anche sofferenza fisica, un bruciore allo stomaco lento e inesorabile.
    Ti abbraccio

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  7. Riesco a commentare questo scritto solo dopo una settimana da quando l’ho letto perché mi ha risvegliato strani sentimenti che cerco di nascondere da tempo. Vorrei ringraziarti, mi hai dato la forza di afforntare alcuni avvenimenti che non avrei voluto affrontare. Grazie.

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  8. Ho già trovato in alcune altre donne questo intenso legame con il padre, o meglio con il ricordo e la mancanza del padre.
    Tutte donne “molto speciali” (se mi si consente l’italianismo)

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  9. sono incantata dal tuo cuore, una tra le più belle poesie d’amore che abbia mai letto
    vorrei aver scritto io questo post (e non solo perchè è molto bello) ma perchè sento profondamente moltissime delle cose che tu hai detto (emozioni che hai evocato) e avrei saputo così dargli voce, ma ora non lo so fare… per ora non so che tacere e arrovellarmi…
    a presto

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  10. Cara Stefania…ogni tua parola è un “mondo” che si apre. Per ciò che racconta, e per quello che contiene..Significati immensi da scoprire, che appartengono a te, e forse… a coloro che trovano ed “accettano” l’umanità che gli vive dentro ..Le parole che scrivi trovano risposta in tanti di noi..in chi ancora è figlio..E se da un lato rappresentano ferite aperte..perché indossano i vestiti..della rabbia, per non avere ascoltato, per non aver detto o fatto abbastanza, per quel tempo negato che a causa della sua frenesia ha rubato lo spazio ed il momento per essere con chi avremmo dovuto e voluto essere.. per tutto quello che ci lascerà sempre con quel “…e se!” e per non aver mai perdonato una nostra mancanza..li dove ti dici: “Se ci fossi stata avrei, forse, potuto cambiare il mio destino e di chi mi ha vissuto accanto..” Dall’altro sono parole, che come carezze, devono lenire quei vuoti, quegli spazi e quei momenti. Dove… ogni cosa a cui torniamo, sia esso un ricordo, una emozione o una sensazione, non ci investa come giudizio per ciò che siamo state e non ..Perché saremmo il peggior giudice di noi stesse..ma solo accettare che tutto ciò che è stato fatto.. andava fatto proprio così…Semplicemente perché ciò che eravamo in quel momento, era il risultato migliore che la vita ci aveva insegnato sino ad allora..Stefy ,forse, non sapremmo mai abbastanza perdonare noi stesse..ma qualcuno, a noi caro, lo avrà già fatto.. Talvolta viviamo ancora in quel passato al quale leghiamo un vuoto da colmare. Lo teniamo dietro quella porta e lo facciamo entrare quando lo accompagniamo ad un senso di colpa o ad una mancanza che tale crediamo…Eppure dovremmo solo tenere in serbo l’essenza di ciò che ci lascia, e non l’assenza che costruiamo. Se nella nostra consapevolezza “accettiamo” e trasformiamo in musica quel tumulto interiore…. “qualcuno” si avvicinerà a noi …Non dovrà assorbire quella barriera di un dolore, così intenso. Quello che ci tiene lontani dal vivere tutto il resto di quella vita che chiede solo di essere vissuta..E quella “vita” ad oggi potrebbe avere semplicemente anche il nome di una figlia dell’età di tredici anni..Stefy dai sempre tutto ciò che “sei” è BELLO respirarti e ritrovarsi… Rendi al meglio, come già fai, tutto quello che tuo padre ha creato di te..Una “splendida” donna..Tu per lui sarai il più semplice sorriso di una quotidianità ancora da vivere. Lui per te sarà la forza di credere che tutto è possibile.. E che paradossalmente, anche una assenza forzata, dolorosa e gli anni di distanza che l’accompagnano… non solo insegnano ancora tanto a te, nello scoprirti..ma ancor più a me. Che leggendoti ne traggo lezione di vita. E sò già, ancor più, che per miei affetti più car,i non sarà mai troppo tardi dire un: “ti voglio bene” in più, dare il calore di una carezza, la forza e l’accoglienza di un abbraccio o un sorriso da condividere..Stefy..hai vissuto la tua vita ad oggi…con tutti gli strumenti che avevi. E con tutto ciò che eri… e chi ti ha avuto accanto sà..Vivrai il tuo guardare avanti,, con la giusta consapevolezza e certezza che nel tuo passato hai costruito..nel tuo presente sai donare e nel tuo futuro raccoglierai tutto quello che a questo cammino avrà già dato il giusto significato..
    Ti abbraccio con stima.. Ornella

    Se oggi guardo a tuo padre.. vedo il quadro più bello che hai in casa..
    Con colori e tonalità cangianti. Non fatto di tracce forti…ma di sottili e palpabili sfumature….

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  11. Ho dovuto ricacciare con forza le lacrime in gola e ricomporre il cuore, squarciato dal distillato d’Amore che la tua lettera ha gettato sull’anima…

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