Rinascere… tra le fronde di un castagno

cuore-tra-gli-alberi

Conto i giorni all’incontrario, ora che sono state vissute anche le ore di nebbia densa ed il sole non sembra più un’utopia. Mi sto orientando verso il concepimento, nonostante io sia sempre restata al principio del mio esistere. Eppure, posseggo la luce delle novità dentro una testa perennemente confusa, tra queste dita affusolate, le medesime dita che… ti hanno inseguito ovunque mi è stato possibile venirti a cercare per stringerti a me. Inciampando nei miei errori e confondendo gli incroci per ripide vallate, ho veramente fatto di ogni per trarti in salvo dalle rovine del mio esistere sconcertato. Tutto sembrava remare contro noi, contro un sentimento che ci unisce nonostante la logica delle apparenze, contro il raziocinio di chi crede che la società sia un bene comune e condivisibile. Tutto pareva, tranne ciò che esiste. Nel mio girovagare tra siepi e cespugli incolti, un giorno ti ho visto: eri un albero di castagno centenario fermo nel vento. La tua corteccia pareva la pelle arsa di chi ha il dono della sopravvivenza a qualunque latitudine. Le tue radici, i piedi saldi di chi ha fatto del sacrificio un motivo per sorridere. I tuoi rami, le braccia più solide ove permettermi di naufragare pur restando un essere imperfetto. Le tue folte chiome, un ventaglio di freschezza a consolare una vita gravosa, fatta di giorni lunghi e sempre uguali, ore piccole, dolori che si conservano intensi come i profumi inconfondibili del sandalo e bambù. Il tuo sorriso ha portato a me il dono dell’innocenza, quella che ho smarrito sotto le sottane della frustrazione e del disincanto. Il tuo incedere verso la mia figura composta non è mai stato violento, piuttosto mi hai ricordato quel morbido ondeggiare delle fronde degli alberi… nel vento caldo d’oriente. Quando ti guardo mi è semplice ritornare, come un vagito primordiale, a ciò che resta della mia infanzia:  i giochi con i cani da caccia nel cortile di casa e quel loro leccarmi piano.  Sentivo prurito, ma mi piaceva. Certo che mi piaceva. Esattamente come mi piace quel tuo ridere del nulla e giocare con le mani nelle mani. Tu, che con i silenzi hai marchiato i confini della mia serenità. Tu, che nelle nuvole hai scritto il mio nome e poi hai immobilizzato il cielo per fare che il vento non lo cancellasse. Tu, che ti sazi con la mia tenerezza e senza chiedere sai come farla germogliare. Io, che con il mio stupore ti ho avvinto nella curiosità. Io, che balzo da un angolo del cosmo al centro gravitazionale di un emozione senza proferir parola. Io, rinasco… tra le fronde di un castagno, mentre la natura intona i tuoi canti e le ginestre battezzano, con gocce di rugiada,  questo mio bisogno lieve di risveglio. Vivo una primavera in anticipo e conto i giorni all’incontrario. Per tenerti per mano e non portarti mai più… dove tutti ti han sempre portato e tutti insistentemente vanno.

15 thoughts on “Rinascere… tra le fronde di un castagno

  1. Un racconto che unisce alla tenerezza del ricordo una rinascita proprio là dove tutto è cominciato, dove la natura accoglie. Belle immagini accompagnate da parole capaci di toccare il cuore. Dolce notte.Isabella

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  2. E’ bellissimo questo post, sia scrivere molto bene coinvolgere nelle sensazioni, si leggono tante cose, amore, serenit….la fatica di andare avanti….tutta una vita. Complimenti, buona giornata.

    Date: Wed, 11 Dec 2013 22:24:11 +0000 To: silvia-1959@live.it

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    • Grazie Osvaldo!
      Anche per aver ribloggato il pezzo.
      Io nasco con la poesia, una volta scrivevo solo odi.
      Nel tempo la prosa ha preso il sopravvento, ma resta poetica:-)
      Un grande abbraccio
      Stefania

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  3. me l’aspettavo un pezzo simile prima di natale,
    credo anche di aver capito chi sia il castagno,
    ci sono ricorrenze che rendono particolarmente sensibili e trasformano una sedia vuota in incolmabile voragine.

    lo si intuisce che vieni dalla poesia, è un valore aggiunto.

    TADS

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    • Hai un ottimo intuito, devo ammettere. Il castagno poteva essere facilmente confondibile con un grande amore carnale, ma quei cani da caccia la dicono lunga sulle mani che mi mancano e quel sorriso inconfondibile così simile al mio.
      ___________________________________________
      La poesia mi consente di sopravvivere al grigiore di una vita troppo spesso alienante. La amo molto, in essa si riflette la mia emotività. In essa trovo le emozioni che mi consentono di sentirmi parte integrante dell’immateriale, nonostante un corpo ingombrante mi ricordi ogni giorno che sono fatta anche di sangue e carne.

      Stefania

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  4. Ne ho uno anche io di “mio albero”.
    L’ho trovato dopo quasi 40 anni.
    Non sapevo che lo stavo cercando.
    Un giorno… per caso; ma l’ho trovato! 🙂
    Daniele Vanoncini

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