Psicanalizzando l’invisibilità di un dolore

 nascita

<<Mi creda, sto cercando di fare del mio meglio, non oppongo resistenza alle circostanze negative e non mi fisso in modo ostruzionista innanzi al susseguirsi degli eventi. Ciò nonostante il mio stato psicologico insiste nell’instabilità. Sarà che il dolore a tratti è così violento che fatico proprio ad accettare che questa vita si stia rivelando tutto… fuorché ciò che mi sarei mai aspettata>>.
<<Ultimamente la trovo sempre più provata. E’ dimagrita. Qualcuno se n’è accorto in famiglia?>>.
<<Non credo, non mi vede nessuno>>.
<<E’ triste ciò che mi sta dicendo…>>.
<<E’ la verità, dottore. Il loro guardarmi va oltre la mia reale essenza. E’ un osservare se sono ligia alle regole, se non sono assente, se sono disponibile. Tutto ciò che resta di me è un dettaglio. Come una piuma nel vento>>.
<<Ha mai pensato di modificare lo stato di fatto del suo ambiente, per esempio, comunicando a chi la circonda che si sente stanca, fragile ed ha necessità d’aiuto? Io credo che, se qualcuno le vuole bene come possiamo immaginare, sapranno aiutarla ed accoglierla>>.
<<Lei dice?>>.
<<Certo. Provi a pensarci. Per tutta la vita ha mostrato una sola sfaccettatura del suo essere, il lato perfetto, puntuale, disponibile. Fino a divenire indispensabile ed autoconvincersi d’essere insostituibile. Lei si danna dalla mattina alla sera, compie una moltitudine di attività più o meno gravose, spesso assumendosi l’onere e la responsabilità di portare a compimento anche quelle degli altri. Non lo trova… come dire… stancante?>>.
<<Ha ragione, sono sfinita>>.
<<Le costa fatica ammettere di non farcela?>>.
<<Un poco sì. Mi costa ammetterlo>>.
<<Perché? Provi a spiegarmelo con le sue parole>>.
<<Gli altri hanno costantemente  delle aspettative nei miei confronti…non mi sembra giusto disilluderli… se non dimostro ciò che si aspettano come faranno ad amarmi…>>.
<<Se lei non inizia ad amare sé stessa, gli altri non l’ameranno mai>>.
<<In effetti, non mi voglio molto bene>>.
<<Provi a dire ad alta voce: non riesco a fare ciò che gli altri si aspettano da me, sono un’incapace per certi versi, ma non è fatto d’obbligo esser perfetti. Sono comunque una brava persona e merito d’essere amata per quello che sono>>.
<<Mi vergogno…io non…>>.
<<Si vergogna d’ammettere d’essere incapace? C’è qualcuno che la spinge in modo forzato verso l’eccellenza?>>.
<<Vivo d’obblighi e responsabilità sin dall’infanzia. Se non mi applico, mi sento in colpa. Sono abituata così>>.
<<L’abitudine non trasforma ciò che è male in bene. Consolida il danno. Dica con me ad alta voce:  non riesco a fare ciò che gli altri si aspettano da me, sono un’incapace per certi versi, ma non è fatto d’obbligo esser perfetti. Sono comunque una brava persona e merito d’essere amata per quello che sono>>.
<<Mi fa piangere, dottore…>>.
<<Crede sia scandaloso piangere? Se lo conceda, ora… con me. Non la giudico e quando avrà terminato ripeta a voce alta ciò che le ho appena chiesto. Mi crede se le anticipo che dopo si sentirà più lieve e meno gravata di responsabilità?>>.
<<Secondo lei, mi è consentito tornare a casa e dire a tutti che sono sul bordo di un baratro?>>.
<<Perchè no? E’ deresponsabilizzante, ne conviene? Immagini di poter uscire da questo studio e non dover svolgere la moltitudine di attività che è solita portare a termine perché è stanca. Sarebbe fantastico, immagino. Impari a delegare, o meglio, faccia in modo che tutti si assumano le proprie incombenze quotidiane. Lo dica ai suoi figli, ai suoi genitori, fratelli, vicini di casa, insegnanti, colleghi. A tutto c’è un limite e lei è stremata. Deve comunicarlo a chi le vive vicino. Mostrando la sua fatica dimostra solo d’essere umana>>.
<<Non riesco a fare ciò che gli altri si aspettano da me, sono un’incapace per certi versi, ma non è fatto d’obbligo esser perfetti. Sono comunque una brava persona e merito d’essere amata per quello che sono>>.
<<Brava. Ed ora mi dica: come si sente?>>.
<<Adesso mi sta facendo ridere, dottore. Un pò meglio>>.
<<Molto bene, ora scrolli le spalle, guardi avanti a sé e prosegua nel discorso…cosa vorrebbe aggiungere?>>.
<<Non saprei…>>.
<<Certo che lo sa, ci pensi bene>>.
<<Io…>>.
<<Lei?>>.
<<Io mi amo e sono una donna libera. Il mio unico desiderio è quello che mai più nessuno si debba permettere di dirmi come devo gestire la mia vita>>.
<<Mi compiaccio con lei. Impara veloce. Vede che ha molte cose da dire? Per la prossima settimana mi porti un elenco di tutto ciò vorrebbe essere o fare. Non importa l’ordine d’importanza, ma si ricordi di non tralasciare nulla al caso>>.
<<Va bene. Grazie dottore>>.
<<Di nulla. Lei è una brava persona>>.

Le scale del palazzo che mi portano verso l’uscita sono nuvole leggere, tutto è improvvisamente senza ingombro mentale. Non era così difficile da capire. Ho 50 anni,  sono appena nata.

da “Memorie di una donna, C.M” – Stefania Diedolo

52 thoughts on “Psicanalizzando l’invisibilità di un dolore

    • Ciao Diamanta. Mi fai sorridere. Questo brano è tratto dal mio prossimo romanzo, quello che devo ancora scrivere e che se riuscirò vedrà la luce tra un paio d’anni. Anche in “Bocca di Lupa”, comunque, esiste uno psicologo molto particolare. Si chiama dott.Finzi ed è un personaggio molto… alternativo. Parla con l’aldilà.
      Ti abbraccio
      Stefy

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      • Ora questo libro che io volevo prendere e non posso, ma prenderò (mica ho fretta un anno, due o tre ogni cosa ha la sua maturazione) è destinato anche a me…

        a) io ho avuto un psicologo alternativo che mi ha aiutato per 4 sedute quest’anno (è stato un anno duro, prima volta in vita mia che chiedo aiuto a uno psi)

        b) scrivi cose molto simili (seppur diverse) a quelle che mi son state dette

        c) anche con l’età quasi ci siamo

        d) difficilmente io leggo post che son racconti o estratti da libri (non mi piacciono) eppure questo l’ho letto e di conseguenza…..

        il tuo libro mi è predestinato, scrivilo al più presto 🙂

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      • ecco ora son impaziente e se mai scrivessi ancora di questo e non vedessi un mio commento, avvisami, vuol dire che mi è sfuggito!

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  1. Importantissimo questo passo del tuo racconto per il messaggio che rivolge a tutti noi qui ed a tutti i tuoi lettori moltissimi dei quali senza renderse conto si trovano nella stessa situazione della protagonista e non hanno la più pallida idea di cercare aiuto anche parlandone con il proprio terapista o anche soltanto con il proprio medico di famiglia.
    Mi aspetto che molti te lo dicano per atto di onestà intellettuali verso se stessi e verso di te che fai scoprire loro quanto siano importanti i contenuti del dialogo che hai qui postato.Non è solo letteratura!
    Ciao, Stephy. Buon pomeriggio. Un abbraccio.

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    • Ciao Stefania, mi chiamo Fabiana Schianchi. ho quasi 50 anni e abito a Reggio Emilia, AMO VISCERALMENTE scrivere da sempre, meglio conosciuta come gattolona.wordpress.com. Ho appena pubblicato una favola, a favore di un’associazione di bambini ammalati di tumori e leucemie, i miei proventi sono tutti per loro. L’editore che ce ne ha stampato mille copie lo ha fatto in modo totalmente gratuito, contribuendo così a questo delicato progetto.(ass.ne GIOVANI SORRISI). Buona domenica innanzitutto, poi confermo che in certi dolorosi e strazianti momenti delle nostre scarne e tristi vite, c’è bisogno di una figura accanto a noi, che sia neutra, titolata per farlo e non uno della famiglia, i famigliari spesso non compredono bene che cosa ci sta succedendo e se ci aiutano, involontariamente lo fanno in malo modo o in modo superficiale. Questa “mammina” il terapeuta, con il/la quale deve scattare una grande empatica, dovrebbe prenderci per mano e ri i nsegnarci a camminare da soli, a mangiare con le nostre mani, a dire le prime paroline. Io sono stata seguita per anni da un bravissimo psichiatra/psicoterapeuta, di Reggio Emilia, (il titolo esatto poco importa) che mi ha aiutata a separarmi dal mio primo marito.Impiegò quattro anni per convincermi che accanto a lui sarei morta, però alla fine ce l’ha fatta. Aggiungo che in determinate situazioni i colloqui da soli non bastano, avevo degli attacchi di panico da Pronto Soccorso e occorrevano anche le medicine. In sinergia: colloqui e medicinali appropriati. Non mi vergogno a dire che ancora oggi, ho bisogno a volte dei colloqui con una psicologa molto in gamba, che sta cercando ancora oggi di farmi comprendere determinate situazioni dolorosissime per me, ma io testarda come sono, per ora non l’ho ascoltata! Spero di averti mia ospite nel mio salotto virtuale, io per ora cerco di conoscere un poco di più la tua persona! Un abbraccio, Fabiana.

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      • Ciao Fabiana, il piacere è mio.
        Verrò a curiosare da te con piacere. L’idea del libro e dei proventi da dare in beneficenza è una cosa grandiosa. Complimenti.

        Reggio Emilia!

        Sarà anche una casualità, ma pur essendo di Crema, il neuropsichiatra di mia figlia sta proprio nella tua città (causa dislessia, niente di grave).

        Sul resto del tuo discorso, mi trovi concorde su tutto.

        L’analisi, con me, ha fatto miracoli.

        Ti mando un abbraccio e… a prestissimo.

        Stefy

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    • 10 se son la paziente
      10 se son l’analista
      10 se sono un lettore medio
      L’autobiografia non è solo ciò che viviamo sulla nostra pelle, ma anche la realtà che osserviamo con gli occhi e le parole che udiamo per bocca di chi racconta.
      Un bacio
      Stef

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  2. Credo che sia una sensazione molto comune…..spesso per assecondare gli altri ci dimentichiamo di noi stessi arrivando allo stremo….. Molto bello davvero, si preannuncia un gran bel libro!

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  3. ‘MI compiaccio di lei’ e ‘Lei è una brava persona’ esprimono sentimenti dell’analista il cui compito è ascoltare e fare in modo attraverso domande mirate (mai attraverso suoi suggerimenti o peggio ancora approvazione) che si arrivi da soli ad una pacificazione ad una visione ottimale del sè.

    sherazade

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  4. Mi è sembrato di leggere il riassunto della mia terapia con la psicologa… Anch’io comprerò il libro, quando verrà alla luce… Tienici aggiornati!

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  5. buongiorno Stefania,

    ho letto con attenzione e concentrazione questo post, non mi pare il caso di entrare nei meandri tecnici, il dottore un paio di errorini li commette ma non è questo il punto cardine.

    Da ciò che hai scritto emerge prepotente un grandissimo complesso di inferiorità parzialmente mascherato/giustificato, il bisogno di “allinearsi” è talmente forte da indurre la paziente a mortificare la propria esistenza in cambio di una considerazione che, secondo lei, verrebbe meno in caso adottasse un modus vivendi maggiormente plasmato su se stessa.

    Nella sostanza questo lei lo confessa, tra le righe, “se non mi sbatto a mille per tutti divento trasparente”.

    ti elargisco due spunti di riflessione:

    1) se sto bene io stanno bene tutti quelli che mi stanno intorno e mi stimeranno per quello che sono e non per quello che faccio

    2) sarebbe un grave errore giungere al tramonto della vita e ritrovarsi a processare se stessi, la parte che non abbiamo sfamato si trasformerebbe in un inflessibile pubblico ministero

    TADS

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    • Bentrovato Tads.
      Le tue riflessioni sono puntuali e ben centrate, anche se questo breve post si presta a molteplici diversificazioni.
      Senza scadere nella disamina tecnica, che è frustrante sia per chi scrive, sia per chi legge… aggiungo solo che C.M. (alias, Carmelita Marchesi -personaggio di Bocca di Lupa che andrò approfondendo in Memorie di una donna) è la tipica donna frustrata che grazie ad un recupero analitico tenta con discreto successo di rimettersi al centro della sua vita. Farò in modo che non arrivi al tramonto del suo esistere diventando pubblico ministero di se stessa, non preoccuparti.
      Purtroppo le accadra di peggio, ma taluni eventi non dipenderanno esclusivamente da lei. La variabile “incontri sfortunati” è un rischio intrinseco che corriamo tutti quanti nel nostro vivere quotidiano. Carmelita non ne sarà esente.

      Stefania

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  6. mi sono limitato a fare delle riflessioni su quello che ho letto, probabilmente è troppo poco per osservare e valutare a 360° la protagonista del tuo romanzo, tuttavia… se i caratteri base sono quelli delineati nel post… non penso di esserci andato troppo lontano

    comunque lasciami dire una cosa, quando chi scrive si adopera per evidenziare in modo significativo gli aspetti psicologici dei protagonisti… ha giù fatto metà 😉

    TADS

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    • Nell’ultima tua frase ti è scivolato un dito sulla tastiera amico mio, non comprendo la frase e complice la stanchezza di stamane, non riesco nemmeno a dedurla. In ogni caso, in tutti i personaggi dei miei libri (e sono molteplici personalità complesse), io evidenzio sempre in modo significativo e determinante il loro aspetto psicologico. E’ una prerogativa imprescindibile del mio avventurarmi nella scrittura. Se il soggetto, oggetto della mia creazione, non ha un’anima parlante unita ad un forte aspetto caratteriale, non so scriverne. Non saprei farlo muovere nel micro cosmo dell’ambientazione romanzata, non saprei come farlo entrare nella testa del lettore per catturarne l’attenzione e l’emozionalità.
      🙂
      Ti abbraccio
      Stefy

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  7. BRAVA,
    intendevo esattamente quello che hai scritto, chi elabora i personaggi sotto l’aspetto psicologico fa metà lavoro, nel senso di “metà lavoro” già fatto, è una considerazione MOOOOOLTO positiva 🙂

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    • E’ anche la parte più interessante di questo lavoro. Perchè quando si tira il profilo psicologico di un personaggio, il medesimo prende realmente vita nella testa dello scrittore con il rischio, seppur calcolato, di credere che ogni tanto esista per davvero:-)
      Ma questa è la parte folle di chi, come me, sperimenta la vita con mille soggetti che brulicano tra i neuroni (questo aneddoto dovrebbe essere un segreto, ma mi sto rivelando e mi sta bene anche così).

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  8. /)______./¯”””/’) ___/)___/)__,———–‘)_• ___/)_/)__./¯/)/)
    ¯¯\)¯¯¯¯¯’\_„„„„\) ¯\)¯¯¯¯¯\)¯¯’———–.)¯• ¯\)¯¯¯¯\)¯’\_\)\)
    ▒A▒B▒B▒▒R▒A▒CC▒IO▒ BY NANI ♥ Ciao * AUGURI

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  9. Attendendo di poter avere la mia copia di Bocca di Lupa col tuo sorriso autografato … mi tocca attendere pure per quest’altro?
    Bene, non ho fretta.
    Ti abbraccio, forte!

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  10. Approfitto di questo spazio per augurarti un sereno Natale Stefania…. è stato un vero piacere conoscere e apprezzare le tue “riflessioni”. Massimo

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  11. Sotto questo post un sincero augurio di Buon Natale, sereno, tranquillo … e un 2014 pieno di salute … a rileggerti … .
    Buon Natale. g.

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  12. a volte mi chiedo come sia possibile rimanere così a lungo prigionieri di se stessi, incatenarsi con le proprie mani, andare avanti solo per obblighi e doveri, per non mancare in nulla…solo a se stessi.
    un caro saluto e, se non capitasse di sentirci prima, cari auguri di buon 2014 🙂

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  13. Pingback: Un anno | ognigiornotuttigiorni

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