Eau de merde

Non mi capacito di ciò che sta accadendo, ma nella testa ho un turbine. Un tutto strapieno che da la nausea, ingolfa e mi porta con i pensieri altrove. Verso direzioni libere dove non sono nessuno e posso vivere sopra le righe, sopra le responsabilità, lontano da quella sensazione di pressione che avanza e mi schiaccia contro il muro della disfatta, nel letto sudato di lenzuola troppo calde, all’angolo chiuso di strade vuote dove respirare la polvere è un dovere, dove le situazioni non si analizzano più col buonsenso. In natura solo l’umano tende ad affermare che per tutto ci deve essere una ragione. Quando non la si trova si parla di sfortuna, il destino, il karma o più efficacemente: della temibile sfiga.

Gli animali vivono la loro realtà basandosi sull’istinto che difficilmente sbaglia. Il senso invece, è talmente soggettivo che non solo sbaglia: può rivelarsi personalizzante, discriminante, umiliante e paradossale, al punto che da qualche settimana preferirei essere un fenicottero. Tutto ciò che vedo e sento è per definizione allucinante. Tra l’altro, per motivi di un concetto di privacy che ormai fa ridere anche i neonati, non posso nemmeno sfogarmi qui sul mio blog perchè ormai è pubblico. Rischierei denunce. Ma mi rode il culo. Questo posso scriverlo. Che mi rode.

Viviamo una vita dove la forma ha lasciato il posto alla sostanza, dove l’apparire funziona meglio dell’essere, dove il proverbio “il lupo di mala coscienza, come opera pensa” non è mai stato così tanto inflazionato. Nessuno si fida più di nessuno. E’ diventato uno scempio. A tutti i livelli sociali. E’ normale che io mi chieda cosa stia succedendo, che non voglia starci dentro e desideri fuggire dal cerchio per guardare gli altri che si ammazzano. Ancora si crede che sia sparando a vista che ci si può salvare? Mi guardo nelle immagini della serata appena vissuta ad Asti e quasi non riconosco il mio sorriso, la complicità con chi mi ha realizzato la serata. Ero io, ma non c’ero. Sono sempre altrove. Altrove. In luoghi abbandonati dove non esistono porte per entrare o uscire. Dove non esiste quel senso di pugno allo stomaco che mi attanaglia togliendomi il sonno. Nelle fotografie della serata in Biblioteca a Crema già sono più sofferente ed inizia anche a vedersi fisicamente. Sei chili in meno da dicembre cominciano ad essere troppi.

Ad ottobre compio 46 anni. Ho passato più della metà della mia vita in luoghi che non posso ancora raccontare, ma un giorno, non appena al mattino potrò gustarmi il mio tè con i frollini tranquillamente sotto il porticato di casa e terminata la colazione le mie uniche preoccupazioni saranno se annaffiare i fiori che amo tanto o prima andare al mercatino della frutta, io scriverò il romanzo della mia vita. Certo che lo scrivo. E’ tutto qui: nella mia testa. C’è tanto che devo rivelare, cose che voi umani… nemmeno potreste credere d’immaginare.

Quando il mondo va al contrario, chi si pone in dirittura di partenza onestamente non può che uscirne perdente. Se invece sei un caga cazzo ti temono e quasi ti fanno la riverenza come agli alti prelati. Io non voglio bacia mani alla Giuda o cose di questo basso livello tipo lecca chiappe, ma è sicuro ormai che non ho capito una cippa lippa della vita e probabilmente ho gettato al vento un sacco di anni a cercare di essere una persona per bene badando sempre solo a ciò che conta veramente. Alla fine di questo mio dire tanto… senza in verità poter dire niente, aggiungo solo un dettaglio profumato: molto meglio me, che so di Christal Noir, di chi al mattino si fa la doccia con l’eau de merde. Chapeau.

Asti spettacoloMani

Galleria immagini presso Centro Culturale San Secondo Asti, presentazione letteraria del 28 Marzo 2014

Galleria immagini serata letteraria in Biblioteca a Crema, 3 aprile 2014

Sulla spinta di un nervosismo che poco mi appartiene mi stavo scordando di scrivere che la settimana prossima presento “Bocca di lupa” a Brescia. Poi mi fermerò per un mese perchè sto dimagrendo a vista d’occhio e devo riposare. Ritorneremo in scena col romanzo da fine Maggio a Milano, Torino, Soncino, Coccaglio, Iseo… Matera. Vi darò di volta in volta i dettagli. Sabato prossimo 12 aprile, dicevo, sarò ospite presso la LIBRERIA RINASCITA di Brescia, in via Calzavellia, 26. Modererà il giornalista e reporter televisivo Diego Trapassi e mi farà da spalla la sempre splendida attrice Lucia Giroletti. Ormai siamo inseparabili. Per chi fosse interessato io ci sarò e come sempre… ci divertiremo. 

invito_Bocca_di_Lupa_Brescia(1)

Poi… ferie.
Stacco la spina.
Fame, sete, sonno, pipì.
L’essenziale.

55 thoughts on “Eau de merde

  1. Di schifezze purtroppo a questo mondo ce ne sono tante, e di persone viscide e come hai descritto sempre troppe….e a volte, si ha la sfortuna di venire a contatto con loro…..e la puzza non riesci più a togliertela di dosso…….nemmeno con la doccia.
    Abbi cura di te mi raccomando, un abbraccio.

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  2. Carissima, anche senza sapere quale sia il fatto in sé, ti dico che ti abbraccio, da un altrove che magari non è il tuo, ma è simile. Straniamento lo chiamo io. Asocialità potrebbe chiamarla il mio prossimo. Non importa. Quando senti che la giostra che ti sta intorno niente ha a che fare con te. Cerca di riprenderti, sul serio 🙂
    E in bocca la lupo per le tue presentazioni 😉

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  3. Io non riesco proprio a capire che cosa ti stia succedendo e me ne rammarico molto. Dovresti essere felice per il successo del tuo libro, ed invece nella vita c’è sempre qualcosa che disturba e fa stare male….Giustamente in questa sede si può dire qualcosina, ci si può sfogare ma occorre usare l’eufemismo, il sottinteso, il detto ma non detto. Ci vogliono i paletti, non amo le persone volgari e troppo nude e crude e credo che tu abbia saputo fermarti al momento giusto. Troppo volte anch’io avrei voluto urlare forte ed essere capita, ma ci sono gli idioti, gli invidiosi, coloro che pensano di riuscire a portarti su un divano solo con parole fritte e rifritte…Ma non si può dire tutto ciò che si vorrebbe, non qui non con parole mute, no ncon davanti una tastiera e basta. La salute la devi mettere al primo posto comunque: la tua e quella di tua figlia, non c’è libro, successo, banca, premio, sotterfugio, invidia o uomo che tenga. Al primo posto io e i miei figli, non m’interessa null’altro, tutto il resto è noia. Eau de cesso mi verrebbe da dire, se ripenso al mio primo libro.(Piacere! Io sono un water) Cerca di tirarti sù, di mangiare, di dormire, di curarti e di ricordarti che non vale la pena lottare contro i cretini, a prescindere da quale sia la causa del tuo pronunciato malessere. lo so che si fa presto a dirlo, ma so quello che dico, ti penso spesso. fabiana.

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  4. Stefy, sei grande. Fai venir fuori la tigre che sonnecchia dentro te. Non dimagrire fai dimagrire quelli/e che al mattino fanno la doccia con quella…roba là!
    Un abbraccio. Osv.

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  5. Stefy devi lasciare correre il Sistema sopra la pelle ma non assorbirlo, usa pazienza e tenacia miscelando con gocce di furbizia, al termine saluta con un sorriso.
    Ottobre…un bel mese 😉
    Ciao

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  6. In un mondo dove tutto si consuma e poi si getta (persone comprese), dove il dialogo è stato sostituto dal più efficiente e “sapiente” uso del telefonino, dove il ritmo naturale dei gesti a lasciato il posto di una presunta efficienza fatta di rapidi spostamenti e di signor(sic!), o ci si adegua, facendo finta che siamo e salvi, o si soccombe, inghiottiti da sabbie mobili. Di fronte ad una possibile scelta, trattandosi si sopravvivenza, devi scegliere te. Credo di avertelo già detto, senza peli sulla lingua. E te lo dice una persona che senza falsa modestia, con la sofferenza altrui ci lavora tutti i giorni, la tocca con cuore, muscoli e cervello. Il sistema come lo chiami tu, non ti farà mai il favore di restituirti il piacere di un mondo in cui ti riconosci. Ma forse, con pazienza e un pò di amore verso te stessa, potresti cominciare rivalutando quei piccoli piaceri quotidiani che alla fine di una giornata ti fanno sentire una protagonista appagata, senza necessariamente subire noiosissime regole, paletti e imposizioni.
    Se verrai a Cesena, ti propongo una merenda a base di piadina in cima alla Malatestiana. E’ un piccolo piacere quotidiano che ti farebbe bene.
    un caro saluto
    Bob

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    • Bob tutto è chiaro nella testa, ma per ora è poco applicabile nella realtà. Dovrei trasferirmi nella foresta equatoriale! Ma nel frattempo la piadina a Cesena sarà d’obbligo. A metà luglio sarò a Ravenna da amici, preparati a dover lenire un anima! (Leggo la tua preghiera tutti i giorni e l’ho data pure a mia mamma).
      Grazie di tutto
      Stefania

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  7. Piccoli passi, i progressi nella storia dell’umanità e sempre stata fatta di piccoli passi. Coraggio. Ti aspetto. Intanto, se vuoi, guarda questo video…

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  8. Hai espresso i pensieri di tutte le persone per bene, ma ormai mi sa che siamo una minoranza. Comunque hai ragione, anch’io sto diventando antisociale… non sopporto più l’ipocrisia… 🙂

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    • Meno male va…
      che il mio sfogo è comprensibile!
      Faccio fatica a sottostare a regole che per me sono fasulle.
      L’anti socialità, innanzi al marciume, è sinonimo di intelligenza.
      Non sopporto più il contesto, le finte benevolenze, le pesanti conseguenze quasi sempre a danno di chi è più debole.
      Diciamo che ho visto e sentito troppo e sto scegliendo di uscire dal cerchio… per poterne parlare.
      Se resto dentro, anche se per obbligo, mi costringono alle labbra cucite.
      Ma i miei pensieri sono più puri delle loro azioni e desidero invecchiare con l’anima di burro, non il cuore di pietra.

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  9. Non conosco i dettagli di cui parli, ovviamente. Ma… sembri sincera e sai rendere le tue sensazioni, come chi sa maneggiare con maestria le parole. P.S. un pizzico di invidia per i chili persi in modo involontario: mi passi il software? 🙂

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    • Purtroppo non posso essere più diretta, ma ti garantisco che se potessi…:-(
      Per i chili persi fai la dieta a zona.
      Un giorno qui, l’altro la, poi vai su e torni giù.
      Movimento:-)
      A furia di lavorare lo stress mi ha fatta dimagrire!

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  10. O la conosco bene quella “rabbia” di chi è comportato sempre correttamente, ha valutato ogni passo per non commettere atti che danneggino o feriscano qualcuno, per poi ritrovarsi invece danneggiata e ferita, con mille domande, ma soprattutto una e semplice “Ma perché?”.

    Potrei dare alle mille domande mille risposte, ma nessuna potrebbe mai colmare la “sete” di quel “Ma perché?”.

    Alla fine ho risolto in altra maniera, e consiglio sempre alle persone che mi piacciono (e tu sai essere una di queste) una semplice cosa. FANCULIZZA.
    Credimi e catartico e liberatorio. Fallo per scritto un passo prima della “denuncia” 😉 ovvero racconta senza dire, ancor meglio fallo con le persone che te lo hanno ispirato…. un guardar negli occhi e con determinazione dirglielo “fanculizzati”. Si lo so potresti dirmi che non si può e io invece ti dico che si può, paghi il prezzo ma puoi. Del resto il prezzo lo paghi anche a tenertelo dentro e non dirlo…..

    Si so che anche questo post è uno sfogo…. come il cappuccio di una pentola a pressione che sibila sotto (appunto) la pressione, e va bene così e in fondo a me leggerti così vera e intensa mi ti fa solo amare di più, ma non sottovalutare il potere terapeutico del fanculizza. (dici ch elo sto dicento troppe volte, e ma io non sono una signora e ogni volta che lo scrivo q

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    • ops… mi è partito l’invio e non ho finito.. proseguo qua sotto, dicevo:

      (dici che lo sto dicento troppe volte? e ma io non sono una signora e ogni volta che lo scrivo qui lo dico io per te, a chi deve riceverlo, perciò chiudo che più che un commento ho fatto post quanto è lungo, ma concludo a modo mio con un augurio a chi sai tu e non io…. FANCULIZZATEVI!)

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  11. Non ho un’idea precisa del motivo scatenante di tutta questa rabbia: posso provare ad immaginare compromessi, sorrisi ipocriti, invidie e gelosie, tiri mancini e cattiverie assortite. E’ il mondo del business dell’editoria? Probabilmente sì.
    Se vuoi scrivere in pace avrai vita dura signora temo anche qui sui blog perchè purtroppo essi spesso riproducono i medesimi difetti.
    Non so nemmeno se il sitema “fanculizzatore” proposto da Diamanta serva alla fine per risolvere alla lunga il problema; scrivi appartata, se puoi partecipa a meno presentazioni e soprattutto non smettere mai di credere in te.
    Io adesso sto qui definitivamente.

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    • Caro Enzo, il mio dire di quel giorno era relativo a più ambienti imprenditoriali, ma è riduttivo limitare la mia esternazione all’attività lavorativa. La verità l’hai scritta tu, l’eau de merde è ormai ovunque. Il “fanculizzare” di Diamanta non è certamente risolutivo e per carattere tendo verso la buona educazione, la nostra amica blogger stava certamente estremizzando il tentativo di salvarci da un disagio che è sempre più collettivo. Che è sempre più denso e strisciante nel tessuto sociale, virtuale e lavorativo.
      Io ci sto dentro male. L’ho scritto pubblicamente e sempre pubblicamente ti scrivo che fatico a comprendere dove siamo diretti.
      Quanta bagarre. Quanta pochezza ovunque. Sono stremata.
      Non smetto di credere in me perché sono il mio unico punto di riferimento e non posso permettermi di smarrire la strada, ma capire cosa sta succedendo tutto intorno mi è basilare per scegliere di uscirne a piè pari.
      Hai scelto di star qui definitivamente!
      Non ho compreso questa tua affermazione. Se è un bel posto dimmelo che ci vengo pure io😄
      Inoltre… grazie per questo commento, l’ho preso come una coccola ed oggi ne avevo bisogno.
      Un abbraccio
      Stefania

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      • Stefania io sono in rete da sette anni e scrivo di mio da cinquanta: il blog è stata solo una ghiotta occasione per confrontarmi e comunicare ma anche un modo per toccare con mano abissi di abiezione assoluti con relativi furori.
        Ho aperto, chiuso, riaperto e richiuso decine di blog senza mai riuscire a relazionarmi in modo giusto con questo ambiente; l’affermazione ” ho scelto di stare qui definitivamente” riguarda il blog dal quale ti commento, è il luogo finale, la mia ultima spiaggia virtuale. Non ce ne saranno altre.
        Se il mio blog è un bel posto non devo essere io a dirlo, io posso solo pensare ad altre strade, altri luoghi e situazioni in cui proporre il mio mondo e la mia scrittura.
        Come avevo intuito sei in paranoia da ambienti falsamente professionali e culturali, è una condizione che conosco bene purtroppo: la scelta di aprire un blog finale e riassuntivo, la moderazione dei commenti e l’assoluta chiusura verso i cosiddetti editori che propongono pubblicazioni a mie spese fanno parte del repertorio.
        Se qualcuno crede che ciò che scrivo abbia una valenza reale e vuole investire sulla mia produzione bene: proponga e tiri fuori i quattrini, altrimenti resto così, libero, nudo e crudo ma vero. Ciao, spero che tu abbia maggiore fortuna. A rileggerti.

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      • Adesso ho compreso meglio il tuo dire… Guardando il tuo blog avevo intuito qualcosa, ma non avevo gli strumenti per conoscere a fondo la crudità della tua esperienza.

        Io sono una blogger da oltre dieci anni ed in verità questo è il mio secondo blog.
        Ho alle spalle due pubblicazioni dove per mia fortuna non ho dovuto sborsare 1 euro ed in progetto una terza pubblicazione col medesimo editore tra 2/3 anni.

        In questo mio post sfogo non ce l’avevo con gli editori in modo specifico (quelli a pagamento sono stampatori di cui facciamo tutti volentieri a meno), ma col sistema imprenditoriale a più largo raggio che comprende soprattutto ambienti dei quali non ho la libertà di poter parlare.

        È vero: sono in paranoia, ma se ti scrivo una mail capirai meglio!

        A presto

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      • Caro EnZo, noi non ci conosciamo ma la penso esattamente come te: se credono in un nostro romanzo, se vogliono investire su di noi e su di loro di conseguenza, solo gli Editori, quelli con palle irsute che devono pagare noi scrittori. Esordienti o non esordiente: si legge in giro della roba da fuoco, solo perchè l’ha scritta il cognato di. il figlio di, il nipote dell’amico della Senatrice tal dei tali….E’ uno schifo ed una vergogna, ci sono tanti di quei libracci orripilanti in giro che meno della metà basterebbero! Di queste quantità spropositate, i tre quarti pubblicati con qualche editoruncolo di bassa lega che oltre ad essere pagato, non ti supporta, non ti aiuta, non ti fa pubblicità giusta, non ti segue nelle presentazioni, forse non ti paga nemmeno la tua giusta percentuale concordata in quella specie di contratti capestri per allodole. Stiamo attenti: mai pubblicare a pagamento. Il mio Romanzo ora è al vaglio dell’ultimo editore: o la va o lo distruggo, oppure lo pubblico sul mio blog gratuitamente. Non ne voglio più sapere di quel mondo falso ed ipocrita, dove nelle presentazioni fanno tutti i carni, con olive e salatini, poi dietro, sodomizzatti a tutt’andare. Su questo e su altro ci sarebbe molto da dire, anzi poco da dire e molto da mettere in pratica. Fino a che l’essere umano è così vanesio da pubblicare spendendo, si ritroverà il proprio manoscritto nell’ultimo scaffale vicino ai sofficini Findus, nel supermercato. Con tutto il rispetto per i sofficini..quando scrissi “PIACERE IO SONO UN WATER” e lo trovi a capitoli nel mio blog, avevo visto lungo e mirato. Ma l’editoruncolo di turno mi ha rovinato il mio ironico, diverso, simpatico e boccaccesco saggio. Recensitomi anche dal famoso sociologo Prof. ferrarotti franco con una lettera, scritta di suo pugno che conservo ancora gelosamente. me lo disse a voce: Cara Fabiana, non ci sono più gli editori di u ntempo, così come non ci sono più i veri scrittori. Ciò che fa la differenza è il pubblico attento ed intelligente che legge, scremando migliaia di titoli e contenuti insulsi e inleggibili. Se vuoi conoscermi meglio penso tu sappia su che blog trovarmi, saluti amichevoli a Stefania.

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    • carissima Stefania, io a pubblicare ci ho rinunciato, non pagherò mai per essere pubblicata. tu sei stata senz’altro più fortunata sotto questo punto di vista, ma ti scontrerai senz’altro con dei paraculati e con ogni genere di scarto umano. Ti avevo scritto 8credo..) che cosa era capitato a me, che ho regalato la favola di gattolona, le parole ricevute e nemmeno un grazie da parte dei vertici. ma l’ho fatto per i bambini ammalati di tumori e leucemie e spero che i 10.000,00 euro che guadagneranno puliti e senza pagare tasse, dato che sono una onlus vadano tutti fino all’ultimo cent a soddisfare i desideri che i bimbi hanno. Mi va bene così, però il male che ho patito, le cure fatte, la disillusione su tutto, sul sistema e sulle persone che non riconoscono nulla del c— che mi ero fatta per un anno, due mesi di crollo emotivo non me li ha tolti nessuno. Preferisco per ora il mi oblog, gli amici virtuali ma veri e quei pochissimi veri che mi sono rimasti. Vivo per i miei 2 figli, punto e stop. I cagoni emeriti possono anche andare sul water e restarci. Ti voglio bene anch’io, Fabiana.

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      • La tua è stata una vera odissea.
        Lo sai che ti sono vicina ed è inutile ribadire che talune cose non dovrebbero accadere quando invece accadono eccome, anche innanzi agli occhi di tutti come nella specificità del tuo caso.

        Come ho scritto stasera al nostro amico blogger EnZo, questo mio post ha molteplici sapori ed è indirizzato a variegate situazioni che negli ultimi mesi ho visto sorgere con i miei occhi in ambienti anche molto diversi tra loro.

        La linea retta che accomuna tutto questo sentire è la mia isofferenza che onestamente ha raggiunto vette incredibilmente inimmaginabili anche per me.

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      • Cara Stefania, ci vorrebbero bombe di anestesie totali per molte categorie di persone, dovrebbero rimanere come nella favola della Bella Addormentata nel Bosco. Anch’io a febbraio sono scoppiata, ma secondo me ho sofferto più io di loro:ero già debole di mio, spossata da una pre menopausa terribile curata con una TOS sbagliata, ero inerme, strisciante, un piccolo verme da schiacciare in qualsiasi momento. Ora mi sto rafforzando, mi aiuta moltissimo ancora una volta la scrittura, il conoscere persone nuove anche se solo in rete, sentire le loro opinioni, le loro preoccupazioni, i loro sogni ed i loro progetti. Che in fin dei conti sono i miei ed i tuoi, quelli di persone normali e giuste, oneste, corrette, pronte a correre se hai bisogno di una mano. Più si sale sulle scale e si va all’ultimo gradino più la cessite acuta li investe e l’ondata cessometrica ha un ritorno enorme. Invidie, rabbie pregresse, scopate mancate con il capo per fare carriere non meritocratiche ma solo passerocratiche, politica marcia,quando pubblicare ub bel libro dovrebbe essere una gioia per l’editore vero, quello che decide di investire su di te! Evasioni fiscali, i furbetti in casa, corna e tricorna ovunque, pedofilia, appalti truccati, editoria a pagamento, bestemmie dette oramai anche da bambini….devo continuare? Siamo tutti dentro ad un barile di cacca, dove sopra c’è un leggero strato di miele a ricoprirne il contenuto e l’olezzo, ma dentro sempre merda è. Spero con tutto il cuore che per distendere un poco i nervi, tu possa accettare di giocare al mio nuovo gioco a premi reali! Ti aspetto sul mio blog e aspetto anche altri nuovi amici, che avranno sempre con educazione e rispetto, il benvenuto! gattolona.wordpress.com cioè Fabiana Schianchi.Un abbraccio affettuoso e sincero!

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  12. Ma di che ci meravigliamo? Siamo un paese di corruttori e corrotti. Vi meravigliate? Questa è melma allo stato puro che trascina verso il basso. Qui al talento viene dato un CIC, mentre al paraculato li si apre tutte le porte. Dal momento che ti alzi dal letto, devi indossare corazza, mano sinistra sul cuore e alla destra una daga da gladiatore. Lottare. Oggi ho accompagnato un mio paziente alla morte. Cancro devastante del duodeno. Non passava niente da sopra, e non usciva nulla da sotto. Si è spenta in un rivolo di bile che l’ha colorata di giallo e una marezzatura di lividi che le ha tappezzato tutto il corpo. Sua figlia era li, con le braccia aperte a croce, sopra di lei, come se volesse raccogliere tutte le sue ultime sofferenze. Le ho accarezzato la testa e lo ho detto: “Ciao, Stefi….” E lei ha avuto una forza sconosciuta, residua, ancora per farmi l’ultimo sorriso. “Grazie” A questa risma di manigoldi farei provare 1/100 di cosa significhi staccarsi da qualcosa che non ha nulla che a vedere con la vita. Scusate, ma questo è il mio fronte.

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  13. …e io abbraccio te…dai stefi…lo so che è più la fatica del gusto, ma noi a fine giornata, toccandoci, sappiamo di ci siamo ancora

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