Quel buco nello stomaco

donne
Mi manca.

Difficile esporre cosa significa dover rinunciare a qualcuno perché tecnicamente è stato chiuso un percorso.

Sei lunghi intensi anni di introspezione dove le ho lasciato prendere il mio Io deframmentato ed ho altresì lasciato che mi aiutasse a ricostruire ciò che rimaneva di me. Ma lei mi manca, maledizione. Mi manca da non poterne più. In due mesi l’ho inseguita il minimo necessario ed ho intenzionalmente evitato di riviverla nella memoria, ma oggi sto male. Si è rotta quella diga e patisco l’assenza della sua ricchezza.

Io, che non verso mai una lacrima perché ho gli occhi ingessati, mi ritrovo a dover circoscrivere un’ inondazione imprevista. Che pessima figura dovermi giustificare con i collaboratori. Ma cosa mi sta capitando?

Tu, dove sei?

Lei era dolce. La donna più deliziosa e amabile ch’io abbia mai avuto la fortuna d’incrociare in questo mondo. Meglio di una madre. Meglio di chiunque abbia mai trapassato la mia realtà.

Lei non parlava: sussurrava. Lei non mi ha mai accarezzata: leniva le mie povertà con lo sguardo.

Lei sarà certamente una conoscitrice delle dinamiche umane, ma io sentivo che mi voleva bene a prescindere dai suoi titoli. Che in qualche modo avevamo abbattuto le barriere del funzionale ed eravamo arrivate a lambire reciprocamente le nostre fragilità, per nulla consoni al “lei” che, per buona educazione, non abbiamo mai smesso di darci.

Lei è minuta. Uno scricciolo di donna. Eppure possiede una forza straordinaria.

In tanti anni di fatica affrontata sempre insieme è riuscita a carpirmi l’anima e tutta la mia fiducia. Confesso d’averle permesso consapevolmente tutto questo, cosa che rifarei ogni giorno del mio presente e del mio futuro perché, senza alcuna titubanza, lei merita d’avermi. Le appartengo nella misura in cui sono una sua creazione. Possedere l’esclusiva sui miei desideri più reconditi non è mai stata cosa lecita per nessun’altro.

Il nostro è un sodalizio curioso. Un algoritmo.

Nella sua testa di donna estranea, ho realizzato un nido di petali che mi ha accolta e protetta per un tempo veramente lungo.

Nello scorrere degli anni lei è diventata la mia compagna di viaggio. Una stanza con un divano sfondato verde bottiglia ove correre a cercare attenzione. Una sponda accogliente fatta di un ingrediente segreto chiamato cura, dove le parole erano colme di stima e di mancati giudizi laceranti. Dove il calore ha riscaldato i miei freddi dell’anima.

Tra le sue rive ho trovato il giusto approdo ove lasciare gli ormeggi. Nel suo corpo si è consumato per infinite ore un abbraccio amorevole senza braccia.

Lei, la mia luce in fondo al tunnel. Io, il suo successo terapeutico.

Sarà impossibile ritrovarla esattamente come l’ho lasciata, sebbene durante il nostro ultimo incontro, quando già stavo scendendo le scale e me ne stavo andando con le lacrime agli occhi, lei mi abbia raccomandato:
<<Stefania… la prego, non sparisca>>.

Me la ricordo immobile e magra sulla porta aperta del confortevole studio. Indossava dei pantaloni chiari come la sua carnagione.

Ma come posso restare se me ne devo andare da noi?

Stamane le ho scritto in punta di piedi una mail. L’ho fatto mentre guidavo. Un occhio alla strada ed un occhio all’Iphone, una lacrima a bagnare il sedile di pelle dell’autovettura, uno sguardo alle parole con gli occhi talmente velati da non riuscire a vedere lo schermo. Il ciglio erboso. Il nulla.

Ferma in tangenziale, mentre il cielo nero minacciava pioggia, paure e solitudini, mi sono ricomposta ed ho cliccato sul tasto “invia”.

In quella pagina di mail semivuota ho celato tutto il mio amore disincantato e tutto il dolore per non averla ancora al mio fianco, per non poterle raccontare i fatti della vita, dirle che mi manca ed ancora di me, di noi, del mare, dei viaggi, di quanto desiderio ho di poterla incontrare per strada anche solo per stringerle la mano.

Ancora una volta sono obbligata a ricostruire. Ancora una volta faccio i conti con un lutto.

Sono sopravvissuta a mio padre perché la vita me lo ha imposto. Sarebbe da idiota opporre resistenza al rito della morte, ma agli altri lutti… a quelli dei vivi, non riesco a trovare il senso. Non riesco a venirne a capo.

Dottoressa, ma se non devo sparire… dove devo andare per averla ancora con me? Evolvere in altro significa cambiare. Lei ha cambiato il divano verde sfondato?

Sei un buco nello stomaco che non va mai via.
A Natale ti porto a cena con me.

56 thoughts on “Quel buco nello stomaco

  1. E che ai rapporti con la madre, sia essa di carne o di anima, prima o poi va tagliato il cordone ombelicale…. questo non vuol dire che non ci sarà più legame e amore, ma solo che finalmente la “figlia” può andare per il mondo da sola è la “madre” sopspira di sollievo per questo, perchè è forte per affrontarlo,
    Ciò anche se entrambe hanno la lacrima lì, proprio lì, vicino alla ciglia sinistra, incastonata nell’occhio.

    A natale portala a cena con te, perchè il rapporto è cambiato, ma c’è ancora.

    Averti nella vita è un piccolo dono.

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  2. Semplicemente straordinario il tuo modo di raccontare. In questo caso una persona per te così importante. Non si possono aggiungere altre parole. Bastano le tue che dicono tutto. Ti abbraccio solo forte, forte. Isabella

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  3. Dev’essere davvero una donna eccezionale, al di là della professione, quindi perchè non mantenere i contatti anche se non più professionali? Da quello che ti ha detto penso che intedesse questo 🙂

    Date: Thu, 19 Jun 2014 08:49:14 +0000 To: silvia-1959@live.it

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    • Giusto, ma è difficile generare il passaggio.
      Prima devo smaltire il dolore, altrimenti la faccio scappare. Io invece voglio solo “addomesticarla” ad un rapporto d’amicizia.
      Speriamo sia possibile.
      Secondo me mi aspetta…

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  4. Meravigliosamente commovente ed autentica. so anch’io cosa vuol dire perdere il proprio psicoterapeuta, però purtroppo il mio grande”amico” morì di tumore al cervello molto giovane. Lui che avuca curato tanti cervelli e aiutato tante teste, la mia compresa a guarire se n’era andato, lasciandomi u nvuoto enorme che ancora non riesco a colmare. Ho le lacrime agli occhi.

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  5. A volte Loro vogliono solo che facciamo noi il primo passo. E non se ne rendono neanche conto. E noi riflettiamo sempre su come renderlo perfetto e come metterci al sicuro.
    Eppure la risposta ce l’hai. Dentro. In fondo. Dove fa davvero male.

    Un abbraccio

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  6. In qualche commento ho letto LA cosa. E’ quella, è solo quella Stefania. Devi elaborare il lutto. Perché E’ un lutto. Una separazione necessaria ma dolorosa. E come lutto va gestito. C’è la disperazione, poi il dolore, poi la dolce malinconia, poi il ricordo.
    Io non penso ci sia spazio, per una frequentazione differente. Per un cambio di rapporto. Anche perché, nella malaugurata ipotesi nella quale dovessi ricorrere nuovamente a lei in veste professionale, come potresti fare? Pensaci…
    Ma tralasciando quest’ipotesi, e immaginando che nel caso potresti trovare un altro professionista, e immaginando che possa funzionare un rapporto diverso da quello professionale, serve tempo, tanto tempo. Tempo per elaborare la differenza, altrimenti si rischia di farsi davvero male…
    Purtroppo si cresce solo nelle difficoltà e nella sofferenza, cara mia.
    Ti abbraccio stretta.

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  7. Ciao, cara Stefy. Se la tua pagina non è finzione letteraria, mi permetto di dirti che la tua analista è stata una campionessa di professionalità. Ma non è questa la sede opportuna per spiegarti perchè. Posso solo dirti che un rischio che tutti i terapeuti sanno di dover correre ma, generalmente, sono attrezzati ad affrontarlo in tempo utile. La tua, lo ha fatto.
    Buon pomeriggio. Osv.

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    • Caro Osvaldo che dirti?
      Ho scritto ciò che ho dentro e so tutto. Anche quello che non scrivi. Ma esistono fortune che bisogna andarsi a prendere.
      Questa non intendo lasciarla persa tra il professionale ed il tecnico.
      Me la andrò a prendere.
      Per una volta si fa diverso dalle regole😄
      Ti abbraccio e grazie
      S

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  8. un nido di petali ..
    Il pensiero va a mia madre, sembra tu stia ricordando mia madre di cui mi manca tutto ma sopratutto la nostra fisicità.
    Se, invece parli della tua analista, è così che vanno le cose fa male ma un certo punto dobbiamo affrancarci da loro e sono loro a sapere quando arriva quel momento che sara cmq doloroso ma fa parte della nostra presa d’atto di un cambiamento interiore.

    sheraunabbraccio

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    • Parlo della mia analista, che assimilo molto ad una madre. A dire il vero.

      Ho scelto io di disancorarmi.
      È stata una scelta discussa e poi condivisa, ma il risultato è che mi manca molto.
      Ti abbraccio anche io

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  9. Quando un legame diventa anche sponda, stampella, coperta nella quale avvolgersi, il lutto resta, ma non è definitivo. Sai che lei c’è e se ti ha detto di non sparire, dalle retta. Non lo ha detto per dire.

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  10. Modificare i rapporti con chi ci sta vicino non è impossibile, ma è difficile. Non so quale corrente sotterranea si possa generare tra paziente e analista. Non so quindi se questo particolare rapporto si possa modificare.
    Quello che si è concretizzato da voi negli anni è un frutto nuovo che vive e continua a vivere. Forse è già questo il rapporto modifcato che tu puoi accogliere e far tuo sulla tua strada. Forse hai solo bisogno di tempo. Ti abbraccio 🙂

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    • Certamente ho bisogno del tempo per fare il funerale all’analista per poi andarmi a cercare l’amica.
      Almeno ci provo. È la prima volta che mi capita di dover “andare” verso una persona e propormi. Live sono una donna timida. Speriamo sia possibile.
      Ti abbraccio😄

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  11. Concordo con Max, in certi casi non si può mutare il rapporto, ma solo troncarlo.
    Tieni e coccola i bei ricordi, questi nessuno ti potrà cancellare, ma tieni “lo sguardo dritto e aperto nel futuro”
    Buona fine settimana

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    • Ciao amico mio.
      Posso sperare possa essere diverso per questa volta?
      Perché lo è. Credimi.

      Tu e Max siete accomunati dal raziocinio che io pure possiedo, ma fondamentalmente resto una donna sentimentale e romantica.

      Sogno un amicizia.

      Non mi sembra una missione impossibile😉

      Buon we anche a te

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  12. Ciao Stefania ti ritrovo qui dopo aver letto quello che dapprima pensavo il tema di un romanzo preso dalla mia vita. Ma come potevi sapere cose a me così vicine. Quindi è di te che parli. Capisco tutto quello che provi, anche se penso il vostro rapporto debba essere lasciato li. Vi potreste incontrare sempre ed ancora, ma temo solo li, fuori ssrebbe diverso. Se la terapeuta è una professionista, avrà messo in conto anche questo aspetto del vostro lungo rapporto. Lei non ha bisogno di te ed ora anche tu di lei. Sei bravissima e sai stare in piedi benissimo, molto meglio di me che sto qui a darti punti di vista miei quando sono la prima ad averne bisogno.
    Sono contenta di averti consciuta, seppure dietro queste righe.
    Baci Angela

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    • Io e la mia ex-analista ci sentiamo sempre via mail, per ora.
      Non sarà possibile chiudere questo rapporto … così, come accostare una porta.
      Non so se il futuro ci riserverà spazi, ma siccome dipenderà tutto da noi…cercheremo di trovarli.
      Hai ragione: reciprocamente non abbiamo bisogno l’una dell’altra, infatti se mai avremo un futuro avrà solo una cornice: quella dell’amicizia. Tra noi non è impossibile.
      Ti abbraccio
      S

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      • Sono contenta che possa esserci questa possibilità per voi, è stato un legame diverso dal solito “paziente-terapeuta”.. forse mi sono sbagliata, per voi può essere diverso. Te lo auguro vivamente..
        Angie

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  13. Pingback: Quel buco nello stomaco | signorasidiventa

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