Volevo chiederle: ma dove scrive?

Fatico a comprendere perché il pubblico mi chieda spesso in quale luogo scrivo. Accade di frequente, soprattutto al termine di una presentazione letteraria. Quando la domanda sta per esser formulata ed io l’ho intuita ancor prima che giunga ai miei padiglioni auricolari, già sorrido. Quale potrebbe essere il sottile piacere d’immaginarmi all’opera? Curiosità? Non m’è dato di sapere. In ogni caso, la risposta è sempre la medesima: scrivo dove capita. A casa ho una stanza chiamata da tutti i membri della famiglia: biblioteca, che sarebbe deputata a tale attività dal punto di vista formale, ma ormai ho compreso che non riesco a scrivere nulla se attorno a me sussurrano le voci di altri libri, storie, poesie, personaggi, fatiche, avventure. Mi distraggono profondamente ed entro in conflitto con i miei personaggi. Non nascondo che amo stare tra le sue pareti calde. In passato, prima della recente ristrutturazione, vi avevo trascorso oltre un decennio a leggere, annusare la carta, pensare. Ma creare è tutta un’altra storia, una storia molto personale che ha bisogno di tutti i sensi accesi ed il silenzio delle anime. Preferisco farlo dove posso avvilupparmi sul computer, come fossi una conchiglia in procinto di schiudersi o il bozzolo di una farfalla colorata che presto volerà via. La scrivania mi limita, stare ritta innanzi ai soggetti ed alla loro storia mi obbliga ad una postura rigida, invece io vorrei baciarli e farci l’amore. Da qualche anno prediligo i luoghi molto stretti; ottimo l’abitacolo della macchina ferma in un parcheggio, da fusione emotiva se sto letteralmente stesa sul divano bianco che ho nel soggiorno col personal in bilico sull’addome, oppure infilata nel letto, ma con la porta chiusa a chiave perchè non voglio vedere e non posso parlare con nessuno. Quando invece il bisogno di comunione con la natura mi erotizza anche i lobi delle orecchie, mi districo tra fogli, pennarelli o palmari in luoghi vasti come le spiagge deserte, in promiscuità con i rami pendenti degli ulivi di Montisola, nascosta dagli umani nel giardino di casa, ma in totale simbiosi con peschi, rose, rododendri. Scrivere dove capita mi concede l’opportunità di fermare i pensieri che durante il giorno si rincorrono senza posa. Riflessioni che a volte fanno bene, ma che in egual misura sanno farmi molto male. Nella solitudine mi salasso di turbamenti e suggestioni. Ecco perchè sono spesso sola. Chi non comprende l’urgenza che ho di svuotare l’ingombro mentale che intralcia il mio vivere, non mi distingue veramente. Creo per svuotare la testa e riempirla di tutte le parole che ancora devono arrivare. Sono un generatore di vocaboli. Questa è la mia fonte di energia. Il luogo dove avviene il baratto tra la mia essenza e la fiducia del lettore: è un canale prezioso. Uno spazio affascinante dove ciò che ho raccontato già non mi appartiene più, perchè diventa un’altra storia. Quella di chi, leggendomi, ha voluto fare intimamente sua.

32 thoughts on “Volevo chiederle: ma dove scrive?

      • E allora ti dirò…

        … tu non hai bisogno di un luogo dove scrivere, perché tu sei il luogo, dove ci sei ci sono le parole e la trama. Certo i tuoi personaggi son esigenti e ti vogliono solo per te, per quello hai bisogno di spazi tuoi, che in fondo son spazi loro.
        Quando ciò accade loro prendono vita come da un sonno e si affollano per uscire dalla tua mente, dal tuo cuore attraverso le tue dita. Dopo che hai dato loro il “cibo” che chiedono, parte di te, forse solo allora ti dedichi a te stessa.

        Nella solitudine ti espandi, come universo e raccogli, cose sparse, emozioni dimenticate da qualcuno in giro, storie di un mondo antico, pezzi di frasi, un dolore guarito, una lacrima, una risata, tu raccogli e metti nello scrigno. Un giorno usciranno per tutti come regalo.

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      • posso vedere solo quello che c’è….

        ma sappi che (e tu sai) che anche tu sei dentro me, diversamente non potrei vederti, l’averti con me mi rende felice come te.

        Grazie lo dico anche io

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  1. Che immagini stupende! Pur non scrivendo credo che occorre farlo quando se ne sente il bisogno, quindi ogni spazio, preferibilmente isolato, penso possa andar bene, l’importante è che ci faccia sentire a nostro agio.Buona giornata! 🙂

    Date: Tue, 22 Jul 2014 08:22:08 +0000 To: silvia-1959@live.it

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    • E che “Tigre” eri tu…. Claire. Uno dei miei animali preferiti. Quanto vorrei sentirti di nuovo ruggire e magari regalarti un abbraccio. Il 20 ottobre presenterò Bdl a Milano. Te lo sto dicendo con largo anticipo (non l’ho ancora reso pubblico). Sarebbe bello rivederti dopo quasi 8 anni. Ti rendi conto di quanto tempo è passato da Longobarda 1 a Longobarda 2?
      Sarai anche Claire, ma la Tigre che c’è in te lasciala uscire di nuovo. Ti porterà lontano.
      Un abbraccio, denso.

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      • Lo so, ne ho ricordo … ma … me la sto andando a riprendere la mia Tigre! Non sai il desiderio di sgranchirsi le zampe … Ricordo tutto di quel giorno … come fosse ieri. Ci sarò Signora, non mi posso perdere quell’abbraccio …

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      • Tutto cambia e si trasforma per ritornare energia.
        Quella che ti aiuterà a concretizzare ciò che sei.
        Per Milano, sono felice di questa notizia…ti farò sapere i dettagli.
        A te il mio migliore abbraccio virtuale

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  2. Si scrive ovunque, anche quando si è come me, una vera e sola generatrice di frasi.
    Il mio posto preferito è la cucina, anche se a casa ho un piccolo studio. Il tablet mi ha regalato la possibilità di scrivere ovunque, e dunque anche al mare, o seduta al tavolino di un bar.
    Montisola è stupenda e sai quanto io la ami. Purtroppo me l’hanno sporcata, per mancanza di fantasia. Io non porterei mai una persona che amo, o alla quale tengo, dove sono stata felice con un’altra.

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    • Cara Simona, il giorno che smetterai di pensare con astio a I. capirai che Montisola non c’entra nulla con la tua avversione al ritornarci.
      Sarà il giorno che sarai libera da lui e dai ricordi che ti legano alla sua persona.
      La sua superficialità non sta nell’aver scelto Montisola come location per la sua nuova fiamma, ma nell’essersi lasciato scappare te e tutta la specialità che sei.
      Il giorno che tornerai su quelle rive, sarai libera e felice, troverai il mio abbraccio ad accoglierti e ti farò vedere perchè potrai tornare ad amarla. Si torna sempre ad amare. In modo diverso, ma non è detto che non sia meglio.
      Ti abbraccio
      S

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      • Sai Stef che non ho mai pensato alla faccenda dell’astio? Provo astio verso I.? Adesso mi interrogo, dato che ero ferma allo sfinimento. 🙂

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      • Certo che lo provi. Ti da fastidio la sua scelta di portare la tipa a Montisola perchè sei arrabbiata con lui.
        Sai che Montisola esisteva anche prima che voi vi amaste? E continuerà ad esistere.
        Libera la tua mente e libererari luoghi, canzoni, regali.
        Ti bacio

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  3. dove, ma anche quando, sento che sono domande più profonde di quello che possano sembrare, anche se le risposte di solito non possono che essere semplici e scontate, però sono domande che mi faccio spesso, inutilmente… ciao

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  4. ho appena letto questo post ed ho pensato che è un abitacolo di auto parcheggiata in qualche dove che mi manca, per scrivere! naturalmente sto scherzando 😀 in effetti anche quando produco uno sterile verbale del consiglio di classe ho bisogno di silenzio intorno per produrre qualcosa di decente. a maggior ragione ne ha bisogno una persona come te, che lo fa con cognizione di causa. per chi legge molto, come me, è una domanda curiosa che viene spontanea al cospetto dell’autore. lo chiedo quasi sempre anch’io, dove e per quanto tempo. ci sono autori sistematici che scrivono ogni giorno cominciando ad una certa ora, neanche fossero travet della scrittura. altri che non scrivono sempre e lo fanno sotto la spinta di una esigenza interiore – il far nascere storie e personaggi e luoghi – insomma alla bisogna. buona scrittura, dunque…

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    • Cara Mizaar grazie per questa tua testimonianza.
      Appartengo senza dubbio alla seconda specie di scrittore da te descritta: produco sotto spinta emotiva, ecco perché anche l’abitacolo della mia automobile può rivelarsi indispensabile😄
      Quindi sei una proff??Se posso permettermi, cosa insegni di bello?

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      • sono una prof di arte con dedizione assoluta per il sostegno; in pratica insegno ai ragazzi disabili da circa trent’anni 😀

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      • Mi inchino a te ed a tutti coloro che aiutano i ragazzi con difficoltà d’apprendimento. Mia figlia non è disabile, ma è DSA.
        Sai già tutto. Io sono una mamma provata.
        Grazie x la tua attività…lavorare fianco a fianco con le fragilità eleva gli animi.

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      • grazie a te. molto spesso è faticoso, ma stare con i miei ragazzi mi mette nella condizione di imparare sempre. e questa è una grandissima gioia, sicuramente una fortuna. non sarei preoccupata per la tua piccola, tutto quello che nella scuola si sta facendo per i DSA è notevole, grazie alle ultime disposizioni del ministero. e poi anche john lennon era un dislessico! 😀 in bocca al lupo per voi due

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  5. Come invidio cara Stefy la tua possibilità di scegliere il luogo dove scrivere tra spazi aperti bellissimi, così come risulta da queste suggestive immagini, o spazi angusti come l’abitacolo della macchina. E mi piace moltissimo come sai raccontare di te stessa. Appena posso ”debbo”iniziare il libro. Ci riuscirò. Devo. Ti abbraccio forte. Isabella

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    • Cara Isabella, sarà il libro stesso a chiamarti. Di solito funziona così! Bisogna esser pronti per talune rivelazioni e non sempre la mancanza di tempo è causa, talvolta deve solo arrivare il tempo…giusto! Poi sarà un volo…
      Ti abbraccio amica mia
      Stefania

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      • Come sei cara e dolce Stefy. Ti abbraccio anch’io e sono felice di averti conosciuta. Un abbraccio e buona giornata. Isabella

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