Memorie d’arancio delicato

Era l’inverno quando,
baciando difese supreme,
hai dissolto la neve
dalle mie labbra
bianche esangui.

Ero sospesa
tra le gambe del fato.
Congelata nell’inquietudine
di rigidi intrichi.
Obbligata in giacigli
di chiodi adornati.

Era rovente il tuo respiro,
avido e penetrante;
una piccola e lusingante
lingua impaziente.

Era la fiducia a riunire
i cocci di vetro esplosi,
spargendo cristalli di estasi
nel mio ventre sigillo.

Avvertendo,
come un’arma formidabile
la tua innocenza,
hai disgregato il controllo
trasformando gli argini in carezze.

Liquefatta ero.
In caduta libera sul tuo volto,
colorai impudica il tuo derma
di spregiudicate occasioni.

Mi cercavi nel tuo scrigno,
ma io ero la tua
combinazione vincente:
aperto vibravi,
chiuso subivi.

Le catene della malevolenza
latravano in agguato,
ma il nostro sorriso bucava l’orizzonte
come un tulipano arancio delicato.

38 thoughts on “Memorie d’arancio delicato

  1. “La lama fredda che mi attraversa il corpo quando sfiori altre labbra…. All istante riverbera il fuoco sulle mie come bruciassero separate dalle tue! ”

    Signora ogni tanto passo a trovarti e porgerti i miei ossequi ! Oggi ti lascio due righe che scottano tra le mie dita!
    Selenio

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      • Non gelosia cara la mia Signora.
        Brutta Bestia la Gelosia , causa spesso e volentieri danni irreparabili. Con la mia venerabile età ne ho imparate di cose e non c’è nulla di più titanico che imparare dai propri ed altrui errori!

        Parlerei più di un legame profondo talmente tanto da essere empaticamente percepito !

        Buona Serata Signora delle Nevi ( mai come in questa assurda estate)
        I miei saluti rispettosi e nuovamente ossequiosi
        Selenio

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  2. Mi chiedo quante siano le chiavi di lettura di questa poesia..
    Una , due .. tre? Quante?

    Non è sempre facile commentare, perchè non è Sempre Facile Capire quale sia il Vero nocciolo della questione.
    Un po’ come con gli accenti, che , se si sbaglia a farli cadere su una vocale anziché su un altra, si stravolge completamente il significato della frase.

    Bello il richiamo finale ai Poeti Nuovi.

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    • Le chiavi di lettura sono infinite e tutte aprono come un passepartout se è vero che la realtà è un punto di vista.

      Tentare di commentare invece il mio bisogno di scriverla è pressoché impossibile.
      Salvo tu sia me stessa ed io parte di te.

      Grazie per queste tue parole.
      Il richiamo agli accenti mi è molto caro.
      Un gioco a cui soccombo sempre con ironia.

      Stefania

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      • Quindi…
        A ciascuno il suo?

        Io credo che le chiavi di lettura di una poesia non possano essere infinite perchè sono definite dai versi che compongono la poesia.

        Il lettore non può viaggiare con l’immaginazione dove vuole lui, ma sulle strade indicate dal testo.

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      • Quando noi leggiamo un libro, una poesia o guardiamo un film, quello che stiamo facendo nostro è già altro rispetto alle intenzioni dell’autore o del regista.

        Diventa il nostro film, la nostra storia, la nostra sceneggiatura. Il testo o l’immagine ti indicano un percorso da seguire che indiscutibilmente è la traccia, ma credimi…le interpretazioni possono essere molte. Anche improbabili.

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  3. E’ sicuramente vero che che il lettore di un libro, lo spettatore di un film o di uno spettacolo teatrale, o di un opera, l’astante di un quadro interpretino la realtà che gli viene mostrata con la propria sensibilità. Ci si immedesima. Ed in questo senso le interpretazioni sono molteplici quanto sono molteplici e diverse le realtà degli spettatori… e si potrebbe anche arrivare ad avere interpretazioni improbabili … tanto più è forte il bisogno di immedesimarsi magari in qualcosa che propriamente non appartiene all’astante.

    Ma è certamente vero che ogni autore mette nelle opere che esegue il proprio Io.
    Il suo pensiero, la sua visione del mondo, della società presente o passata che sia. La sua sensibilità, la propria ragione.

    Chiedersi invece perché qualcuno senta il bisogno di tracciare un segno su carta o il supporto che sia.. è interessante..
    Da un senso di arcaico.

    No?

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    • Arcaico? Certamente. Dalla preistoria l’uomo ha sentito la necessità di tracciare segni e lasciare ricordi del suo passaggio.

      È altresì vero che molti autori mettono nelle opere il proprio Io, ma non lo fanno tutti.
      È una questione di bottega.
      Nel senso che, dipende se scrivi per te stesso o per il pubblico.
      Quando la vena artistica interseca quella più commerciale, talvolta l’Io è super maneggiato da agenti & c. togliendo all’autore la sua parte più vera.

      Non ritenendomi un autrice di successo, ma una signora esordiente, scrivo ancora guidata dal mio Io, ma ultimamente c’è un distinguo che mi caratterizza.
      Ho imparato ad inventare. E la cosa mi piace da morire.
      È come partorire cose che nella realtà non esisteranno mai.

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    • Buon ferragosto a tutti voi cara Isabella. Mi sto riposando a Monte Isola. La settimana prossima scappo in Toscana ed alle terme di Sirmione, poi si ritorna alla routine che tutti abbiamo fatta di lavoro e sacrifici.
      Un grande abbraccio
      Stefania

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