La fine

la fine

Nulla è più sintomatico di una resa.

“In conclusione si infranse l’argine
e proruppe tutto ciò che
tenni intrappolato per paura.
Gli itinerari si sdoppiarono
e per forza sacra scorsi il mio.
Nello sforzo scomodo di essere altro
da ciò che fui in origine,
mancai di rispetto a me stessa.
Perdonarmi fu naturale.
Dimenticarlo sarà inverosimile”
.

Un’epoca fa,
nacqui astro inconfutabile,
mi accontentavano la luce ed il calore
che partorivo indipendente.
Oggi sono un’essenza disattivata.
Il chiarore della facciata
è il dozzinale riflesso
di quanto ho incenerito: l’innocenza.
Di quanto non ho potuto sabotare
edificassero: lapidi illuminate di sensi di colpa.
Di quanto ho disperso lasciando
il timone in mani insicure: l’orientamento.
Amare troppo smarrisce l’anima.
E’ la mia imperfezione a rendere
umana la basica logica che mi svela.
L’ansia che brucia le cellule adipose
si riflette nella mia magrezza.
Sintomo di un male oscuro
con un nome maledetto.
Che non posso declamare.
Rivelare.
Scongiurare.

Inaugurare una resa
diventa un luogo di avvio.
Mi accoccolo per non scivolare in retro.
Ora che so piangere per me stessa,
mi è concesso provare ad amarmi?

24 thoughts on “La fine

  1. che bella Stefy! bisogna imparare a piangere per sè prima ancora che per gli altri mentre talvolta accade ci venga insegnato il contrario seppur col nobile fine di non farci crescere egoisti. ti abbraccio

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  2. Come potrei mai dire qualcosa su questo concentrato di parole, su questo buco nero da cui straripano queste parole. Buco nero non come lato oscuro, ma come energia talmente densa, forte e intensa che attira a se.

    Leggo le parole e le “vedo” girare intorno a me come gorgo. Mi portano a vedere dove sono nate. Le osservo, mi attirano ma me ne sto un pò distante, impaurita, quasi a domandarmi dove mai mi possono portare.

    In questa vita, e forse in altre, ho appreso che la fine non è altro che un nuovo inizio, concedidi il tempo di amarti , non di provare, ma di farlo.

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    • Le parole che sgorgano dalle profondità di un’anima fanno sempre un pò paura. E fai bene a temerle.
      Talvolta mi osservo dal bordo un precipizio e penso sempre che per raggiungermi devo passare da un salto nel vuoto.
      Ho imparato, da qualche anno, a sondare meglio i miei molteplici anfratti e devo ammettere con disistima per me stessa, che sono meno prevedibile di quanto io stessa abbia sempre creduto sin dall’infanzia.
      Ciò mi pone talvolta in una condizione di precarietà perchè se dovessi sempre seguire l’istinto non potrei sopravvivere nella realtà sociale che mi domina.
      La mia fine non è altro che un perenne inizio.
      Siamo un infinito ciclo vitale che ruota continuamente intorno a se stesso.
      Chissà se quando arriverà la luce finale mi sarò ricongiunta alla mia anima smarrita e sarò finalmente pronta per un’altro mondo astrale?
      Probabilmente avverà nell’attimo esatto in cui amandomi, accetterò la vita per quella che è, smettendola di angustiarmi per l’essere imperfetto che sono.

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