Stato in luogo

Il giorno che smisi di sognare, fu dopo il lento risveglio da un coma affettivo. Serrai i condotti che dal cuore andavano all’area onirica e dissi fanculo all’utopia. Lasciai in eredità a mia figlia i desideri sopravvissuti, senza idea alcuna se mai le sarebbero serviti, ma nella mia fragilità mi mancò il coraggio di annientarli definitivamente. E fu un errore che sto pagando anche troppo onerosamente. La mia infangata razionalità non è congruente alla moda del momento: la “stronzeria”. E’ solo una scelta forte, uno stato emotivo in luogo, che funziona per onorare gli ultimi lembi di pelle che ho salvato. La parte appetitosa è finita in una fossa comune da tempo immemore. Fatevene una ragione. Sopravvivere, murando d’acciaio l’imbocco del muscolo primario, è stata l’attività razionale più sofisticata ch’io abbia mai realizzato in tanti anni di onorata carriera da intimista. Nulla a che vedere con chi trascorre il suo tempo a farsi i beneamati cazzi miei. Quest’oggi è quasi inutile preoccuparmi che possiate comprendere il mio dire, sto scrivendo unicamente per me stessa. Vivo attorniata da una moltitudine di cerebrolesi (mi scuso con i “diversamente abili” perchè la specie da me indicata è ovviamente di origine animale) che si muovono, guardano e sentenziano. Bene, fate che da domani non si sprechino messaggi del tipo:<<Quel post era per me?>> perchè mi cadessero tutti i capelli: questo dannato post è per me. Spero i naviganti, che casualmente passassero tra queste nere righe, vogliano perdonare il mio slang provinciale, ma in tale luogo io vi lascio il sangue e pure il piscio se serve per non dimenticare chi sono e da dove vengo. Lo so benissimo che si vive male senza energia, ma così è. Ho bisogno di tempo per ricompormi, in fondo sono solo il risultato di ciò che è stato risucchiato e poi sputato. Punto a capo. Il fatto che per ora nessuno abbia capito come aprire varchi degni, non significa ch’io sia un mostro da sbandierare, un insetto, un carro funebre, una falsità. Per quanto è di mio personale interesse, accettarmi è già di per sé un’assoluzione con formula piena. E’ basico. Come l’inappellabile sentenza che declama:<<Il fatto non sussiste>>. Oggi, il moto a luogo va  solo verso una consapevolezza: la mia ragione, di cui posseggo l’esclusività perché mi appartiene in ogni sillaba ed in ogni bestemmia che per amore per me stessa trattengo. Presto cadranno i denti e cadrà la rovina ai piedi degli stolti che, senza invito alcuno, si son troppo avvicinati a sputare presso i miei argini. Dico… guai a voi che, senza conoscere il mio reale stato d’animo, affondate pugnalate verbali gratuite. Bussate e sarete bussati, sfregiate e sarete sfregiati, calcate e sarete calpestati. La crisi economica mi ha tolto la possibilità di mostrare l’altra guancia e sono in dimensioni ove il vostro limite cerebrale potrebbe anche solo credere di supporre. Scannerizzarmi è una emerita perdita di tempo perchè non possedete sufficienti neuroni per arrivarmi. Vedete nero? Non mi aspetto altro. Nemmeno tra le crepe della mia esistenza sapreste veder filtrare la luce, per quanto siete accecati dalla vostra benedetta presunzione. Fate largo, per cortesia, ci sono modi molto eleganti per stare al proprio posto. Le cose lontane che non si possono neppure sognare si devono solo dimenticare (S.Quinzio).

21 thoughts on “Stato in luogo

  1. Je t’adore. Punto.
    Senza se e senza ma.
    Vedo il vento impetuoso della tua anima, l’aria di temporale.
    Te l’ho mai detto che io amo quel momento prima che scoppi lo scroscio d’acqua.
    Quanto tutto è vivo e intenso, l’elettricità riempie l’aria e rimani lì in attesa, tra tuoni e fulmini, principio di nuova vita.

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  2. “Serrai i condotti che dal cuore andavano all’area onirica”
    Ecco, basterebbe questo, questo piccolissimo passaggio (e ce ne sono molti altri che mi hanno colpito come una stilettata, ma questo è il più vivido, il più nitido, il più tagliente e il più puro, secondo me), per dire che tu devi scrivere. Devi, Stefania. E’ un tuo preciso dovere.
    Devi scrivere e devi vomitare la tua anima, nei tuoi scritti. Perché è nei momenti più neri, nei momenti in cui si dice “ma in tale luogo io vi lascio il sangue e pure il piscio se serve per non dimenticare chi sono e da dove vengo”, che le cose migliori escono fuori. E’ un confine davvero labile, perché ci sono momenti in cui passa proprio la voglia di scrivere, la voglia di lasciare scritto qualunque cosa, perché ci si rinchiude nel buco e si sta lì. Ma appena si varca una piccola soglia, allora esce il sacro furore, che ci fa essere sanamente incazzati, e ci fa scrivere cortocircuitando cuore e dita. Usa questa energia, Stefania. Usala e scrivi. E deliziaci. Ti prego.

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    • Non mi trattengo, come vedi.
      Anche se devo ammettere che fatico a svestirmi degli abiti di una Signora, per girare nuda con la mia biro in mano. Grazie amico Max per le tue parole, so perfettamente cosa intendi dire con quel SCRIVI accorato. Non deluderò me stessa, mi son spianata la strada da sola per riuscire a versare in parole tutto cio che sono.
      Ti bacio
      S

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  3. wow…
    l’ho sempre pensato che in te si nascondesse un cratere sofista,
    questo è (tra quelli da me letti) uno dei tuoi post più significativi,
    forse il più significativo in assoluto.
    quello che definisci “slang provinciale” è, in realtà, il codice cifrato che utilizzi per comunicare con te stessa, ergo il più complesso e incomprensibile ai più.

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    • Ciao Tads. Onestamente non so da dove mi arrivano talune riflessioni, ma quella di ieri ha come matrice il dolore, una vera presa di coscienza della realtà che mi circonda e credimi… l’ho osservata da ogni angolazione. Anche da appesa. Se appena appena mi hai inquadrata, saprai che ho faticato a togliermi gli abiti e andar via liscia come lo sparo di un cannone, ma sapevo che lo “slang provinciale” in qualche modo avrebbe tutelato la mia privacy. Nella mia densità di donna esistono “movimenti della mente e smottamenti dell’anima” che ai più è dato disconoscere.
      Ciò fa di me un essere a tratti significativo, ma molto spesso incomprensibile. Ti lascio immaginare quanto mi urtica l’insensibilità di chi si picca conoscitore della mia persona al punto da avvicinarsi con consigli o peggio ancora giudizi mai chiesti. Da questa presa di coscienza escono post come questi, dove non potendo utilizzare un bazuka, tiro di fioretto letterario… con la certezza matematica che chi dovevo pungere ha ricevuto il messaggio sui denti.
      Ti bacio
      S

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      • infatti ho parlato di “cratere” 😉

        niente di nuovo cara Stefania, chi capisce riflette chi non capisce pontifica e giudica, viviamo in una epoca in cui sono tutti, TUTTI, scrittori, poeti e, purtroppo, psicologi improvvisati che addirittura si arrogano il diritto di indossare i panni del life coach volontario.

        eppure basterebbe partire da un assunto, anche l’essere umano più semplice, trasparente, cristallino, ha lati oscuri, figuriamoci i soggetti mappati in modo complesso. Le viscere della intimità sono come un salvadanaio, il bello consiste nel percepire il valore custodito ma senza cedere al tentazione di romperlo.

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      • “Le viscere della intimità sono come un salvadanaio, il bello consiste nel percepire il valore custodito ma senza cedere al tentazione di romperlo”.

        Chapeau.

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