Erotismo in bilico

Con te è sempre così: zero polvere, zero allergia, zero parole. Con  occhi neri catrame mi hai svestita e poi mandata via. Procedo a piedi scalzi sulla neve, ma non patisco il gelo. Accende la mia intelligenza quel tuo infiammarmi di consueto imbarazzo. Sei così garbatamente crudele nell’impacciata voglia che hai del mio corpo. Quale epoca dovrò attendere per provarti addosso come vento caldo scirocco? L’attesa è un rogo che incendia fuochi pirotecnici nella nostra inventiva, amor mio. Non sognavo d’andar via. No, che non gradivo. Quando il tuo sguardo mi parlerà nuovamente di bisogni dolcissimi e tornerai a nascondere le mani sul fondo di tasche blue jeans, conservami stretta tra fiori e smarrimenti. Se poi si darà il caso che m’amerainon sarà mai un vero peccare con dichiarazione d’intenti o nascondiglio obbligato negli anfratti impauriti del tuo genio. Tu, che argomenti con occhi ridenti e in ogni volteggio di espressioni urli che mi vuoi, non serbarmi a debita distanza. Se persiste il sospetto che potresti anche innamorarti, sopporteremo la finzione che non sarà un tiamo credibile, ma… quanto tempo ancora dovrò attendere per intraprendere l’ascesa? Insinuare le mie cosce morbide tra le tue, tenerti il viso attiguo alle mie labbra rosse, odorare il tuo profumo e leccarti  ogni afflizione? Per quanto tempo ancora devo mandare avanti le lancette dell’orologio, affinché questo alibi diventi amore? Foderati di coraggio e maestria, ti aspetto domani sotto il faggio del lungo viale, che l’oggi è ormai sepolto in cimiteri di erotismi in bilico e rivelazioni nascoste. Lo so che lo sai. Per quanto mi fai desiderare, nel tuo sguardo scuro mi son sorpresa a scorgere le maree azzurre del mio sconfinato bisogno d’amare.

27 thoughts on “Erotismo in bilico

  1. Leggo parole che in un tempo, neppure tanto antico, pensavo o meglio vivevo.
    Con altre parole, in un altro spazio scrivevo di esse.
    Mi hai portato in un tempo sbiadito nei ricordi, ricoperto di polvere, ma basta poco, questo tuo soffio stupendo di parole e si apre una voragine da cui esce ogni cosa,

    Come sempre due parallele nelle parole io e te

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    • Trattasi di un tempo antico. Passato anche per me e vissuto con ansia generosa. Una voragine nella mia mente quel dire, non dire, toccare, non toccare, desiderare, non capire. Fino all’affondo finale. All’incontro sotto il faggio. A quegli occhi così scuri persi dentro i miei. Ricordi. Ricordi. Indelebili.

      Io e te, due strade adiacenti e mai contigue, si raccontano piano di viaggi, mani e lavoro.

      Tu, lo sai.

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  2. fortunato il destinatario della missiva…

    Gotthold Ephraim Lessing disse: “l’attesa del piacere è essa stessa piacere”,
    sicuramente è vero ma aumenta il rischio di piombare nella idealizzazione Prustiana, forse esistono rapporti che hanno valore solo se non consumati o non ripetuti, dipende dai propri bisogni, dalle proprie ancore.

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    • Idealmente i rapporti non consumati possono cristallizzarsi nel sentire intimo, senza necessariamente scadere nell’ossessione.
      La variabile sta nell’esperienza sensoriale individuale.
      Per la mia anima ed il mio corpo, l’attesa è il miglior carburante ch’io abbia mai sperimentato in ambito erotico-amoroso.
      Come dire…se sto sui carboni ardenti l’emotività dilaga.

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  3. Mentre attendi che l’eros si trasformi in amore, le parole fanno all’amore, e non te ne accorgi. Non ti basta? Non ti basta.
    Vogliamo il resto, la completezza che chiude l’attesa di amare. E lo uccide. Mi dispiace, io non attendo più, guardo il traffico: la tua vettura è smagliante e ha tutti gli accessori, a metà lettura sono già pieno di malinconia… da una posizione in bilico si può sempre precipitare in un angolo buio con tanto affetto e nessun amore.

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    • Buongiorno Enzo☺️ il tuo commento non farebbe una piega se si trattasse di vita contemporanea. In verità si tratta di prosa dove volutamente mi sono limitata alla tematica dell’attesa, che considero uno stato meraviglioso ed alla successiva brama di un tutto che diviene urgenza.
      Ti garantisco che da una posizione in bilico si può rinascere se sei nata Fenice.
      Io ne sono testimone.

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      • Signora capisco, il mio commento partiva dall’attesa, che può durare una vita, ma subiva potente il richiamo dell’esperienza vissuta fino in fondo. Non voleva essere di scherno alla metafisica dell’esistenza, era soltanto un richiamo diverso. Quello di chi non è mai risorto.

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  4. Pingback: E’ sempre un po’ più in la’ – dopo aver letto d’amore | Astrazioni e distrazioni

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