Responso: sindrome da stanchezza cronica

stanchezzaQuesto è un blog intimista, così mi è stato detto ed io ci credo. Ma per quanto mi possa reputare intima nell’esposizione, non ho mai realmente descritto la mia quotidianità personale. Penso che raccontarvi di vita reale non sia così interessante, ecco perché scrivo di sogni d’amore, dolore, solitudine e ovviamente della passione che nutro per l’arte della scrittura. Emozioni e sentimenti che tutti conosciamo e sperimentiamo in modo più o meno diretto. Il resto si chiama privacy ed è giusto sia così, ma non posso non mettere nero su bianco che ho trascorso un inverno tormentato. Mi serve per prendere coscienza che l’ho superato. Forse l’aggettivo “tormentato” è poca cosa rispetto a quanto provato. Ma, tornando all’incipit di questo mio post, ho necessità di scarabocchiare un’esperienza. Per chi non fosse interessato a capire una vita normale può anche interrompere la lettura del brano. Catarticamente potrebbe essere per me la sfanculata definitiva, ancorché al momento non ne abbia coscienza alcuna, ma talvolta la realtà è più dura di ciò che riusciamo ad immaginare e digerire. La mia non è da meno rispetto a quella di altri. Era il 12 dicembre 2014 ed io mi apprestavo a fare il vaccino antinfluenzale per dare coraggio a mia figlia, che invece deve farlo obbligatoriamente. Mi sacrifico a tale pratica preventiva da oltre dieci anni pur non avendone necessità, ma per amore faccio questo ed altro. Dopo esattamente sette giorni iniziavo ad avere una lieve febbricola che durò circa quattro settimane. Nel frattempo lavoravo, scrivevo, svolgevo le quotidiane incombenze domestiche, consolavo e studiavo. Passavano i giorni in modo sequenziale ove senza apparente motivo morivo. Zero consapevolezza, ma quelle poche linee di piressia che bruciavano dal di dentro alimentavano l’ansia portandomi lentamente innanzi ad una voragine. La sensazione primaria era quella d’esser perennemente sudata, mentre dentro la testa un’immensa valanga di parole chiedevano d’essere sputate. Presa dall’estasi creativa in poche settimane composi un quarto di romanzo, dopodiché, svuotata d’ogni residuo di forza, un tardo pomeriggio di metà gennaio crollai definitivamente. La febbre scomparve lasciandomi in eredità un fastidisoso herpes ed un senso di spossatezza sterminato. I mesi a venire furono devastanti. Tentare di descrivere il mio stato fisico è un compito ingrato, ma devo farlo. E lo devo fare oggi, che son finalmente tornata indietro dall’orrido e riesco nuovamente a distinguere la donna che sono. E’ chiaro che devo sfangare. Devo ammutinare le circostanze. Il vaccino aveva compromesso in modo pesante il mio sistema immunitario. I giornali di quei giorni parlavano di tredici morti sospette in sette regioni per due lotti di vaccini bloccati dall’Aifa. Io non son certo passata a miglior vita, ma qualcosa d’apparentemente irrimediabile mi stava spingendo sull’orlo di un abisso. Dolori al corpo, alle giunture, fatica a muovermi. Un senso di fatica persistente e inspiegabile. Il senso di afflizione non si attenuava col sonno. Credevo d’impazzire. Ho speso un patrimonio in accertamenti diagnostici di ogni natura. Ho sofferto di deficit di memoria e concentrazione, dolori muscolari senza nessun motivo. Mi sentivo perennemente debilitata e non riuscivo ad alleviare la mia condizione in alcun modo. Peggioravo drasticamente dopo ore alla guida per lavoro, al punto che non ho potuto riprendere gli allenamenti in piscina. La medicina tradizionale non mi era d’aiuto.  A metà Marzo un omeopata di Bergamo mi disse:
<<Stefania, lei è un sacco vuoto perché ha il cervello infiammato>>.
<<Mi scusi?>.
<<Ha sentito parlare dell’encefalite mialgica? Ha un’infiammazione al midollo spinale>>.
Silenzio.
<<E’ difficile da diagnosticare, ma il vega test non sbaglia. Almeno sappiamo perché è così provata>>.
<<Esistono delle cure?>>.
<<Si va a tentativi. Nessuno sin’ora ha mai ben chiarito le cause della sindrome da stanchezza cronica. Le varie ipotesi formulate hanno preso in considerazione le infezioni di tipo virale e lei ha fatto un vaccino in una condizione di stress; l’herpes virus umano, quello che le si è sviluppato sul corpo dopo la febbre persistente; sbilanciamenti ormonali, gli esami dicono che ha la prolattina oltre i limiti concessi>>.
Dire che mi veniva da piangere è poco perché in realtà ho pianto per un giorno intero. Era sabato. Tentai di alzarmi al mattino alle dieci, ma ritornai a letto subito dopo colazione perché non stavo in piedi. Il mio corpo mi stava abbandonando ed io dovevo reagire. Ho iniziato una terapia omeopatica specifica che sto facendo tutt’ora e da un paio di settimane mi sembra di star meglio. Dopo centotrentacinque giorni in cui io non ero più io, mi sembra vagamente di star meglio. Non so se tra voi c’è qualcuno a cui è accaduto tutto questo, ma esser malati senza esserlo realmente è deprimente. Gli altri ti guardano strano, si innervosiscono perché non sei presente come si aspettano e tendi a rovinare i rapporti perchè non hai più desiderio di nulla. Nel durante ho avuto parecchie discussioni ed ho allontanato qualche persona, ma ora mi è chiaro chi ho perso e perché. E’ facile donarsi quando si sta bene, un po’ meno quando non si ha tempo nemmeno per se stessi e le pretese divengono macigni. Nel durante ho preso atto della mia fragilità. Non che non sapessi d’esserlo, ma negli anni tendo a credermi indistruttibile. Nel durante ho fatto i conti con me stessa e le mie scelte di vita di donna impegnata su ogni fronte immaginabile. Nel durante, tra le migliaia di granuli, vitamine, sali ed integratori, ho assunto l’Oligolito Serenum della Pegaso. Non so quante fiale ho fatto: sessanta? Ottanta? Non lo so, non ho finito. Ma sto meglio e per me è la sensazione più rigenerante di questa Primavera. Questo post vuole essere un consiglio per chi teme d’essere afflitto dalla sindrome da stanchezza cronica: andate da un bravo omeopata e affidatevi alla medicina alternativa. Non deprimetevi e reagite. Non esiste cura possibile che possa alleviare i sintomi, bisogna voler star bene. Io ne sono testimone. Con un poco d’imbarazzo ve lo sto confessando, ma sto voltando pagina e sento che sto ritornando. E’ un bellissimo sentire vedere questa primavera in fiore e aver voglia di raccogliere margherite.

33 thoughts on “Responso: sindrome da stanchezza cronica

  1. Un vero incubo, io devo fare il vaccino ormai da decenni ma per fortuna non ho mai avuto problemi di questo tipo, ti auguro di rimetterti completamente al più presto, un forte abbraccio 🙂

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  2. “Più delle albe, più del sole,
    una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
    Per chi la incontra e per se stessa.

    È la primavera a novembre.

    L.

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  3. Diavolo.
    Posso solo immaginare alla quantità di forza che hai dovuto buttar fuori, prendendola chissà dove.
    Te lo dico sinceramente, parolando non potremmo essere più lontani, noi due.
    Ma.
    Qualcosa nel come ti racconti e nella passione che ci metti, mi fa percepire un calore buono.
    Sono felice tu stia meglio.
    Sempre un abbraccio a tua figlia.

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    • Non so dove ho preso forza.
      La disperazione può far miracoli.
      Parlando si può essere anche lontanissimi, ma le anime… quando si annusano, non necessitano di vocali e consonanti.
      Il calore chiama solo abbracci anche se virtuali.
      Sto meglio, ma non è finita. Ci vogliono 6/9 mesi per uscirne del tutto. Tengo duro.
      Un saluto ed un abbraccio
      S

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