Pinocchia è diventata una Donna

marionetta

Quanto è tenero quel tuo abbraccio? Scioglie le mie ataviche resistenze fino a convincermi di non aver urgenza d’altro.  Abbandonata sulla tua camicia azzurra di lino, posso accettare di chiudere gli occhi, intuire il profumo della sera e dormire le inquietudini che mi adombrano.
Non smetteresti in ogni caso di carezzarmi l’anima.
Tu, un cosmo di cose segrete. La pazienza delle feste infangate, l’attesa delle ore che non si avvicinano mai. Il coraggio delle notti bianche, il colore dei tuoi occhi esausti di aspettarmi.
Tu, che quando sorridi sei già approdato direttamente nel cuore, sei un’impronta dietro le mie rese. I nodi nella gola. Le lacrime che non ne vogliono saper di scendere.
È stato nel tuo morbido avvolgermi che ho sentito risorgere il nostalgico miracolo dell’esistere.  Il medesimo che credevo d’essermi bevuta seduta a terra, tra litri di vino rosso e quintali di dignità.
Guardami: ora che non son più marionetta di legno d’acero e mangiafuoco ha smarrito le mie orme, posso smettere di farmi male?

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