Un rito, una poesia, viaggi astrali. Per chi, come me, sa…

Qualche giorno fa scrivevo  Viaggio Astrale e concludevo affermando che “sto scrivendo un libro che chiuderà un cerchio”, perché già so che così sarà
Ora mi chiedo: per aprirne un altro? Siamo vortici? La vita è una spirale concentrica o un fluire verso l’esterno?

Prima di scivolare in elucubrazioni in cui intuisco possa non esser facile comprendermi, voglio anticipare che tutto è ricominciato o forse è meglio dire ritornato,  una notte di maggio di qualche anno fa. Ero in procinto di partire per Roma e l’oscurità era elettrica. Soffiava un vento da brividi mentre nell’animo mi nasceva una terribile paura del decollo. Questo fastidio non mi permetteva di prender sonno, così… per consolarmi, guardavo la luce dei lampioni filtrare dalle imposte sognando il viaggio che, da lì a poche ore, mi avrebbe condotta nella città più bella del mondo.  Erano finalmente giunti i giorni di riposo che desideravo da tempo. Una lunga malattia mi aveva costretta a letto per mesi ed ero provata, ma quella notte non ero solo affaticata, ero inquieta. Stava per accadere dell’altro. Non mi sentivo in pericolo, la staticità dell’aria sfregolava d’elettricità, finché un movimento distratto verso la porta d’ingresso della camera ha scatenato nel mio spazio fisico un delirio. Lo scrivo in grassetto, come flusso di coscienza. Narrarlo in modo ordinario e consueto mi creerebbe ancora preoccupazione:

“Un rito magico. Spezie e odori. Santità consacrate. Questo ci vorrebbe per cacciare il bambino che, nelle notti insonni, viene a rubarmi l’attimo. Regalarmi l’abbraccio soffocante che non desidero ricevere. Determinare l’immobilità delle membra che mi arreca crampi permanenti. Un rito a San Giorgio. Candele benedette. Unguenti e incensi. Preghiere cattoliche del Brasile. Il necessario per riportare il bambino dentro il suo Quadro Astrale. Levarmi il suo fiato dal viso. Quel suo insistente e lamentoso chiamarmi <<…mamma…>> con voce da oltretomba. E non posso più dormire, tornare in quella camera, spolverare l’antico armadio fine ‘800 da cui escono giochi, canzoncine infantili, farfalle e palloni bucati. Io che ho sempre sofferto la solitudine non sono più sola. Lento e leggero  gattona sul mio letto vivendo in simbiosi col mio presente. Un bambino maschio, piccolo, razza caucasica, smarrito tra le pareti di una camera da letto che ho voluto con tutta me stessa. Accogliente e calda. E vorrei riavvolgere il nastro di questa vita a quando non ero, a quando non avevo la capacità di sentire. A quando non amavo. Poi arriva il risveglio e con le prime luci del giorno il bambino perduto trova il suo sonno, mentre io trascino in giro per il mondo le mie nuove consapevolezze condite da notti bianche come l’aurora.

Sono io il catalizzatore?

Il cerchio magico?

Il volo dell’Angelo?

Come vorrei fingere fosse solo un girotondo, la bella lavanderina, madamadorè. Come vorrei poter tornare alla prima versione di me stessa, quando avevo paura d’andare a dormire solo perché mamma spegneva la luce”.

Ma facciamo un salto nel passato. Prima ho utilizzato il verbo ritornato.  Da pochissimi mesi ho recuperato la memoria dei miei primi dieci anni di vita. Mi riferisco a ciò che accadeva tra il 1968 ed il  1978.  Avevo sei anni quando all’improvviso non volli più dormire al buio! Ero certa che nella mia camera colma di bambole vivessero bambini che mi spiavano. Razionalizzando gli episodi fatico a rivivere l’emotività di quei momenti, ma ricordo perfettamente dove si nascondevano, le loro sembianze fisiche e quell’insistente scrutarmi che sembrava così tanto un giudizio. Mi atterrivano. Venivano ogni notte nonostante cambiassi continuamente disposizione ai poster, al mappamondo, alle sedie, ai pierrot. Ricordo con grande dovizia di particolari quel periodo. La paura che dominava la mia mente costrinse mia madre, dopo mesi di spicciola psicologia famigliare, a portarmi un sabato mattina umido di pioggia da uno specialista. Aveva i capelli rossi come una carota ed era un uomo di una bruttezza mai più incontrata. Dopo aver speso centomila lire di visita,  il medico affermò che ero solo troppo intelligente (una frase per me senza senso che mi restò impressa come un marchio per lunghissimi anni e che ancora oggi mi chiarisce quanto la scienza medica sia lontana da ciò che non si può toccare con le mani), di lasciarmi raccontare ciò che vedevo e di rassicurarmi che chiunque mi stesse spiando non mi avrebbe mai fatto del male. E così fu. Non venni uccisa, morsa o violentata. Tanto meno rapita, picchiata o derubata. Nessuno di loro mi rivolse la parola e quando decisi che quel banale osservarmi in silenzio m’aveva definitivamente stancata, li cacciai in malo modo iniziando a dormire al buio, ma con la testa avvolta in morbide felpe con cappuccio. Avevo compreso che ero io a trattenerli nel mio mondo fisico. Loro non mi avrebbero mai fatto del male.

In seguito capii, osservando la mia anima ferita, che solo gli esseri umani possedevano la forza di arrecarmi dolore; a confronto, le presunte molestie di quelle giovani entità sfumavano come rugiada nel chiarore  del mattino.

Tornando al senso di questo mio lungo circumnavigare il mistero della nostra esistenza: darei molto per sapere in quanti siamo tra materia ed energia ancorata al fisico.

Quante volte “sono stata” prima di quest’epoca? Quando ero solo energia e lo spazio-tempo non esisteva, perché se dicevo voglio andare alla Hawai già ero lì, anch’io “insistevo” nella dimensione terrena e sperimentavo i viventi? Se è vero che l’Universo opera per noi e non contro di noi, come dobbiamo interpretare i fatti della vita che comunemente definiamo “disgrazie”? Si guarisce attraversando il dolore? Perché impariamo ad amarci troppo tardi invece d’iniziare a farlo sin da bambini? E’ un limite culturale e religioso o la nostra società deve completamente rivedere l’approccio sistemico al reale, agli avvenimenti, alle dinamiche dei fatti?  Perché mi son dovuta massacrare prima di capire che alcune strade che mi ostinavo a percorrere non erano le mie? Perché ho permesso d’esser infangata, derisa, manipolata prima di reagire. Perché sin da piccola ho lasciato che fossero gli altri a suggerirmi le strade da percorrere?

Oggi sono una donna arresa al fato. Ho detto no alla tortura, alla follia. Anche quando le scorgo agghindate nelle loro vestigia migliori, insisto nell’ascoltare la mia pancia che urla:<<Fermati, stai morendo dannata>>. Da mesi sono saldata a fuoco in scarponi d’acciaio per non cadere a testa in giù e senza vergogna ammetto che soffro la paura di passeggiare nell’ignoto. Fa parte del mio destino aver bisogno di certezze o semplicemente vado nella direzione da sempre prestabilita? Cosa devo imparare in questa vita senza pace, densa di conflitti internazionali ad ogni livello: economico, psicologico e sociale? La spina nel fianco che accompagna il mio vivere in senso metaforico e non, è un riflesso di ciò che debbo apprendere per trovare quiete o semplicemente è un processo automatico di allarme?

Mille sono le domande che insisto nel porgermi. Eppure oggi sono così diversa.

L’ho intuito: che solo quando la mia mente capirà le cause di tutto ciò che è capitato e sta accadendo alla mia personalità, il perché dei miei atteggiamenti e di quelli altrui, vedrò finalmente chiaro.

L’ho accettato: che se fino ad oggi la causa delle mie afflizioni  è stato l’attaccamento morboso al ricordo delle esperienze sbagliate, fin quando non vedrò a cosa sono attaccata e cosa ha prodotto, non potrò mai iniziare il distacco.

L’ho visto con i miei occhi: che  nulla è solo come appare.

Schiacciata tra sensi e razionalità, affogo in una vita dove lo scandire del tempo non è più legato all’orologio, ma alla mia nuova presa di coscienza che non siamo mai stati soli, né qui… né altrove.

Noi non vediamo le cose nel modo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo (Talmud)

9 thoughts on “Un rito, una poesia, viaggi astrali. Per chi, come me, sa…

  1. So che ci sono tante cose più importanti in questo tuo post, però comunque mi colpisce che uno specialista dai capelli rossi di una bruttezza mai più incontrata abbia detto che eri solo troppo intelligente.
    Un articolo bello e intenso!

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  2. C’è un’unica cosa che non mi trova d’accordo con questo post, ed è l’approccio antropocentrico. Sto seguendo un corso su Coursera, estremamente interessante, dal titolo “Soul Beliefs: Causes and Consequences”, vale a dire le credenze sull’anima, cause e conseguenze. Come dicevo in un mio post faccio fatica ad immaginare un’anima separata dal corpo, mi torna di più che la spiritualità sia una proprietà emergente che viene dopo la consapevolezza di sé, il linguaggio, e la consapevolezza degli altri. In quest’ottica mi apparirebbe singolare che noi si sia dei “predestinati” e degli “eletti” al punto da addirittura rimanere qui. Se pensiamo alla nostra vita e la rapportiamo alla storia dell’uomo, questa vita dura un battito di ciglia. Se pensiamo alla storia dell’uomo e la rapportiamo alla durata dell’universo, l’uomo è qui da un battito di ciglia, e tra un altro battito di ciglia non ci sarà più, considerando l’uso scellerato delle risorse che stiamo facendo. Ora che nulla si crei e nulla si distrugge, ma tutto si trasformi, mi trova assolutamente d’accordo. Così come credo che il nostro sistema sensoriale, così complesso e meravigliosamente preciso per certi versi, non ci dia conto di quel che succede in realtà, e che quindi qualora noi si riesca ad attivare delle funzionalità “nascoste” del nostro cervello riusciamo forse a visualizzare degli effetti “reali” che non trovano spiegazione nel mondo fisico. Ma la visualizzazione è sempre fatta coi nostri sensi, e quindi magari (solo ipotesi così per parlare eh) se visualizzi un bambino in realtà stai guardando l’entanglement tra due particelle distanti anni luce, ma semplicemente il tuo cervello ti rimanda l’immagine del bambino. Non so se sono riuscito a spiegarmi, ma l’argomento è interessante e tu come sempre scrivi meravigliosamente. ❤

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    • Caro Max… so benissimo che siamo “nulla” e che quanto da me descritto sia estremamente banale se rapportato alle energie universali, ma l’obbligata focalizzazione su me stessa, considerandomi centrale rispetto al Tutto, era per avere un punto di partenza.
      Sai che utilizzo la scrittura come ottimo modo per fare autoanalisi😉

      Il riferimento alla visualizzazione dei bambini è riferito ai ricordi infantili, mia madre conferma tutt’oggi il periodo delicato.

      In età adulta non vedo fisicamente l’infante, lo sento e semplicemente so com’è, ma non mi chiedere di spiegarti come sia possibile perché non l’ho mai saputo.
      Ti abbraccio
      S

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      • No no, attenzione, non intendevo affatto banalizzare. Dico solo che quasi tutte le nostre culture, salvo alcune correnti filosofiche orientali, tendono ad avere una visione per l’appunto antropocentrica, il mio punto è che probabilmente da piccola hai attivato delle capacità cerebrali che non usiamo quotidianamente ma che rimangono a livello di potenzialità. Il tuo “sentire” di oggi, dal mio punto di vista, è analogo al tuo “vedere” di bimba, solo che come in tutte le cose, da giovani riusciamo meglio. Ma sempre quelle capacità hai usato, quelle che abbiamo tutti in potenza ma solo alcuni riescono ad attivare. E un altro mio punto è che sentire e vedere possono darti un’immagine di un qualche fenomeno quantistico-relativistico che il tuo cervello elabora in questo modo. In altre parole, stai vivendo quella che in oriente chiamano “illuminazione”, o se vuoi uno stato coscienziale superiore. Ricordi il Tao Te Ching? Chi sa non parla, chi parla non sa. Il significato che ho sempre attribuito a questa cosa è che gli stati coscienziali superiori sono praticamente impossibili da descrivere, ognuno li vive come può. Per questo chi sa non parla, perché magari ci prova a parlare ma non riesce a spiegare. Chi parla, invece, e professa religioni dogmatiche, non sa… 😉 Ti abbraccio anche io

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