Menti labili

malattia

Nella mia semplicità ho sempre concepito le tormente come condizioni meteorologiche fatte di tempeste, bufere di neve e turbini. Con il passare degli anni e l’osservazione delle azioni comportamentali degli uomini, ho riconosciuto in tale sostantivo un’assonanza tragica con la fragilità umana: non esiste status peggiore di un animo costantemente in balìa del mal tempo, della malevolenza, dell’astio, dell’afflizione perenne. Si dice che la ciclicità della vita sopisce le tensioni, che prima o dopo tutto avvizzisce, ma non è per niente vero. Chi si edifica con ostinazione ed accanimento sulla presunta perfezione del passato, non riuscirà mai a tollerare i cambi di programma, le metamorfosi e l’evoluzione del presente che volge al futuro. Quando ci s’innamora perdutamente dei propri dolori la mutazione viene percepita come violenza. Anziché identificare le pene come sofferenze da elaborare e risolvere, assumono in escalation impressionante un solo significato: la giustificazione permanente del proprio modo d’essere e d’esistere. Come fossero una scusante che redime, una colpa da restituire ad ogni impercettibile variazione umorale, una disarmonica cancrena appesa con un cappio all’anima quindi non debellabile. Perchè ciò che importa è avere q u a l c o s a  o qualcuno da colpevolizzare. Senza l’alimentazione continua di tale forza psicologica qualsiasi desiderio recondito di distruzione prima o dopo lascerebbe il posto alla quiete. Che tristezza quel q u a l c o s a aggrappato alle spalle come una gobba storpia. Che siano sberle, pugni, male parole o indifferenza, per chi vive imbullonato ai propri macigni… q u a l c o s a è sempre meglio del nulla, con il risultato spaventoso di una società sovraccarica di malati con gravi squilibri nella personalità. Non ho mai avuto timore degli umani come in questo frangente di vita. Sembra un paradosso, ma siamo la specie con la mente più disarmonica dell’universo.
#mentilabili
#soloperpochi

8 thoughts on “Menti labili

  1. Non si può commentare tutto quello che hai scritto.
    Ho sottolineato il fatto che si deve per forza colpevolizzare qualcuno o qualcosa. E questo è sbagliatissimo. Se devo per forza dar la colpa a qualcuno, sbaglio in partenza perché il mio destino, checché se ne dica, me lo sono scelto io.
    Cosa ti ha spinto a questo quasi terrore?
    Buona notte.
    Quarc

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    • Ciao Quarc.
      Questo post non è commentabile perché è la fotografia di ciò che mi circonda, ognuno ha il proprio microcosmo, si sa. Attorno a me sono pochi coloro che sanno fare il mea culpa riconoscendo il proprio contributo al divenire del destino. Questa dinamica mi fa paura, soprattutto se reiterata negli anni e mi coinvolge in quanto spettatrice inerme.
      Ti abbraccio

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      • Hai perfettamente ragione quando dici che tutti noi siamo coinvolti e tutti noi siamo in un certo senso responsabili per ciò che accade. Ognuno di noi è appunto come una cellula di un grande e importante organo tipo fegato. Se troppe cellule si ammalano, possono morire tutte; se però un settimo di fegato rimane buono, la vita può continuare. Se quel settimo riesce a ragionare nel modo migliore, chissà che quel po’ di fegato moribondo non potrà riprendersi? In ogni caso, la ripresa ci potrà essere solo con la serenità e l’ottimismo dilaganti.
        Un abbraccio ottimistico.
        Quarc

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      • Contraccambio l’abbraccio con tutto il mio entusiasmo, ma temo che l’ottimismo sia per pochi eletti carissimo Quarc.
        Ti faccio un esempio: chiunque leggendo questo mio post si sia “specchiato” e quindi riconosciuto, difficilmente potrà perdonarmi d’averlo scritto. Gli ho ricordato d’essere una cellula ammalata dotata peraltro di cervello a se stante. Avrebbe imparato a ragionare in modo migliore se lo avessi scritto prima? Se non lo avessi scritto? Se avessi aspettato a postarlo?
        Io credo non sarebbe cambiato nulla.

        Come dice la mia amica Soraya: Il vero vittimista , quello che non è “perdonabile ” è quello che ha già la voce interiore che gli dice il “giusto ” da farsi ma si rifiuta di ascoltarla per una sorta di pigrizia del cuore.

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  2. Non solo avere qualcuno da colpevolizzare, ma spesso anche qualcuno su cui sfogare le proprie frustrazioni con aggressività.
    Osservo da molti anni il progressivo peggioramento dello stato mentale (e del rapportarsi agli altri) delle persone. Mi pare che la forma di approccio più diffusa sia la contrapposizione più che disponibilità o apertura; mi pare che nessuno più guardi ai propri comportamenti (ed alle loro conseguenze) e che molti tendano ad individuare in altri le cause dei propri disagi.

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