Come stai? … s t a n c a

STANCA

Ovunque volgo lo sguardo, osservo visi affaticati e persone grigie. Subiamo il trend di un’epoca ove barcollando corriamo da mattina a sera, travolti da un destino che sembra un treno.È diventato un leit motiv esclamare e sentir pronunciare le parole “sono stanca”, ma pare che ai nostri corpi stiamo tutti chiedendo troppo. Gli orari stretti, il traffico cittadino, gli imprevisti, il bullismo insistente, le delusioni e le preoccupazioni, accompagnano giornate infinite trascorse per raggiungere… cosa? Dove stiamo andando? Arrestare la corsa significa “esser tagliati fuori”, ma quando abbiamo scelto di star dentro? L’infelicità dilaga perché non sappiamo nemmeno in nome di quali valori ci riduciamo a crollare nei divani la sera. È una spinta energetica fortissima, arginarla è quasi impossibile. O scegli di vivere, o scegli di morire. Come chi ieri pomeriggio si è impiccato ad un albero dietro casa. Non tutti resistono, c’è chi ha fatto della fragilità la sua sponda morbida. Non tutti tirano di cocaina per essere dei supereroi di carta. Dovremmo imparare a fare retromarcia e iniziare a dire di no. No, ai ricatti affettivi. No, ai budget irraggiungibili. No, alla ricerca della perfezione. No, al vivere sempre al limite. No, alle pretese. No, al branco. No, a tutto ciò che ci costringe a vivere una vita robotizzata. Le pressioni sono sempre più massive, arrivano da ogni ambiente e ritagliarci un angolo per respirare la vita sembra egoistico.

È chieder troppo essere accettati solo perché siamo umani?

Lo chiedo ai giovani adolescenti che non sanno cos’è il rispetto e vivono la vita deridendo i più deboli, isolandoli e sentendosi dei Re del Nulla. Dovreste vergognarvi. Lo chiedo ai potenti della terra, ai capi di Stato, alle Istituzioni, alla Chiesa, al mio vicino di casa che urla dalla mattina alla sera perché non gli è stato insegnato a parlare con un tono normale. Lo chiedo agli educatori che con fatica aiutano i nostri figli a diventar grandi.

Era questa la vita che avevate immaginato? Io sono sincera, vi rispondo ora e sempre NO. NO. NO. NO.

14 thoughts on “Come stai? … s t a n c a

  1. Già. In molti di noi siamo finiti in una vita che non è più la nostra. E ritrovare il sentiero per tornare là dove dovremmo appartenere sembra a tratti senza speranza.

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    • Effettivamente è una sensazione comune. Chi è fuori dal coro o è un eletto o ha giocato meglio le sue carte. Io sono senza dubbio una perdente. Il caos mi ha aggrovigliata nonostante abbia fatto l’impossibile per sfuggirgli. Sarà il fato? Se sopravvivo saprò raccontarlo

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      • Io sono dell’idea che chi percepisce dov’è arrivata la sua vita e quella di quelli che lo circondano e lotta tra gli estremi del meccanicismo e del caos, comunque, non è mai un perdente. Farà fatica a gustare una piena felicità, ma sicuramente non è un perdente.

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  2. NO. È questa la vita che voglio? NO. E nel mio piccolo VOGLIO camminare un po controcorrente indipendentemente da quello che può pensare chi mi circonda. Voglio poter dire “sono stanca” sapendo PERCHÈ lo sono…stanca per scelta, non per forza.

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      • Perchè è stato molto compresso.

        Come un pendolo, quando lo tieni alzato e “tirato” troppo da una parte, appena lo lasci andare scappa subito dall’altra, e per un pò oscilla con ampie traiettorie.
        Poi con il tempo, quando si rende conto che è libero nei movimenti, trova equilibrio.

        Non devi star attenta, devi abbracciarlo (come io abbtaccio te ora)

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      • Se lo dici tu, ti credo, ma dalla mia posizione è complicato abbracciare perché non vedo bene. Oltre a sentire quasi nulla. E’ un anno bisesto, in fondo. Ed io evolvo, mi trasformo. Chissà cosa diverrò.
        Contraccambio il tuo affetto, ma lo sai.
        Ciao anima bella

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  3. ciao Stefania,

    questo è uno dei tuoi post più significativi e toccanti, sanguigni, vuoi sapere come la penso? risposta presunta: “sì”

    l’ho sempre scritto…
    noi veniamo al mondo senza chiederlo e ce ne andiamo senza volerlo, la vita non ci appartiene, non è nostra, ne siamo semplicemente i gestori, a volte bravi gestori ma spesso cattivi gestori, una gestione condizionata da valori effimeri, deleteri e spesso ipocriti.

    In questo nostro rapido passaggio ci ritroviamo costretti a castrare attitudini e qualità in nome di traguardi inventati dagli umani, avidi umani che hanno partorito strutture sociali impalcate su teorie MOLTO discutibili, stratificanti, penalizzanti, angoscianti e deprimenti. E’ allucinante anche il concetto di ricchezza materiale, ho in “cura” (virgolettato) una carissima amica 50enne che ha festeggiato con pochi intimi il suo primo milione di Euro, per arrivarci ha sacrificato tutto (no amore, no famiglia, no figli, no progettualità condivisa). A fine serata ho passato la notte ad asciugare le sue tristi lacrime prodotte da una aridità esistenziale veramente stucchevole.

    insomma, taglio corto per non annoiare, il problema non essere ricchi o arrabattarsi per sbarcare il lunario, anche se questo per milioni di persone è obiettivo primario, esigenza che in una società ideale dovrebbe risolvere lo Stato. Il problema vero è centrare la propria dimensione, una introspezione capace di evidenziare, mettere a fuoco le leve personalizzate dell’esistenza.

    perdonami… l’argomento mi affascina

    ps: ho visto in televisione l’installazione di Christo a Monte Isola, grande opportunità turistica in grado di dare fiato alla economia locale, sì lo so, i turisti rompono le balle ma portano soldi, l’importante è utilizzarli bene.

    ti auguro una buona giornata

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    • Argomento che mi appassiona e rende viva. In questo miracolo siamo simili. Ho letto questo tuo commento un sacco di volte, più avanti capirai il perché (anche prima di sera). È uno dei temi centrali di KARMEL.

      L’installazione porterà turisti, ma io fuggirò lontano perché l’idea mi atterrisce, conosco il lago, le sue correnti, il vento affilato che giunge senza preavviso.
      Credo che rinuncerò a camminare sulle acque.
      Tu vieni?

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  4. Ed io cara Stefania la penso esattamente come te. E’ tanto che non mi faccio sentire. Perdonami ma ho cento cose da fare in questo periodo e latito molto nel visitare i blog. Come stai ? Tutto bene? Ho visto in tv la passerella che collega Sulzano a Monte Isola. Che ne pensi ? La trovi una buona idea ? A me quel giallo turba un po’. Ti abbraccio con la solita simpatia. Isabella. PS un saluto anche da Luciano

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    • Ciao Isabella, contraccambio i saluti a te ed anche a Luciano. Anch’io latito, ma sono impegnata su più fronti e non posso essere onnipresente. Me ne sto facendo una ragione, sperando che chi mi segue non ne abbia troppo a male. Non sono ancora andata sull’Isola per paura della folla. Avrei pensato possibile una visita in notturna o all’alba, diversamente credo che lascerò perdere. L’afflusso dei visitatori è notevole, le persone arrivano da ogni parte del mondo ed il luogo per conformazione naturale non è strutturato per gestire più di un milione di persone. Chi ha vissuto l’esperienza di “camminare sulle acque” ha riferito che si tratta di una vera magia. Io che vivo Montisola da oltre trent’anni credo che la magia si annidi proprio nel suo lago e nell’atmosfera surreale che aleggia ovunque. Passerella a parte. Un abbraccio
      Stefania

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