siamo pazzi, arrendetevi

pazzia

Ormai le aziende lavorano con l’obiettivo di raggiungere budget mensili, oserei dire settimanali, per non parlare di quelli che misurano il performer giornalmente. Io mi dissocio da questa follia collettiva che non tiene in conto della realtà, delle variabili, dell’imprevisto, gli umori e pure la sfiga. Dire che mi sono rotta le palle di queste misurazioni espresse in euro non palesa il mio sentire profondo. I veri leader dovrebbero imparare a coordinare e fare una disamina coerente, non sparare nel mucchio e rincorrere l’impossibile. I soldi non si trovano sugli alberi, globalizzare le potenzialità delle aree è come dire che siamo tutti belli, biondi e con gli occhi a raggio laser. E il muro si fa sempre più vicino. Chi si sta per sfracellare è talmente cieco da vedere solo l’egocentrismo che lo guida, ma io ci vedo bene e ancor meglio sento col cuore. Oggi mi accomodo e aspetto l’inizio della fine. Non voglio essere protagonista di uno scempio. Assistere o defilarmi è tutto quello che mi resta da fare. Quando ho detto che non possiamo andare avanti a tirare all’infinito, mi è stato risposto che siamo pagati per fare gli asini. Non sono mai stata un somaro, nemmeno quando da adolescente ho sperimentato il paese dei balocchi. Quando chi istiga capirà che stiamo percorrendo una strada senza via d’uscita, potrà solo impiccarsi. Sto pensando di comprarmi un appezzamento di terreno e dedicarmi all’allevamento di animali da cortile e la produzione di alberi da frutto. Ritorno alle origini. Scelgo di rinascere, perché in una quotidianità come quella che sperimento da troppo mesi… puoi solo morire.
#coscienza
#solocosesane

8 thoughts on “siamo pazzi, arrendetevi

  1. Nelle partite Iva c’è la follia degli studi di settore, ovvero una previsione di quello che una determinata categoria lavorativa DEVE guadagnare in un anno. Se il proprio fatturato per qualche motivo non raggiunge il tetto, si DEVE pagare una multa che consiste della differenza tra il proprio fatturato e il fatturato presunto.
    Una follia perché come dici bene, ci sono mille variabili da mettere in conto, la logistica, il luogo, l’età, il tempo dedicato.

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  2. Io penso che solo l’Uomo possa salvare l’umanità. I nostri figli sono l’unica speranza e noi dobbiamo in qualche maniera aiutarli.
    Non come i padri di molti di noi ci hanno aiutato. Andando in pensione a cinquant’anni. O insegnando il principio “non c’è niente che nella vita conti veramente, se non il nostro io e quella cosa indispensabile e inutile che chiamiamo denaro”.
    La generazione tra noi e i nostri figli ha raccolto l’eredità più vuota e falsamente ricca della storia.
    Ma in qualche raro momento della mia vita concitata, sogno ancora che qualcosa possiamo fare per capire nel profondo perché tutto è arrivato al crocevia sbagliato.
    La spiegazione, ne sono certo, deve essere semplice. Va scovata prima che arriviamo lì dove dici, a schiantarci.
    Non so perché, ma il tuo post mi ha ricordato una scena di un vecchio filmaccio. Meteor, credo si intitolasse. La giornalista famosa rinuncia a salvarsi lasciando il proprio posto ad un’altra donna e a suo figlio, per andare incontro allo tsunami conseguente allo schianto della meteora lì dove incontrerà suo padre con cui è in attrito da una vita.

    Perdona la lunghezza del commento … ho passato una giornata intera circondato da persone che “istigano a percorrere una strada senza via di uscita”.

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    • Non devo perdonarti nulla è stato un piacere leggere i tuoi pensieri a briglia sciolta. Hai scritto tante cose vere, non ultima il fatto che tutti siamo istigati quotidianamente a percorrere strade vuote verso il nulla.
      I nostri figli.
      Sarò eternamente preoccupata per le generazioni a venire, saranno loro alla fine che pagheranno veramente. Figli del benessere costretti a fare retromarcia senza avere né gli strumenti né l’abitudine alle rinunce.
      Noi non sappiamo cosa accadrà, ma il muro è vicino. Chi non si ferma, si farà molto male.

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