E’ bullismo oppure no?

bullismo
Chi non ha mai parlato o sentito parlare di bullismo? Purtroppo dagli anni ’70 in poi tutti in qualche misura abbiamo dovuto farci i conti. Fu un medico svedese a condurre per primo uno studio su questo disastro sociale che ha come madre logistica la piaga scolastica. Non riesco a chiamarlo fenomeno, mi spiace… a mio avviso resta una vera violenza, per lo più impunita. Chi attiva aggressioni persistenti e organizzate ai danni dei propri compagni è un essere fragile cronicizzato, senza basi e capacità affettiva. Un perdente che invece di fuggire gioca all’attacco. Un soggetto a cui le ramanzine fanno solletico. Una personalità borderline che nasconde l’urgenza d’esser curata. Il bullismo fisico ha bisogno di ben poche spiegazioni ed è più facile da intercettare perché lascia cicatrici visibili ad occhio nudo, ma da qualche anno anche i giovani “psicopatici” sono evoluti convogliando le loro risorse in forme di bullismo psicologico, verbale e manipolativo.
Per ovvie ragioni intrinseche nel D.N.A, queste ultime manifestazioni sono per lo più attuate da adolescenti di sesso femminile (le donne sanno benissimo come essere malefiche in modo indiretto). Grazie alle sottili angherie quotidiane atte a sminuire e isolare la preda che nei mesi rischia la deframmentazione dell’identità ed una costante insicurezza nei rapporti, le giovani vampire si nutrono nel vedere il soggetto preso di mira crollare come una torre. Vuoi perché basso, oppure troppo alto, occhialuto o balbuziente, benestante o povero in canna, secchia sputata a scuola oppure con difficoltà d’apprendimento, il cosiddetto “diverso” dal comune senso di mediocrità che dilaga, diventa vittima del singolo frustrato e dalla sua corte dei miracoli. Oggi, non rispettare gli stereotipi di genere che vorrebbero i maschi in un certo modo e le femmine in un altro significa essere “fatti fuori”… e con una cattiveria tale, che non si può giustificare salvo in presenza di un conclamato disturbo della personalità.
Ed ora veniamo al vero senso della mia riflessione odierna.
Ma tra la vittima e il bullo chi c’è? Apparentemente sembra non ci sia nessuno, diversamente non esisterebbero i casi in aumento di ragazzi che si suicidano. Eppure tra i due soggetti … c’è un mondo intero che sta a guardare.
Compagni di classe omertosi. Quelli che non sanno mai nulla per intenderci, non aiutano, non denunciano, non prendono le difese per paura delle conseguenze, non guardano, non sentono. Compagni che aiutano attivamente il bullo, perché caratterialmente insignificanti e in costante astinenza d’attenzione. Genitori dei bulli, che sanno benissimo chi è il loro figlio, ma lo difendono a spada tratta “povero bambino” e sono i primi a minacciare denunce se osi tentare un approccio per spiegare che il loro pargolo non è l’individuo che credono d’aver cresciuto a latte e biscotti Plasmon. Genitori dei compagni di classe omertosi. Tali padri, tali figli. I ragazzi crescono come vengono educati, se nessuno insegna loro a prender le difese dei più deboli, non lo faranno mai nemmeno innanzi allo scempio più devastante.
I professori, il fondamento del nostro organigramma sociale, il prolungamento delle famiglie. Una specie al collasso, salvo casi meritevoli in cui la missione umanitaria che li ha portati all’insegnamento sia un alza bandiera. Vessati dalle riforme angoscianti del Ministero, insoddisfatti per il trattamento ricevuto dopo anni di studio. Una classe lavorativa a tratti ibrida, divisa tra quelli che agiscono in modo immediato fregandosene delle conseguenze (35% di santissimi e benedetti casi) e quelli che temono tutto: la reazione del Preside, la reazione della Responsabile di Classe, la reazione dei bulli, dei loro genitori, della Segreteria, della Polizia e quindi si auto-assolvono con comunicazioni di servizio della specie:<<Non voglio sapere nulla delle vostre questioni personali, dovete imparare a difendervi da soli>>. Che attenzione… può anche starmi bene se le violenze avvenissero per strada, a casa o in discoteca. Ma se le minacce si susseguono a scuola durante il cambio d’ora, in bagno, negli spogliatoi, nell’intervallo, se non addirittura in classe con l’invio pressante di sms minatori (cyberbullismo) nascondendo il cellulare tra il tavolo e i libri, la scuola… come Istituzione votata alla preparazione culturale dei nostri figli non può e non deve fingere di non aver rilevato il problema sminuendone il significato e le conseguenze psicologiche. Sarebbe sufficiente vedere, non limitarsi a guardare. Ascoltare, non limitarsi a parlare. Agire, non limitarsi a discuterne di nascosto durante i consigli di classe.
Conosco un ragazzo che nel 2012 per lunghi mesi ha dilaniato una ragazzina. Inutili furono i vari tentativi della famiglia e della scuola di sistemare la fastidiosa situazione. Quando l’alunna a febbraio si ritirò dagli studi spiegando che era giunta al limite della sopportazione, il giovane si giustificò con il Preside e i suoi genitori dicendo:<<Non l’ho fatto apposta…>>. Se l’è cavata, capite? Lui ha continuato a frequentare la stessa classe, gli stessi compagni (invece di essere sospeso) e lei ha dovuto cambiare Istituto. Perché poverino… la vittima era improvvisamente diventato lui. Perché nessuno ha imposto al ragazzo ed alla sua famiglia di cambiare scuola e iniziare un percorso di psicoterapia famigliare? Il giovane stava male e non era assolutamente centrato.  Presto avrebbe individuato una nuova preda ed il meccanismo perverso sarebbe ricominciato.
L’atto di bullismo è sempre intenzionale se persiste nel tempo. Se poi esiste un disequilibrio di potere tra la vittima ed il bullo spetta agli adulti mischiare le carte in gioco e ristabilire l’ordine. Un ordine che non dev’essere casuale e lasciato al libero arbitrio dei singoli. Se conviviamo in un paese che si spaccia per civile significa che esistono leggi che tutti debbono rispettare, anche se hai dodici anni, vai in giro vestito come se fossi uscito dall’intestino di un cane e ti credi figo solo perché fumi le siga di tuo padre o quella di 3C te l’ha fatta vedere e ti ha limonato nel bagno.
I figli sono del mondo, ma prima di lanciarli nella meraviglia che ci circonda son figli nostri. L’educazione primaria non può essere insegnata sui banchi di scuola, ma dalla culla al seggiolone, dalle altalene nel parco fino alla gita in campagna dai nonni. Tutti siamo ciò che mangiamo e ciò in cui crediamo. I bulli saranno mai una specie in via d’estinzione? Voglio credere di sì.
In fondo anche i temibili dinosauri alla fine sono scomparsi.

47 thoughts on “E’ bullismo oppure no?

  1. Grande Stefania! Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola.
    Purtroppo ci sono passato e ho visto come funziona, soprattutto ho visto i genitori benpensanti di questi piccoli mostri, che per non ammettere a se stessi di aver cresciuto delle bestie chiudono gli occhi e colpevolizzano la vittima.
    Quando una vittima trova il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, anche se ottiene giustizia, dovrà attraversare il calvario delle spalle girate dei compagni, che chiameranno “infame”, una parola che usano anche i mafiosi!
    Il bullismo c’era e ci sarà sempre, ma ora è la società che sta intorno che è più debole e che, come dici tu, troppo spesso preferisce chiudere gli occhi.

    Liked by 2 people

  2. Non credo che i bulli si avvieranno all’estinzione. Penso che questo tipo di manifestazioni stia cambiando forma e si stia acuendo, spostandosi spesso dalla violenza fisica a quella psicologica. Complici anche, come giustamente sottolinei, tutti i cyber-strumenti oggi a disposizione dei ragazzi. E complice una competitività senza senso che i genitori riversano sui loro figli. A mio avviso non esiste vera differenza tra il bullismo fisico e quello psicologico, ma credo che questo secondo si stia diffondendo soprattutto perché si può sviluppare “più inosservato” e in maniera oggettivamente meno controllabile proprio da genitori e insegnanti. Ho una figlia oggi vicina ai ventidue anni, in prima superiore è stata soggetta a pesantissimi attacchi da parte delle sue compagne, ed è stato un anno di sofferenza profondissima per lei, per la madre e per me. Nella mia esperienza il ruolo del genitore del figlio vittima di bullismo psicologico è molto importante, si soffre, si odia anche chi fa del male al nostro figlio, ma bisogna soprattutto aiutare i figli a superare senza essere sopraffatti, facendo loro capire che la debolezza è di chi li sta attaccando. Spesso, anche nel caso di mia figlia, i colpevoli rimangono impuniti, se non addirittura premiati. Spesso bisogna pagare un prezzo elevato, andare incontro al cambiamento, ma se i figli imparano a superare con autocoscienza questa fase di incomprensibile violenza, allora sviluppano delle armi che possono essere davvero utili nel resto della loro vita.

    Liked by 2 people

    • Grazie Pj per questa testimonianza. Anche io sono madre e so quanto sia doloroso vedere i nostri figli trattati con indifferenza ed emarginazione. Come te ci sono passata e la situazione non è ancora del tutto rientrata. Sto facendo l’impossibile per aiutare l’animo ferito di mia figlia e proprio nel cambiamento si annida la chiave di volta che le consentirà di rafforzare l’autostima. Ormai tua figlia è una donna, spero stia bene e che tutto sia solo un brutto ricordo.
      Un caro saluto
      S

      Liked by 2 people

      • Sì, ora la grande ha superato bene e inizia ad affrontare su solide basi i problemi più grandi che tutti conosciamo bene.
        Ne ho un’altra di figlia adolescente, neoliceale, che, per questioni di particolare sensibilità d’animo, sospetto diventerà facilmente preda di quei suoi giovani coetanei che, per carenze affettive, non sono avezzi all’uso della socializzazione non violenta.
        Speriamo che le nostre figlie trovino dentro di loro la forza per diventare le persone speciali che meritano di essere.
        Un saluto a te 🙂

        Liked by 1 persona

  3. Un serio problema che conosco perchè sono un’insegnante di scuola primaria e il bullismo si sa che coinvolge i bambini e gli adolescenti. La scuola, centro di aggregazione,ma anche la strada, le associazioni, le palestre, ecc…è luogo “privilegiato” per la sua manifestazione. Un bullo di solito non agisce nella solitudine, necessita di altri che assistano alla sua “bravura e superiorità”, quindi la scuola si presta bene a ciò sino a divenirne vittima, anzi no, che dico (!), sino a divenirne colpevole.Il bullo ha carenze affettive e problemi relazionali che tenta di risolvere con l’imposizione e sceglie le sue vittime tra le persone meno assertive, apparentemente più deboli e comunque fuori da certi canoni apprezzati dai più. Ruolo fondamentale hanno i familiari, gli insegnanti e il gruppo dei pari, sia per il bullo che per la vittima.I genitori del bullo sono l’osso più duro, non accettano la sentenza e a volte si incattiviscono più del figlio. I professori non sono mai indifferenti, mai: un bullo destabilizza un gruppo. Possono non accorgersene se il bullo riesce ad ottenere la complicità-ammirazione degli altri e se la vittima è omertosa, ma credimi che se i prof percepiscono la situazione, mettono in atto tante strategie per risolvere il problema. Non è detto che riescano, noi insegnanti non abbiamo bacchette magiche, specie per contrastare e modificare situazioni che hanno origini chiarissime nel nucleo familiare e che tendono a persistere. Il gruppo dei compagni può fare molto per isolare il bullo e dare stima e incoraggiamento alla vittima. Non mi dilungo, avrei tanto da dire anche su esperienze personali, ma il lavoro da fare a scuola è difficile, delicatissimo, cooperativo, non scontato e assolutamente non a breve termine. Bisogna agire sulla relazionalità sbagliata del bullo evitando di isolarlo, punirlo, allontanarlo, favorire la relazione positiva tra bullo e vittima e intervenire sulla famiglia e sul gruppo-spettatore. Facile? No, ma abbiamo l’obbligo di provarci.
    Scusa la lungaggine, ciao
    Marirò

    Liked by 1 persona

    • Per nulla facile tesoro. Lo so. Sono madre di una vittima, ci sono passata e mia figlia sta pagando tutt’oggi il danno. Il mio vuole essere solo un post-denuncia per invitare alla riflessione. Conosco ottimi professori impegnati in front-line sulla questione e so che si tratta di una vera guerra, altresì so che la questione non può essere gestita SOLO dall’autorità scolastica che su più dinamiche ha le mani legate. Dopo anni di riflessioni e dure lotte sono arrivata alla conclusione che se i bulli scontassero una pena (lavori socialmente utili, obbligo a restare a scuola a pulire i bagni… obbligo ad un percorso di recupero psicologico con la famiglia ad esempio), le cose forse potrebbero anche migliorare. Ma si sa, siamo in Italia, i pupini per diventar puponi devono necessariamente farla franca ed esser costantemente difesi da famiglie che non vedono oltre il loro naso. O preferiscono non vedere proprio.
      Tristezza.

      Mi piace

  4. Per nulla facile tesoro. Lo so. Il mio vuole essere un post-denuncia per invitare alla riflessione.
    Conosco ottimi professori impegnati in front-line sulla questione e so che si tratta di una vera guerra.
    Sono arrivata alla conclusione che se i bulli scontassero una pena (lavori socialmente utili, obbligo a restare a scuola per pulire i bagni… ad esempio), le cose migliorerebbero. Ma siamo in Italia, i pupini per diventar puponi devono necessariamente farla franca ed esser costantemente mantenuti e difesi da famiglie che non vedono oltre il loro naso.
    Inoltre temo proprio che il problema non possa trovare una naturale soluzione a scuola.
    Le famiglie di questi delinquenti dove sono?
    Che tristezza, sono basita ultimamente.

    Ho perso le parole

    Nulla di facile, ma non è impossibile.

    Mi piace

  5. Per nulla facile tesoro. Lo so. Sono madre di una vittima, ci sono passata e mia figlia sta pagando tutt’oggi il danno. Il mio vuole essere solo un post-denuncia per invitare alla riflessione. Conosco ottimi professori impegnati in front-line sulla questione e so che si tratta di una vera guerra, altresì so che la questione non può essere gestita SOLO dall’autorità scolastica che su più dinamiche ha le mani legate. Dopo anni di riflessioni e dure lotte sono arrivata alla conclusione che se i bulli scontassero una pena (lavori socialmente utili, obbligo a restare a scuola a pulire i bagni… obbligo ad un percorso di recupero psicologico con la famiglia ad esempio), le cose forse potrebbero anche migliorare. Ma si sa, siamo in Italia, i pupini per diventar puponi devono necessariamente farla franca ed esser costantemente difesi da famiglie che non vedono oltre il loro naso. O preferiscono non vedere proprio.
    Tristezza.

    Mi piace

  6. Mi convinco sempre di più che avesse ragione mio cognato (uno dei fratelli della mia prima moglie, cresciuti nei bar del Giambellino più che nelle aule scolastiche), quando qualcuno aveva atteggiamenti poco corretti nei confronti del figlio (ma anche di altri membri della famiglia) andava direttamente dal padre del bullo e dopo averlo preso per i collo lo agitava come uno shaker. Ti assicuro che nessuno ha mai minacciato denunce (era molto convincente anche in questo senso) e i comportamenti “scorretti” cessavano immediatamente.

    Liked by 1 persona

    • Non è un’idea grama, ma siccome sono contro la violenza per me il detto “se di spada ferisci, di spada perisci” non trova una vera allocazione nelle mie formule mentali.
      E’ indubbio che il problema è di matrice famigliare.

      Mi piace

      • Teoricamente sarei più favorevole anche io al confronto dialettico. Però negli anni ho notato che con alcune persone non serve, si ritengono sempre più forti (o furbi, o ricchi, o protetti ecc..) di te, e quindi è opportuno far crollare queste loro sicurezze.
        Inoltre c’è anche un che di pedagogico nella shakerata del padre davanti al figlio bullo, che potrà così capire con esempio pratico che ci sarà sempre qualcuno più forte di lui pronto a prenderlo a calci in culo.

        Liked by 1 persona

      • Approvo tutto Fedi, ma pare che il “politicamente corretto” non preveda tale dinamica risolutiva.
        Siamo un popolo di incapaci.
        Fosse per me, due sberle assestate bene a padre, madre e figlio sarebbe il top del gasamento. Ma nun se po fa:-(

        Mi piace

  7. Purtroppo più passa il tempo più l’epifenomeno “bullismo” si colora di sfumature tanto fosche quanto inquietanti! Se, in un prima più o meno definito, tale epifenomeno restava circoscritto ai soli “maschietti” da qualche tempo si è allargato anche (purtroppo) alle loro compagne “femminucce”! In altri termini (mi è capitato di persona) rimproverai educatamente una ragazzina (13-14 anni non di più), dicendole di non gettare carte&lattine per strada, strada quale nostro bene comune e costei mi guardò con odio e cattiveria prendendomi a parole degne dei vetusti “scaricatori di porto” e poco mancò che giungesse alle mani; poi ho scoperto, pregio-difetto dei piccoli centri, che la figliola in questione è pargola di un noto professionista locale, quindi non di condizione disagiata e, qui, forse, inizierebbe discorso molto, molto complesso! (per inciso la giovincella, alla fine del lungo volgarissimo sproloquio mi disse che, se volevo e a pagamento, mi avrebbe fatto del “sesso orale” e non aggiungo altro). Con stima e amarezza
    r.m.

    Liked by 1 persona

    • Architetto, è sempre un immenso piacere leggerti, ma la crudeltà della tua esperienza mi lascia basita e mi riporta alla memoria un fatto simile accadutomi circa venticinque anni fa in centro a Crema.

      Difesi un ragazzino delle scuole elementari dagli attacchi verbali di un poco più grande personaggio discutibile.

      Nella foga mi ritrovai incollata alla vetrina della profumeria di via xx Settembre. Mi aveva spintonata nonostante io fossi già adulta e lui solo un ragazzetto.

      Il fenomeno ci sta sfuggendo di mano, come ho già detto è probabile che una pena commisurata potrebbe raffreddare anche gli animi più delinquenti.

      Peccato questo sia un argomento poco adatto a social e forum, perché per affrontarlo seriamente ci vorrebbe un convegno, ma riflettere ogni tanto fa bene a tutti.
      Un abbraccio

      Stefania

      Mi piace

      • vero, si tratta di crudeltà e mi porrei, tra le altre cose, codesti interrogativi: ma, nelle loro case, come si parla? come ci si ama? che aria si respira? Bada che, al netto di (in)utili moralismi, mi sembrano “res” trasversali a tutti gli ambienti sociali e/o economici, che squallore! Abbracci civili
        r.m.

        Liked by 1 persona

      • Non so risponderti. Io vivo la mia vita con un’adolescente che rimbambisco di informazioni utili affinché quando vada in giro non si atteggi da vichinga. So che è ben educata e molto sensibile innanzi alle problematiche altrui. I genitori oggetto di discussione probabilmente sono stati loro stessi bambini disturbati e insegnano ai loro figli ciò che pensano sia un “valore” nella loro visione deviata della realtà: il menefreghismo, la difesa personale ostentata anche innanzi alla realtà (negare sempre e comunque), la prevaricazione come punto di forza, sono atteggiamenti di chi sapendosi perdente su altri fronti garantisce il plauso del branco e ti fa figo. Che tristezza Roberto.
        Sull’argomento ho dei trascorsi personali molto delicati.

        Mi piace

  8. Condivido ogni tuo pensiero e mi dispiace molto, purtroppo bisognerebbe far fare un test d’intelligenza in primis ai genitori che generano mostri simili. Poi, farlo ai nostri politici che vanno in parlamento a fare i caz…i loro, invece di legiferare qualcosa che blocchi queste azioni e tutto il resto, visto come va l’Italia. Un grosso bacio, Giusy

    Liked by 1 persona

    • Sì sa che l’impronta famigliare è causa ed effetto di ogni disturbo della personalità della progenie. Non curarsene è la peggior forma di menefreghismo esistente. La cecità emotiva è un danno irreversibile. Povero mondo.
      Ciao Giusy

      Mi piace

  9. Come non condividere, caspita! Il motivo è nell’inadeguatezza di famiglie e genitori. Tutto parte tanti anni fa, dall’affermarsi di una certa cultura di sinistra e – consentimi – “borbonica”, sempre a difesa delle cause perse per interessi politici o clientelari. Sono stati svuotati di significato i concetti di educazione e senso di colpa ( per chi ha voglia mi sfogavo qui -> https://papillon1961.wordpress.com/2015/03/05/narciso-non-ha-sensi-di-colpa/). La situazione è grave e insopportabile, purtroppo… Un saluto

    Liked by 1 persona

  10. Cara Stefania,
    condivido pienamente le tue parole.
    Sono una mamma che ha vissuto degli eventi sgradevoli durante il periodo della vita scolastica di mia figlia e adesso, da nonna, inizio a vedere all’orizzonte atteggiamenti e movimenti già significativi e ben identificati a danno della mia nipotina di soli 4 anni. La risposta stamattina della maestra dinanzi ad una segnalazione di mia figlia è stata: “E’ l’indole di questo bambino” quasi a giustificare azioni di prevaricazione mal gestite dagli insegnanti a scuola e dai genitori a casa.
    La società è veramente in rotta di collisione: la scuola, le istituzioni, la famiglia… l’impotenza annichilisce.
    Grazie per le tue parole che aiutano a riflettere e a confrontarci.
    Un caro saluto.
    Paola

    Liked by 1 persona

    • Siamo in rotta di collisione, scrivi bene.
      Mi chiedo cosa si può fare per tornare indietro un attimo e fermare questo disastro. Ovunque ci voltiamo c’è caos.
      Un dramma esistenziale.
      Ciao🌷
      Stefania

      Mi piace

  11. Leggo con piacere un tuo commento sul mio blog, un blog malcurato il mio, lo so, ma è un po’ come il diario segreto di un tempo, la mia valvola di sfogo, colui che, zitto zitto è sempre disponibile ad ascoltarmi. Ma non è di questo che voglio parlare, ma del fatto che sono incredibilmente felice di scoprirti, di leggere che non sono l’unica persona su questa terra dei giorni d’oggi a non avere il prosciutto sugli occhi. In un modo un po’ diverso, decisamente meno approfondito, più ‘ignorante’ e forse diretto, parlavo delle stesse cose giusto qualche mese fa.
    Se ti va è qui: https://lavitasecondonoi.wordpress.com/2016/04/22/la-morte-dei-genitori-del-2016/
    Così magari anche tu, come me, potrai non sentirti sola.
    A presto 😉

    Liked by 1 persona

  12. Pingback: Bullismo a scuola – Titolo sito

  13. Pingback: Commento all’articolo sul bullismo a scuola: parla un’insegnante – Titolo sito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...