La guerra ai tempi delle mutande per uomo con proboscide e della coca cola

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Ieri sera, mentre navigavo, mi sono imbattuta in una candid esilarante accostata in modo perfettamente simmetrico ad una notizia relativa alla Siria. Non sapendo quale link aprire ho optato prima per la burla e a seguire lo sfacelo che si sta consumando nella Regione dei migranti.

Il primo video mi ha piegato le labbra in un sorriso tra lo stupito e l’inesorabile. Una donna incinta, accompagnata dalla madre dalla ginecologa per una ecografia di controllo, vede apparire sul monitor del medico… dapprima un bambino stilizzato di circa quindici centimetri con tanto di testa, braccia e gambe che si flettono, per poi diventare due gemelli che danzano al ritmo di un Charleston.

Il secondo video mi ha destabilizzata per contenuti,violenza, odio e l’assurdità di una guerra che in cinque anni ha devastato una Regione causando la morte di migliaia di persone. Non voglio polemizzare o fare quella che si scandalizza per quanto circola in rete, ma chi si occupa di sfornare gli articoli per il popolo dei naviganti, ha un minimo di consapevolezza relativa a come accostare le notizie? Da quando l’informazione invece di essere servita con regole legate agli spazi, alle tematiche ed all’utenza, è sputata come capita sulle colonne dei social, nelle home dei siti di varia natura, gossipari e non?

Devo ammettere che da qualche mese a questa parte sono leggermente frastornata.

Ovunque giungo col mouse, mi colano articoli socialmente utili abbinati a quintali di merda spalmata, dalla pubblicità delle mutande per uomo con proboscide, alla coca cola in abiti natalizi (a novembre?), fino a giungere a video bufale o articoli dai titoli subliminali che invitano al click. Ad ogni “push your button” son euro che cadono nelle tasche dei soliti noti?

Sarà che il mio proverbiale spirito di adattamento in questo momento di vita è poco sviluppato, sarà che ovunque mi giro vedo gente insoddisfatta, sarà che ho pagato a caro prezzo l’equilibrio che posseggo, che non posso fare a meno di chiedermi quando arriverà lo schianto. Sì, avete letto bene: lo schianto. La sberla. Il super-botto finale. La frenata che romperà tutti i denti. L’aLt, lo stop signori… si torna indietro. La sensazione feroce, inconsolabile e temeraria che sia già arrivato, me la ricorda ogni mattina la mia mandibola che a furia di bruxare mi sta creando danni irreparabili nonostante il bite.

La manipolazione dell’opinione pubblica attuata attraverso la propaganda consentita dai mezzi di comunicazione di massa dovrebbe esser punita. La guerra quotidiana che si consuma sui social tra cittadini che si insultano a piede libero dovrebbe esser punita. Il bullismo psicologico dovrebbe esser severamente punito. Il vandalismo, l’intolleranza, l’omofobia, il razzismo e la prepotenza dovrebbero essere puniti.

Io mi sento in guerra, nonostante dal cielo non piovano bombe sulle case e i Mcdonald dove i nostri bambini continuano a bere litri di coca cola e mangiare patatine fritte son sempre di moda. Ma lo sanno i figli del mondo che questa vita gliela stiamo servendo a brandelli?

La sera non devo più navigare. No, ho deciso che dopo il lavoro obbligato al pc, spengo tutto e mi metto a leggere un buon libro. Quand’ero ragazzetta vivevo benissimo senza l’informazione dell’ultimo minuto. Giocavo a briscola con mio padre e l’ultima cosa che vedevo era il sorriso di mia madre. Una chiusa di giornata ineguagliabile se penso che ora serro gli occhi dopo aver impostando l’Iphone in modalità silenzioso e aver intravisto il ghigno di Bruno Vespa.

Questo mondo mi sembra tanto una prigione ove tutti combattiamo silenziosamente. Chi mi sa indicare la mia cella d’isolamento? Ho bisogno di disintossicarmi, mangiare pane, burro e marmellata, raccogliere i soffioni sugli argini dei fiumi e passeggiare nei campi senza sentire lo squillo del telefono, il tonf dell’sms, il bip di whatsApp, le notifiche di Twitter, Fabebook e Instagram. Sono stanca della comunicazione di massa. Se qualcuno deve dirmi qualcosa prenda la bicicletta e venga direttamente a suonarmi il campanello di casa.

Why not? It’s impossible?

51 thoughts on “La guerra ai tempi delle mutande per uomo con proboscide e della coca cola

  1. A me piaceva moltissimo andare in bicicletta… peccato che i miei genitori mi limitavano. Ora potrei anche venire a suonare al tuo campiello di casa, ma non ho più la bicicletta.
    Bando alle ciance, hai scritto qualcosa di buono, e, devo dirti che quella foto mi ha fatto proprio ridere: “Ma dove siamo arrivati!!!”.
    Devo comunque dirti che non ho né Facebook né tutti gli altri. Ho solo un telefonino che uso con grande piacere per fotografare… qualche volta.
    Buon pomeriggio.
    Quarc

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  2. Una cosa positiva (ve ne sono 😛 ) che la rete mi ha insegnato è l’esser concisa, quindi la frase che per me raggruppa tutto è “Il problema dei social sono le persone”.

    Le stesse che non si informano, le stesse che cercano rivalsa di vita virtuale, le stesse che nel reale ti sorridono e appena ti giri parlano male di te.

    Quando si parla di rete/social mi viene sempre in mente una frase di eoni fa, quando la rete non esisteva: “Con la dinamite puoi scare tunnel per avvicinare la gente o uccidere la gente. La differenza la fa l’uso che ne fai”

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  3. Credo siamo davvero in tanti ad essere stanchi della comunicazione di massa, stanchi dei bip del telefonino che non sanno distinguere se sono dei bip importanti oppure no, stanchi delle notizie dei telegiornali confezionate secondo schemi dal cliché robotico, stanchi di navigare all’interno di siti dove l’informazione interessante è spesso presente, ma nascosta dentro un testo da scorrere con circospezione facendo la gimcana tra invitanti pubblicità per non cliccare nel posto sbagliato e “cadere nelle tasche dei soliti noti”. Ho fiducia che la tua premonizione del “super-botto finale” si avvererà.
    A volte, però, mi fa sorridere e nel contempo mi incupisce molto il fatto che tra una pubblicità e l’altra su youtube vi sia un vecchio sketch di Natalino Balasso testimonial smartphone (mi è venuto in mente leggendo la tua frase finale. Per chi non l’ha visto davvero divertente). Mi sembra un presagio sinistro, come se per lottare ed arrivare al botto finale che ci liberi dalla banalità sarà inesorabilmente necessario utilizzare le stesse armi offerte da questo mondo di oggi.
    Sono stato un po’ lungo, ma perdonabile, perché questo tuo tema di oggi mi sta molto caro. 🙂

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    • Non sei mai lungo pj, le tue riflessioni sono molto apprezzate dalla sottoscritta. Ho compiuto 48 anni da un paio di settimane e spesso invidio mia madre. Lei viaggia solo in bicicletta, utilizza il telefono per rispondere perchè in famiglia glielo abbiamo imposto, non ha la benchè minima idea di cosa significhi navigare virtualmente e il suo tempo migliore lo impiega giocando con i nipoti, andando al mercato dei fiori o passeggiando in giardino tra le piante di papà. Io, che l’ho sempre guardata come un’aliena, oggi vorrei essere lei.
      Ti abbraccio

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      • Personalmente penso che aver fatto il passaggio nei mondi virtuali, averli vissuti e viverli e aver imparato a discernere anche in essi, sia motivo di completezza per la persona. Certo, raccogliere i soffioni lungo i fiumi ha un sapore differente, ma ci sono molte forme di contatto umano cariche di ricchezza.
        La tua invidia verso tua madre è giustificata e nel contempo forse è resa ancor più saggia e piena proprio dalla tua esperienza. In fondo noi siamo l’essenza dei nostri genitori che evolve, così come i nostri figli sono e saranno la nostra.
        La Bilancia è un ottimo segno. 😉
        Ricambio l’abbraccio di cuore. 🙂

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  4. La foto della testata articolo è quanto di più disgustoso io abbia mai visto. Non potevi scegliere meglio (o peggio a seconda dei punti di vista) per attirare l’attenzione sull’articolo e per riassumerne il senso.
    Sul citofono invece non sono d’accordo, meglio essere preavvisati di una visita che potrebbe essere inopportuna e/o nel momento sbagliato.

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    • La foto l’ho trovata nel web con tanto di articolo e commenti. Ritengo come te sia terrible, ma rendeva l’idea. In un mondo dove l’immagine è diventata un must, non volevo disilludere chi come me ha il dono dell’ironia per saperla soppesare.
      Sul citofono, contrariamente al tuo pensiero che comunque rispetto, ritengo sia giunta l’ora di sdoganare questa sorta di “buon ritiro dell’orso”. Una volta i vicini di casa, gli amici ed i parenti venivano a casa senza troppe storie. Si stava tutti insieme e si comunicava a parole, non tramite sms. Questo intendevo. Poi ognuno è libero di interagire con il prossimo come crede. C’è gente che si nega anche ai genitori, perché per loro… è sempre il momento sbagliato.
      Buena vida👍🏻

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  5. L’ho già dett e lo ripeto, rifiuto alcuni modelli di “social” e quindi ne faccio a meno; non ho tempo né voglia di scavare in tonnellate di fango nella speranza di trovare un diamante. Magari mi perderò qualcosa, ma certamente non il mio tempo tra inutili foto di gattini e bufale (non gli animali) galattiche. Leggo due quotidiani on line, questo sì, per confrontare le diverse versioni della medesima notizia, e per il resto cerco di selezionare con cura i mezzi più ancora che i loro frequentatori.
    Snob? Orgoglioso di esserlo 😜

    E comunque, quando mi sveglio con la mia “fidanzata” preparo fette di pane (quello vero, meglio se toscano senza sale) con burro e marmellata per la nostra colazione. E il telefono lo “dimentico” in un’altra stanza.

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  6. Una due ruote ce l’ho…(due a dire il vero, ma a motore). Una cosa da dirti ce l’ho. Manca solo l’indirizzo 😃

    Non ho mai avuto account su social network ma in tutti questi anni ho avuto modo di farmi un’idea: la libertà con cui ciascuno di noi può pubblicare su web qualsiasi tipo di contenuto o opinione o pensiero, vero o falso che sia, fa si che, vista la grande varietà di individui in circolazione, quel tipo di mutande a proboscide sia magari una grande invenzione. Sulla testa di qualcuno ci starebbe magari a pennello. No? 😁

    Scherzi a parte. Penso sia davvero troppa la vita sprecata da molti. Si perdono i sensi (touch a parte). Le sensazioni. Le emozioni vissute con gli occhi conficcati negli occhi. Belle o brutte che siano.

    Un lato positivo c’è però. Il web può avvicinare chi si vuole bene ma e’ lontano fisicamente. La famiglia, nel mio caso.
    😉
    L.

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    • Infatti alcuni social sono nati esclusivamente per ritrovare amici, parenti o persone care che il tempo e le circostanze hanno allontanato. Oggi si è amici su Facebook poi se capita che t’incontri per strada manco ti saluti o riconosci. Pazzesco!
      Quindi ti manca l’indirizzo? Se decidi di fare un salto in quel di Crema avvisami che ti faccio da navigatore😁

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  7. Sei fantastica ! Hai perfettamente ragione, qualcuno dovrà darci un taglio prima o poi, stiamo davvero esagerando quando anteponiamo il virtuale al reale. Comunque per le mutande la storia si ripete, a Palazzo Vecchio a Firenze in una visita guidata nelle stanze dei Medici, un gruppo teatrale ha ritrovato gli abiti dell’epoca e c’erano i pantaloni con il “fodero” per i maschioni dell’epoca ! Per un ritrovo, è da quando ho creato il blog che auspico una cena di blogger, chissà se riusciremo a farla ? 🙂 Roberto

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    • In effetti la mutanda con la proboscide non è nulla di nuovo, le mode tendono a ripresentarsi. Cambiano solo i nomi ed i tessuti.
      Sul taglio da te preventivato, auspico sia deciso e feroce.
      A parte il blog che è aperto per mia scelta e gestisco con i tempi dovuti, i restanti social sui quali sono presente per motivi letterari sono in bilico. L’istinto di chiuderli è fortissimo, ma pare che per ora non mi sia concesso.
      Giusto o sbagliato, non lo so.
      Sento solo il disagio.
      Enorme.
      Un saluto e a presto per una cena, se mai si riuscirà a ritrovarci.
      Stefania

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      • Ah ah ! Non sono un talebano ! I tagli non li decidiamo solo noi, i tempi cambiano e basta. Magari fra 20 anni non ci sarà più il grande fratello e Vespa farà la fine di Biagi, forse in modo diverso. Anche le rivoluzioni se analizzate in archi temporali ampi hanno lasciato tracce risibili nei comportamenti umani. Ci vuol altro ! Quello che auspico è solo un uso più intelligente dei social. Per la cena blogger mi iscritto ad un gruppo su FB , ma ci sono 11.000 iscritti , o dove si fa poi la cena se vengono tutti ????

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  8. Del web non mi piace il fatto che non è facile definire le fonti e gli schieramenti. Preferisco informarmi tramite canali istituzionali che so schierati su fronti diversi per cercare di formarmi una opinione facendo il confronto con la mia testa. Se fai caso, sul web è abusato quel tono di chi vuol farti credere di essere depositario della verità assoluta.

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  9. ma che bello leggere i pensieri di qualcuno che la pensa esattamente come te…l’isolamento è inevitabile in quest’epoca di “speciazione” in cui una sparuta specie figlia si sta staccando dalla massa madre destinata a finire… my compliments!

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      • Ma figurati…il ritardo è una forma di convenzione ed in questo caso non ha motivo di esistere. E’ bello leggere, scritti da altri, i tuoi stessi pensieri e sensazioni…sono convinto che ci sarà una ricostruzione evolutiva di questo sistema ormai alla frutta ma per adesso siamo ancora troppo pochi…ma, come dici giustamente tu, teniamo duro… 😉

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  10. Carissima , dirai : toh, ecco qua una che è sparita da tempo… In realtà mi rammarico di girare poco tra i blog ma ultimamente sono piena d’impegni familiari, fare la nonna in primis con un divertimento in questo caso totale. Arianna è di una vitalità e dolcezza insieme che mi conquista giorno dopo giorno. Ora si aggiunge anche il fatto che parla senza tregua, e i suoi ” che fai nonna, cos’è nonna?” sono continui. Sarà il prenderla talvolta in braccio, unito allo stare troppo davanti al pc per scrivere poesie, che forse mi ha portato a dover sopportare pure un forte dolore alla spalla destra. Fisioterapia ad oltranza mia cara. Comunque non ti dimentico. Per tornare a quanto dici, ti dirò in effetti che quando andiamo in Francia in vacanza per noi è una liberazione. Niente giornali, niente tg, Cellulari di vecchia generazione, poco usati solo per sapere dei figli e basta. Isolamento totale per venti giorni. Questo è vivere assaporando ogni istante e godendo di quello che ti circonda. Al diavolo tutto il resto. Senza i social si vive benissimo. Un bacione cara Stefy. Isabella

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    • Isabella ti comprendo, non fartene un cruccio. Anche io presenzio saltuariamente, gli impegni sono parecchi e il web ci accoglie solo quando è possibile.
      Un abbraccio a te e famiglia❤️❤️

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  11. Ciao Stefania. Anch’io vengo qui per la prima volta. Prima di commentarti ho fatto un giro panoramico sul tuo blog per capire con chi mi sto interfacciando. Vedo che in alcune cose siamo simili, tipo avere scritto qualche libro. Io comunque ho smesso di scriverne non tanto per la delusione del risultato economico (non mi interessava) ma per la difficoltà di raggiungere un pubblico più vasto dei soliti quattro amici e parenti. Se non sei supportato da una casa editrice nota sul mercato, non ci sono santi. Difficilmente si può accalappiare una platea decente che sia in grado di gratificarti. Comunque la mia delusione è durata lo spazio di un mattino, non avendo interpellato nella mia vita che un solo editore conosciuto: Baldini-Castoldi-Dalai che, dopo avere ricevuto il mio secondo manoscritto ha chiuso i battenti… 😀
    Bene, dopo questo pistolotto introduttivo, vengo al commento. Un bel post, il tuo, condivisibile in ogni sua parte, tant’è che, almeno da un anno guardo raramente la televisione e frequento poco o niente i Social. Facebook, Twitter, Pinterest mi subissano giornalmente di notifiche che io ignoro sempre. Li guardo di tanto in tanto, ma solo quando pare a me. Per cui, in un certo senso, mi salvo da quelli che sono i video sopra le righe ed evito di entrare in polemica con chi supera il limite della decenza verbale nei commenti. La sera mi guardo un film sul pc o leggo un libro. Cosa che trovo rilassante davvero.
    Prima di salutarti cordialmente mi ha fatto piacere notare che abbiamo qualche amico in comune.
    Nicola

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    • Nicola, che piacere trovarti qui e scoprire che anche tu hai lambito il mondo perverso dell’editoria. Ci sarebbe molto da dire, ma preferisco stendere un velo pietoso nonostante io sia tutt’oggi sul mercato e continuerò ad esserci.
      È un mondo a parte che va compreso solo se si entra nella logica del business (che vogliono gli editori) diversamente cippa.

      Lieta di apprendere che condividiamo le medesime sensazioni sul mondo perverso dei social e che qualche caro amico ci accomuna.
      Io amo andare al cinema, fosse per me andrei tutte le sere.
      Un caro saluto
      Stefania

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