E’ difficile o impossibile?

voto-nel-vuoto

Stamane, mentre mi avventuravo nella giungla cittadina, pensavo che tutto è diventato difficile, guidare nel traffico caotico, fare la spesa al supermarket negli orari diurni, trovare un tavolino d’angolo per mangiare un panino al volo, addirittura convolare a nozze. Non credo manchi la volontà o l’entusiasmo, è oggettivamente difficile vivere una vita semplice e pacifica. Uno scherzo non da poco arrivare con qualche soldo in tasca a fine mese per chi ha uno stipendio, figuriamoci per chi il lavoro l’ha perduto o non riesce a trovarlo. Si fa fatica a credere che in trent’anni il mondo abbia indossato il “turbo” come fosse un abito, ignorando chi, a causa di questa frenesia collettiva, si perde per strada e non riesce a ritrovare la bussola dell’esistenza. È una sensazione devastante che coinvolge tutti a ogni livello. Anneghiamo in leggi che cammin facendo si complicano a piacimento di chi le crea, nei problemi di salute, nelle preoccupazioni per i figli, nei vaffanculo liberi che piovono torrenziali per qualsiasi motivo e poi … guardiamoci, siamo sempre più soli. Accantonando un attimo l’amore e l’amicizia che nel mio cuore sono salvi a prescindere perché resto una donna d’altri tempi, ciò che percuote questo nostro vivere rendendolo drammatico è la pressione che il contesto esercita e ci incunea nella sensazione claustrofobica che siamo in perenne ritardo. Si comincia a correre appena desti, si va a dormire divelti e passiamo il week end a mettere insieme i cocci. Che cazzo di vita stiamo vivendo? Quella che hai voluto, mi potrebbe rispondere qualcuno ma quando ho scelto… il perimetro era ben diverso, risponderei piccata, poi sono arrivati i nuovi yuppies, le norme che modificano le cose che andavano bene riempiendole di parole inutili e di carta. Sono arrivati quelli che credono di sapere tutto e invece sanno solo riconoscere il profumo dei soldi, si inventano la new economy, cosa comprare, come comprare, ciò che è buono da ciò che non lo è, massacrando a più non posso se non cammini nella direzione che impongono. Non volevo citare in questo post i tagliatori di teste ma vogliamo dirlo che oggi sono di gran moda i super-capi che se non sei performante fino al non-sense… non vali più niente e in 48 ore ti ritrovi segato e sostituito con il collega che non sa un cazzo ma è immensamente più stronzo? È diventato complesso fare qualsiasi cosa, l’imprenditore, l’insegnante, l’allevatore, il genitore e anche il prete. Tanti anni fa si faticava perché sulle tavole mancava il pane, sbarcare il lunario significava avere la garanzia di una cena calda ma poi la sera si stava tutti insieme a parlare, le nonne facevano le trecce alle nipoti, i bimbi ascoltavano i ricordi della guerra degli anziani e tutto era calmo mentre il torpore dei camini accesi confortava e leniva. Oggi la solitudine corre sui Wi-Fi delle interconnessioni, in chat di maschere artefatte necessarie per sopravvivere al riflesso degli specchi dove ci facciamo i selfie. Oggi è difficile anche alzarsi dal letto se non hai una motivazione forte. Sono una guerriera, l’ho sempre detto e state certi che morirò sul campo di battaglia ma se in passato per avanzare bastava l’entusiasmo oggi non è più sufficiente. Devi avere l’appoggio di chi conta, le ali ai piedi, il portafoglio a fisarmonica, un garage colmo di integratori per aiutarti a sostenere i ritmi e soprattutto devi avere lui… il culo. Un grandissimo benedetto culo, di quelli che la sfortuna quando lo vede cade a terra tramortita e ci resta. Ricordo che alle elementari “difficile” era fare un bel disegno come quello di Emanuela (terza fila a destra), lei sì che colorava come se stesse danzando sulle punte. Alle medie “difficile” era risultare gnocca ai ragazzi di terza consapevole che non avevi né tette né curve acchiappanti. Al liceo “difficile” era superare il compito in classe della professoressa Premoli, anche se ti faceva ripetizione era garantito che prendevi 3 periodico, ma erano difficoltà che non toglievano il sorriso, il colore del viso, il peso, la luce negli occhi. Oggi la “fatica” è diventata una costante che non trova conforto nemmeno nella gratificazione, perché la meritocrazia si è persa agli albori dello stato italiano e tutto converge verso il successo di pochi e la crisi di tutti gli altri. Le difficoltà si chiamano tali perché con stimolo e intelligenza si potrebbero superare ma quando cronicizzano non appartengono al concetto di normalità, sono uno stato sociale, un dramma, un alert di grave condizione generalizzata che sta strozzando. Stamane mentre pensavo a tutto questo c’era il sole e i campi mi dicevano: “Scendi da quella cazzo di macchina che ti sta rubando la vita e siediti sulla terra fredda e dura, ascolta il battito della crosta terrestre e comportati come il fiore che sei” ma ero in ritardo, ho nascosto i petali nel cappuccio del cappotto e mi sono messa a correre insieme agli altri verso non si sa cosa e per quale motivo, con un sogno in tasca grande come il mare e la paura vera di non vederlo realizzare mai.

È notte, tutti dormono ma io non posso riposare, da quando il sinonimo di “difficile” è diventato “impossibile”?

Stefania Diedolo

58 thoughts on “E’ difficile o impossibile?

  1. che dire se non che tutta codesta sorta di “summa/complicazione” serve solo e soltanto a farci vivere peggio di prima!!? E con esclusione di pochissimi che ci sguazzano!? Leggi et Norme sempre più illeggibili, infarcite da un inglese a buon mercato privo di ogni senso l’insieme teso a rendere impraticabile anche il più semplice atto prima risolto con il buon senso (ovviamente in senso lato, ci mancherebbe)!! Quando leggo una “cosa” e trovo un termine anglofono (usato più a sproposito che con cognizione razionale) mi rifiuto di andare avanti, con ciò non vorrei passare per nostalgico di un regime che voleva italianizzare tutto con effetti più ridicoli che sostanziali ma a tutto c’è un limite! Un saluto
    r.

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    • Caro Architetto, l’impressione generale è pessima. Tutto converge verso l’impossibile e la gente è stanca di lottare anche per farsi prescrivere le analisi del sangue. Il caos regna sovrano in ogni ambiente, ufficio, impresa, realtà commerciale. Tutto è da fare per ieri al minor costo possibile, così facendo, noi che non siamo programmabili come robot, stiamo implodendo.
      Un abbraccio
      Stefania

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  2. Buongiorno Stefania, era un pezzo che non ti leggevo e non credo sia per mia distrazione. Mi spiace ritrovarti con questi temi cupi anche perchè non posso non darti ragione.
    Ps
    Complimenti per la nuova foto della testata, la cui espressione positiva è il miglior modo di far barriera alle nefandezze che subiamo.

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    • Ciao Joseph, sono stata assente giustificata. Stavo chiudendo un romanzo e ho avuto poco tempo per il blog ma come vedi appena mi è stato possibile sono tornata. Il tema di quest’oggi è cupo perchè è reale. Come sempre mi limito ad osservare la realtà che ci circonda. E’ tutto più difficile o veramente stiamo facendo la parabola verso l’impossibile?

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  3. Cara Stefania,
    purtroppo questo tuo post di oggi meriterebbe più attenzione di quella che riceverà. Tutti i lettori saranno vittima dello stesso “male comune” che è il centro del tuo racconto e non passeranno, come tutti dovremmo fare, ore e ore, giorni e giorni, ad andare in profondità. Comprendere. Analizzare. Ridisegnare. Migliorare. La vita e la società. Casualmente questi quattro verbi sono anche i verbi che, per lo meno nella mia vita lavorativa degli ultimi anni, scopro essere stati aboliti.
    Non ruberò tempo prezioso con la mia visione dei perché tutto ciò che dici sia drammaticamente vero. La vita delle persone segue regole semplici, e va come va spinta da regole semplici. Dietro tutto questo disagio dell’esistere c’è l’informatica (viaggia troppo veloce e i nostri neuroni confusi e i nostri impulsi ossessivi compulsivi non hanno imparato a governarla), c’è il denaro (da troppe decine d’anni non segue più nessuna relazione con il benessere a cui era sempre stato collegato dai tempi dei baratti in poi), c’è la difficoltà a trovare idee originali in ogni campo ( e paradossalmente, piuttosto che appoggiarsi ancora su idee trite e ritrite una parte dell’umanità preferisce appoggiarsi all’ignoranza autoreferenziale).
    Ora che vedo la lunghezza delle mie parole scopro che ho rubato troppo tempo prezioso. Ma a mia parziale discolpa confesso che qualche volta nei miei viaggi interminabili mi capita di fermarmi. A volte volontariamente decido anche di arrivare in ritardo alle riunioni che mi aspettano ( tanto la classe dirigente italiana è gravemente colpevole di una parte importante del nostro disagio ). Non mi siedo sulla terra fredda, ma faccio comunque qualcosa di molto simile ad “ascoltare il battito della crosta terrestre”. E quelli sono alcuni dei momenti in cui mi sento più felicemente realizzato.

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    • Ciao Pj.
      Pensa, questo post l’ho postato su un social tre giorni fa, ha avuto oltre cento commenti e credo 200 like. La gente che ha bisogno di uno scambio, di credere che non è la sola a vedere la realtà contaminata, cerca qualcuno che glielo possa confermare. Io mi sono limitata a una fotografia, c’è chi la osserva e sta zitto e chi si mette a urlare. Ormai le piattaforme più veloci per interagire sono i social dove ti scrivono anche persone che non sanno scrivere per intenderci ma sono immediate e spontanee, non si aspettano nulla in cambio e ti dicono esattamente cosa pensano sperando di trovare conforto. Andare in profondità è facile se qualcuno ti guida come ho fatto io con queste poche righe, chi resta in superficie per principio… lo fa anche nella quotidianità e non è “mio amico” 🙂 Dimmi un pò, come stai? Stefania

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      • Il post social ha avuto tanto seguito perché il disagio è diffusissimo, la gente lo sente, ma non lo comprende. Chi lo focalizza un po’, lo isola con lucidità, acquisisce il fascino della saggezza e l’aura dell’ascolto proattivo.
        Di certo avrai un sacco di “non amici”, ma sei in buona compagnia, ultimamente ho proprio un’avversione totale alla superficialità, tant’è che spesso ho il dubbio di aver imboccato una deriva pedante che mi allontanerà dal mondo.
        Per il resto dalle mie parti si passa un momento difficile. Professionalmente soffro una incompatibilità conclamata con la dirigenza della mia azienda e sono immerso in una partita a scacchi che potrà finire solo patta e non varrebbe la pena giocarla. Poi, quando il lavoro allenta la morsa, mi basta una mezza uscita alla sera e sono avvinto irrimediabilmente per settimane da un ossessivo bisogno di un prepensionamento di diciassette anni.

        Tu come te la passi?
        Da una chiacchiera fatta molto tempo fa mi è rimasta una latente curiosità di scoprir che si nasconde dentro il tuo nuovo libro. Sarebbe, io penso, giunto il momento di sgretolare il muro che tiene blindata quella curiosità.

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      • La superficialità sta alla mia testa come le scarpe da ballerina classica ai miei piedi da pallavolista, mi salva giusto l’ironia di cui sono intrisa, nonostante tutto. L’orsa che vive in me da tempo ha scelto il cerchio chiuso della famiglia e massimo la compagnia di 4 amiche, le stesse da trent’anni. Come vedi non sei l’unico a rifuggire quest’epoca, siamo abbastanza simili. Se poi mi parli di prepensionamento, farei carte false per dire addio all’azienda che mi paga lo stipendio ma sono ancora troppo giovane.

        Il libro.

        Da due settimane è veramente finito. Posso dirti che si intitola Karmel e narra l’esistenza di una donna. Copre circa quarant’anni di vita. Dipana argomenti contemporanei e passati mischiandoli con il karma e il senso della vita. È una trama articolata. Una giornalista amica che l’ha letto in anteprima lo ha definito una montagna russa dalla quale non puoi scendere fino alla fine. Non posso svelarti molto altro, mi resta la speranza tu abbia desiderio di leggerlo quando verrà pubblicato.
        Spero presto.

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      • Le Orse, non importa se sono maggiori o minori, abbelliscono il cielo.

        Quanto al libro puoi stare tranquilla sul mio desiderio di leggerlo. Desiderare è una delle essenze della vita.
        Speriamo esca presto e magari speriamo sia presentato presto in qualche luogo dell’Italia che stia al di sopra del parallelo che attraversa Roncobilaccio. Se così fosse potrebbe capitare facilmente che un Pj qualsiasi compaia nell’anonimato più completo alla presentazione per acquisirne una copia leggibile. 🙂

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      • Io vivo a Padova, ma è più corretto dire che abito nel nord italia, è facile incrociarmi in qualche punto del trapezio scaleno Milano, Udine, Padova, Collecchio. Per una qualsiasi presentazione a meno di duecentocinquanta chilometri dal trapezio, il tempo si troverà facilmente. 🙂

        Anch’io amo le stelle, in un lontano passato ho pure cercato di studiarle.

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      • Nel mentre si attendono le stelle cadenti con il naso all’insù è normale apprezzare anche le legnose e fulgide stelle fisse. E’ un effetto collaterale del desiderare.

        Avremo occasione. 🙂

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  4. Io corro, corro sempre, ed una volta raggiunto un obiettivo un altro incalza.
    Ma mi sono imposto di rallentare, di tanto in tanto; e così mi fermo, scendo dall’auto, raggiungo la piazza del paese (quale che sia), mi siedo ad un tavolo all’aperto di un bar, ordino qualcosa ed osservo le persone che passano. E provo a parlare con tutti, anche se alcuni mi guardano con sospetto

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  5. mmmmmmm… che bel post leggero e spensierato 😀 😀 😀

    credo di averlo già detto ma in ogni caso… repetita juvant, non mi fido e non mi fiderò mai delle persone iper impegnate che hanno sempre migliaia di cose da fare e non si fermano mai, non mi fido perché vivo nella convinzione che fuggano da qualcosa, qualcosa oltre quel già preoccupante “IO”. Vale anche per tutti quei soggetti che si lasciano fagocitare, triturare dai meccanismi senza opporre resistenza alcuna, addirittura sotto profili ideologici. Le pecore hanno bisogno di seguire tutte insieme un caprone col campanaccio, se non lo fanno vengono azzannate dai cani pastore, questa è la fotografia della società moderna, ovviamente in piena involuzione

    carissima Stefania, in questa epoca di effimeri arzigogoli diventa impresa titanica assimilare un concetto elementare, disarmante… negli ultimi 50anni il mondo è cambiato più di quanto non sia avvenuto nei precedenti 5.000, dimmi, secondo te (domanda neanche poi tanto retorica), è poi così difficile razionalizzare e accettare il fatto che non tutti viaggino alla stessa velocità???

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    • Questo post ce l’avevo sulla lingua dal 2 gennaio, doveva uscire prima o poi 🙂

      Non è affatto difficile razionalizzare se hai una testa pensante… ma il caprone non ha raziocinio e le pecore devono prendere lo stipendio a fine mese.
      La scelta diventa: muoio di fame o muoio di stress?
      La risposta non ce l’ho.

      Un abbraccio grande esimio, è sempre un piacere trovarti tra le mie parole.

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  6. Tutte le volte che mi tocca scaricare pagelle, iscrivere online alle superiori, prenotare carte d’identità sul sito del comune, scaricare libri di testo o elenchi online.
    Ecco, non so.
    Penso a tutti quelli che non vogliono, non possono permetterselo e sono davvero molto perplesso.
    Mi monta una cazzo di carogna anarchica.
    E non mi venite a dire che la carta è diminuita.
    Balle.
    Il turbo, come lo chiami tu, vale davvero la pena?

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    • Il “turbo” è l’equivalente di un calcio nel sedere, non ne vale la pena e mi fa incazzare. Una rincorsa sempre tardiva annegata nella carta, questa è la nostra vita. Seppelliti nelle leggi che non guardano in faccia nemmeno a Cristo mi chiedo che diamine sta succedendo. Sono stressati i bambini, ti pare normale? A me no. Sembra non importi a nessuno.

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  7. Ciao Stefania
    buon spunto di riflessione che descrive un aspetto di quello che siamo. In tutto questo correre io ci vedo pure un pericoloso parallelismo con l’atto di consumare. In una società istruita e programmata a consumare, non viene risparmiato nulla. Ed è buffo pensare che noi ci alla fine ci estingueremo perché ci vogliono far credere che quella sia l’unica via che ci permetterà di sopravvivere. Tornare alla terra, a quel capolavoro sospeso in mezzo al cielo che è fonte della nostra esistenza. Un caro saluto

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    • Ciao Roberto, la tua osservazione è perfetta, la corsa e il consumismo viaggiano alla stessa velocità. Ci siamo già incuneati in un meccanismo che non prevede sconti o rese, mi chiedo cosa dovrà accadere per arginare lo schianto che presto o tardi ci attenderà. Ho paura a trovare una risposta.
      Un caro saluto a te
      Stefania

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  8. Credo che l unico compromesso sia rubare spazio poco tanto ognuno sa cosa può permettersi per guardare l effimero per ricordare per emozionarsi nel nuovo come nel vecchio.come diceva l anacoreta sulla pianta al viandante che lo guardava ammirato…chi e’ l eroe del nostro tempo? Noi di certo 🌹

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    • Ciao Ariel, certamente riservarsi degli spazi è diventato fondamentale. Il problema è riuscirci. Da quasi un anno mi sono obbligata ad andare a marciare anche quando piove e tira vento. Sono i miei 10 km senza l’automobile sotto il sedere e non intendo rinunciarci. Lo faccio a orari improbabili ma dopo mi sento decisamente meglio.
      —-
      Io non mi sento un’eroina di questo tempo, piuttosto una che passa le giornate a sopravvivere🌷

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    • Dal di fuori non si vede nulla perché tutti corrono e non si guardano in faccia, Giusy… ma dentro è tutta un’altra storia. Raccontarcelo non muta la realtà ma non ti fa sentire abbandonato. La condivisione scalda i ❤️
      Ti abbraccio

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      • Manco da molto tempo, chissà se riuscirò a ristabilire un po’ di rapporti con persone virtuali che esprimono nello scrivere tante cose che che spesso e volentieri nella vita concreta non emergono. Un bacio 😘

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      • Anch’io sono poco assidua su wp ultimamente. Il lavoro, la famiglia e gli impegni in generale mi impediscono di trovare spazio per un luogo che peraltro amo molto. Perchè hai ragione quando dici che in questi salotti virtuali esprimiamo cose che poi nella realtà non emergono. Tornando al post siamo talmente impegnati a correre che dimentichiamo le cose importanti come le riflessioni e la condivisione. Speriamo questa nostra ricchezza interiore ci porti lontano, ti mando un caro saluto

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  9. Cara Stefania,
    Ho letto, anche empaticamente, il tuo grido di dolore… che non è solo il tuo, ma di mezzo mondo… che però non se n’è ancora accorto.
    Io sono ormai diventato vecchio davvero e posso solo cercare di raccogliere qualcosa. Ho pensato spesso a chi deve ancora combattere… e alla malvagità di chi “sguazza nel torbido” dopo aver distrutto buona parte del genere umano… per poter insieme a pochi adorare il “dio soldo”.
    Ho pensato però che esiste ancora una meravigliosa ricchezza interiore… che nessuno potrà rubarci.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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    • Ciao Blu, non avrei mai voluto dipingere l’umanità come un ossimoro… ma le contraddizioni della vita moderna ci hanno fatto perdere la bussola del buon senso. Corriamo senza muoverci, ci lamentiamo senza soluzione, ci ammaliamo e rifiutiamo le cure.
      Non ci resta altro che riflettere.

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