Accade quando dici che ti manco

accade

Accade che ti ascolto e mi sento svenire, tutto si dilata e so che non ci sto dentro, che le cose muoiono ma l’amore non si spegne mai. Lui si rinnova, demoltiplica le ragioni, accarezza come un piccolo spirito ribelle l’impossibile e lo rende cartastraccia, roba da ridere e piangere in contemporanea. Roba da matti. Sì, perché noi lo siamo sempre stati folli, un po’ spostati rispetto alla gente che ci giudicava, sempre scapigliati nel nostro tuffarci mani tra i capelli, dentro bocche che non si saziavano mai. Ti manco tanto. Me lo dici come se mi stessi chiedendo l’ora e io non commento perché non ci sono risposte che possano di nuovo incollare i nostri corpi come quando facevamo l’amore e l’Universo si fermava stupito, riconoscente. Accade ancora che mi sento morire nonostante siano trascorsi anni, poi mi asciugo gli occhi e fingendo d’essere innanzi al mare allargo le braccia e mi stringo da sola. Che non si finisce mai di crescere e non si finirà mai d’amarsi ancora un altro po’.

Stefania Diedolo

 

Un errore bellissimo

giovinezza
Che bella la giovinezza! Senza pudore facevo a pezzi le regole sociali inventando un micro cosmo dove sentirmi libera, provocante, indisciplinata. Disubbidire era un’affermazione d’identità. Rompere gli schemi una sfida intrinseca per spostare più in là… quella maledetta linea che costringeva l’infinito e delimitava i muri della mia camera. Se ripenso a noi, alle tue mani che mi toccavano di nascosto all’ombra dei glicini, a quella volta che mi accarezzasti sotto la gonna in chiesa, sorrido incosciente. L’innocenza mi ha perdonata più delle persone e nella riconoscenza verso la vita non ho mai regalato nulla alle fauci del destino, nemmeno le briciole di una fetta di torta al cioccolato. Prendere a morsi le tue labbra è stato come accendere il buio, che sensazione rumorosa la giovinezza! Il rullare dei nostri cuori abbatteva le notti dove non sapevamo nemmeno far l’amore. Ci siamo bastati per un tempo breve ma infinito. Non è stato il tempo a dividerci, solo la maledetta paura di pensare che eravamo il più bell’errore ci potesse capitare.

Stefania Diedolo

Il libro ” KARMEL” è in vendita in tutte le librerie d’Italia e sugli store on-line.

 

KARMEL – di Stefania Diedolo

caffè.png

Buongiorno a tutti, vi informo che quest’oggi è uscito sul mercato il mio nuovo thriller psicologico titolato KARMEL. Il romanzo, edito da Newbook Edizioni, è ordinabile in qualsiasi libreria e lo trovate giù disponibile sia in formato cartaceo che kindle presso gli store on-line. Vi lascio una breve sinossi: “È il 2040: sono gli ultimi giorni e le ultime ore di una vita in cui il buio e il silenzio non potranno più nascondere nulla. Lo sa bene Carmelita quando, dal letto del S. Pio X di Crema, decide di svelare tutti i misteri che, come fantasmi, hanno minato la sua esistenza. I ricordi la riporteranno all’incontro inaspettato con Carlo, l’amore della sua vita, e alle predizioni sconvolgenti di Cloe, la veggente che le rivela i pericoli che sarà costretta ad affrontare. Avvenimenti sempre più inquietanti stravolgeranno le sue abitudini e la porteranno ad osservare la realtà con occhi diversi. Il sospetto e l’incertezza costringeranno Carmelita a mettere in discussione la propria esistenza, perché anche la felicità ha le sue ombre. Svelarle potrebbe far crollare il suo mondo pezzo dopo pezzo. Anche un cielo senza nuvole può scatenare in un attimo una terribile tempesta”.

Stefania Diedolo

selvatico

IOTi cercavo tra le rive spoglie del verde lago.  Scrutando lontano attendevo il tuo arrivo.  Sapevo che non potevi essere troppo distante. Nell’aria umida sentivo il tuo odore selvatico. Saresti venuto per amarmi o per uccidermi? Conoscevo la risposta, ma le gambe non si decidevano a portarmi al riparo. Da qualunque parte saresti apparso, mi avresti resa vulnerabile e sottomessa. Dovevo mettermi in sicurezza, ma la paura e il freddo avevano messo in ginocchio la mia intelligenza.
#KARMEL

Cit. romanzo in ideazione

Diedolo Stefania

“Perdo bottoni in ogni dove. I capelli, la saliva. Mi ricucio da sola, ma non stringo mai abbastanza. Gli aghi lasciano cicatrici,  l’alopecia s’allarga, le ghiandole salivari s’infiammano. Quando smetterò di farmi strappare ritroverò il volto smarrito? Non ho più labbra per sussurrare “lasciami andare”. 

Stefania Diedolo, cit. romanzo in ideazione

Confesso

scrivereQuando scrivevo “Bocca di lupa” non ho mai pensato al dopo. Avrei semplicemente voluto non finisse mai. Oggi, che il seguito della storia ha ripreso a vivere nella mia sfera creativa, sostenere il peso di tutto (aspettative, tempi, pathos, idee) è umanamente faticoso. I personaggi si affastellano nella mente confondendomi il presente. L’anima ferita torna a farmi male da morire, mentre le vicende… sussurrano per bocca dei protagonisti ad ogni ora del giorno e della notte lasciandomi con la perenne sensazione d’essere ingolfata. “Risultanze: languo suo blog, sono assente, stanca, asociale. Incarno con dovizia di particolari il modello mostro-orso. Spesso piango, rido, vado via. Sto sola”. Dicono che per scrivere bisogna essere d’acciaio, è invece la mia fragilità a riordinare pensieri ed emozioni. La coerenza a guidare le dita sulla tastiera. La delicatezza a creare i profili psicologici. Essere sbranati vivi dai propri personaggi è un rischio in itinere. Io non ne sono mai stata immune. Anzi…“mi stanno scarnificando e nessuno può fermarli, solo io. Sono vampira di me stessa”. La follia del vivere è insita nelle pieghe della mente, come nelle parole sulla carta. Il vero dramma è che ogni volta m’innamoro. Li desidero tutti, uno ad uno. Di un amore cerebrale denso e corposo. Alcuni di loro vorrei tenerli tra le braccia, ma non ci sono. La sofferenza che ne deriva è un “falso in atto”. Reale il dolore, immateriali i cuori da me così tanto amati. “Si può rasentare il dramma umano innanzi all’arte che diviene fonte di vita?”. Come tutti i veri artisti, quand’anche mai dovessi conoscer la gloria della fama, morirò d a n n a ta. Costretta a sopravvivere tra il concetto di realtà e ciò che inesorabilmente sussurra, gode e vive solo nella mia testa.

Un ultimo scorcio d’estate…

stefania diedolo

Scusate la latitanza delle ultime settimane, ma sono fuggita al mare fuori stagione.

Non stavo benissimo e, sapendo che gli imminenti impegni autunnali sarebbero stati pressanti, ho rubato alla quotidianità delle giornate solo per me. I pensieri mi consumano. Sofy ha iniziato il Liceo, è felice. Punto. Che sia una svolta e le problematiche legate alla dislessia possano come un miracolo recedere? Non credo proprio, non lo so, non voglio illudermi, non posso cadere ancora nel loop della questione. Come madre, ammetto d’esser molto provata per gli anni delle elementari e delle medie, con i conseguenti esami di fine giugno. Andando e vedendo sperimenterò, ma il mio scoramento è antico. Difficile sradicarlo. E’ simile ad un masso aguzzo conficcato perennemente nella schiena.

Il lavoro in azienda è in continua trasformazione. E’ uscito il nuovo modello di servizio. Non credo reggerò tutto questo bisogno di commerciale, di commerciale, di commerciale. Forte è la sensazione che si sia smarrito il cuore a furia di rincorrere budget e mission. Sono seriamente provata. Posso anche scrivere compromessa, stanca, deficitaria. Auspicherei ad un ritorno alle origini del sistema, ma temo non sarà possibile. La logica mi dice che faccio prima a licenziarmi.

Sono invece quasi pronta per una nuova stagione di parole, presentazioni letterarie e incontri. Tra 4 giorni ho una kermesse letterario-musicale all’Auditorium di Coccaglio in provincia di Brescia. Con me ci saranno tenori, soprani, pianoforte e violini, mentre il 20 ottobre prossimo presenterò i miei romanzi all’Associazione Alveare di Milano.  All’orizzonte sono apparsi nuovi contest: Lecce, Monza, Orzinuovi, con idee sempre nuove e serate emozionali. Mi aspetta ancora un inverno intenso.

Devo fare con calma, altrimenti mi perdo dentro le fatiche ed il cuore ritorna a battere stonato.

In vacanza ho salutato il mare, il sole ed i gabbiani. Ho calpestato la sabbia cercando dentro me spunti di riflessione, storie e avventure a cui dar vita. Il mio attuale sforzo letterario è ben indirizzato e potrebbe vedere la luce già nel 2015.

Ho fatto bagni in acque gelide per non sentire i dolori dell’anima. Mi sono sentita bene e mi sono sentita male. Come ogni qualvolta sto per iniziare un nuovo cammino, mi fanno male i piedi. Ma oggi, che ho capito cosa significa camminare scalza, cerco di non preoccuparmi continuamente di come giungerò a destinazione; se sarò impresentabile, inadeguata, insufficiente. Oggi voglio unicamente continuare questo memorabile viaggio dentro me stessa ed al fianco di coloro che hanno deciso di camminarmi vicina. Spero di non arrivare mai e che tutto continui a fluire come oggi.

Ininterrottamente dalla mia testa… alle dita esili sulla tastiera.

mare

Volevo chiederle: ma dove scrive?

Fatico a comprendere perché il pubblico mi chieda spesso in quale luogo scrivo. Accade di frequente, soprattutto al termine di una presentazione letteraria. Quando la domanda sta per esser formulata ed io l’ho intuita ancor prima che giunga ai miei padiglioni auricolari, già sorrido. Quale potrebbe essere il sottile piacere d’immaginarmi all’opera? Curiosità? Non m’è dato di sapere. In ogni caso, la risposta è sempre la medesima: scrivo dove capita. A casa ho una stanza chiamata da tutti i membri della famiglia: biblioteca, che sarebbe deputata a tale attività dal punto di vista formale, ma ormai ho compreso che non riesco a scrivere nulla se attorno a me sussurrano le voci di altri libri, storie, poesie, personaggi, fatiche, avventure. Mi distraggono profondamente ed entro in conflitto con i miei personaggi. Non nascondo che amo stare tra le sue pareti calde. In passato, prima della recente ristrutturazione, vi avevo trascorso oltre un decennio a leggere, annusare la carta, pensare. Ma creare è tutta un’altra storia, una storia molto personale che ha bisogno di tutti i sensi accesi ed il silenzio delle anime. Preferisco farlo dove posso avvilupparmi sul computer, come fossi una conchiglia in procinto di schiudersi o il bozzolo di una farfalla colorata che presto volerà via. La scrivania mi limita, stare ritta innanzi ai soggetti ed alla loro storia mi obbliga ad una postura rigida, invece io vorrei baciarli e farci l’amore. Da qualche anno prediligo i luoghi molto stretti; ottimo l’abitacolo della macchina ferma in un parcheggio, da fusione emotiva se sto letteralmente stesa sul divano bianco che ho nel soggiorno col personal in bilico sull’addome, oppure infilata nel letto, ma con la porta chiusa a chiave perchè non voglio vedere e non posso parlare con nessuno. Quando invece il bisogno di comunione con la natura mi erotizza anche i lobi delle orecchie, mi districo tra fogli, pennarelli o palmari in luoghi vasti come le spiagge deserte, in promiscuità con i rami pendenti degli ulivi di Montisola, nascosta dagli umani nel giardino di casa, ma in totale simbiosi con peschi, rose, rododendri. Scrivere dove capita mi concede l’opportunità di fermare i pensieri che durante il giorno si rincorrono senza posa. Riflessioni che a volte fanno bene, ma che in egual misura sanno farmi molto male. Nella solitudine mi salasso di turbamenti e suggestioni. Ecco perchè sono spesso sola. Chi non comprende l’urgenza che ho di svuotare l’ingombro mentale che intralcia il mio vivere, non mi distingue veramente. Creo per svuotare la testa e riempirla di tutte le parole che ancora devono arrivare. Sono un generatore di vocaboli. Questa è la mia fonte di energia. Il luogo dove avviene il baratto tra la mia essenza e la fiducia del lettore: è un canale prezioso. Uno spazio affascinante dove ciò che ho raccontato già non mi appartiene più, perchè diventa un’altra storia. Quella di chi, leggendomi, ha voluto fare intimamente sua.

Declivio di un tradimento

condannaNon sono io.
Quella che ti bacia suadente
in stanze opache
senza freni.

Ti ho desiderato oltre misura,
ma oggi è perduto
l’istante degli orgasmi nervosi.

Non sono più io.
Quell’amore che ti ascoltava
intonare odi…
appeso nell’abisso.

Hai smarrito il buonsenso
quando la mia voce
ti ha scongiurato:
“Sei il mio unico desiderio,
non lasciarmi mai fuggire”.

Non sono io a celebrare
la tua orchestrata sepoltura.
Quella che ha ornato di girasoli,
incensi e candelabri
il rito del tuo bianco funerale.

Non sarò mai la Dama d’Avorio
di un declino annunciato.
Non quando le imposizioni piegano
e come Corone Reali
tagliano teste e santità.

Non sarà più la mia pelle
a sfiorare la tua dolente assenza.
Sei sceso povero dove tutti vanno,
mentre io salivo piano,
ignara del danno.

In stanze opache senza controllo,
consumi nuovi baci e avidi sapori,
ignaro del fato che ti verrà a trovare.

Sarò la lama del tuo tormento.

Un fendente gelido a scalfire,
l’artificiale bisogno
che sempre avrai di me.

“Memorie di una donna”
romanzo in ideazione  di Stefania Diedolo

Non ti amo più

soloOgni riferimento a cose, persone o fatti
realmente accaduti:
è puramente casuale.

“Quello che sto per confessarti non è cosa da tutti i giorni, ne sono consapevole, ma non riesco più a offuscarmi dietro chimere o racconti immaginari. Forse è meglio se ti metti seduto. Temo tu possa sentirti male a causa delle mie parole. Fingere di avere una roccia al posto del cuore mi sta appesantendo la vita, l’unica che possiedo e mai avrò. Ti par giusto che io la consumi nell’ombra solo perché il mio cuore ha smesso di amarti? Non l’ho scelto in modo razionale, quando ti ho donato la mia anima avevo sperato fosse un per sempre, ma nell’esatto istante in cui non ti ho più sentito dentro è normale ch’io abbia iniziato ad esitare di me stessa. È necessario tu sappia che il mio volerti bene è integro. Probabilmente poco t’importa, ma è questo tipo di bene che, come un inganno, tende a legarmi alla tua vita e mi trattiene dal ferirti eccessivamente. Sappi che, per come mi hai trattata, meriteresti l’inferno. Poco dopo essermi disinnamorata… ti ho odiato. E’ adulto ammetterlo e non desidero sottintendere la veridicità delle mie emozioni. Avevamo un amore bellissimo che mai avrei voluto perdere, ma la fiamma che ardeva nel mio cuore si è spenta perché di sorpresa hai iniziato a piovermi addosso. Non m’avevi mai confessato che nella tua essenza si annidasse anche un cielo ingombro di nubi nere e stratificate. Ho resistito al pesante diluviare finché mi è stato possibile, ma quando hai iniziato a dilagare in modo scomposto… mi son dovuta salvare. Stavo annegando. È stato quel persistente abusare della mia tolleranza ad aver decretato la morte definitiva di ogni pulsione sana ed innocente che mi portava felice ovunque tu fossi. Raccontata in tal modo pare io ti stia dando la responsabilità di ogni evento che per malaugurata sorte ci ha visti distrutti e perdenti. In verità sono venuta a cercarti per chiederti scusa. Mi assumo responsabilmente le mie colpe giacchè la causa del nostro fallimento è da ricercare nella reciproca mancata accettazione di ciò che siamo e che mai diversi potrà incontrarci, nella tragica consapevolezza che pretendere di modificarci ha inficiato il nostro condividere e le nostre affinità.  Ciò nonostante e soppesata la presa di coscienza che distribuisce in parti eque il principio della fine del nostro ventennale matrimonio, non intendo perdonare la durezza con cui hai reagito al mio non desiderarti più. Mi hai minacciata, perseguitata, ferita e ossessionata. Riesci a rendertene conto anche solo quel minimo che basta, oppure anche queste libere attività del tuo io irrazionale sono il simbolo dell’amore puro che dici di nutrire per me? Nel mio mancato perdono si cela la freddezza con cui ti parlo e non desidero più tu abbia un ruolo nella mia vita. Amare non significa possedere con forza di volontà mentale ogni ambito del vivere altrui, comprese le intenzioni e le scelte quotidiane. Amare significa desiderare la felicità dell’amato. Io ti volevo felice, ma tu non hai saputo apprezzare ciò che avevi perché sei un uomo capriccioso ed insoddisfatto. Non so se in tutti questi anni mi hai mai veramente amata, son trascorsi mesi dal nostro ultimo bacio, ma di te mi è rimasta impressa sulla pelle, come una cicatrice indelebile… la tua malsana gelosia. Avrei dovuto misurarla meglio sin dal principio degli eventi, avrei dovuto calcolarti come fanno i commercianti con i prezzi delle derrate alimentari al mercato, ma ti amavo troppo e perdonare le tua invadente intraprendenza era divenuta un’abitudine che non avrei mai dovuto incoraggiare. Se nel cuore hai sempre avuto un posto privilegiato, nella testa hai iniziato a perdere terreno quando dalla bocca ti sono sfuggite le prime parole funeste, dove la reale volontà di vedermi crollare come una torre ha preso il sopravvento sul controllo dei tuoi tanto sventagliati sentimenti. Attraverso la tua ira ho conosciuto lati oscuri di te che mai avrei creduto potessero appartenerti o ipotizzato tu sapessi gestire e alimentare. Se penso che sei sempre stato il principio dei miei sogni più arditi, mi rammarico di come il raziocinio che governa il mio fare, sia rimasto soggiogato dal tuo charme fino al punto da cessare l’attività di controllo sulle mie gesta ed i miei sensi per così tanti anni. Non ti amo più, Lorenzo. Non ti amo più. Ora l’ho compreso. Un giorno ti renderai conto che l’amore può essere eterno solo se non viene distrutto il principio del suo fluire. Se mai avrà luogo un tempo in cui un’altra donna farà a te ciò che tu hai fatto a me, io tornerò a cercarti perché quello sarà il giusto tempo in cui potremmo tentare d’essere amici. Per adesso non vedo alcuna possibilità per noi. Io non sono più la stessa donna che dici di amare. Tu, al contrario, sei l’uomo che sei sempre stato perché ti manca l’umiltà di saper cambiare”.

non ti amo più

dal romanzo in ideazione “Carmelita Marchesi: memorie di una donna”