resa

io

Ho avuto una notte complicata, condita da incubi rilevanti e premonizioni fastidiose. Il caldo mi opprime più della pretesa delle persone di volermi diversa da ciò che sono. L’umanità si sta schiantando contro un muro ad ogni livello sociale, politico ed economico. Quando capiremo che ci serve l’umiltà di far due passi indietro, sarà sempre troppo tardi. Perché è necessario arrivare all’auto distruzione? Nel mio microcosmo ho iniziato a rallentare da almeno diciotto mesi e probabilmente arriverò a sedermi. Seguo un istinto energetico che non posso combattere. Perché questo è il futuro di chi intende restare: arrestare la corsa e iniziare a guardare bene dove siamo finiti. Non tutti i tunnel hanno un’uscita, nella mia esperienza di vita mi son salvata ogni volta che tornando indietro ho avuto la fortuna di ritrovare la porta d’ingresso aperta.

Come stai? … s t a n c a

STANCA

Ovunque volgo lo sguardo, osservo visi affaticati e persone grigie. Subiamo il trend di un’epoca ove barcollando corriamo da mattina a sera, travolti da un destino che sembra un treno.È diventato un leit motiv esclamare e sentir pronunciare le parole “sono stanca”, ma pare che ai nostri corpi stiamo tutti chiedendo troppo. Gli orari stretti, il traffico cittadino, gli imprevisti, il bullismo insistente, le delusioni e le preoccupazioni, accompagnano giornate infinite trascorse per raggiungere… cosa? Dove stiamo andando? Arrestare la corsa significa “esser tagliati fuori”, ma quando abbiamo scelto di star dentro? L’infelicità dilaga perché non sappiamo nemmeno in nome di quali valori ci riduciamo a crollare nei divani la sera. È una spinta energetica fortissima, arginarla è quasi impossibile. O scegli di vivere, o scegli di morire. Come chi ieri pomeriggio si è impiccato ad un albero dietro casa. Non tutti resistono, c’è chi ha fatto della fragilità la sua sponda morbida. Non tutti tirano di cocaina per essere dei supereroi di carta. Dovremmo imparare a fare retromarcia e iniziare a dire di no. No, ai ricatti affettivi. No, ai budget irraggiungibili. No, alla ricerca della perfezione. No, al vivere sempre al limite. No, alle pretese. No, al branco. No, a tutto ciò che ci costringe a vivere una vita robotizzata. Le pressioni sono sempre più massive, arrivano da ogni ambiente e ritagliarci un angolo per respirare la vita sembra egoistico.

È chieder troppo essere accettati solo perché siamo umani?

Lo chiedo ai giovani adolescenti che non sanno cos’è il rispetto e vivono la vita deridendo i più deboli, isolandoli e sentendosi dei Re del Nulla. Dovreste vergognarvi. Lo chiedo ai potenti della terra, ai capi di Stato, alle Istituzioni, alla Chiesa, al mio vicino di casa che urla dalla mattina alla sera perché non gli è stato insegnato a parlare con un tono normale. Lo chiedo agli educatori che con fatica aiutano i nostri figli a diventar grandi.

Era questa la vita che avevate immaginato? Io sono sincera, vi rispondo ora e sempre NO. NO. NO. NO.

selvatico

IOTi cercavo tra le rive spoglie del verde lago.  Scrutando lontano attendevo il tuo arrivo.  Sapevo che non potevi essere troppo distante. Nell’aria umida sentivo il tuo odore selvatico. Saresti venuto per amarmi o per uccidermi? Conoscevo la risposta, ma le gambe non si decidevano a portarmi al riparo. Da qualunque parte saresti apparso, mi avresti resa vulnerabile e sottomessa. Dovevo mettermi in sicurezza, ma la paura e il freddo avevano messo in ginocchio la mia intelligenza.
#KARMEL

Lettera alle *persone

*persone: esseri umani in quanto tali, senza distinzione di sesso, età e condizione.
E’ raro incontrarvi sorridenti e sentirmi dire:<<Ciao!>>.
Ogni volta che accade alzo gli occhi e corrispondo con lo sguardo innocente di chi ancora si stupisce della buona educazione. È un evento talmente saltuario che sin da piccola ho imparato a difendermi dalle risposte non ricevute, preferendo il silenzio ai saluti gettati al vento.
Credo sia complicato per voi credere che sono timida. Eppure è una mia caratteristica predominante. Cammino tenendo la testa bassa perché ho estremo pudore d’esser quella che sono; mi vedete le mani sprofondate nei piumini d’inverno e nei blue-jeans d’estate, perché dovete sapere che se le tengo nascoste evito di gesticolare. Da anni mi sono obbligata al controllo per evitare di camminare saltellando sulle punte dei piedi e quando non sono connessa è solo perché vivo nei mondi perduti dei miei pensieri.
Pochissimi di voi sono a conoscenza del perché parlo spudoratamente in fretta: prima termino di asserire e prima ritorno silenziosa da dove sono arrivata per allenarmi a sentire.
Quando son nervosa o stanca mi perseguitano miriadi di tic nervosi. Da bambina il neuropsichiatra disse a mamma che ero  troppo intelligente, io credo abbia confuso il termine e intendesse dire emotivo-delicato-nervoso-sensibile, ma voi non potete immaginarlo. Sapete solo riderne.
Poi accade che m’incontrate al supermercato. Anche se sembro distratta, vi scorgo sussurrare a bassa voce nella mia direzione. Pensate non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire? Tutto ciò premesso e assodato che non son fessa,  vi informo che dopo avervi recepiti mi domando se state criticando il mio abbigliamento trendy, il portamento a prima vista altero, il mio nome e tutto ciò che rappresenta o se invece vorreste davvero conoscermi (*scatto d’illusione*).
Perché allora quando mi avvicino  vi arrampicate dentro gli scaffali dandomi di spalle? Nascondete la vostra “bassezza” tra salse di pomodoro acide come il vostro cuore e mi costringete a credere che allora è vero che stavate parlando male?
Essere azzurra, quando ho desiderato sin da bambina esser trasparente, non è mai stato un soddisfacimento. Ma talvolta accade… che qualcuno di voi mi sorprenda intuendo il mio colore naturale. L’istinto è sempre quello di fuggire, ma poi mi lascio andare. Di questa mia timidezza vi chiedo scusa, non ho mai imparato a controllare l’ascesa della lava emotiva.
Ogni tanto individuo i vostri visi conosciuti seduti ai tavolini dei bar, eppure faccio colazione sola, pranzo sola, prendo il caffè sola. Guido per lunghe ore sola, caccio i nodi dalla gola sempre sola.
Probabilmente non riuscireste a credere nemmeno se ve lo confesso che le mie amiche non riempiono le dita di una mano, che mi commuovo innanzi ai bambini, agli anziani e che amo i cani più degli umani.
Dite la verità, non avete pensato d’immaginare che sono una donna che ha sempre fatto fatica. Che nulla mi è stato regalato. Che da oltre ventotto anni mi sveglio tutti i giorni all’alba e dopo dodici ore di lavoro torno a casa per andare a dormire all’ora che molti di voi si preparano per uscire.
Che son talmente emotiva d’aver avuto bisogno di psicoterapia. Che per imparare a difendermi son stata costretta ad erigere attorno al mio carattere la fotocopia del muro che gli stronzi hanno in dotazione senza combattere.
Non potete sapere che quando decido di raggiungere un traguardo non chiedo aiuto a nessuno e organizzo nel dettaglio il mio viaggio solitario. Che per vivere son dovuta prima sopravvivere. Che se mi taglio un polso esce sangue vero, che se sputate al mio passare sanguino senza lasciarlo vedere.
Questa lettera è la riflessione amara di una donna che conosce l’amore.
Vale per me che l’ho scritta con questo cuore. Per voi che mi leggete e fate di sì con la testa, perché vi specchiate nella mia esistenza e pensate che anche per la vostra è perfetta.
Per te che ti senti colpito a muso duro e per il fastidio ovviamente ti brucia il culo. Per tutti coloro che come me soffrono la moltitudine, motivo principe per cui rinasciamo solo nella solitudine.
Essere in tanti avrebbe dovuto rappresentare un privilegio: il vantaggio di conoscerci per migliorarci e istruirci vicendevolmente senza spregio. Le anime belle che invece si rivelano non si contano sulle dita, mentre di feccia faccia da scoregge ne ho trovate talmente tante… da avanzarne anche per la prossima vita.

Dormo, ma son sveglia

resilienza

Sono resiliente,
mi piego,
ma non mi spezzo.
Però m’inalbero.
Non si può far sempre finta di non vedere.

inCHiodATa

DOLORE
Quando nei sogni notturni, ritornano come ombre a creare ansia i rapporti d’amore andati a male, significa che il dolore è più grande della consapevolezza d’esser guariti e la tristezza è il substrato trasparente che riveste il nostro sorriso. Le ferite prima o poi smetteranno di far male? Esiste un limite alla sensibilità? Anche quando siamo certi di star bene, basta un cambio di stagione per ricordarci che siamo in molti ad avere un chiodo arrugginito piantato nel cuore.

Vuoto

sbavatura

Talune solitudini profumano la follia.
Come quando le parole sgorgano stonate e l’inchiostro sbava.
Fogli su fogli a cercare la frase perfetta,
che non esiste… se il rimbombo del vuoto domina la mente.

Philofobia

Fragile Love

E adesso dimmi: <<Come vuoi essere amato? Sei approdato dov’è sgorgato il mio respiro battezzando primavere fiorite al posto della neve. Hai soppesato il fato? Manifestati… prima che l’apprensione mi porti a nozze con una ritirata. Non sono più la donna che pensava in grande e sapeva conservarsi senza veemenza. Le mie fondamenta sono radicate, i piedi hanno imparato a precipitare verso la dolcezza, dove sento questo piacevole sbocciare di carezze e azzurri pensieri d’amore.

Se il mio concedermi al tuo indomito sbattermi dentro alcove di frutti e arbusti floridi sa di sensuale abbandono, è giunto tassativo il tempo delle tue promesse. Dei “ti desidero, ti amo, sei il mio amore, il mio mondo, l’anima, l’alba ed il tramonto”  di cui necessito, per nutrire la coscienza di certezze che non sei un’utopica allucinazione.

Come potrei amarti forte… se ti concedi come colui il quale ha impresso sul corpo e nel cuore ferite sclerotizzate di antiche guerre? La mia saliva, lenisce e rimargina. Il mio sangue rinnova lo scambio cellulare e ristabilisce equilibrio al battito del tuo muscolo cardiaco. Come desideri essere adorato? Tu che mi contempli come un bambino curioso, soffermandoti timoroso sui miei giovani seni lisci come melograni maturi? Suggeriscimi i tempi, prima che il coraggio di restare si blocchi inesorabile innanzi ai tuoi silenzi carichi di irragionevole ansia. Te lo scrivo, giusto perché non si possa mai dire che siamo caduti in un’impulsiva contraddizione.

Ora che sei arrivato e ti sei specchiato nelle acque segrete del mio intimo profondissimo, dimmelo… che non saprai più partire senza portarmi con te. So farmi essenza liquida per ampolle che berrai in onore di questa nuova bellezza. Ti appartengo. Lo hai accettato o credi che persistere nella finzione possa salvarti dall’innamoramento del secolo? E’ una scontata maliziosa bugia quella che vai raccontando, come quando baciandomi resti esangue ed i tuoi occhi luccicano lacrime.

Come vuoi essere amato, da uomo libero o da uomo legato? Domandamelo, prima che le catene si trasformino in lacci di seta e tutto il male che t’hanno impresso sulla pelle cicatrizzi il fuoco di un miracolo d’amore.

Quando vorrai esser perdonato? Prima del tradimento o dopo che avrai confessato? L’amore negato ha già preso forma nella tua mente, quando saprai tollerarlo sarò infinitamente stanca delle tue incertezze. Non lascerò duri il tempo di un orgasmo quel puerile sbigottimento impresso sul tuo volto stanco.

Innanzi all’incanto del calore, se non apri il cuore per donare, resterai penosamente solo. Smarrito in un mondo parallelo, farai dell’autolesionismo il baluardo splendente della tua immensa paura d’amare>>.