Basta confessionale, i peccati si dicono on-line.

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Per lo sconcerto che mi ha agguantata, sarò breve e concisa:

nei mesi scorsi  una nota testata giornalistica ha narrato che  due sacerdoti di Pavia hanno creato un sistema innovativo di confessione on-line. Nella mia ingenua formazione da cattolica poco praticante, ma fedele alla tradizione,  ho sempre  ritenuto che la confessione fosse un momento di raccoglimento e pentimento. Mi sono forse sbagliata?  Parrebbe che anche i Ministri di Dio stiano cedendo alla tentazione comoda di poter confessare 24 ore su 24 tramite mail, senza necessariamente essere vincolati alla presenza fisica nella casa del Padre. Un po’ come il trend in ascesa del web shopping grazie ad Amazon e simili.

Stante la penuria di fedeli, mi chiedo: non sarà grazie agli inginocchiatoi scomodi out ed alle grate dei confessionali bandite, che gli apostoli della Madre Chiesa pensano di aumentare il numero dei followers del Maestro Gesù?

I fedeli, seduti innanzi a schermi asettici, hanno la possibilità di regolare le pendenze con il Paradiso direttamente da casa propria in ciabatte e mutande. Non sarà nemmeno necessario iniziare il rito con il segno della croce, basterà inserire login e password. Il programma consentirà di scegliere tra svariate tipologie di peccati, da quelli mortali a quelli veniali e per chi non conoscesse la definizione tecnica della trasgressione compiuta, esiste anche un elenco delle colpe. La chiusura della confessione non sarà di rito con la recita di una decina di Ave Maria e altrettanti Padre Nostro, bisognerà cliccare sulla scritta lampeggiante rossa «Amen» e aspettare che sullo schermo compaia il segno della confessione con indicato il giorno e l’ora fissati per passare in Chiesa a «ritirare» l’assoluzione. Addio quindi alle formule di rito ed anche alla sostanza di una confessione che negherà al fedele devoto il conforto della parola, il contatto umano, lo sguardo che non giudica, il sorriso che consola.

Sarà il progresso che avanza, ma in tutto questo io ravvedo lo zampino del demonio; sono improvvisamente diventata una donna  antiquata e poco avvezza alle modernità? Probabilmente è solo più facile confessare un omicidio davanti ad un monitor che di fronte a una giuria, mi avrebbe risposto Friedrich Dürrenmatt.

Perchè allora mi sento a disagio?

Semplice: è una fake news😂😂 scoperta stasera grazie all’aiuto di Primula che ringrazio. 

C’è chi vorrebbe cavalcare una Ferrari e chi indossare un pannolino…

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Meno di un mese fa, durante la proiezione del programma Le Iene, sono passati due speciali dedicati agli Adult Baby. Per chi non avesse visto il format e non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di esseri umani denominati “adulti bambini” che trovano serenità e conforto quando possono regredire all’infanzia, frequentare un asilo ove utilizzare ciucci e biberon al cospetto di maestre che li imboccano trattandoli come se veramente avessero pochi anni di vita, ma soprattutto poter indossare e utilizzare il pannolino. La proiezione del primo video, ove si vedono adulti vestiti da infanti che colorano a terra, vengono imboccati, accuditi e coccolati,  ha scatenato nel web una vera e propria battaglia mediatica che non si è limitata alla presa di coscienza di questo mondo parallelo, ma come nel peggior thriller all’italiana ha aperto le fauci dei leoni da tastiera, che improvvisandosi gesù cristo hanno iniziato a tirare madonne senza tregua contro gli amanti del genere. La pratica, molto più conosciuta all’estero che non in Italia, sta prendendo piede anche nel nostro Paese da quando un’associazione ha creato eventi ad hoc tramite una pagina di Facebook. Posso umanamente comprendere che passare dai forum (ove la dimensione era vissuta in assoluta solitudine) alla realizzazione di veri e propri asili con al massimo sei partecipanti, quattro adulti bambini e due maestre, dev’essere stato un sogno realizzato per chi sente il bisogno incessante di questa tipologia di assistenza fisica e psicologica.

La psicopatologia sessuale connota il bisogno di regressione infantile come una forma di parafilia. Il termine definisce una serie di comportamenti sessuali che nulla hanno a che vedere con l’atto canonico della riproduzione. Le persone parafiliche usano espressioni come fantasie, impulsi, perversioni o deviazioni sessuali. Terminologie che danno un’idea immediata sulla gravità del disturbo. All’interno di questa definizione esistono anche le più conosciute caratterizzazioni come il bondage, il masochismo, il sadismo, l’esibizionismo. Quando invece le parafilie arrecano danno ad altre persone entriamo nel campo dell’illecito ove può essere chiamata in causa anche la Giustizia, vedete ad esempio la pedofilia.

Tornando agli Adult Baby… è ovvio che i telespettatori, innanzi alla scoperta, abbiano immediatamente provato una sorta di repulsione e condanna. In tal caso però è utile precisare che coloro che guardando Le Iene hanno confuso l’infantilismo con la pedofilia sono caduti in uno scontato errore di associazione mentale. La pedofilia è la preferenza sessuale dell’adulto per i bambini in età pre-puberale. Contrariamente, gli infantilisti hanno il desiderio di essere dei neonati loro stessi.

Quindi, di cosa stiamo parlando?

Si tratta di una pratica in un contesto innocente ove la parte sessuale è limitata alle carezze e utilizzo del borotalco durante la fase del cambio pannolino o di un desiderio d’indossare il pannolone che in quanto feticcio è quindi caricato di un significato che può concludersi anche col raggiungimento dell’orgasmo?

Personalmente il dilemma non mi sfiora, nel senso che proprio non sono affari miei; ciò che mi ha attratta dell’argomento è stato scoprire come un disturbo estremamente grave dell’area affettiva, originatosi probabilmente a causa di violenze subite, traumi psicologici devastanti o mancanze primordiali, possa ridurre l’essere umano in tali condizioni. L’esperienza narrata dalle Iene si limita a definire l’infantilismo un vero e proprio bisogno psicologico di ricevere coccole, affetto, attenzioni, con la finalità di dimenticare i problemi quotidiani e colmare un vuoto esistenziale formatosi sin dalla prima infanzia. Sfortunatamente non esistono studi scientifici abbastanza ampi condotti sulle cause che portano adulti single o in coppia a nutrire tale bisogno, ma la questione  è molto più diffusa di quanto si possa credere considerato che i siti specializzati nella vendita di ciucci, pannolini, giochini e pigiamini per adulti fatturano centinaia di dollari l’anno.

La maggior parte degli Adult Baby non cerca aiuto nella psicoterapia e potrebbe non voler praticare attività sessuali mentre gioca il ruolo del bebè, dal momento che non è un’attività tipica di un neonato. Purtroppo nel video trasmesso dalle Iene… c’era una coppia (ufficialmente tale anche nella vita quotidiana) che durante il cambio pannolino si è lasciata andare ad effusioni sessuali. Il programma, non avendolo chiarito subito, ha incentivato l’accanimento della rete che, sotto shock per le immagini, si è rivelata essere terribile, cattiva e ignorante innanzi a tutto ciò che è considerato “diverso”. Come il mercato insegna: se c’è un’offerta significa che c’è una domanda. Nel momento che le due attività si incontrano: nascono gli asili per adulti e noi cosiddetti normali, dovremmo farci un titillo di cazzi nostri.

Se esiste un mondo che gli umani non possono neanche immaginare, quello è il mondo delle parafilie. Comprensibile lo stupore, ma sinceramente innanzi alla visione del primo video… ho provato dolore. L’infantilismo non è una trasgressione ove la gente infrange consapevolmente delle regole personali o sociali, è una fissazione irrazionale in cui la persona coinvolta prova dei bisogni che non riesce a controllare perché non sta bene. Ritengo inoltre… che aver filmato all’insaputa dei diretti interessati ciò che è accaduto in quell’asilo per adulti, sia stata una vera violazione della loro privacy. Le persone coinvolte, oltre a non aver ammazzato nessuno, hanno subito la beffa di ritrovarsi in seconda serata su Italia 1 e successivamente a dover scendere in campo per un arringa difensiva in un secondo video (stavolta concordato) perchè minacciati di morte dagli stessi italiani che non credo siano tutti senza fantasie e dediti al giardinaggio. Sarò onesta: ho provato svilimento innanzi allo zoo di persone che invece di mettersi in gioco e studiare il fenomeno per quello che è, ha iniziato a scavare con la sola smania di trovarci qualcosa di sporco. Continuiamo pure ad essere uno spaccato di mediocrità ed odio gratuito; finché ci acconteremo di commentare il gossip come se fossimo al mercato del pesce, non capiremo mai che se l’Italia è un cumulo di paradossi è soprattutto grazie alla nostra dirompente superficialità.

L’acquatico, meraviglioso mondo… dello squirting

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L’eiaculazione femminile, da molte donne considerata ancora  come uno spettacolo leggendario più che realtà, consiste nell’espulsione di liquido dai condotti parauretrali attraverso l’uretra durante o prima di un orgasmo. Grazie alla cinematografia pornografica è entrata nella vita quotidiana con termini inglesi tipo squirting o gushing. Avete mai visto in vendita le magliette souvenir con scritto:”Se squirti ti sposo?”. E’ il nuovo culto hard che fa impazzire gli uomini, ma non solo… pare che il vocabolo sia il più ricercato su pornhub soprattutto dalle donne.

Considerato quanto il sesso sia stato argomento tabù fino a pochi decenni fa, è a dir poco strabiliante come la rivoluzione femminista abbia liberalizzato le coscienze più di quanto noi stesse avremmo mai potuto immaginare. Il godimento fisico è indubbiamente l’espressione più libera della donna evoluta contemporanea. Immagino con un pizzico d’ironia stuoli di femmine che impazzano nel web per apprendere la tecnica che consente di raggiungere il piacere proibito… fino a poco tempo fa ufficialmente riconosciuto e legalizzato solo per il maschio inseminatore.

Premettendo che non si tratta di una mera questione fisica di giusto approccio all’apparato clitoro-uretro-vaginale e che il coinvolgimento psicologico e sensoriale resta un fondamento imprescindibile, tecnicamente l’eiaculazione femminile non avviene durante la penetrazione; per una sorta d’insopportabile piacere le pareti vaginali nel momento supremo non debbono essere a contatto con nulla. Nonostante gli uomini tenderanno ad affermare il contrario per un lecito diritto d’affermazione della propria virilità, le squirtatrici più esperte sostengono che per eiaculare sia indispensabile l’uso sapiente di abili mani… che a questo punto si consigliano ben lavate, con unghie corte, no a residui di cibo, sì ai lubrificanti di ultima generazione.

Il giusto sfregamento manuale delle pareti frontali della vagina a lambire il prodigo punto G per un lasso di tempo adeguatamente lungo e in crescendo, porterebbe alla stimolazione delle ghiandole di Skene che, riempiendosi di liquido, si svuoterebbero grazie alle contrazioni ritmiche del muscolo pubococciceo.

La donna che squirta regolarmente, ma tende a considerare l’esperienza come un’anomalia del proprio apparato sessuale, deve considerarsi folgorata dalla fortuna. Nonostante l’eiaculazione possa apparire come una vera e propria emissione di urina a getto, si tratta unicamente di una meraviglia della natura. E’ quindi vietato trattenersi. Tempo fa in Inghilterra, per proibire la pratica alle porno-attrici, hanno cercato di sostenere che trattandosi di urina il concetto di squirting fosse un vero e proprio pissing (fare la pipì), ma oggi è scientificamente provato che il liquido espulso contiene tracce di PSA, un enzima presente nell’eiaculato maschile.

Dopo tutto questo argomentare la domanda che nasce spontanea e mi ha portata a scrivere il post è questa: se il 90% degli uomini non riesce a far godere le propria compagna nemmeno durante un amplesso normale, come possono sperare di vederla squirtare?

Tecnica, signori. E’ una questione di abilità e competenza. Se una cosa vi piace tanto ci vuole volontà. Tutte le donne possono farlo, anche quelle che non lo credono possibile manco fosse un atto di fede. Gli uomini devono fare gli uomini e adattarsi al nuovo che avanza, troppo comoda la dipendenza da ponografia sdraiati sul divano. L’impegno sul fronte fisico dev’essere assoluto e generoso, ecco che la masturbazione condivisa resta un must da sperimentare e vivere per un miglior risultato della prestazione, calo della pancetta e rinforzo dei deltoidi.

Munirsi di desiderio, coinvolgimento mentale, costanza, mani capaci e mocio vileda rotante professionale per la detersione finale… potrebbero essere buone basi per un amore di lunga durata, in grado di resistere ad ogni intemperia e gioire della pioggia urologica della propria compagna, senza necessità di guardare video a tema su wazz-up fatti girare dagli amici della briscola del venerdì sera.

Buon San Valentino a tutti.

… la comprensione

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Non sapevo immaginarmi con te, finché un giorno mi hai detto che non avresti mai smesso d’aspettarmi.

Son trascorsi molti inverni prima che iniziassi ad avvicinarmi a piccoli passi. Quel tuo profumo di limone confondeva le mie percezioni; non sapevo cosa fare. Non volevo illuderti, ma nello stato in cui stavo non potevo vederti.

Avevo il cuore bendato, l’anima lesa, la pelle un campo di battaglia, l’olfatto intasato e le mani protese altrove in un ultimo perenne danno verso la mia dignità.

Quel pomeriggio che siamo incespicati in un bacio al contrario e ti ho sentito dentro, ho creduto di non essere io. Lentamente mi stavi conducendo verso un porto sicuro chiamato –rinascita-.

Ed io, che credevo d’esser sbagliata, ho dovuto convincermi di non esserlo mai stata. Mi hai obbligata a guardarmi allo specchio sussurrandomi che le mie imperfezioni erano solo fili d’oro e argento, i miei difetti… diamanti rari.

Chi ti ama veramente non ci pensa proprio di volerti cambiare… pensa ad amarti e basta.

Cosa desideri adesso?

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Non so spiegarti cosa potrei fare se tu cadessi tra le mie braccia. Tremano anche i pensieri alla sola possibilità. Riflessioni emotive in attesa di un cenno torturano la mia mente. Solo una minuscola parola metterebbe fine a questa attesa densa di pulsioni. Ci potrebbe bastare un “tivoglio” detto piano? Incollerei queste gambe alle tue per stringerti in una danza senza musica. Senza lenzuola. Senza letto. Da molti inverni ti vengo a cercare dietro i portoni delle città, nelle metropolitane in disuso, lungo i viali gelati, sulle alture rocciose, innanzi a laghi che insieme non ci hanno potuto vivere mai. Di te mi riverbera sempre, come una costante senza tempo, il pensiero di un bacio mancato. Astratto come un respiro flebile a spostare la condensa dei nostri ansimi lontani. La voce del cuore, che instancabilmente trattiene il non detto, il non possibile, il non credibile, soccombe innanzi al sopraggiungere dell’oscurità. Nel buio posso immaginare il tuo incedere lento, le braccia allungate sui fianchi, gli occhi socchiusi per trovare i miei. Nella notte profonda posso anche permettermi di sognare la tua lingua. Vorace e instancabile, mi autorizzerebbe a goderne senza dovermi spiegare. Dire. Ammettere che mi hai stuprato la mente. Mentre incauta annego i desideri in un vecchio whisky scozzese, osservo il mondo e piango questo sfacelo chiamato umanità. Se non troviamo il coraggio di dirci che ci vorremmo accarezzare, come possiamo pensare di salvare il mondo dalla rovina più tetra? Il bisogno d’amore è ovunque, dentro le nostre solitudini, per le strade insanguinate, nella carneficina chiamata guerra di cui ci sporchiamo gli occhi, ma mai le mani. Come l’amore in stato sospeso, restiamo a guardare l’inestimabile valore della vita e dei sentimenti scorrere come un vecchio film in bianco e nero. Nessuno fa nulla per colorarlo. Da inebetiti non saremo mai i fautori del nostro tempo, ma vittime colpevoli di non aver capito che quel flebile sentire si è sempre chiamato amore.

Nella vita quante volte avete sfiorato un possibile amore che è rimasto in stato sospeso?

L’inseguitore ossessivo

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I signori maturi che vagano sui social lasciando a piè sospinto commenti del tipo “Ciao bellissima” – “Buona mattina bella, tvb” – “Buon pomeriggio tesoro, tvb” – “Una fantastica serata, tvb”- ripetutamente per venti, trenta volte in una giornata, per poi ricominciare il giorno dopo… non sono normali. La mia tolleranza è proverbiale, ma dopo aver avuto la sfortuna di beccarne uno seriale e aver soppesato bene i pro e i contro, ieri sera ho deciso che bloccarlo era il minimo che potessi fare. La legge dovrebbe impedire a chi ha disordini mentali di arrivare in rete, introducendo l’obbligo di trasmettere un certificato di buona salute psichiatrica ai gestori dei social, per poi fare l’ingresso con i modi dovuti come quando si entra in casa di chi non si conosce. Mi spiego meglio: vi immaginate se da domani mattina quando esco per andare in ufficio, in posta, al mercato, a teatro, comincio a dire a tutti quelli che incrocio: ”Buona mattinata gioia, ti voglio bene”, tempo mezz’ora e mi scaraventano all’unità di Crisi Psichiatrica di Bergamo e riuniti. Perché tutto questo in rete accade quotidianamente e passa impunito? Bloccando il personaggio non credo d’aver fatto il suo bene, ho giusto fatto il mio finché, ne sono quasi certa, troverà il modo di crearsi un nuovo account e tornare a regalarmi le sue perle di saggezza da frustrato inseguitore ossessivo. Potrebbe essere innocuo, ma perché devo sopportarlo? Perché noi donne dobbiamo reggere il peso di questa specie umana? Ieri sera, su invito di un’amica, ho aperto per la prima volta la pagina del soggetto e sconcertata mi sono trovata innanzi ad un tripudio di donnine con tette e culi al vento in guepiere di pizzo, ma io non sono né provocante, né una figa del duemila. Com’è che mi ha confusa con il genere da lui tanto desiderato? Questo signorini erotomani ultra settantenni potrebbero benissimo collegarsi a YouPorn, un sito web di pornographic video sharing.  Non ci credo che non lo conoscono. In Italia è uno dei sette link più cliccati. Anche quello è una specie di social, lì nessuno fa distinzione di quale estrazione sei, cosa ti piace fare, guardare e pensare. Ci si collega giusto per guardare e magari partecipare con telefonate hot a costo di suon di Euro. Sui social come Facebook, Instagram e Twitter il voyeurismo quello vero, il sesso a pagamento quello vero, il sollazzo delle pulsioni erotiche… è fuori contesto. Come diamine non lo capite omuncoli dalle braghe calanti? Credetemi… a voi che la natura ha donato fantasie ossessive, esistono luoghi deputati per starvene tranquilli nel vostro mondo. Le donne, le ragazzine ed i bambini dovete lasciarli perdere, vi rendete conto che vi muovete a rischio querela? Domani mattina, che è lunedì, andate al centro di psichiatria dell’USL della vostra città e autodenunciatevi. Non accade nulla di pazzesco. Siete malati. Vi fanno sedere per rispondere a qualche innocua domanda, vi somministrano un beverone di benzodiazepine, una punturina e vedete subito come state meglio. I calzoni tornerete ad abbassarli solo per fare la pipì.

La morale è… che non c’è nessuna favola

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Esistono persone che senza motivo apparente prendono e se ne vanno. Prima arrivano come dei tornado, riempiono ogni ansa, succhiano ogni possibile poesia, affetto e confidenza e poi si dileguano come la nebbia. Prima d’esser la donna che son diventata, avrei fatto carte false per trattenerle nella mia vita, capire, lenire o medicare il possibile danno. Sono sempre stata fragile sull’argomento. Oggi non lo sono più. Da molti anni non cerco niente e nessuno, chi viene a me trova sempre la porta aperta, la medesima che ritrova quando decide d’andarsene. I tempi cambiano, l’età della maturità avanza e il concetto del chiedere “cosa sta succedendo?” mi irrita ancor più dell’assenza stessa, che invece può essere un nuovo bisogno, l’inizio di una velata consapevolezza. Direte: che persone sono? E poi penserete: non ci resta male almeno un poco? E ancora: se ci tenevi non potevi farti viva tu? Vi risponderei che tali riflessioni non hanno senso e non funzionano da correttore perché ogni problematica di relazione, che porta ad un allontanamento, misura come quel rapporto sia stato sbagliato sin dalla base. Sarebbe solo tempo perso in attesa di una nuova circostanza ove l’identica modalità troverebbe terreno fertile per esser riproposta. Nessuno che ti stima e ti vuole bene veramente se ne va senza darti una spiegazione. Quando accade che ci si perde e nessuno fa nulla per ritrovarsi significa che sono venute meno le motivazioni, si sono logorati gli equilibri e la verità finalmente è venuta a galla. Non era amicizia, ma solo interesse.
Interesse? Sì, ed è meglio evitare di farsi troppe domande cercando di comprenderne la tipologia. Quando la sopraggiunta paura di esserci supera la voglia di trattenersi….ça va sans dire… è molto meglio non essersi mai conosciuti.

A voi che leggete ed alle vostre amicizie scomparse nel nulla: lo sapevate che un giorno avreste smesso di parlare e vi sareste persi? Io me lo aspettavo. I ragionamenti posso anche sbagliarli, ma le sensazioni non mi hanno mai tradita.

La guerra ai tempi delle mutande per uomo con proboscide e della coca cola

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Ieri sera, mentre navigavo, mi sono imbattuta in una candid esilarante accostata in modo perfettamente simmetrico ad una notizia relativa alla Siria. Non sapendo quale link aprire ho optato prima per la burla e a seguire lo sfacelo che si sta consumando nella Regione dei migranti.

Il primo video mi ha piegato le labbra in un sorriso tra lo stupito e l’inesorabile. Una donna incinta, accompagnata dalla madre dalla ginecologa per una ecografia di controllo, vede apparire sul monitor del medico… dapprima un bambino stilizzato di circa quindici centimetri con tanto di testa, braccia e gambe che si flettono, per poi diventare due gemelli che danzano al ritmo di un Charleston.

Il secondo video mi ha destabilizzata per contenuti,violenza, odio e l’assurdità di una guerra che in cinque anni ha devastato una Regione causando la morte di migliaia di persone. Non voglio polemizzare o fare quella che si scandalizza per quanto circola in rete, ma chi si occupa di sfornare gli articoli per il popolo dei naviganti, ha un minimo di consapevolezza relativa a come accostare le notizie? Da quando l’informazione invece di essere servita con regole legate agli spazi, alle tematiche ed all’utenza, è sputata come capita sulle colonne dei social, nelle home dei siti di varia natura, gossipari e non?

Devo ammettere che da qualche mese a questa parte sono leggermente frastornata.

Ovunque giungo col mouse, mi colano articoli socialmente utili abbinati a quintali di merda spalmata, dalla pubblicità delle mutande per uomo con proboscide, alla coca cola in abiti natalizi (a novembre?), fino a giungere a video bufale o articoli dai titoli subliminali che invitano al click. Ad ogni “push your button” son euro che cadono nelle tasche dei soliti noti?

Sarà che il mio proverbiale spirito di adattamento in questo momento di vita è poco sviluppato, sarà che ovunque mi giro vedo gente insoddisfatta, sarà che ho pagato a caro prezzo l’equilibrio che posseggo, che non posso fare a meno di chiedermi quando arriverà lo schianto. Sì, avete letto bene: lo schianto. La sberla. Il super-botto finale. La frenata che romperà tutti i denti. L’aLt, lo stop signori… si torna indietro. La sensazione feroce, inconsolabile e temeraria che sia già arrivato, me la ricorda ogni mattina la mia mandibola che a furia di bruxare mi sta creando danni irreparabili nonostante il bite.

La manipolazione dell’opinione pubblica attuata attraverso la propaganda consentita dai mezzi di comunicazione di massa dovrebbe esser punita. La guerra quotidiana che si consuma sui social tra cittadini che si insultano a piede libero dovrebbe esser punita. Il bullismo psicologico dovrebbe esser severamente punito. Il vandalismo, l’intolleranza, l’omofobia, il razzismo e la prepotenza dovrebbero essere puniti.

Io mi sento in guerra, nonostante dal cielo non piovano bombe sulle case e i Mcdonald dove i nostri bambini continuano a bere litri di coca cola e mangiare patatine fritte son sempre di moda. Ma lo sanno i figli del mondo che questa vita gliela stiamo servendo a brandelli?

La sera non devo più navigare. No, ho deciso che dopo il lavoro obbligato al pc, spengo tutto e mi metto a leggere un buon libro. Quand’ero ragazzetta vivevo benissimo senza l’informazione dell’ultimo minuto. Giocavo a briscola con mio padre e l’ultima cosa che vedevo era il sorriso di mia madre. Una chiusa di giornata ineguagliabile se penso che ora serro gli occhi dopo aver impostando l’Iphone in modalità silenzioso e aver intravisto il ghigno di Bruno Vespa.

Questo mondo mi sembra tanto una prigione ove tutti combattiamo silenziosamente. Chi mi sa indicare la mia cella d’isolamento? Ho bisogno di disintossicarmi, mangiare pane, burro e marmellata, raccogliere i soffioni sugli argini dei fiumi e passeggiare nei campi senza sentire lo squillo del telefono, il tonf dell’sms, il bip di whatsApp, le notifiche di Twitter, Fabebook e Instagram. Sono stanca della comunicazione di massa. Se qualcuno deve dirmi qualcosa prenda la bicicletta e venga direttamente a suonarmi il campanello di casa.

Why not? It’s impossible?

E’ bullismo oppure no?

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Chi non ha mai parlato o sentito parlare di bullismo? Purtroppo dagli anni ’70 in poi tutti in qualche misura abbiamo dovuto farci i conti. Fu un medico svedese a condurre per primo uno studio su questo disastro sociale che ha come madre logistica la piaga scolastica. Non riesco a chiamarlo fenomeno, mi spiace… a mio avviso resta una vera violenza, per lo più impunita. Chi attiva aggressioni persistenti e organizzate ai danni dei propri compagni è un essere fragile cronicizzato, senza basi e capacità affettiva. Un perdente che invece di fuggire gioca all’attacco. Un soggetto a cui le ramanzine fanno solletico. Una personalità borderline che nasconde l’urgenza d’esser curata. Il bullismo fisico ha bisogno di ben poche spiegazioni ed è più facile da intercettare perché lascia cicatrici visibili ad occhio nudo, ma da qualche anno anche i giovani “psicopatici” sono evoluti convogliando le loro risorse in forme di bullismo psicologico, verbale e manipolativo.
Per ovvie ragioni intrinseche nel D.N.A, queste ultime manifestazioni sono per lo più attuate da adolescenti di sesso femminile (le donne sanno benissimo come essere malefiche in modo indiretto). Grazie alle sottili angherie quotidiane atte a sminuire e isolare la preda che nei mesi rischia la deframmentazione dell’identità ed una costante insicurezza nei rapporti, le giovani vampire si nutrono nel vedere il soggetto preso di mira crollare come una torre. Vuoi perché basso, oppure troppo alto, occhialuto o balbuziente, benestante o povero in canna, secchia sputata a scuola oppure con difficoltà d’apprendimento, il cosiddetto “diverso” dal comune senso di mediocrità che dilaga, diventa vittima del singolo frustrato e dalla sua corte dei miracoli. Oggi, non rispettare gli stereotipi di genere che vorrebbero i maschi in un certo modo e le femmine in un altro significa essere “fatti fuori”… e con una cattiveria tale, che non si può giustificare salvo in presenza di un conclamato disturbo della personalità.
Ed ora veniamo al vero senso della mia riflessione odierna.
Ma tra la vittima e il bullo chi c’è? Apparentemente sembra non ci sia nessuno, diversamente non esisterebbero i casi in aumento di ragazzi che si suicidano. Eppure tra i due soggetti … c’è un mondo intero che sta a guardare.
Compagni di classe omertosi. Quelli che non sanno mai nulla per intenderci, non aiutano, non denunciano, non prendono le difese per paura delle conseguenze, non guardano, non sentono. Compagni che aiutano attivamente il bullo, perché caratterialmente insignificanti e in costante astinenza d’attenzione. Genitori dei bulli, che sanno benissimo chi è il loro figlio, ma lo difendono a spada tratta “povero bambino” e sono i primi a minacciare denunce se osi tentare un approccio per spiegare che il loro pargolo non è l’individuo che credono d’aver cresciuto a latte e biscotti Plasmon. Genitori dei compagni di classe omertosi. Tali padri, tali figli. I ragazzi crescono come vengono educati, se nessuno insegna loro a prender le difese dei più deboli, non lo faranno mai nemmeno innanzi allo scempio più devastante.
I professori, il fondamento del nostro organigramma sociale, il prolungamento delle famiglie. Una specie al collasso, salvo casi meritevoli in cui la missione umanitaria che li ha portati all’insegnamento sia un alza bandiera. Vessati dalle riforme angoscianti del Ministero, insoddisfatti per il trattamento ricevuto dopo anni di studio. Una classe lavorativa a tratti ibrida, divisa tra quelli che agiscono in modo immediato fregandosene delle conseguenze (35% di santissimi e benedetti casi) e quelli che temono tutto: la reazione del Preside, la reazione della Responsabile di Classe, la reazione dei bulli, dei loro genitori, della Segreteria, della Polizia e quindi si auto-assolvono con comunicazioni di servizio della specie:<<Non voglio sapere nulla delle vostre questioni personali, dovete imparare a difendervi da soli>>. Che attenzione… può anche starmi bene se le violenze avvenissero per strada, a casa o in discoteca. Ma se le minacce si susseguono a scuola durante il cambio d’ora, in bagno, negli spogliatoi, nell’intervallo, se non addirittura in classe con l’invio pressante di sms minatori (cyberbullismo) nascondendo il cellulare tra il tavolo e i libri, la scuola… come Istituzione votata alla preparazione culturale dei nostri figli non può e non deve fingere di non aver rilevato il problema sminuendone il significato e le conseguenze psicologiche. Sarebbe sufficiente vedere, non limitarsi a guardare. Ascoltare, non limitarsi a parlare. Agire, non limitarsi a discuterne di nascosto durante i consigli di classe.
Conosco un ragazzo che nel 2012 per lunghi mesi ha dilaniato una ragazzina. Inutili furono i vari tentativi della famiglia e della scuola di sistemare la fastidiosa situazione. Quando l’alunna a febbraio si ritirò dagli studi spiegando che era giunta al limite della sopportazione, il giovane si giustificò con il Preside e i suoi genitori dicendo:<<Non l’ho fatto apposta…>>. Se l’è cavata, capite? Lui ha continuato a frequentare la stessa classe, gli stessi compagni (invece di essere sospeso) e lei ha dovuto cambiare Istituto. Perché poverino… la vittima era improvvisamente diventato lui. Perché nessuno ha imposto al ragazzo ed alla sua famiglia di cambiare scuola e iniziare un percorso di psicoterapia famigliare? Il giovane stava male e non era assolutamente centrato.  Presto avrebbe individuato una nuova preda ed il meccanismo perverso sarebbe ricominciato.
L’atto di bullismo è sempre intenzionale se persiste nel tempo. Se poi esiste un disequilibrio di potere tra la vittima ed il bullo spetta agli adulti mischiare le carte in gioco e ristabilire l’ordine. Un ordine che non dev’essere casuale e lasciato al libero arbitrio dei singoli. Se conviviamo in un paese che si spaccia per civile significa che esistono leggi che tutti debbono rispettare, anche se hai dodici anni, vai in giro vestito come se fossi uscito dall’intestino di un cane e ti credi figo solo perché fumi le siga di tuo padre o quella di 3C te l’ha fatta vedere e ti ha limonato nel bagno.
I figli sono del mondo, ma prima di lanciarli nella meraviglia che ci circonda son figli nostri. L’educazione primaria non può essere insegnata sui banchi di scuola, ma dalla culla al seggiolone, dalle altalene nel parco fino alla gita in campagna dai nonni. Tutti siamo ciò che mangiamo e ciò in cui crediamo. I bulli saranno mai una specie in via d’estinzione? Voglio credere di sì.
In fondo anche i temibili dinosauri alla fine sono scomparsi.

Come diamine fate?

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Tra il serio e il faceto me lo chiedo ripetutamente: come diamine fate ad essere così presenti sui SOCIAL? Intendo dire: come riuscite a leggere e commentare tutti? Lo fate di professione o siete semplicemente spettatori attenti? Buon Dio, io non sono all’altezza. Sì, ci ho provato. In principio leggevo tutti i post dei BLOGGER che seguo, poi prima di dormire davo una sbirciata a FACE, rispondevo ai messaggi, ai commenti e scorrevo la HOME per un breve aggiornamento. Mio malgrado devo riconoscere che da qualche mese non riesco più a rincorrere le migliaia di riflessioni che impazzano. Sono implosa arrivando al punto di silenziare le notifiche di twitter, di facebook, dei gruppi di wazzup, le mail ed anche gli sms ordinari. Le spiegazioni si contano su tre dita: o sono invecchiata, o le giornate si sono ristrette, o questo mondo virtuale non ci sta nelle ventiquattro ore ordinarie di una persona mediocre e comune che lavora, scrive, fa la mamma, la moglie, la figlia, la sorella e l’amica. Stare sui SOCIAL è diventata una maratona che mi sfinisce, che se mi perdo un invito o dimentico di mettere il mio LIKE giust’appunto rischio di essere ritenuta misantropa dalle donne e selvatica dai maschietti permalosi. So cosa significa POSTARE, lo faccio anch’io quando ho qualcosa da dire, so cosa vuole dire creare un evento sperando che gli inviti arrivino a destinazione e qualcuno rimanga coinvolto, ma non ho mai imposto agli utenti una presenza “per forza” di cose. Io invece… mi sento molto disagiata, quasi diversamente abile non avendo il dono dell’ubiquità. Perché sono arrivata ad affermare questo? Due giorni fa un contatto ha risposto ad un mio commento in questo modo: <<Oh, guarda… due frasi in croce della Diedolo. Miracolo!>>. Se al momento mi è venuto da ridere, un secondo dopo ho pensato: ma tu scrivi per sporcare un muro o per avere affetto virtuale? Perché io attraverso l’APP di un Iphone non so se sei un uomo, una donna, un fake, un misogino, un prete o un depresso visto che non sei nemmeno loggato con nome e cognome e come profilo hai giusto una bella foto con delle margherite in una tazza di ceramica bianca. Abbello, devi sapere che io arrivo casualmente, sempre casualmente leggo e se l’anima mi solletica il neurone che non dorme lascio un pensiero libero. Il fatto che sia libero è fondamentale per il mio benessere. Non scrivo e non metto like per dovere. Mi rifiuto. WordPress invita gli utenti a navigare, seguire e commentare per allargare la cerchia dei followers. E’ spiegato benissimo nelle note operative come ottenere una piattaforma seguita e famosa. Eccellente, pensai anni fa. Bene. Ormai è chiaro che per essere nell’Olimpo dei Web Influencers… nella vita devi fare solo quello. Quello del blogger è un lavoro vero e proprio, ci vuole passione e competenza per catturare il pubblico con i propri post. Diversamente… ciao. Sono nella blogosfera da oltre dieci anni, non sono nemmeno tanto conosciuta considerato il lungo periodo che sono in rete. Su facebook la storia è diversa perché mi entrano in massa, ma quello non è un salotto virtuale, è una piazza pubblica dove si fa mercato e accetto tutti perché moltissimi sono lettori. Ritengo sia doveroso concedere l’amicizia virtuale a chi spende anche solo 2,50 euro per acquistare un mio ebook. Tornando a me, mi sbatto dalla mattina alla sera per vivere dignitosamente e… mio malgrado ho accettato che non riesco a seguire tutti. Mi scuso se sono latitante, mi manca il tempo ed anche la filosofia probabilmente. Da circa un anno sto scrivendo un romanzo che mi sta togliendo la vita. Quando ho del tempo libero la mia testa è lì, con i miei personaggi. Detto questo, sono al punto di partenza. Qualcuno mi spiega come riuscite a tessere una maglia di contatti così fitta e duratura? Quante ore dormite per notte? Lavorate? Siete dipendenti, liberi professionisti o pensionati? Me lo chiedo… perché siete in molti ad essere super attivi. Perbacco, dove trovate il tempo? Dite la verità siete la Banda Bassotti del secolo e vi siete presi anche i miei intervalli? Se mi confronto con la forza virtuale di alcuni di voi sono perfetta per interpretare la battuta della Litizzetto: “non so ballare, non so cantare, sono stonata come un rutto”. Sarà anche troppo poco, ma di più gna posso fa.