Il fenomeno del “riunionismo”

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Dopo i fenomeni collettivi che hanno visto coinvolte milioni di persone nell’uso degli smartphone, wazz-up, il consumo di sushi & co, la pratica del wellness, fitness e la scelta delle svariate opzioni alimentari salutari dalla dieta Mozzi a quella dissociata, il 2018 verrà premiato per l’anno top del “riunionismo”. Meeting, working lunch, lync via skype, aperitivi di lavoro, le giornate si stanno rivelando come un infinito sequel di appuntamenti con il risultato finale che si lavora sempre meno e buona parte del tempo viene consumato a parlare sempre delle stesse cose. Questa mania, che chiamerei persecuzione, diventa ancora più assillante quando prende il via già dal lunedì mattina, si infila spesso e volentieri nella pausa pranzo e scatena un vero e proprio malessere fisico quando viene programmata allo scadere delle otto ore lavorative, con conseguente utilizzo del cosiddetto tempo straordinario al 100% non retribuito. La riunione reiterata è psicologicamente disturbante e arreca un grave danno alla continuità lavorativa, soprattutto se indetta con frequenza quotidiana. Vi è mai accaduto di avere un meeting tra un paio d’ore, per esempio, e avete soprasseduto nell’iniziare un progetto impegnativo per mancanza di tempo dedicandovi a fare cose poco produttive in attesa dell’incontro? Si sa che quando abbiamo un impegno il tempo sembra scorrere più in fretta, con il risultato che fare di meno con il tempo che effettivamente abbiamo a disposizione diventa uno stile lavorativo. Il concetto di “pillola informativa” della durata massima di dieci minuti quotidiana è purtroppo utopica, la moda vuole full immersion durante la quale vengono proiettate slide con trend di crescita incomprensibili e una lista infinita di interventi da parte di specialisti rigorosamente suddivisi per ambiti di competenza. Non fa nulla se le platee dormienti con l’orologio in mano hanno come focus il rientro veloce in sede per combinare qualcosa di utile appena riottenuta la libertà. Tutte le aziende hanno una trimestrale, non sarebbe sufficiente fare la conta delle performance alla fine del periodo suddetto? Pesare un trend dieci volte al giorno non migliora il risultato, anzi… origina un’ansia da prestazione negativa e la conseguente insoddisfazione fantozziana che il geniale Paolo Villaggio aveva ben interpretato nelle sue pellicole. Più riunioni indici al giorno e più sei un fichissimo aziendalista, ma non dimentichiamocelo: una persona o fa una riunione o lavora, non può fare entrambe le cose nello stesso momento. Su un blog possiamo dircelo: nulla è più frustrante di un meeting inutile che dopo un certo limite diventa controproducente. Il non sapere quando questa linea viene superata sta diventando un problema molto diffuso. Pensate, le riunioni non indispensabili costano alle aziende una cifra fuori di testa: 37 miliardi di dollari all’anno, e mentre cercate di immaginarvi tutti questi soldi altre ricerche hanno dimostrato che gli impiegati passano più di 60 ore ogni mese in convention del tutto improduttive, la metà delle quali viene dipinta come una completa perdita di tempo. Le grandi aziende dedicano ai convegni più ore di quanto non ne stanzino per la formazione del personale, all’incentivazione, alla ricerca e sviluppo. Che dire! Forse a questi capi, capetti, manager… basterebbe organizzarsi meglio? Incontri che mettano nero su bianco azioni concrete e abbiano un sintetico taglio corto sono una mission impossible o servono a giustificare tutti quei ruoli intermedi di controllo, sorveglianza, vigilanza e potere? Quando la pianificazione diventerà strategica?

Un moleskine che registra riunioni dalle 8.30 del mattino alle 18.00 del pomeriggio può solo dipingerci lo human design di un omicida seriale.

Stefania Diedolo

Milf – la rivincita delle cinquantenni o un termine dispregiativo?

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Il termine Milf, utilizzato dai giovani di oggi per rivolgersi a determinate tipologie di donna, è diventato di uso comune ma sono in pochi a sapere con esattezza cosa significhi. Alcune signore lo considerano offensivo, altre lo vedono come un complimento, dipende con quale predisposizione d’animo si accoglie l’appellativo e ci si identifica in un processo che non è affatto banale. La traduzione letterale è la seguente “Mother I’d like to Fuck” cioè “La mamma con cui vorrei fare sesso”. Il termine è rivolto a una tipologia specifica di donna che grazie a una serie di requisiti è considerata attraente e sessualmente appetibile: mediamente si tratta di donne con figli o comunque accompagnate, di età compresa tra i 35 e i 50 anni, corpo da pin-up, qualche ritocco estetico, in carriera e con un ottimo status economico. Il termine ha trovato una notevole diffusione nell’ambito della pornografia, ecco perché è sconsigliabile etichettare una donna in tal modo benchè l’ironia personale possa superare in modo esemplare i limiti del linguaggio. Nell’ultimo decennio, grazie all’emancipazione, alle diete e alla tendenza a mantenere il corpo sano e in forma sono moltissime le donne che si possono definire affascinanti e bellissime nonostante l’impietoso trascorrere degli anni. Oggi per fortuna non solo gli uomini migliorano con i primi capelli brizzolati, accade anche che il sesso femminile acquisti charme e interesse. Dev’essere atomico il mix che scatena nelle giovani fantasie maschili il desiderio di farsi sedurre da sguardi adulti che dominano. Ovviamente il termine Milf è solo un’etichetta entrata nello slang comune dei giovanissimi come molti altri modi di dire tipo “mi whazzappi”, “chattiamo”, “mai na gioia”. Dal punto di vista sociale molte donne penseranno che è deprimente essere viste come oggetti sessuali ma non stiamo scoprendo l’acqua calda, stiamo solo fotografando una realtà che esiste e vivrà finché la domanda incontrerà l’offerta. Senza voler connotare il concetto di Milf solo in senso dispregiativo mi vengono in mente un paio di pellicole cult di tematica similare, avete visto “Il laureato” o l’interpretazione magistrale di Kim Basinger in “The door in the floor”? In entrambi i film uomini giovanissimi hanno liaison con donne mature per motivi diversi. Come non capirli? Le donne che arrivano alla soglia degli “anta” hanno pregi che le giovanissime ancora non hanno acquisito, hanno sicurezza e equilibrio, non vogliono sposarsi e fare figli a tutti i costi, hanno finanze solide e diciamolo… una maturità sessuale che potrebbe essere garanzia di complicità. Forse oggi gli uomini cercano appoggio e protezione in un ribaltamento dei vecchi ruoli? Non saprei dire, come non saprei dire come mai se cerco su Google il termine Milf e ne guardo le immagini correlate mi escono solo fotografie  hard. Ma allora “essere una milf” è la rivincita delle cinquantenni innanzi all’avanzare dell’età o solo un termine dispregiativo?

Stefania Diedolo

Ciao settembre

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Anche settembre è tornato a bussare alle nostre case, per molti in stretta concomitanza con il termine delle tanto agognate ferie, volatilizzate in un soffio tra notizie di cronaca degne di un serial killer e un caldo folle che ha piegato anche i rettili. Questo è un mese carico di aspettative e riorganizzazione pratica e mentale, la fine di una stagione dove ancora fa caldo ma non si boccheggia, le giornate sono piacevolmente lunghe ma non più di tanto, gli impegni scolastici vengono affrontati a spizzichi e bocconi e il rientro in ufficio è sincronizzato a una ballata lenta che quasi addormenta. Se dovessi trovare un verbo che ben rappresenti questo periodo dell’anno penso solo a “ricominciare” ciò che abbiamo messo in pausa più o meno forzatamente e che dovrebbe avere il sapore di un nuovo avvio, un punto di partenza in cui siamo noi a decidere cosa portare avanti e cosa lasciare indietro. Ecco perché si dice che le ferie estive hanno anche il compito di depurare le cellule “emozionali” perché è adesso, in questi giorni… che capiremo quanto siamo propensi a iniziare il cambiamento di quelle piccole o grandi cose che abbiamo messo in fila come la lista della spesa o è preferibile rimandare tutto al nuovo anno e accontentarsi della solita routine. Settembre è da sempre il mese dei buoni propositi, chi ha bisogno di perdere peso si concentra sulle nuove diete e si iscrive in palestra, chi fa della prevenzione un must programma tutti gli esami medici di controllo e chi si prepara con ansia all’inizio del nuovo anno scolastico termina i compiti e ripassa le materie deficitarie, il tutto condito da quella segreta nostalgia per l’estate appena vissuta e tra qualche settimana non ricorderemo più perché la pubblicità, le vetrine e la cultura social inizierà a ricordarci che mancano pochi mesi al Natale, anzi… già che ci siamo: sapete dirmi dove trascorrerete il Capodanno? Ovviamente sto ironizzando ma sorridere di quanto siamo lobotomizzati allevia questo strano turbamento che accompagna lo scorrere del tempo. Settembre è il nono mese dell’anno ma porta con sé quel vento di programmazione che meriterebbe il podio del calendario. Sarà per questo motivo che ne detesto le intenzioni intrinseche e da oltre un ventennio lo utilizzo per andarmene in vacanza su spiagge ormai deserte dal turismo di massa? Certamente lo vivo come ultimissimo scampolo d’estate prima di lanciarmi a tuffo carpiato nelle metropoli dei colletti bianchi e negli avvicendamenti che mi condurranno in giro per l’Italia a fare promo letterarie (KARMEL mi attende). Settembre è il mese della felicità silenziosa, le felpe di cotone, le tute colorate, i calzini antiscivolo su divani morbidi e copertine di mezzo peso. È un mese che ci dona la dolcezza dei suoi frutti: la vendemmia, le prime castagne, ma siccome tutto ciò che è dolce porta con sé anche malinconia ecco che le foglie che ingialliscono, le folate di vento e l’imbrunire denso delle serate in famiglia ci preparano all’arrivo dell’autunno con un lontano senso di inquietudine che sin dall’infanzia impariamo a capire quanto sia tagliente e ineluttabile. Per me settembre è sempre fermo al  1980, se chiudo gli occhi mi rivedo giovane che vado a scuola con la cartella gialla, la gonna a portafoglio e gli stivali marroni, una buffa berretta di cotone arancio e nelle orecchie un walk men datato con Augusto Daolio dei Nomandi che cantava: “Pooooooiiii, una notte di settembre me ne andaiiii”.

Settembre scusami,
non sono mai stata pronta.

 

 

 

 

 

 

Un errore bellissimo

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Che bella la giovinezza! Senza pudore facevo a pezzi le regole sociali inventando un micro cosmo dove sentirmi libera, provocante, indisciplinata. Disubbidire era un’affermazione d’identità. Rompere gli schemi una sfida intrinseca per spostare più in là… quella maledetta linea che costringeva l’infinito e delimitava i muri della mia camera. Se ripenso a noi, alle tue mani che mi toccavano di nascosto all’ombra dei glicini, a quella volta che mi accarezzasti sotto la gonna in chiesa, sorrido incosciente. L’innocenza mi ha perdonata più delle persone e nella riconoscenza verso la vita non ho mai regalato nulla alle fauci del destino, nemmeno le briciole di una fetta di torta al cioccolato. Prendere a morsi le tue labbra è stato come accendere il buio, che sensazione rumorosa la giovinezza! Il rullare dei nostri cuori abbatteva le notti dove non sapevamo nemmeno far l’amore. Ci siamo bastati per un tempo breve ma infinito. Non è stato il tempo a dividerci, solo la maledetta paura di pensare che eravamo il più bell’errore ci potesse capitare.

Stefania Diedolo

Il libro ” KARMEL” è in vendita in tutte le librerie d’Italia e sugli store on-line.

 

KARMEL – di Stefania Diedolo

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Buongiorno a tutti, vi informo che quest’oggi è uscito sul mercato il mio nuovo thriller psicologico titolato KARMEL. Il romanzo, edito da Newbook Edizioni, è ordinabile in qualsiasi libreria e lo trovate giù disponibile sia in formato cartaceo che kindle presso gli store on-line. Vi lascio una breve sinossi: “È il 2040: sono gli ultimi giorni e le ultime ore di una vita in cui il buio e il silenzio non potranno più nascondere nulla. Lo sa bene Carmelita quando, dal letto del S. Pio X di Crema, decide di svelare tutti i misteri che, come fantasmi, hanno minato la sua esistenza. I ricordi la riporteranno all’incontro inaspettato con Carlo, l’amore della sua vita, e alle predizioni sconvolgenti di Cloe, la veggente che le rivela i pericoli che sarà costretta ad affrontare. Avvenimenti sempre più inquietanti stravolgeranno le sue abitudini e la porteranno ad osservare la realtà con occhi diversi. Il sospetto e l’incertezza costringeranno Carmelita a mettere in discussione la propria esistenza, perché anche la felicità ha le sue ombre. Svelarle potrebbe far crollare il suo mondo pezzo dopo pezzo. Anche un cielo senza nuvole può scatenare in un attimo una terribile tempesta”.

Stefania Diedolo

L’amicizia

amicizia

“Voglio dirti che non ho mai creduto nella fortuna, che in casa mia non ci ha mai baciato e da sempre lotto per raggiungere i miei obiettivi. Te lo dico perché non vorrei tu pensassi che sono una donna dalle spalle leggere, ti assicuro che il fardello è sempre stato pesantissimo anche se non si vede perché ho un sorriso che copre tutto. Le ferite, le costole rotte e anche i primi capelli bianchi. Voglio dirti che lottare è un verbo che da me si replica all’infinito, non so cosa significhi trovare le porte aperte, gli abbracci gratuiti e le situazioni che filano via lisce come l’olio. Non passo mai dal via completamente vestita, perdo sempre qualcosa perché non mi vengono concessi sconti e il baratto mi denuda, mi impoverisce. Ciò nonostante sono favolosamente ricca dentro di tante cose che non saprei nemmeno descriverti. Tuttalpiù puoi affacciarti e guardare, sempre che tu non abbia paura di vedere e credere che esisto per davvero. Capisco che per te è più facile sapermi quieta nella mia bellezza scomposta, ma ciò che immagini destinato a me non mi è dovuto quindi devi abituarti all’idea che faccio fatica, che a tratti arranco e che non ho scorciatoie. Siamo in molti a vivere con la strada perennemente in salita, non mi sento né fuori luogo né particolarmente disadattata, anzi… sotto alcuni aspetti mi sento privilegiata. Se avessi già realizzato tutti i miei sogni dovrei sognarne altri e non credo di averne ancora nel cassetto delle notti stellate piene di baci e rossetti e corpi vicini e magliette strappate. Devi vedermi per quella che sono se vuoi conoscermi, devi spalancare gli occhi e andare oltre il muro delle apparenze. Non sono mai andata via da chi mi è stato vicino senza volermi cambiare i connotati. Devi sforzarti di leggermi tra le righe colorate del mio maglione preferito, provare a sfiorarmi una mano esile e tenermi per le spalle. Sono fragile e forte come un albero sferzato dal vento, forse posso farti paura ma se saprai ascoltare i miei silenzi e capire come parlare al mio cuore, stanne certo… sarai oggi e finché vorrai il mio più caro amico”.

Se penso al 2018…

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Sin da quando ero piccina sentivo mamma affermare: “Anno nuovo, vita nuova”. Sarà per questo che attendo l’arrivo del 1 gennaio come un evento magico, molto più del Natale, della Befana e anche di Santa Lucia? Il 2 non conta, papà compie gli anni… quindi: la torta, i regali, le sue mani grandi, tutto è ancora troppo favoloso anche se lui non c’è più. Poi arriva il giorno 3, quando scopri che la tua collega s’è fatta i capelli color Fanta, il ristorante dove pranzi ha chiuso e doppio wow carpiato: conosci il nuovo capo. L’altro è andato al posto del precedente, che è sceso in rete, che è andato in prepensionamento, che tornerà come consulente esterno. Semplice, no? La mamma diceva che se trascorri la notte di San Silvestro ballando “Charlie Brown“, tutto assumerà un’atmosfera da sballo. A partire dalla tua macchina, a cui sballa il livello del gasolio e non sai mai quando devi fare il pieno, fino al rapporto sessuale con la bilancia, che, maledetta a lei, ti fa andare a letto per un mese con la frutta di stagione. Essere sballata di clementine potrebbe ridurre il grasso post prandiale da eccesso di festività?
Che possiamo farci se questo 2018 è partito col sacchetto della spesa sbagliato, se a breve avremo le elezioni e metà dei candidati ha la prostata? Se inizierà una lunga ondata di caldo anomalo che segnerà gennaio e continuerà fino all’arrivo di Flagello, l’uragano della vecchia, zoppa Europa? Perché ricordate bene queste parole, prima o dopo anche noi avremo un clima tropicale autentico, che a furia di menar sfiga ci stanno crescendo le palme nane sul balcone e facciamo colazione con la papaya per abituarci all’idea dell’inferno che avanza.  “Imodium oro solubile” per arginare la dissenteria a parte… “anno nuovo, vita nuova” che significa veramente? Nessuno l’ha capito. Si rinnova automaticamente quell’incontenibile voglia di sesso, droga e rock’n’roll che dilaga sin dagli anni ’70, e allora vai di Eros Ramazzotti nell’etere, una spruzzata di paprika nella minestra e quel giubbo con le borchie che tuo fratello metteva alle festine delle medie, per il resto è un salto nel vuoto. L’unica verità? Se nasci con le palle non hai necessità di superare la mezzanotte per trasformare i buoni propositi in realtà, è sufficiente arrotolarsi le maniche tutto l’anno. Quello che già stiamo facendo e continueremo a fare perché:
noi, siamo i ragazzi di oggi, noi.
Noi siamo quello che può succedere“.

Stefania Diedolo

Usciamo? Ti porto al centro commerciale…

Un paio di settimane fa, sono stata invitata a visitare un centro commerciale aperto in zona ospedaliera. Spinta dalla curiosità e dalle parole lusinghiere spese a favore del nuovo monumento al consumismo, l’ho girovagato in pausa pranzo. I prezzi, più bassi della media della piazza del 50%, mi hanno dapprima fatta impallidire e poi sorgere una domanda: se la concorrenza porta ad una diminuzione dei prezzi, la concorrenza sleale può distruggere l’occupazione? Domandina scomoda, me ne rendo conto. Da anni, grandi catene di distribuzione stanno coprendo il territorio italiano con strutture sempre più imponenti, ove per i consumatori sono evidenti i vantaggi, dai prezzi aggressivi alla comodità d’avere tutto a portata di mano, ma in che misura e per quanto tempo la società ne potrà trarre un beneficio concreto? Ci stiamo abituando ad acquistare nello stesso luogo di tutto, dai calzini ai pomodori. A socializzare nello spazio Mc Donald, a fare passeggiate lungo le corsie ove i bambini giocano senza pericoli. D’inverno godiamo di un riscaldamento autonomo a quaranta gradi che cammineresti in mutande, mentre d’estate ci regalano l’aria condizionata modello tornado tropicale, che ci fa implorare la maglina di cashmere riposta nell’armadio invernale. Sinceramente non v’è nulla di gran qualità che si possa distinguere nei negozi perchè mediamente sono in franchising. Salvo rari casi, il rapporto di fiducia tra cliente e negoziante è inesistente e per esperienza diretta di molti miei conoscenti… i lavoratori sono gravemente sottopagati e sfruttati a vario titolo. Come avrete capito non amo particolarmente gli agglomerati del consumismo sfrenato. Dubito anche che la grande distribuzione sia risolutiva per il problema occupazionale, ma è un mio libero pensiero che scaturisce dalla disamina della realtà. Sapete quanti negozi storici dei centri abitati hanno chiuso nell’ultimo decennio? A migliaia. D’altronde la dignità, in tutta questa speculazione edilizia e globalizzazione alla ricchezza, non esiste. Le Istituzioni, come i Comuni e i Sindacati, sono totalmente assenti sull’argomento, nel senso che sono bravissimi a concedere autorizzazioni per realizzare parcheggi di migliaia metri quadri a più piani con vista ferrame e barre d’acciaio. Evidentemente, messi sulla bilancia i benefici per le famiglie e quelli del sistema economico, vale sempre la pena non rischiare il business e l’indotto, demandando la responsabilità delle proprie scelte al consumatore finale. Ed è qui che si apre la vera ferita di questa basica quanto discutibile riflessione, perchè se vai contro corrente come sto facendo io in questo momento, è scontato che qualche “pappina” rischi di prenderla, dicevo… quanti sono coloro che si rivolgono alla piccola distribuzione o ai negozi specializzati per trovare qualità ed esperienza? Ormai siamo tutti in possesso di una buona informazione per scegliere quali sono i prodotti migliori per la nostra salute e l’alimentazione. Nonostante lo shopping on-line stia prendendo piede alla velocità della luce e presumo che tra una decina d’anni potrà mettere i centri commerciali in grande crisi (negli USA è già iniziata), per quanto mi è possibile preferisco comprare frutta e verdura alla bottega del paese, il pollame dal contadino tramite mia madre e gli alimentari da Natura Sì o alle gastronomie del centro. Definitemi pure una signora demodé, ma ho sempre preferito il rapporto col singolo alla fusione per incorporazione con la massa vociante. Soffro di acufeni, sono allergica alle luci al neon e mi imbruttisco da matti innanzi al rumore sintetico. Se volete conquistarmi, non portatemi mai in un centro commerciale.
#silenziamoci

 

DEMISESSUALITA’ – fenomeno sociale o essenza?

VIGNETTA

Navigando in rete ho appreso un nuovo termine che identifica coloro che provano attrazione sessuale verso una persona esclusivamente in un contesto di conoscenza profonda e trasporto emotivo: i demisessuali. Dopo gli omosessuali, gli eterosessuali, i bisessuali ecco apparire la demisessualità che, a differenza delle altre casistiche, può appartenere a tutti indistintamente perché il legame affettivo prescinde il genere, mentre ha priorità assoluta la solidità affettiva del rapportoFatico a comprendere la necessità imperante di catalogare l’umanità, ma pare che questo secolo si sia specializzato nell’attribuzione di genere, colore e bandiera. Forse il bisogno di sicurezza ci impone di dare un nome a tutto, di rendere ogni cosa il più concreta possibile per poterla studiare, quasi toccare? I social definiscono la tendenza come un fenomeno, ma non è abbastanza conosciuta per poterla identificare come un’ideologia conservatrice o religiosa in quanto non svaluta l’atto sessuale, bensì lo rivaluta solo all’interno di una relazione. Innanzi all’invasione degli “amici di letto” o “tromba-amici” dell’ultimo decennio, i quali fanno sesso senza implicazioni sentimentali né obblighi di sorta, ecco che la condizione dei demisessuali sembra emergere come un paradosso. Sebbene la società viva una dimensione oggettivamente sessuocentrica, perchè dev’ essere considerata atipica l’esigenza del tutto umana di dare un senso all’attrazione? Quando vedo una persona, ma pur trovandola bella finisce lì… significa che sono demisessuale? Il sapere che non sarò mai attratta da nessuno finché non saremo in confidenza… mi identifica come demisessuale? Il movimento si è attribuito una bandiera composta da quattro bande orizzontali di uguale misura di quattro colori diversi e un emblema che è l’asso delle carte da gioco col seme di quadri. Mentre il simbolo che aiuta i soggetti ad individuarsi tra loro è un anello di ematite nera portato al dito medio della mano destra.  In un mondo senza alcun alibi per gli eccessi, ove l’overdose d’informazione ha superato ogni limite, mi chiedo: <<Può la solitudine dilagante aver reso necessario attribuirsi un termine per sopravvivere al confronto con un numero impressionante di alternative?>>. La natura umana è l’insieme delle caratteristiche, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono ad avere, indipendentemente dall’influenza della cultura. Eppure sento che era più facile quando tutto sembrava difficile:
<<Tu sei?>>.
<<Umano>>.
E finiva con una pacca sulla spalla e una stretta di mano.
#vogliadicosesemplici

Basta confessionale, i peccati si dicono on-line.

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Per lo sconcerto che mi ha agguantata, sarò breve e concisa:

nei mesi scorsi  una nota testata giornalistica ha narrato che  due sacerdoti di Pavia hanno creato un sistema innovativo di confessione on-line. Nella mia ingenua formazione da cattolica poco praticante, ma fedele alla tradizione,  ho sempre  ritenuto che la confessione fosse un momento di raccoglimento e pentimento. Mi sono forse sbagliata?  Parrebbe che anche i Ministri di Dio stiano cedendo alla tentazione comoda di poter confessare 24 ore su 24 tramite mail, senza necessariamente essere vincolati alla presenza fisica nella casa del Padre. Un po’ come il trend in ascesa del web shopping grazie ad Amazon e simili.

Stante la penuria di fedeli, mi chiedo: non sarà grazie agli inginocchiatoi scomodi out ed alle grate dei confessionali bandite, che gli apostoli della Madre Chiesa pensano di aumentare il numero dei followers del Maestro Gesù?

I fedeli, seduti innanzi a schermi asettici, hanno la possibilità di regolare le pendenze con il Paradiso direttamente da casa propria in ciabatte e mutande. Non sarà nemmeno necessario iniziare il rito con il segno della croce, basterà inserire login e password. Il programma consentirà di scegliere tra svariate tipologie di peccati, da quelli mortali a quelli veniali e per chi non conoscesse la definizione tecnica della trasgressione compiuta, esiste anche un elenco delle colpe. La chiusura della confessione non sarà di rito con la recita di una decina di Ave Maria e altrettanti Padre Nostro, bisognerà cliccare sulla scritta lampeggiante rossa «Amen» e aspettare che sullo schermo compaia il segno della confessione con indicato il giorno e l’ora fissati per passare in Chiesa a «ritirare» l’assoluzione. Addio quindi alle formule di rito ed anche alla sostanza di una confessione che negherà al fedele devoto il conforto della parola, il contatto umano, lo sguardo che non giudica, il sorriso che consola.

Sarà il progresso che avanza, ma in tutto questo io ravvedo lo zampino del demonio; sono improvvisamente diventata una donna  antiquata e poco avvezza alle modernità? Probabilmente è solo più facile confessare un omicidio davanti ad un monitor che di fronte a una giuria, mi avrebbe risposto Friedrich Dürrenmatt.

Perchè allora mi sento a disagio?

Semplice: è una fake news😂😂 scoperta stasera grazie all’aiuto di Primula che ringrazio.