Se penso al 2018…

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Sin da quando ero piccina sentivo mamma affermare: “Anno nuovo, vita nuova”. Sarà per questo che attendo l’arrivo del 1 gennaio come un evento magico, molto più del Natale, della Befana e anche di Santa Lucia? Il 2 non conta, papà compie gli anni… quindi: la torta, i regali, le sue mani grandi, tutto è ancora troppo favoloso anche se lui non c’è più. Poi arriva il giorno 3, quando scopri che la tua collega s’è fatta i capelli color Fanta, il ristorante dove pranzi ha chiuso e doppio wow carpiato: conosci il nuovo capo. L’altro è andato al posto del precedente, che è sceso in rete, che è andato in prepensionamento, che tornerà come consulente esterno. Semplice, no? La mamma diceva che se trascorri la notte di San Silvestro ballando “Charlie Brown“, tutto assumerà un’atmosfera da sballo. A partire dalla tua macchina, a cui sballa il livello del gasolio e non sai mai quando devi fare il pieno, fino al rapporto sessuale con la bilancia, che, maledetta a lei, ti fa andare a letto per un mese con la frutta di stagione. Essere sballata di clementine potrebbe ridurre il grasso post prandiale da eccesso di festività?
Che possiamo farci se questo 2018 è partito col sacchetto della spesa sbagliato, se a breve avremo le elezioni e metà dei candidati ha la prostata? Se inizierà una lunga ondata di caldo anomalo che segnerà gennaio e continuerà fino all’arrivo di Flagello, l’uragano della vecchia, zoppa Europa? Perché ricordate bene queste parole, prima o dopo anche noi avremo un clima tropicale autentico, che a furia di menar sfiga ci stanno crescendo le palme nane sul balcone e facciamo colazione con la papaya per abituarci all’idea dell’inferno che avanza.  “Imodium oro solubile” per arginare la dissenteria a parte… “anno nuovo, vita nuova” che significa veramente? Nessuno l’ha capito. Si rinnova automaticamente quell’incontenibile voglia di sesso, droga e rock’n’roll che dilaga sin dagli anni ’70, e allora vai di Eros Ramazzotti nell’etere, una spruzzata di paprika nella minestra e quel giubbo con le borchie che tuo fratello metteva alle festine delle medie, per il resto è un salto nel vuoto. L’unica verità? Se nasci con le palle non hai necessità di superare la mezzanotte per trasformare i buoni propositi in realtà, è sufficiente arrotolarsi le maniche tutto l’anno. Quello che già stiamo facendo e continueremo a fare perché:
noi, siamo i ragazzi di oggi, noi.
Noi siamo quello che può succedere“.

Stefania Diedolo

Usciamo? Ti porto al centro commerciale…

Un paio di settimane fa, sono stata invitata a visitare un centro commerciale aperto in zona ospedaliera. Spinta dalla curiosità e dalle parole lusinghiere spese a favore del nuovo monumento al consumismo, l’ho girovagato in pausa pranzo. I prezzi, più bassi della media della piazza del 50%, mi hanno dapprima fatta impallidire e poi sorgere una domanda: se la concorrenza porta ad una diminuzione dei prezzi, la concorrenza sleale può distruggere l’occupazione? Domandina scomoda, me ne rendo conto. Da anni, grandi catene di distribuzione stanno coprendo il territorio italiano con strutture sempre più imponenti, ove per i consumatori sono evidenti i vantaggi, dai prezzi aggressivi alla comodità d’avere tutto a portata di mano, ma in che misura e per quanto tempo la società ne potrà trarre un beneficio concreto? Ci stiamo abituando ad acquistare nello stesso luogo di tutto, dai calzini ai pomodori. A socializzare nello spazio Mc Donald, a fare passeggiate lungo le corsie ove i bambini giocano senza pericoli. D’inverno godiamo di un riscaldamento autonomo a quaranta gradi che cammineresti in mutande, mentre d’estate ci regalano l’aria condizionata modello tornado tropicale, che ci fa implorare la maglina di cashmere riposta nell’armadio invernale. Sinceramente non v’è nulla di gran qualità che si possa distinguere nei negozi perchè mediamente sono in franchising. Salvo rari casi, il rapporto di fiducia tra cliente e negoziante è inesistente e per esperienza diretta di molti miei conoscenti… i lavoratori sono gravemente sottopagati e sfruttati a vario titolo. Come avrete capito non amo particolarmente gli agglomerati del consumismo sfrenato. Dubito anche che la grande distribuzione sia risolutiva per il problema occupazionale, ma è un mio libero pensiero che scaturisce dalla disamina della realtà. Sapete quanti negozi storici dei centri abitati hanno chiuso nell’ultimo decennio? A migliaia. D’altronde la dignità, in tutta questa speculazione edilizia e globalizzazione alla ricchezza, non esiste. Le Istituzioni, come i Comuni e i Sindacati, sono totalmente assenti sull’argomento, nel senso che sono bravissimi a concedere autorizzazioni per realizzare parcheggi di migliaia metri quadri a più piani con vista ferrame e barre d’acciaio. Evidentemente, messi sulla bilancia i benefici per le famiglie e quelli del sistema economico, vale sempre la pena non rischiare il business e l’indotto, demandando la responsabilità delle proprie scelte al consumatore finale. Ed è qui che si apre la vera ferita di questa basica quanto discutibile riflessione, perchè se vai contro corrente come sto facendo io in questo momento, è scontato che qualche “pappina” rischi di prenderla, dicevo… quanti sono coloro che si rivolgono alla piccola distribuzione o ai negozi specializzati per trovare qualità ed esperienza? Ormai siamo tutti in possesso di una buona informazione per scegliere quali sono i prodotti migliori per la nostra salute e l’alimentazione. Nonostante lo shopping on-line stia prendendo piede alla velocità della luce e presumo che tra una decina d’anni potrà mettere i centri commerciali in grande crisi (negli USA è già iniziata), per quanto mi è possibile preferisco comprare frutta e verdura alla bottega del paese, il pollame dal contadino tramite mia madre e gli alimentari da Natura Sì o alle gastronomie del centro. Definitemi pure una signora demodé, ma ho sempre preferito il rapporto col singolo alla fusione per incorporazione con la massa vociante. Soffro di acufeni, sono allergica alle luci al neon e mi imbruttisco da matti innanzi al rumore sintetico. Se volete conquistarmi, non portatemi mai in un centro commerciale.
#silenziamoci

 

DEMISESSUALITA’ – fenomeno sociale o essenza?

VIGNETTA

Navigando in rete ho appreso un nuovo termine che identifica coloro che provano attrazione sessuale verso una persona esclusivamente in un contesto di conoscenza profonda e trasporto emotivo: i demisessuali. Dopo gli omosessuali, gli eterosessuali, i bisessuali ecco apparire la demisessualità che, a differenza delle altre casistiche, può appartenere a tutti indistintamente perché il legame affettivo prescinde il genere, mentre ha priorità assoluta la solidità affettiva del rapportoFatico a comprendere la necessità imperante di catalogare l’umanità, ma pare che questo secolo si sia specializzato nell’attribuzione di genere, colore e bandiera. Forse il bisogno di sicurezza ci impone di dare un nome a tutto, di rendere ogni cosa il più concreta possibile per poterla studiare, quasi toccare? I social definiscono la tendenza come un fenomeno, ma non è abbastanza conosciuta per poterla identificare come un’ideologia conservatrice o religiosa in quanto non svaluta l’atto sessuale, bensì lo rivaluta solo all’interno di una relazione. Innanzi all’invasione degli “amici di letto” o “tromba-amici” dell’ultimo decennio, i quali fanno sesso senza implicazioni sentimentali né obblighi di sorta, ecco che la condizione dei demisessuali sembra emergere come un paradosso. Sebbene la società viva una dimensione oggettivamente sessuocentrica, perchè dev’ essere considerata atipica l’esigenza del tutto umana di dare un senso all’attrazione? Quando vedo una persona, ma pur trovandola bella finisce lì… significa che sono demisessuale? Il sapere che non sarò mai attratta da nessuno finché non saremo in confidenza… mi identifica come demisessuale? Il movimento si è attribuito una bandiera composta da quattro bande orizzontali di uguale misura di quattro colori diversi e un emblema che è l’asso delle carte da gioco col seme di quadri. Mentre il simbolo che aiuta i soggetti ad individuarsi tra loro è un anello di ematite nera portato al dito medio della mano destra.  In un mondo senza alcun alibi per gli eccessi, ove l’overdose d’informazione ha superato ogni limite, mi chiedo: <<Può la solitudine dilagante aver reso necessario attribuirsi un termine per sopravvivere al confronto con un numero impressionante di alternative?>>. La natura umana è l’insieme delle caratteristiche, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono ad avere, indipendentemente dall’influenza della cultura. Eppure sento che era più facile quando tutto sembrava difficile:
<<Tu sei?>>.
<<Umano>>.
E finiva con una pacca sulla spalla e una stretta di mano.
#vogliadicosesemplici

Basta confessionale, i peccati si dicono on-line.

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Per lo sconcerto che mi ha agguantata, sarò breve e concisa:

nei mesi scorsi  una nota testata giornalistica ha narrato che  due sacerdoti di Pavia hanno creato un sistema innovativo di confessione on-line. Nella mia ingenua formazione da cattolica poco praticante, ma fedele alla tradizione,  ho sempre  ritenuto che la confessione fosse un momento di raccoglimento e pentimento. Mi sono forse sbagliata?  Parrebbe che anche i Ministri di Dio stiano cedendo alla tentazione comoda di poter confessare 24 ore su 24 tramite mail, senza necessariamente essere vincolati alla presenza fisica nella casa del Padre. Un po’ come il trend in ascesa del web shopping grazie ad Amazon e simili.

Stante la penuria di fedeli, mi chiedo: non sarà grazie agli inginocchiatoi scomodi out ed alle grate dei confessionali bandite, che gli apostoli della Madre Chiesa pensano di aumentare il numero dei followers del Maestro Gesù?

I fedeli, seduti innanzi a schermi asettici, hanno la possibilità di regolare le pendenze con il Paradiso direttamente da casa propria in ciabatte e mutande. Non sarà nemmeno necessario iniziare il rito con il segno della croce, basterà inserire login e password. Il programma consentirà di scegliere tra svariate tipologie di peccati, da quelli mortali a quelli veniali e per chi non conoscesse la definizione tecnica della trasgressione compiuta, esiste anche un elenco delle colpe. La chiusura della confessione non sarà di rito con la recita di una decina di Ave Maria e altrettanti Padre Nostro, bisognerà cliccare sulla scritta lampeggiante rossa «Amen» e aspettare che sullo schermo compaia il segno della confessione con indicato il giorno e l’ora fissati per passare in Chiesa a «ritirare» l’assoluzione. Addio quindi alle formule di rito ed anche alla sostanza di una confessione che negherà al fedele devoto il conforto della parola, il contatto umano, lo sguardo che non giudica, il sorriso che consola.

Sarà il progresso che avanza, ma in tutto questo io ravvedo lo zampino del demonio; sono improvvisamente diventata una donna  antiquata e poco avvezza alle modernità? Probabilmente è solo più facile confessare un omicidio davanti ad un monitor che di fronte a una giuria, mi avrebbe risposto Friedrich Dürrenmatt.

Perchè allora mi sento a disagio?

Semplice: è una fake news😂😂 scoperta stasera grazie all’aiuto di Primula che ringrazio. 

C’è chi vorrebbe cavalcare una Ferrari e chi indossare un pannolino…

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Meno di un mese fa, durante la proiezione del programma Le Iene, sono passati due speciali dedicati agli Adult Baby. Per chi non avesse visto il format e non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di esseri umani denominati “adulti bambini” che trovano serenità e conforto quando possono regredire all’infanzia, frequentare un asilo ove utilizzare ciucci e biberon al cospetto di maestre che li imboccano trattandoli come se veramente avessero pochi anni di vita, ma soprattutto poter indossare e utilizzare il pannolino. La proiezione del primo video, ove si vedono adulti vestiti da infanti che colorano a terra, vengono imboccati, accuditi e coccolati,  ha scatenato nel web una vera e propria battaglia mediatica che non si è limitata alla presa di coscienza di questo mondo parallelo, ma come nel peggior thriller all’italiana ha aperto le fauci dei leoni da tastiera, che improvvisandosi gesù cristo hanno iniziato a tirare madonne senza tregua contro gli amanti del genere. La pratica, molto più conosciuta all’estero che non in Italia, sta prendendo piede anche nel nostro Paese da quando un’associazione ha creato eventi ad hoc tramite una pagina di Facebook. Posso umanamente comprendere che passare dai forum (ove la dimensione era vissuta in assoluta solitudine) alla realizzazione di veri e propri asili con al massimo sei partecipanti, quattro adulti bambini e due maestre, dev’essere stato un sogno realizzato per chi sente il bisogno incessante di questa tipologia di assistenza fisica e psicologica.

La psicopatologia sessuale connota il bisogno di regressione infantile come una forma di parafilia. Il termine definisce una serie di comportamenti sessuali che nulla hanno a che vedere con l’atto canonico della riproduzione. Le persone parafiliche usano espressioni come fantasie, impulsi, perversioni o deviazioni sessuali. Terminologie che danno un’idea immediata sulla gravità del disturbo. All’interno di questa definizione esistono anche le più conosciute caratterizzazioni come il bondage, il masochismo, il sadismo, l’esibizionismo. Quando invece le parafilie arrecano danno ad altre persone entriamo nel campo dell’illecito ove può essere chiamata in causa anche la Giustizia, vedete ad esempio la pedofilia.

Tornando agli Adult Baby… è ovvio che i telespettatori, innanzi alla scoperta, abbiano immediatamente provato una sorta di repulsione e condanna. In tal caso però è utile precisare che coloro che guardando Le Iene hanno confuso l’infantilismo con la pedofilia sono caduti in uno scontato errore di associazione mentale. La pedofilia è la preferenza sessuale dell’adulto per i bambini in età pre-puberale. Contrariamente, gli infantilisti hanno il desiderio di essere dei neonati loro stessi.

Quindi, di cosa stiamo parlando?

Si tratta di una pratica in un contesto innocente ove la parte sessuale è limitata alle carezze e utilizzo del borotalco durante la fase del cambio pannolino o di un desiderio d’indossare il pannolone che in quanto feticcio è quindi caricato di un significato che può concludersi anche col raggiungimento dell’orgasmo?

Personalmente il dilemma non mi sfiora, nel senso che proprio non sono affari miei; ciò che mi ha attratta dell’argomento è stato scoprire come un disturbo estremamente grave dell’area affettiva, originatosi probabilmente a causa di violenze subite, traumi psicologici devastanti o mancanze primordiali, possa ridurre l’essere umano in tali condizioni. L’esperienza narrata dalle Iene si limita a definire l’infantilismo un vero e proprio bisogno psicologico di ricevere coccole, affetto, attenzioni, con la finalità di dimenticare i problemi quotidiani e colmare un vuoto esistenziale formatosi sin dalla prima infanzia. Sfortunatamente non esistono studi scientifici abbastanza ampi condotti sulle cause che portano adulti single o in coppia a nutrire tale bisogno, ma la questione  è molto più diffusa di quanto si possa credere considerato che i siti specializzati nella vendita di ciucci, pannolini, giochini e pigiamini per adulti fatturano centinaia di dollari l’anno.

La maggior parte degli Adult Baby non cerca aiuto nella psicoterapia e potrebbe non voler praticare attività sessuali mentre gioca il ruolo del bebè, dal momento che non è un’attività tipica di un neonato. Purtroppo nel video trasmesso dalle Iene… c’era una coppia (ufficialmente tale anche nella vita quotidiana) che durante il cambio pannolino si è lasciata andare ad effusioni sessuali. Il programma, non avendolo chiarito subito, ha incentivato l’accanimento della rete che, sotto shock per le immagini, si è rivelata essere terribile, cattiva e ignorante innanzi a tutto ciò che è considerato “diverso”. Come il mercato insegna: se c’è un’offerta significa che c’è una domanda. Nel momento che le due attività si incontrano: nascono gli asili per adulti e noi cosiddetti normali, dovremmo farci un titillo di cazzi nostri.

Se esiste un mondo che gli umani non possono neanche immaginare, quello è il mondo delle parafilie. Comprensibile lo stupore, ma sinceramente innanzi alla visione del primo video… ho provato dolore. L’infantilismo non è una trasgressione ove la gente infrange consapevolmente delle regole personali o sociali, è una fissazione irrazionale in cui la persona coinvolta prova dei bisogni che non riesce a controllare perché non sta bene. Ritengo inoltre… che aver filmato all’insaputa dei diretti interessati ciò che è accaduto in quell’asilo per adulti, sia stata una vera violazione della loro privacy. Le persone coinvolte, oltre a non aver ammazzato nessuno, hanno subito la beffa di ritrovarsi in seconda serata su Italia 1 e successivamente a dover scendere in campo per un arringa difensiva in un secondo video (stavolta concordato) perchè minacciati di morte dagli stessi italiani che non credo siano tutti senza fantasie e dediti al giardinaggio. Sarò onesta: ho provato svilimento innanzi allo zoo di persone che invece di mettersi in gioco e studiare il fenomeno per quello che è, ha iniziato a scavare con la sola smania di trovarci qualcosa di sporco. Continuiamo pure ad essere uno spaccato di mediocrità ed odio gratuito; finché ci acconteremo di commentare il gossip come se fossimo al mercato del pesce, non capiremo mai che se l’Italia è un cumulo di paradossi è soprattutto grazie alla nostra dirompente superficialità.

L’acquatico, meraviglioso mondo… dello squirting

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L’eiaculazione femminile, da molte donne considerata ancora  come uno spettacolo leggendario più che realtà, consiste nell’espulsione di liquido dai condotti parauretrali attraverso l’uretra durante o prima di un orgasmo. Grazie alla cinematografia pornografica è entrata nella vita quotidiana con termini inglesi tipo squirting o gushing. Avete mai visto in vendita le magliette souvenir con scritto:”Se squirti ti sposo?”. E’ il nuovo culto hard che fa impazzire gli uomini, ma non solo… pare che il vocabolo sia il più ricercato su pornhub soprattutto dalle donne.

Considerato quanto il sesso sia stato argomento tabù fino a pochi decenni fa, è a dir poco strabiliante come la rivoluzione femminista abbia liberalizzato le coscienze più di quanto noi stesse avremmo mai potuto immaginare. Il godimento fisico è indubbiamente l’espressione più libera della donna evoluta contemporanea. Immagino con un pizzico d’ironia stuoli di femmine che impazzano nel web per apprendere la tecnica che consente di raggiungere il piacere proibito… fino a poco tempo fa ufficialmente riconosciuto e legalizzato solo per il maschio inseminatore.

Premettendo che non si tratta di una mera questione fisica di giusto approccio all’apparato clitoro-uretro-vaginale e che il coinvolgimento psicologico e sensoriale resta un fondamento imprescindibile, tecnicamente l’eiaculazione femminile non avviene durante la penetrazione; per una sorta d’insopportabile piacere le pareti vaginali nel momento supremo non debbono essere a contatto con nulla. Nonostante gli uomini tenderanno ad affermare il contrario per un lecito diritto d’affermazione della propria virilità, le squirtatrici più esperte sostengono che per eiaculare sia indispensabile l’uso sapiente di abili mani… che a questo punto si consigliano ben lavate, con unghie corte, no a residui di cibo, sì ai lubrificanti di ultima generazione.

Il giusto sfregamento manuale delle pareti frontali della vagina a lambire il prodigo punto G per un lasso di tempo adeguatamente lungo e in crescendo, porterebbe alla stimolazione delle ghiandole di Skene che, riempiendosi di liquido, si svuoterebbero grazie alle contrazioni ritmiche del muscolo pubococciceo.

La donna che squirta regolarmente, ma tende a considerare l’esperienza come un’anomalia del proprio apparato sessuale, deve considerarsi folgorata dalla fortuna. Nonostante l’eiaculazione possa apparire come una vera e propria emissione di urina a getto, si tratta unicamente di una meraviglia della natura. E’ quindi vietato trattenersi. Tempo fa in Inghilterra, per proibire la pratica alle porno-attrici, hanno cercato di sostenere che trattandosi di urina il concetto di squirting fosse un vero e proprio pissing (fare la pipì), ma oggi è scientificamente provato che il liquido espulso contiene tracce di PSA, un enzima presente nell’eiaculato maschile.

Dopo tutto questo argomentare la domanda che nasce spontanea e mi ha portata a scrivere il post è questa: se il 90% degli uomini non riesce a far godere le propria compagna nemmeno durante un amplesso normale, come possono sperare di vederla squirtare?

Tecnica, signori. E’ una questione di abilità e competenza. Se una cosa vi piace tanto ci vuole volontà. Tutte le donne possono farlo, anche quelle che non lo credono possibile manco fosse un atto di fede. Gli uomini devono fare gli uomini e adattarsi al nuovo che avanza, troppo comoda la dipendenza da ponografia sdraiati sul divano. L’impegno sul fronte fisico dev’essere assoluto e generoso, ecco che la masturbazione condivisa resta un must da sperimentare e vivere per un miglior risultato della prestazione, calo della pancetta e rinforzo dei deltoidi.

Munirsi di desiderio, coinvolgimento mentale, costanza, mani capaci e mocio vileda rotante professionale per la detersione finale… potrebbero essere buone basi per un amore di lunga durata, in grado di resistere ad ogni intemperia e gioire della pioggia urologica della propria compagna, senza necessità di guardare video a tema su wazz-up fatti girare dagli amici della briscola del venerdì sera.

Buon San Valentino a tutti.

… la comprensione

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Non sapevo immaginarmi con te, finché un giorno mi hai detto che non avresti mai smesso d’aspettarmi.

Son trascorsi molti inverni prima che iniziassi ad avvicinarmi a piccoli passi. Quel tuo profumo di limone confondeva le mie percezioni; non sapevo cosa fare. Non volevo illuderti, ma nello stato in cui stavo non potevo vederti.

Avevo il cuore bendato, l’anima lesa, la pelle un campo di battaglia, l’olfatto intasato e le mani protese altrove in un ultimo perenne danno verso la mia dignità.

Quel pomeriggio che siamo incespicati in un bacio al contrario e ti ho sentito dentro, ho creduto di non essere io. Lentamente mi stavi conducendo verso un porto sicuro chiamato –rinascita-.

Ed io, che credevo d’esser sbagliata, ho dovuto convincermi di non esserlo mai stata. Mi hai obbligata a guardarmi allo specchio sussurrandomi che le mie imperfezioni erano solo fili d’oro e argento, i miei difetti… diamanti rari.

Chi ti ama veramente non ci pensa proprio di volerti cambiare… pensa ad amarti e basta.

Cosa desideri adesso?

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Non so spiegarti cosa potrei fare se tu cadessi tra le mie braccia. Tremano anche i pensieri alla sola possibilità. Riflessioni emotive in attesa di un cenno torturano la mia mente. Solo una minuscola parola metterebbe fine a questa attesa densa di pulsioni. Ci potrebbe bastare un “tivoglio” detto piano? Incollerei queste gambe alle tue per stringerti in una danza senza musica. Senza lenzuola. Senza letto. Da molti inverni ti vengo a cercare dietro i portoni delle città, nelle metropolitane in disuso, lungo i viali gelati, sulle alture rocciose, innanzi a laghi che insieme non ci hanno potuto vivere mai. Di te mi riverbera sempre, come una costante senza tempo, il pensiero di un bacio mancato. Astratto come un respiro flebile a spostare la condensa dei nostri ansimi lontani. La voce del cuore, che instancabilmente trattiene il non detto, il non possibile, il non credibile, soccombe innanzi al sopraggiungere dell’oscurità. Nel buio posso immaginare il tuo incedere lento, le braccia allungate sui fianchi, gli occhi socchiusi per trovare i miei. Nella notte profonda posso anche permettermi di sognare la tua lingua. Vorace e instancabile, mi autorizzerebbe a goderne senza dovermi spiegare. Dire. Ammettere che mi hai stuprato la mente. Mentre incauta annego i desideri in un vecchio whisky scozzese, osservo il mondo e piango questo sfacelo chiamato umanità. Se non troviamo il coraggio di dirci che ci vorremmo accarezzare, come possiamo pensare di salvare il mondo dalla rovina più tetra? Il bisogno d’amore è ovunque, dentro le nostre solitudini, per le strade insanguinate, nella carneficina chiamata guerra di cui ci sporchiamo gli occhi, ma mai le mani. Come l’amore in stato sospeso, restiamo a guardare l’inestimabile valore della vita e dei sentimenti scorrere come un vecchio film in bianco e nero. Nessuno fa nulla per colorarlo. Da inebetiti non saremo mai i fautori del nostro tempo, ma vittime colpevoli di non aver capito che quel flebile sentire si è sempre chiamato amore.

Nella vita quante volte avete sfiorato un possibile amore che è rimasto in stato sospeso?

L’inseguitore ossessivo

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I signori maturi che vagano sui social lasciando a piè sospinto commenti del tipo “Ciao bellissima” – “Buona mattina bella, tvb” – “Buon pomeriggio tesoro, tvb” – “Una fantastica serata, tvb”- ripetutamente per venti, trenta volte in una giornata, per poi ricominciare il giorno dopo… non sono normali. La mia tolleranza è proverbiale, ma dopo aver avuto la sfortuna di beccarne uno seriale e aver soppesato bene i pro e i contro, ieri sera ho deciso che bloccarlo era il minimo che potessi fare. La legge dovrebbe impedire a chi ha disordini mentali di arrivare in rete, introducendo l’obbligo di trasmettere un certificato di buona salute psichiatrica ai gestori dei social, per poi fare l’ingresso con i modi dovuti come quando si entra in casa di chi non si conosce. Mi spiego meglio: vi immaginate se da domani mattina quando esco per andare in ufficio, in posta, al mercato, a teatro, comincio a dire a tutti quelli che incrocio: ”Buona mattinata gioia, ti voglio bene”, tempo mezz’ora e mi scaraventano all’unità di Crisi Psichiatrica di Bergamo e riuniti. Perché tutto questo in rete accade quotidianamente e passa impunito? Bloccando il personaggio non credo d’aver fatto il suo bene, ho giusto fatto il mio finché, ne sono quasi certa, troverà il modo di crearsi un nuovo account e tornare a regalarmi le sue perle di saggezza da frustrato inseguitore ossessivo. Potrebbe essere innocuo, ma perché devo sopportarlo? Perché noi donne dobbiamo reggere il peso di questa specie umana? Ieri sera, su invito di un’amica, ho aperto per la prima volta la pagina del soggetto e sconcertata mi sono trovata innanzi ad un tripudio di donnine con tette e culi al vento in guepiere di pizzo, ma io non sono né provocante, né una figa del duemila. Com’è che mi ha confusa con il genere da lui tanto desiderato? Questo signorini erotomani ultra settantenni potrebbero benissimo collegarsi a YouPorn, un sito web di pornographic video sharing.  Non ci credo che non lo conoscono. In Italia è uno dei sette link più cliccati. Anche quello è una specie di social, lì nessuno fa distinzione di quale estrazione sei, cosa ti piace fare, guardare e pensare. Ci si collega giusto per guardare e magari partecipare con telefonate hot a costo di suon di Euro. Sui social come Facebook, Instagram e Twitter il voyeurismo quello vero, il sesso a pagamento quello vero, il sollazzo delle pulsioni erotiche… è fuori contesto. Come diamine non lo capite omuncoli dalle braghe calanti? Credetemi… a voi che la natura ha donato fantasie ossessive, esistono luoghi deputati per starvene tranquilli nel vostro mondo. Le donne, le ragazzine ed i bambini dovete lasciarli perdere, vi rendete conto che vi muovete a rischio querela? Domani mattina, che è lunedì, andate al centro di psichiatria dell’USL della vostra città e autodenunciatevi. Non accade nulla di pazzesco. Siete malati. Vi fanno sedere per rispondere a qualche innocua domanda, vi somministrano un beverone di benzodiazepine, una punturina e vedete subito come state meglio. I calzoni tornerete ad abbassarli solo per fare la pipì.

La morale è… che non c’è nessuna favola

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Esistono persone che senza motivo apparente prendono e se ne vanno. Prima arrivano come dei tornado, riempiono ogni ansa, succhiano ogni possibile poesia, affetto e confidenza e poi si dileguano come la nebbia. Prima d’esser la donna che son diventata, avrei fatto carte false per trattenerle nella mia vita, capire, lenire o medicare il possibile danno. Sono sempre stata fragile sull’argomento. Oggi non lo sono più. Da molti anni non cerco niente e nessuno, chi viene a me trova sempre la porta aperta, la medesima che ritrova quando decide d’andarsene. I tempi cambiano, l’età della maturità avanza e il concetto del chiedere “cosa sta succedendo?” mi irrita ancor più dell’assenza stessa, che invece può essere un nuovo bisogno, l’inizio di una velata consapevolezza. Direte: che persone sono? E poi penserete: non ci resta male almeno un poco? E ancora: se ci tenevi non potevi farti viva tu? Vi risponderei che tali riflessioni non hanno senso e non funzionano da correttore perché ogni problematica di relazione, che porta ad un allontanamento, misura come quel rapporto sia stato sbagliato sin dalla base. Sarebbe solo tempo perso in attesa di una nuova circostanza ove l’identica modalità troverebbe terreno fertile per esser riproposta. Nessuno che ti stima e ti vuole bene veramente se ne va senza darti una spiegazione. Quando accade che ci si perde e nessuno fa nulla per ritrovarsi significa che sono venute meno le motivazioni, si sono logorati gli equilibri e la verità finalmente è venuta a galla. Non era amicizia, ma solo interesse.
Interesse? Sì, ed è meglio evitare di farsi troppe domande cercando di comprenderne la tipologia. Quando la sopraggiunta paura di esserci supera la voglia di trattenersi….ça va sans dire… è molto meglio non essersi mai conosciuti.

A voi che leggete ed alle vostre amicizie scomparse nel nulla: lo sapevate che un giorno avreste smesso di parlare e vi sareste persi? Io me lo aspettavo. I ragionamenti posso anche sbagliarli, ma le sensazioni non mi hanno mai tradita.