Se la sabbia potesse parlare…

Prova costume

Come ad ogni inizio estate il web impazza di consigli, moda e diete detossinanti “fai da te” per affrontare la famigerata prova costume, roba che se dovessimo applicarle alla lettera il terzo giorno ci ritroveremmo disidratate in una bara. La forma fisica è prima di tutto una “forma mentis” non certamente un approdo momentaneo, inizia da piccole e si protrae tutta la vita, sarebbe sufficiente un’alimentazione salutista e una camminata veloce di un’ora al giorno per abbassare il colesterolo e bruciare le calorie di troppo.

Sono reduce da una settimana in Salento, terra meravigliosa di sapori e colori ma ciò che hanno visto i miei occhi non è facilmente raccontabile, per fortuna la sabbia non può parlare. Evitando considerazioni sulle persone anziane che il loro look mediamente resta dignitoso, ho riscontrato che tra i venti e i cinquantacinque anni si è totalmente perso il senso del pudore e del bello.

Osservando l’umanità che si muoveva sulla spiaggia, ho distinto la massa in due gruppi: chi scimmiottava la “modernità” e chi rincorreva un’idea di “antichità” indipendente dall’età del soggetto coinvolto. Credetemi, la battigia a qualunque latitudine é invasa da umani mediamente tatuati per 2/3 del corpo, donne comprese. Diavoli alati e teschi imperano più dei costumi che quest’anno sono talmente minimal da obbligare l’utenza a una depilazione totale. Purtroppo vedere maschi aitanti con le cosce e il pube liscio come quello di una femmina avrebbe azzerato gli ormoni anche a un’adolescente ingrifata. Parallelamente la gioventù femminile si è profusa in look anni sessanta con mutande ascellari firmate Golden Lady, costumi interi dotati di spalle alate che ricordano i dolcevita della mia infanzia, fasce colorate per i capelli modello Greta Garbo e tacchi infradito da spiaggia. Prendere il sole così vestiti o con addosso un burka “c’est la meme chose”. Mentre osservavo mi sono chiesta… ma non hanno caldo? Come faranno a farsi un bagno? Ma io a qualche fazione appartengo? Sì, perché a un certo punto ti guardi e comprendi di esserti persa volentieri qualcosa per strada. 

E’ evidente che il principio dell’apparire che dilaga sui social ha preso il sopravvento sulle regole standard di bellezza e decoro che dovrebbero influenzare la realtà. Non conta quanto si è alti o belli, quanto si è in forma fisicamente, o quanto si è assolutamente nella media, ciò che urge è non passare inosservati. Quindi via libera alle tinte per capelli astruse, occhiali da sole improbabili, tattoo che invece di marcare ricordi sulla pelle danneggiano la retina di chi guarda. Quand’ero una ragazzetta ed ero in forma strepitosa, per scherzare con le amiche  dicevo che avevo fatto la prova costume e mi stavano bene solo le ciabatte, oggi vi giuro che non si salvano nemmeno quelle. Personalizzate e con pelo in bella vista, hanno reso calda in modo improprio un’estate che fino alla scorsa settimana faticava veramente a decollare. 

Constatato con piacere che le mode continuano a non influenzarmi e che anche quest’anno ho aperto la mia cinquantesima estate da amante ossessiva del mare con la mia solita nonchalance, mi sento di dare un consiglio a chi si sta distruggendo per l’imminente prova costume: “Rilassatevi e statevene tranquilli, intanto tranne qualche sociologo nascosto tra la massa non vi guarderà nessuno, tutti si staranno controllando gli addominali riflessi nel mare o al massimo avranno gli occhi persi dentro l’ultimissimo e modernissimo cellulare”.

Stefania Diedolo

Il corteggiamento ai tempi dei social

blog

“Ti ho dedicato i migliori giga della mia vita”.
“Ammazzati”.

Chissà cosa sarebbe successo se Garibaldi e Anita avessero vissuto il loro amore negli anni duemila, anche lui le avrebbe dedicato stories su Instagram e l’avrebbe riempita di messaggi virtuali? Siamo nel campo delle ipotesi impossibili, certo è che il concetto d’amore e corteggiamento si sono talmente evoluti d’aver letteralmente sconvolto le nostre vite. In passato scrivere una lettera al proprio fidanzato era all’ordine del giorno, ricordo che il lunedì mattina, appena salivo sul pullman che mi portava a scuola, consegnavo una busta sigillata alla sorella del mio ragazzo e lei mi dava la sua risposta il mercoledì. Oggi gesti simili sarebbero considerati antichi, da sfigati… i giovani e gli adulti stessi hanno trovato facilmente un rimpiazzo con la messaggistica di Whatsapp e chattate che durano ore. Sono sempre stata una sostenitrice del cambiamento che per natura non considero mai dannoso, la tecnologia che avanza ha positivamente accorciato le distanze rendendo più semplice parlare con la gente, se però l’obiettivo iniziale era quello di avvicinare, tale forma di comunicazione ha raso al suolo i rapporti personali. Quand’ero adolescente per parlare con gli amici ci trovavamo sul piazzale della Cassa Rurale, rammento come fosse ora l’attesa di rivederci, il loro sopraggiungere con i giubbetti colorati a cavallo di PX alla moda. Belli, giovani e con lo sguardo innocente di chi sperava di rubare un bacio. Oggi i giovani si lasciano messaggi vocali sui telefonini, trascorrono i pomeriggi a navigare e comunicare in modo telematico ma soprattutto si danno appuntamento molto tempo dopo che il corteggiamento virtuale ha iniziato a far breccia nel loro cuore e le distanze lo permettono. È ovvio che in tutto questo l’approccio si è evoluto rispetto al passato, dove dopo la lettera arrivava la passeggiata sul corso, un bacio con la mano sotto la maglietta e quel sottile dolore che faceva da cornice al contesto… perché già si sapeva che avremmo dovuto attendere una settimana per rivederci e poterci parlare di nuovo. Oggi i social sono quindi utilizzati anche per trasmettere sentimenti ed emozioni, fare vere e proprie dichiarazioni d’amore, in casi disperati anche fare sesso. Proprio nei giorni scorsi ho scoperto la nascita di un nuovo ruolo sociale totalmente diverso dall’amico, l’amante, il fidanzato e il recente tromba-amico, si tratta dell’uscente. Questa nuova icona dell’amore al tempo del virtuale è colui che esce con te perché interessato, ma non è il tuo ragazzo… lo stai solo conoscendo. Condividendo con lui il tempo di una pizza o un cinema diventa ufficialmente l’uscente della situazione, persona affine con cui chattare, darsi il buongiorno e la buonanotte ma soprattutto… colui che non puoi tradire chattando con qualcun altro perché già che ci esci sei comunque vincolata a lui. Una bella sfiga mi verrebbe da pensare, non sono ancora fidanzata che già ho delle regole di fedeltà così astringenti da farmi venir voglia di fuggire, ma così è e i giovani adolescenti sono molto rigidi sulla questione, soprattutto le ragazze. Non so dire se il corteggiamento è meglio oggi o trent’anni fa, il sentimento più antico del mondo ha sempre un solo modo per farci sentire che è arrivato, le farfalle nello stomaco e la sensazione indefinita che senza il nostro lui/lei non possiamo più vivere. Si tratta di un’alchimia così eterna che non potrà mai essere abbattuta da nessun tipo di progresso tecnologico, per fortuna gli abbracci, le lingue che si cercano e le cosce avvinghiate non sono ancora chattabili.

E’ difficile o impossibile?

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Stamane, mentre mi avventuravo nella giungla cittadina, pensavo che tutto è diventato difficile, guidare nel traffico caotico, fare la spesa al supermarket negli orari diurni, trovare un tavolino d’angolo per mangiare un panino al volo, addirittura convolare a nozze. Non credo manchi la volontà o l’entusiasmo, è oggettivamente difficile vivere una vita semplice e pacifica. Uno scherzo non da poco arrivare con qualche soldo in tasca a fine mese per chi ha uno stipendio, figuriamoci per chi il lavoro l’ha perduto o non riesce a trovarlo. Si fa fatica a credere che in trent’anni il mondo abbia indossato il “turbo” come fosse un abito, ignorando chi, a causa di questa frenesia collettiva, si perde per strada e non riesce a ritrovare la bussola dell’esistenza. È una sensazione devastante che coinvolge tutti a ogni livello. Anneghiamo in leggi che cammin facendo si complicano a piacimento di chi le crea, nei problemi di salute, nelle preoccupazioni per i figli, nei vaffanculo liberi che piovono torrenziali per qualsiasi motivo e poi … guardiamoci, siamo sempre più soli. Accantonando un attimo l’amore e l’amicizia che nel mio cuore sono salvi a prescindere perché resto una donna d’altri tempi, ciò che percuote questo nostro vivere rendendolo drammatico è la pressione che il contesto esercita e ci incunea nella sensazione claustrofobica che siamo in perenne ritardo. Si comincia a correre appena desti, si va a dormire divelti e passiamo il week end a mettere insieme i cocci. Che cazzo di vita stiamo vivendo? Quella che hai voluto, mi potrebbe rispondere qualcuno ma quando ho scelto… il perimetro era ben diverso, risponderei piccata, poi sono arrivati i nuovi yuppies, le norme che modificano le cose che andavano bene riempiendole di parole inutili e di carta. Sono arrivati quelli che credono di sapere tutto e invece sanno solo riconoscere il profumo dei soldi, si inventano la new economy, cosa comprare, come comprare, ciò che è buono da ciò che non lo è, massacrando a più non posso se non cammini nella direzione che impongono. Non volevo citare in questo post i tagliatori di teste ma vogliamo dirlo che oggi sono di gran moda i super-capi che se non sei performante fino al non-sense… non vali più niente e in 48 ore ti ritrovi segato e sostituito con il collega che non sa un cazzo ma è immensamente più stronzo? È diventato complesso fare qualsiasi cosa, l’imprenditore, l’insegnante, l’allevatore, il genitore e anche il prete. Tanti anni fa si faticava perché sulle tavole mancava il pane, sbarcare il lunario significava avere la garanzia di una cena calda ma poi la sera si stava tutti insieme a parlare, le nonne facevano le trecce alle nipoti, i bimbi ascoltavano i ricordi della guerra degli anziani e tutto era calmo mentre il torpore dei camini accesi confortava e leniva. Oggi la solitudine corre sui Wi-Fi delle interconnessioni, in chat di maschere artefatte necessarie per sopravvivere al riflesso degli specchi dove ci facciamo i selfie. Oggi è difficile anche alzarsi dal letto se non hai una motivazione forte. Sono una guerriera, l’ho sempre detto e state certi che morirò sul campo di battaglia ma se in passato per avanzare bastava l’entusiasmo oggi non è più sufficiente. Devi avere l’appoggio di chi conta, le ali ai piedi, il portafoglio a fisarmonica, un garage colmo di integratori per aiutarti a sostenere i ritmi e soprattutto devi avere lui… il culo. Un grandissimo benedetto culo, di quelli che la sfortuna quando lo vede cade a terra tramortita e ci resta. Ricordo che alle elementari “difficile” era fare un bel disegno come quello di Emanuela (terza fila a destra), lei sì che colorava come se stesse danzando sulle punte. Alle medie “difficile” era risultare gnocca ai ragazzi di terza consapevole che non avevi né tette né curve acchiappanti. Al liceo “difficile” era superare il compito in classe della professoressa Premoli, anche se ti faceva ripetizione era garantito che prendevi 3 periodico, ma erano difficoltà che non toglievano il sorriso, il colore del viso, il peso, la luce negli occhi. Oggi la “fatica” è diventata una costante che non trova conforto nemmeno nella gratificazione, perché la meritocrazia si è persa agli albori dello stato italiano e tutto converge verso il successo di pochi e la crisi di tutti gli altri. Le difficoltà si chiamano tali perché con stimolo e intelligenza si potrebbero superare ma quando cronicizzano non appartengono al concetto di normalità, sono uno stato sociale, un dramma, un alert di grave condizione generalizzata che sta strozzando. Stamane mentre pensavo a tutto questo c’era il sole e i campi mi dicevano: “Scendi da quella cazzo di macchina che ti sta rubando la vita e siediti sulla terra fredda e dura, ascolta il battito della crosta terrestre e comportati come il fiore che sei” ma ero in ritardo, ho nascosto i petali nel cappuccio del cappotto e mi sono messa a correre insieme agli altri verso non si sa cosa e per quale motivo, con un sogno in tasca grande come il mare e la paura vera di non vederlo realizzare mai.

È notte, tutti dormono ma io non posso riposare, da quando il sinonimo di “difficile” è diventato “impossibile”?

Stefania Diedolo

Se penso al 2018…

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Sin da quando ero piccina sentivo mamma affermare: “Anno nuovo, vita nuova”. Sarà per questo che attendo l’arrivo del 1 gennaio come un evento magico, molto più del Natale, della Befana e anche di Santa Lucia? Il 2 non conta, papà compie gli anni… quindi: la torta, i regali, le sue mani grandi, tutto è ancora troppo favoloso anche se lui non c’è più. Poi arriva il giorno 3, quando scopri che la tua collega s’è fatta i capelli color Fanta, il ristorante dove pranzi ha chiuso e doppio wow carpiato: conosci il nuovo capo. L’altro è andato al posto del precedente, che è sceso in rete, che è andato in prepensionamento, che tornerà come consulente esterno. Semplice, no? La mamma diceva che se trascorri la notte di San Silvestro ballando “Charlie Brown“, tutto assumerà un’atmosfera da sballo. A partire dalla tua macchina, a cui sballa il livello del gasolio e non sai mai quando devi fare il pieno, fino al rapporto sessuale con la bilancia, che, maledetta a lei, ti fa andare a letto per un mese con la frutta di stagione. Essere sballata di clementine potrebbe ridurre il grasso post prandiale da eccesso di festività?
Che possiamo farci se questo 2018 è partito col sacchetto della spesa sbagliato, se a breve avremo le elezioni e metà dei candidati ha la prostata? Se inizierà una lunga ondata di caldo anomalo che segnerà gennaio e continuerà fino all’arrivo di Flagello, l’uragano della vecchia, zoppa Europa? Perché ricordate bene queste parole, prima o dopo anche noi avremo un clima tropicale autentico, che a furia di menar sfiga ci stanno crescendo le palme nane sul balcone e facciamo colazione con la papaya per abituarci all’idea dell’inferno che avanza.  “Imodium oro solubile” per arginare la dissenteria a parte… “anno nuovo, vita nuova” che significa veramente? Nessuno l’ha capito. Si rinnova automaticamente quell’incontenibile voglia di sesso, droga e rock’n’roll che dilaga sin dagli anni ’70, e allora vai di Eros Ramazzotti nell’etere, una spruzzata di paprika nella minestra e quel giubbo con le borchie che tuo fratello metteva alle festine delle medie, per il resto è un salto nel vuoto. L’unica verità? Se nasci con le palle non hai necessità di superare la mezzanotte per trasformare i buoni propositi in realtà, è sufficiente arrotolarsi le maniche tutto l’anno. Quello che già stiamo facendo e continueremo a fare perché:
noi, siamo i ragazzi di oggi, noi.
Noi siamo quello che può succedere“.

Stefania Diedolo

La società arrabbiata

ribellione

E’ un fuoco di rabbia quello che cova sotto le ceneri della nostra società. Da sempre considerata tra le più aperte e accoglienti d’Europa, l’Italia ribolle. Siamo ancora un paese moderno, ma una parte crescente di persone comincia a pensarla in modo diverso. I giornali e i Tg sono un bollettino di guerra: giovani uomini ammazzati per aver difeso le proprie fidanzate da violenze verbali in discoteca, uomini che non sopportano gli abbandoni e ammazzano le compagne, le madri, i figli. Disperati che si danno fuoco dopo aver perso la casa. Mamme che gettano i figli dal balcone. Storie diverse, ma accomunate da sentimenti negativi che divengono lesivi della libertà altrui o autodistruttivi. Cosa sta succedendo? Accade che la percezione di non essere capiti sta trasformando il concetto di violenza in un vero e proprio grido d’aiuto. Smarrire capi saldi come il governo, il lavoro e la famiglia può demoralizzare fino a sviluppare angosce e insicurezze che con facilità sfociano in perdita di controllo. L’Italia è sempre più sterile, diseguale e infuriata. Il 7,6 per cento del totale della popolazione vive in stato di povertà assoluta. L’allarme viene dall’ISTAT e dal CenSIS: l’indigenza grave è in aumento soprattutto al Sud e tra i giovani. Per quanto tempo ancora riusciremo a far funzionare il quotidiano e sanare le ferite? Si fa sempre più pesante il dislivello tra la gente e il potere politico, che da tempo ha rinunciato a farsi partecipe dei bisogni della società e pensa solo a se stesso. Come ha scritto il CenSIS: siamo un paese rentier* (immobile), dove le istituzioni, che dovrebbero far da ponte tra i due poli, sono in crisi perché vuote o occupate da chi ha ben altri interessi che far star bene la gente. Siamo un popolo adirato, ove le disuguaglianze rischiano di accendere guerre tra poveri. Siamo una comunità che non investe sul futuro. Immersi nel traffico dell’era digitale, ove l’amore al tempo delle relazioni fluide è diventato una chimera, tra chi vive nel lusso e chi rincorre il low cost, nel Bel Paese si è rotta la cerniera tra l’élite e il popolo. E il ko economico dei giovani è solo la miccia di un futuro che non si accenderà nemmeno alla luce degli dei.

Bisogna cercare l’equilibrio muovendosi, non stando fermi.
(Bruce Lee)

DEMISESSUALITA’ – fenomeno sociale o essenza?

VIGNETTA

Navigando in rete ho appreso un nuovo termine che identifica coloro che provano attrazione sessuale verso una persona esclusivamente in un contesto di conoscenza profonda e trasporto emotivo: i demisessuali. Dopo gli omosessuali, gli eterosessuali, i bisessuali ecco apparire la demisessualità che, a differenza delle altre casistiche, può appartenere a tutti indistintamente perché il legame affettivo prescinde il genere, mentre ha priorità assoluta la solidità affettiva del rapportoFatico a comprendere la necessità imperante di catalogare l’umanità, ma pare che questo secolo si sia specializzato nell’attribuzione di genere, colore e bandiera. Forse il bisogno di sicurezza ci impone di dare un nome a tutto, di rendere ogni cosa il più concreta possibile per poterla studiare, quasi toccare? I social definiscono la tendenza come un fenomeno, ma non è abbastanza conosciuta per poterla identificare come un’ideologia conservatrice o religiosa in quanto non svaluta l’atto sessuale, bensì lo rivaluta solo all’interno di una relazione. Innanzi all’invasione degli “amici di letto” o “tromba-amici” dell’ultimo decennio, i quali fanno sesso senza implicazioni sentimentali né obblighi di sorta, ecco che la condizione dei demisessuali sembra emergere come un paradosso. Sebbene la società viva una dimensione oggettivamente sessuocentrica, perchè dev’ essere considerata atipica l’esigenza del tutto umana di dare un senso all’attrazione? Quando vedo una persona, ma pur trovandola bella finisce lì… significa che sono demisessuale? Il sapere che non sarò mai attratta da nessuno finché non saremo in confidenza… mi identifica come demisessuale? Il movimento si è attribuito una bandiera composta da quattro bande orizzontali di uguale misura di quattro colori diversi e un emblema che è l’asso delle carte da gioco col seme di quadri. Mentre il simbolo che aiuta i soggetti ad individuarsi tra loro è un anello di ematite nera portato al dito medio della mano destra.  In un mondo senza alcun alibi per gli eccessi, ove l’overdose d’informazione ha superato ogni limite, mi chiedo: <<Può la solitudine dilagante aver reso necessario attribuirsi un termine per sopravvivere al confronto con un numero impressionante di alternative?>>. La natura umana è l’insieme delle caratteristiche, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono ad avere, indipendentemente dall’influenza della cultura. Eppure sento che era più facile quando tutto sembrava difficile:
<<Tu sei?>>.
<<Umano>>.
E finiva con una pacca sulla spalla e una stretta di mano.
#vogliadicosesemplici

Perchè si infrange la legge?

la legge

Il rispetto per gli altri è la base fondamentale per convivere civilmente in una società, ma oggi è diventato facilissimo infrangere la legge. E’ sufficiente offendere qualcuno, non pagare il canone Rai, buttare una cartaccia per terra, salire su un pullman di linea senza biglietto o ancora scaricare musica illegalmente. Siamo arrivati alla condizione in cui non ci rendiamo nemmeno più conto del reato, o più semplicemente dell’immoralità di azioni che sono diventate patrimonio della nostra cultura. Chi non ha rispettato un cartello stradale almeno una volta nella sua vita, scagli la prima pietra.

In Italia mancano norme importanti, viceversa ne abbiamo molte che appaiono inutili; forse è per questo che non vengono rispettate? I giovani che non conoscono il senso civico e pensano di mostrarsi adulti compiendo azioni irrispettose sono spesso a rischio. Se penso che domenica scorsa i carabinieri di Monza hanno multato dei ragazzi per aver improvvisato una partita di calcio in piazza, mi ritorna in mente la libertà con cui negli anni ’70 rincorrevamo palloni… nelle vie delle nostre cittadine, senza nemmeno ipotizzare che in futuro sarebbe stata un’infrazione al codice civile. Esiste una legge che vieta disturbi e molestie in luogo pubblico. Giocare a calcio in piazza, in spiaggia, al parco è giustamente considerato pericoloso per i passanti.

Anche gli adulti possono incespicare in guai giudiziari imprevedibili. E’ di questi giorni la sanzione di 1.032 euro inflitta ad un gruppo di mamme nella bergamasca, ree d’aver spalmato di marmellata fette biscottate e successivamente averle offerte ai piccoli partecipanti ad una camminata di gruppo. Non avrebbero rispettato le norme igienico-sanitarie per la somministrazione di cibo e bevande.

Se rispettare la legge non significa non infrangerla mai, ma nel caso accettare la pena, alcune leggi sono fatte per creare sicurezza o… far quadrare i bilanci? Con i tempi che corrono c’è da chiederselo, soprattutto quando i conti di fine anno dei comuni trovano la quadra grazie all’autovelox selvaggio. Non vi è mai capitato di prendere multe ove viaggiavate a 2km/orari fuori dal limite permesso? L’autovelox, spesso utilizzato in modo subdolo non tanto a scopo preventivo, quanto al puro scopo di multare il maggior numero di persone al volante e aumentare le entrate derivanti dalle sanzioni, è diventato l’orrore degli automobilisti. Premesso che tutti devono rispettare i limiti di velocità, è anche vero che i cittadini sono esasperati nel sentirsi trattati come mucche da mungere.

Un autovelox-record lo abbiamo registrato proprio nella mia città: Crema (Lombardia). Su un tratto in tangenziale con limite di 70 chilometri orari, il dispositivo attivato dal Comune nei primi 2 mesi e mezzo ha macinato 554.000 euro. Ma durante l’estate ha registrato un boom di multe: 2,8 milioni. Totale, 3,35/milioni di euro in 6 mesi.

Sbalorditivo. Eppure, se confrontiamo la nostra giurisdizione con quella di paesi come Francia, Germania, Finlandia… l’Italia appare grandemente deficitaria. Più precisamente come il Paese ove tutto è possibile perchè si può infrangere impunemente la legge senza finire in galera e pagare in alcun modo.

All’estero ci vedono come il paese dei balocchi? Sarà per questo motivo che i delinquenti romeni non migrano nel nord Europa, ove sanno che esistono pene severe e vengono invece da noi giacchè si sentono legittimati a rubare? E’ di qualche tempo fa una confessione fatta da una coppia di clandestini all’’Eco di Bergamo ove in sintesi hanno sostenuto che in Romania la polizia è cattiva, se fai un furto finisci in carcere per dieci anni e una rapina te ne costa ben ventidue, mentre l’Italia sarebbe diversa.

Diversa. In quale accezione? Positiva o negativa? Sembra un controsenso in termini. Se nel nostro Paese esistono leggi talmente tanto sbagliate o confusionarie da meritare dessere infrante, la colpa non può che ricadere sugli uomini che quelle leggi le hanno siglate, ma di fatto resta insindacabile che fino alla loro modifica le norme vanno rispettate perchè tutelano il vivere sociale. Disattenderle significa “Anarchia”.

Quindi, tornando a bomba, le motivazioni per cui quotidianamente infrangiamo le regole sono disparate. Non voglio soffermarmi sull’inciviltà, il desiderio di trasgressione, la delinquenza, il pressapochismo, l’ignoranza o il qualunquismo. Pur non essendo a favore di chi elude o sfida la giustizia, è stato dimostrato più e più volte che talvolta una legge giusta in apparenza, risulta ingiusta nell’applicazione. Mi limito a ricordare le leggi che arrestano il progresso, quelle che ledono i diritti e la dignità delle persone, le leggi che consentono di “criminalizzare” attraverso l’opinione pubblica prima che venga effettuato il processo, quelle che non esistono a tutela delle minoranze. Per non parlare di chi ha a disposizioni norme con cui legalmente ne aggira altre… traendone profitto ai danni dello Stato e quindi dei cittadini.

Pur essendo consapevoli che viviamo in una giungla legislativa in cui è difficile muoversi a causa di un sistema cavilloso ineguagliabile, non siamo avallati a non osservarlo. La legge va rispettata, diversamente si rischia una nuova babilonia. Diverso è combattere affinchè la normativa che riteniamo confusa e contraddittoria venga modificata.  E se proprio dobbiamo disattenderla… che sia perlomeno per una buona causa, ove pagheremo con consapevole orgoglio le conseguenze legali.

Essere corretti nei confronti della nazione d’appartenenza è una protezione più che un ostacolo, benchè non posso esimermi dall’aggiungere – senza necessariamente apparire anarchica e rivoluzionaria – che il vero progresso non nasce dal mondo conservatore, ma è figlio di una disubbidienza intelligente.

“ricordati di disubbire”, cantava Ermal Meta a Sanremo

… la comprensione

smack

Non sapevo immaginarmi con te, finché un giorno mi hai detto che non avresti mai smesso d’aspettarmi.

Son trascorsi molti inverni prima che iniziassi ad avvicinarmi a piccoli passi. Quel tuo profumo di limone confondeva le mie percezioni; non sapevo cosa fare. Non volevo illuderti, ma nello stato in cui stavo non potevo vederti.

Avevo il cuore bendato, l’anima lesa, la pelle un campo di battaglia, l’olfatto intasato e le mani protese altrove in un ultimo perenne danno verso la mia dignità.

Quel pomeriggio che siamo incespicati in un bacio al contrario e ti ho sentito dentro, ho creduto di non essere io. Lentamente mi stavi conducendo verso un porto sicuro chiamato –rinascita-.

Ed io, che credevo d’esser sbagliata, ho dovuto convincermi di non esserlo mai stata. Mi hai obbligata a guardarmi allo specchio sussurrandomi che le mie imperfezioni erano solo fili d’oro e argento, i miei difetti… diamanti rari.

Chi ti ama veramente non ci pensa proprio di volerti cambiare… pensa ad amarti e basta.

La morale è… che non c’è nessuna favola

amicizia

Esistono persone che senza motivo apparente prendono e se ne vanno. Prima arrivano come dei tornado, riempiono ogni ansa, succhiano ogni possibile poesia, affetto e confidenza e poi si dileguano come la nebbia. Prima d’esser la donna che son diventata, avrei fatto carte false per trattenerle nella mia vita, capire, lenire o medicare il possibile danno. Sono sempre stata fragile sull’argomento. Oggi non lo sono più. Da molti anni non cerco niente e nessuno, chi viene a me trova sempre la porta aperta, la medesima che ritrova quando decide d’andarsene. I tempi cambiano, l’età della maturità avanza e il concetto del chiedere “cosa sta succedendo?” mi irrita ancor più dell’assenza stessa, che invece può essere un nuovo bisogno, l’inizio di una velata consapevolezza. Direte: che persone sono? E poi penserete: non ci resta male almeno un poco? E ancora: se ci tenevi non potevi farti viva tu? Vi risponderei che tali riflessioni non hanno senso e non funzionano da correttore perché ogni problematica di relazione, che porta ad un allontanamento, misura come quel rapporto sia stato sbagliato sin dalla base. Sarebbe solo tempo perso in attesa di una nuova circostanza ove l’identica modalità troverebbe terreno fertile per esser riproposta. Nessuno che ti stima e ti vuole bene veramente se ne va senza darti una spiegazione. Quando accade che ci si perde e nessuno fa nulla per ritrovarsi significa che sono venute meno le motivazioni, si sono logorati gli equilibri e la verità finalmente è venuta a galla. Non era amicizia, ma solo interesse.
Interesse? Sì, ed è meglio evitare di farsi troppe domande cercando di comprenderne la tipologia. Quando la sopraggiunta paura di esserci supera la voglia di trattenersi….ça va sans dire… è molto meglio non essersi mai conosciuti.

A voi che leggete ed alle vostre amicizie scomparse nel nulla: lo sapevate che un giorno avreste smesso di parlare e vi sareste persi? Io me lo aspettavo. I ragionamenti posso anche sbagliarli, ma le sensazioni non mi hanno mai tradita.