selvatico

IOTi cercavo tra le rive spoglie del verde lago.  Scrutando lontano attendevo il tuo arrivo.  Sapevo che non potevi essere troppo distante. Nell’aria umida sentivo il tuo odore selvatico. Saresti venuto per amarmi o per uccidermi? Conoscevo la risposta, ma le gambe non si decidevano a portarmi al riparo. Da qualunque parte saresti apparso, mi avresti resa vulnerabile e sottomessa. Dovevo mettermi in sicurezza, ma la paura e il freddo avevano messo in ginocchio la mia intelligenza.
#KARMEL

Cit. romanzo in ideazione

Diedolo Stefania

“Perdo bottoni in ogni dove. I capelli, la saliva. Mi ricucio da sola, ma non stringo mai abbastanza. Gli aghi lasciano cicatrici,  l’alopecia s’allarga, le ghiandole salivari s’infiammano. Quando smetterò di farmi strappare ritroverò il volto smarrito? Non ho più labbra per sussurrare “lasciami andare”. 

Stefania Diedolo, cit. romanzo in ideazione

…plurale, femminile…

donne

Chi ha creduto fossimo d’acciaio, non ha mai visto le nostre anime nude. E forse per voi è stato un bene non sapere quanti tagli nascondeva la nostra faccia da sberle.

Vi abbiamo consapevolmente fornito l’alibi dell’assoluzione, liberandovi dalla responsabilità di doverci sostenere.
Si sa che specchiarsi nell’incredibile rafforza, garantendo un’illusione di stabilità.

Chi ha sperato fossimo un approdo, non ha mai visto le nostre radici arse. E anche questo è stato un bene. Mai avremmo risucchiato la vostra linfa per garantirci un futuro, per risanare le riserve del nostro humus.

Specchiarci nel vostro egoismo ha rafforzato il nostro amor proprio, convincendoci che mai avremmo voluto esservi simili, nel bene esattamente come nel male.

Chi ha creduto fossimo il festival delle belle parole, dei gozzovigli intrisi di sesso, alcol e mani tra le cosce, ha con stupore scoperto quanta spiritualità nutre la nostra essenza più vera.

Abbiamo spaccato il mondo per mostrarci come siamo realmente, ma abbiamo perso il conto delle volte che ci siamo fatte male solo per aver detto:<<Eccoci, queste siamo noi>>.

Chi ha creduto di vederci passeggiare sulle rive spoglie del nostro sopravvivervi, non ha saputo cogliere il respiro che ci consentiva di sopportare le male parole, i giudizi, gli inganni fatti di sputi in piatti poc’anzi divorati.

Non ha voluto cogliere nei disparati colori dei nostri occhi… il sogno, la prateria che ci invade dal di dentro, la grandezza di cuori che abbiamo dovuto preservare dalle onde lunghe di terremoti mai finiti.

E non dobbiamo più preoccuparci di chi non conosce la nostra storia, ma come l’ultimo dei gossip rurali stampa con cadenza giornaliera leggende metropolitane, favole sporche per l’umanità frustrata che ancora gode del male altrui.

Oggi conta chi siamo state e chi siamo, con chi vogliamo stare e di chi possiamo benissimo fare a meno. Il resto è merce di scambio per il popolino.

Non ci piegheremo mai ai ricatti. All’anonimato. Agli avulsi tentativi di dipingerci di altri colori. Già possediamo i nostri e sappiatelo: sono indelebili.

Non saremo mai oggetti da barattare in cambio di omertose minacce e giudizi velati di follia. Quand’anche finisse il mondo saremmo ancora e sempre noi stesse. Non cambieremo i nostri sguardi color trifoglio, glicine, fiordaliso, innanzi a vani e ridicoli tentativi d’incutere paura.

Quando da bambine si diventa donne, la lega di carbonio e ferro che ci palesa d’acciaio agli occhi dei ciechi arroganti, è l’unica salvezza concessaci dalla forza che generiamo… per ingannare la zizzania e salvare il capolavoro che vive in noi.

Buongiorno donne!

Ogni volta che guardandoci nello specchio diciamo a noi stesse:<<Ma chi me l’ha fatto fare!>>, ricordiamolo: siamo semplicemente uno spettacolo!

L’amore violato

Violenza-sulle-donne

C’è stato un tempo in cui, per la felicità d’amare, sono naufragata in alcove di seta e gelosie immotivate di gesta infantili. Era il tempo delle tue mani, la voce che riempiva, la paura di perderti, le ambiguità sottili. C’è stato un tempo in cui sentirmi viva aveva il tuo riflesso, lo scorrere del tempo era insopportabile, i tuoi abbracci erano serrature chiuse a chiave, i baci… voragini senza limiti di sazietà.

Oggi l’amore non ha più sfumature, ma contorni smarcati. La tua voce schiaccia e la paura è adornata da corone di spine. Le tue mani sono sempre ruvide, la tua essenza un fluire arido di distanze precarie. Necessarie.

Ho detto basta allo smarrimento delle dipendenze radicate.
Ho detto basta ai ricatti affettivi.
Ho detto basta all’amore legato.
Costretto. Imbavagliato.
Ho detto basta a te.  Te l’ho detto.

Non puoi costringermi ad amarti se strutturalmente non vesti con il tuo abito migliore il mio cuore. Mi ucciderai per questo? Non temo la morte, sarà solo liberazione dal tuo fiato alcolico dentro i miei polmoni. Se l’amore è bellezza, tu sei il brutto legalizzato da quattro mura domestiche e l’indifferenza generale della famiglia estranea, dei vicini di casa primitivi.

Quante volte ancora l’amore violato mi costringerà all’angolo della vita? Me lo chiedo incessantemente mentre lacrimo e sanguino dignità. Trovare una risposta degna è l’ultimo sforzo che m’impongo per non dimenticare che sono io la stella luminosa, mentre tu resterai in eterno un mediocre buco nero.

Sopravviverti, nella tua incivile violenza, sarà la mia immensa prepotenza. Il siluro feroce di coraggio, sparato da una donna che ha commesso un unico peccato mortale: amarti oltre misura.

Chi è come me, merita il perdono.
Ma chi è come te, merita l’inferno della detenzione a vita.