PALPEGGIAMENTO

toccatina

La scorsa settimana, dopo aver fatto una scintigrafia alla spalla, ho ricevuto scherzosamente una palpata alle natiche dal medico. Considerata l’età e complice la conoscenza che ci lega da qualche anno, non ho avuto il coraggio di mandarlo a quel paese, ma sono rimasta irrimediabilmente infastidita.

Ho giustificato l’istinto irrazionale del soggetto alimentando il dubbio che un Alzheimer galoppante si sia impadronito della sua proverbiale saggezza, benché il sospetto che abbia giocato sporco mi obbligherà a cambiare centro medico.

La pacca sul sedere è considerata un gesto burlone, ma essendo il deretano una zona erogena al pari delle cosce e della scollatura, non può essere sfiorato come capita senza consenso. Figuriamoci se ben effettuata a mano aperta.

Sull’onda del fastidio, che nel corso delle ore successive si è amplificato rendendomi al pari di una zitella isterica, ho appreso che per la Suprema Corte il gesto in sé e per sé sarebbe sufficiente per far scattare il reato di violenza sessuale. Una querela per palpeggiamento in questo caso specifico sarebbe esagerata e poi… come potrei dimostrare la “toccatina”?

Quanto tempo è rimasta adagiata la mano? Il movimento rotatorio dal sotto-basso verso l’alto-reni è stato casuale o voluto? La pressione è stata consistente tanto d’aver la sensazione d’essermi portata a casa la zampa o il tutto è stato innocentemente involontario?

Difficile dimenticare il suo sorriso soddisfatto: una bella combinazione tra la faccia di mio nonno quando riusciva a rubare la cioccolata dalla dispensa e un vecchio compagno delle elementari che mi alzava la gonna per vedermi la mutanda.

Sarà pure un reato, ma sfido chiunque a querelare un palpeggiatore che nemmeno ti aspetti. L’unico vantaggio? Se la voglio mettere sul ridere spero che questa toccata di culo mi porti fortuna.

Quella nella vita non basta mai.

Basta confessionale, i peccati si dicono on-line.

immagine

Per lo sconcerto che mi ha agguantata, sarò breve e concisa:

nei mesi scorsi  una nota testata giornalistica ha narrato che  due sacerdoti di Pavia hanno creato un sistema innovativo di confessione on-line. Nella mia ingenua formazione da cattolica poco praticante, ma fedele alla tradizione,  ho sempre  ritenuto che la confessione fosse un momento di raccoglimento e pentimento. Mi sono forse sbagliata?  Parrebbe che anche i Ministri di Dio stiano cedendo alla tentazione comoda di poter confessare 24 ore su 24 tramite mail, senza necessariamente essere vincolati alla presenza fisica nella casa del Padre. Un po’ come il trend in ascesa del web shopping grazie ad Amazon e simili.

Stante la penuria di fedeli, mi chiedo: non sarà grazie agli inginocchiatoi scomodi out ed alle grate dei confessionali bandite, che gli apostoli della Madre Chiesa pensano di aumentare il numero dei followers del Maestro Gesù?

I fedeli, seduti innanzi a schermi asettici, hanno la possibilità di regolare le pendenze con il Paradiso direttamente da casa propria in ciabatte e mutande. Non sarà nemmeno necessario iniziare il rito con il segno della croce, basterà inserire login e password. Il programma consentirà di scegliere tra svariate tipologie di peccati, da quelli mortali a quelli veniali e per chi non conoscesse la definizione tecnica della trasgressione compiuta, esiste anche un elenco delle colpe. La chiusura della confessione non sarà di rito con la recita di una decina di Ave Maria e altrettanti Padre Nostro, bisognerà cliccare sulla scritta lampeggiante rossa «Amen» e aspettare che sullo schermo compaia il segno della confessione con indicato il giorno e l’ora fissati per passare in Chiesa a «ritirare» l’assoluzione. Addio quindi alle formule di rito ed anche alla sostanza di una confessione che negherà al fedele devoto il conforto della parola, il contatto umano, lo sguardo che non giudica, il sorriso che consola.

Sarà il progresso che avanza, ma in tutto questo io ravvedo lo zampino del demonio; sono improvvisamente diventata una donna  antiquata e poco avvezza alle modernità? Probabilmente è solo più facile confessare un omicidio davanti ad un monitor che di fronte a una giuria, mi avrebbe risposto Friedrich Dürrenmatt.

Perchè allora mi sento a disagio?

Semplice: è una fake news😂😂 scoperta stasera grazie all’aiuto di Primula che ringrazio. 

C’è chi vorrebbe cavalcare una Ferrari e chi indossare un pannolino…

le-iene

Meno di un mese fa, durante la proiezione del programma Le Iene, sono passati due speciali dedicati agli Adult Baby. Per chi non avesse visto il format e non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di esseri umani denominati “adulti bambini” che trovano serenità e conforto quando possono regredire all’infanzia, frequentare un asilo ove utilizzare ciucci e biberon al cospetto di maestre che li imboccano trattandoli come se veramente avessero pochi anni di vita, ma soprattutto poter indossare e utilizzare il pannolino. La proiezione del primo video, ove si vedono adulti vestiti da infanti che colorano a terra, vengono imboccati, accuditi e coccolati,  ha scatenato nel web una vera e propria battaglia mediatica che non si è limitata alla presa di coscienza di questo mondo parallelo, ma come nel peggior thriller all’italiana ha aperto le fauci dei leoni da tastiera, che improvvisandosi gesù cristo hanno iniziato a tirare madonne senza tregua contro gli amanti del genere. La pratica, molto più conosciuta all’estero che non in Italia, sta prendendo piede anche nel nostro Paese da quando un’associazione ha creato eventi ad hoc tramite una pagina di Facebook. Posso umanamente comprendere che passare dai forum (ove la dimensione era vissuta in assoluta solitudine) alla realizzazione di veri e propri asili con al massimo sei partecipanti, quattro adulti bambini e due maestre, dev’essere stato un sogno realizzato per chi sente il bisogno incessante di questa tipologia di assistenza fisica e psicologica.

La psicopatologia sessuale connota il bisogno di regressione infantile come una forma di parafilia. Il termine definisce una serie di comportamenti sessuali che nulla hanno a che vedere con l’atto canonico della riproduzione. Le persone parafiliche usano espressioni come fantasie, impulsi, perversioni o deviazioni sessuali. Terminologie che danno un’idea immediata sulla gravità del disturbo. All’interno di questa definizione esistono anche le più conosciute caratterizzazioni come il bondage, il masochismo, il sadismo, l’esibizionismo. Quando invece le parafilie arrecano danno ad altre persone entriamo nel campo dell’illecito ove può essere chiamata in causa anche la Giustizia, vedete ad esempio la pedofilia.

Tornando agli Adult Baby… è ovvio che i telespettatori, innanzi alla scoperta, abbiano immediatamente provato una sorta di repulsione e condanna. In tal caso però è utile precisare che coloro che guardando Le Iene hanno confuso l’infantilismo con la pedofilia sono caduti in uno scontato errore di associazione mentale. La pedofilia è la preferenza sessuale dell’adulto per i bambini in età pre-puberale. Contrariamente, gli infantilisti hanno il desiderio di essere dei neonati loro stessi.

Quindi, di cosa stiamo parlando?

Si tratta di una pratica in un contesto innocente ove la parte sessuale è limitata alle carezze e utilizzo del borotalco durante la fase del cambio pannolino o di un desiderio d’indossare il pannolone che in quanto feticcio è quindi caricato di un significato che può concludersi anche col raggiungimento dell’orgasmo?

Personalmente il dilemma non mi sfiora, nel senso che proprio non sono affari miei; ciò che mi ha attratta dell’argomento è stato scoprire come un disturbo estremamente grave dell’area affettiva, originatosi probabilmente a causa di violenze subite, traumi psicologici devastanti o mancanze primordiali, possa ridurre l’essere umano in tali condizioni. L’esperienza narrata dalle Iene si limita a definire l’infantilismo un vero e proprio bisogno psicologico di ricevere coccole, affetto, attenzioni, con la finalità di dimenticare i problemi quotidiani e colmare un vuoto esistenziale formatosi sin dalla prima infanzia. Sfortunatamente non esistono studi scientifici abbastanza ampi condotti sulle cause che portano adulti single o in coppia a nutrire tale bisogno, ma la questione  è molto più diffusa di quanto si possa credere considerato che i siti specializzati nella vendita di ciucci, pannolini, giochini e pigiamini per adulti fatturano centinaia di dollari l’anno.

La maggior parte degli Adult Baby non cerca aiuto nella psicoterapia e potrebbe non voler praticare attività sessuali mentre gioca il ruolo del bebè, dal momento che non è un’attività tipica di un neonato. Purtroppo nel video trasmesso dalle Iene… c’era una coppia (ufficialmente tale anche nella vita quotidiana) che durante il cambio pannolino si è lasciata andare ad effusioni sessuali. Il programma, non avendolo chiarito subito, ha incentivato l’accanimento della rete che, sotto shock per le immagini, si è rivelata essere terribile, cattiva e ignorante innanzi a tutto ciò che è considerato “diverso”. Come il mercato insegna: se c’è un’offerta significa che c’è una domanda. Nel momento che le due attività si incontrano: nascono gli asili per adulti e noi cosiddetti normali, dovremmo farci un titillo di cazzi nostri.

Se esiste un mondo che gli umani non possono neanche immaginare, quello è il mondo delle parafilie. Comprensibile lo stupore, ma sinceramente innanzi alla visione del primo video… ho provato dolore. L’infantilismo non è una trasgressione ove la gente infrange consapevolmente delle regole personali o sociali, è una fissazione irrazionale in cui la persona coinvolta prova dei bisogni che non riesce a controllare perché non sta bene. Ritengo inoltre… che aver filmato all’insaputa dei diretti interessati ciò che è accaduto in quell’asilo per adulti, sia stata una vera violazione della loro privacy. Le persone coinvolte, oltre a non aver ammazzato nessuno, hanno subito la beffa di ritrovarsi in seconda serata su Italia 1 e successivamente a dover scendere in campo per un arringa difensiva in un secondo video (stavolta concordato) perchè minacciati di morte dagli stessi italiani che non credo siano tutti senza fantasie e dediti al giardinaggio. Sarò onesta: ho provato svilimento innanzi allo zoo di persone che invece di mettersi in gioco e studiare il fenomeno per quello che è, ha iniziato a scavare con la sola smania di trovarci qualcosa di sporco. Continuiamo pure ad essere uno spaccato di mediocrità ed odio gratuito; finché ci acconteremo di commentare il gossip come se fossimo al mercato del pesce, non capiremo mai che se l’Italia è un cumulo di paradossi è soprattutto grazie alla nostra dirompente superficialità.

Grande Occhio Vip

gf

La TV spazzatura non si smentisce mai: genera ascolti. Dopo i mezzi flop degli ultimi due anni, i produttori del Grande Fratello hanno aggiunto la parola VIP (scopiazzando l’Isola) e esordito con un audience non fantasmagorico, ma per mio pensiero… da far ricrescere i capelli a Kojak (non ci si può credere). Nove giorni fa, gli italiani che comprano le riviste di culto tipo “Novella 2000” e “Chi”, erano tutti incollati allo schermo a vedere ex-sportivi, ex-tronisti, ex-modelle, ex-calciatori, ex-volti di Non è la Rai, ex-concorrenti di Pechino Express divisi fra la casa agiata e “La Cantina”, nel tentativo reiterato di metter in mostra le proprie doti artistiche e umane. Mi chiedo di quale arte stiamo parlando e perché non la possono esternare in contesti professionalmente meno trash, ma è meglio che non mi faccio continuamente domande. Sarei disonesta se affermassi che ero tra quello share del 21% della prima puntata, in realtà mi stavo sollazzando alle Egadi ed ero impegnata in ben altre tipologie di performance. Lo stesso vale per ieri sera dove so che è stato eliminato Costantino Vitagliano, ma come dice mia figlia: <<Mamma quest’anno lo spettacolo è una vera “pacchianata”>>. E se lo dice lei che considera la TV la sua “miglior amica”, son costretta a crederle sulla parola. Pare che i protagonisti riescano a litigare per uno specchio giustificandosi successivamente che vivano l’esperienza in condizione di stress. Più che comprensibile. La vetrina è stress per antonomasia. La clausura ti porta a bestemmiare, urlare per una fetta di prosciutto. Desiderare l’accoppiamento con chiunque mostri disponibilità, stante l’astinenza forzata. Ma… tutto questo lamentarsi è lecito quando sei strapagato per fare il pagliaccio? No dico, stanno facendo uno show di poche pretese in un paese che va a rotoli sotto ogni aspetto economico e politico, sono profumatamente pagati eppure ostentano egocentrismo e sono afflitti da ansia da prestazione?
Immondizia. Non mi sovviene altro termine.
Confesso che il primo format lo vidi per intero. Fu interessantissimo sotto il profilo sociale osservare perfetti sconosciuti arrivare in televisione e ignari della giostra mediatica in cui sarebbero rimasti invischiati… veder scorrere le immagini della loro impulsiva emotività. Ma eravamo all’esordio di un “poi” che sarebbe stato culturalmente scandaloso. All’epoca i giovani coinvolti avevano la purezza della non-conoscenza. Oggi la vicenda si è modificata. In fascia oraria non protetta vanno in onda umani in cattività forzata (anche se per scelta) che palesano violenza verbale, maleducazione, egocentrismo e sesso a telecamere accese in un circo mediatico dal soldo facile. Se questi sono i simboli della nostra cultura, dov’è finita la libidine di chi per secoli ha studiato l’evoluzione dell’homo sapiens? Nella cloaca del tempo che va all’indietro? Ha ancora sapore la TV spazzatura?
Ognuno ha i suoi gusti e si sa che la leggerezza serve per affrontare la quotidianità pesante che ogni giorno siamo costretti a subire, ma buttare dal divano due ore della propria esistenza per guardare la superficialità fare audience… può davvero spalancarci le porte del Paradiso?
Io credo di no. Motivo per il quale quest’anno “passo”.
E chiudo.

Lettera alle *persone

*persone: esseri umani in quanto tali, senza distinzione di sesso, età e condizione.
E’ raro incontrarvi sorridenti e sentirmi dire:<<Ciao!>>.
Ogni volta che accade alzo gli occhi e corrispondo con lo sguardo innocente di chi ancora si stupisce della buona educazione. È un evento talmente saltuario che sin da piccola ho imparato a difendermi dalle risposte non ricevute, preferendo il silenzio ai saluti gettati al vento.
Credo sia complicato per voi credere che sono timida. Eppure è una mia caratteristica predominante. Cammino tenendo la testa bassa perché ho estremo pudore d’esser quella che sono; mi vedete le mani sprofondate nei piumini d’inverno e nei blue-jeans d’estate, perché dovete sapere che se le tengo nascoste evito di gesticolare. Da anni mi sono obbligata al controllo per evitare di camminare saltellando sulle punte dei piedi e quando non sono connessa è solo perché vivo nei mondi perduti dei miei pensieri.
Pochissimi di voi sono a conoscenza del perché parlo spudoratamente in fretta: prima termino di asserire e prima ritorno silenziosa da dove sono arrivata per allenarmi a sentire.
Quando son nervosa o stanca mi perseguitano miriadi di tic nervosi. Da bambina il neuropsichiatra disse a mamma che ero  troppo intelligente, io credo abbia confuso il termine e intendesse dire emotivo-delicato-nervoso-sensibile, ma voi non potete immaginarlo. Sapete solo riderne.
Poi accade che m’incontrate al supermercato. Anche se sembro distratta, vi scorgo sussurrare a bassa voce nella mia direzione. Pensate non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire? Tutto ciò premesso e assodato che non son fessa,  vi informo che dopo avervi recepiti mi domando se state criticando il mio abbigliamento trendy, il portamento a prima vista altero, il mio nome e tutto ciò che rappresenta o se invece vorreste davvero conoscermi (*scatto d’illusione*).
Perché allora quando mi avvicino  vi arrampicate dentro gli scaffali dandomi di spalle? Nascondete la vostra “bassezza” tra salse di pomodoro acide come il vostro cuore e mi costringete a credere che allora è vero che stavate parlando male?
Essere azzurra, quando ho desiderato sin da bambina esser trasparente, non è mai stato un soddisfacimento. Ma talvolta accade… che qualcuno di voi mi sorprenda intuendo il mio colore naturale. L’istinto è sempre quello di fuggire, ma poi mi lascio andare. Di questa mia timidezza vi chiedo scusa, non ho mai imparato a controllare l’ascesa della lava emotiva.
Ogni tanto individuo i vostri visi conosciuti seduti ai tavolini dei bar, eppure faccio colazione sola, pranzo sola, prendo il caffè sola. Guido per lunghe ore sola, caccio i nodi dalla gola sempre sola.
Probabilmente non riuscireste a credere nemmeno se ve lo confesso che le mie amiche non riempiono le dita di una mano, che mi commuovo innanzi ai bambini, agli anziani e che amo i cani più degli umani.
Dite la verità, non avete pensato d’immaginare che sono una donna che ha sempre fatto fatica. Che nulla mi è stato regalato. Che da oltre ventotto anni mi sveglio tutti i giorni all’alba e dopo dodici ore di lavoro torno a casa per andare a dormire all’ora che molti di voi si preparano per uscire.
Che son talmente emotiva d’aver avuto bisogno di psicoterapia. Che per imparare a difendermi son stata costretta ad erigere attorno al mio carattere la fotocopia del muro che gli stronzi hanno in dotazione senza combattere.
Non potete sapere che quando decido di raggiungere un traguardo non chiedo aiuto a nessuno e organizzo nel dettaglio il mio viaggio solitario. Che per vivere son dovuta prima sopravvivere. Che se mi taglio un polso esce sangue vero, che se sputate al mio passare sanguino senza lasciarlo vedere.
Questa lettera è la riflessione amara di una donna che conosce l’amore.
Vale per me che l’ho scritta con questo cuore. Per voi che mi leggete e fate di sì con la testa, perché vi specchiate nella mia esistenza e pensate che anche per la vostra è perfetta.
Per te che ti senti colpito a muso duro e per il fastidio ovviamente ti brucia il culo. Per tutti coloro che come me soffrono la moltitudine, motivo principe per cui rinasciamo solo nella solitudine.
Essere in tanti avrebbe dovuto rappresentare un privilegio: il vantaggio di conoscerci per migliorarci e istruirci vicendevolmente senza spregio. Le anime belle che invece si rivelano non si contano sulle dita, mentre di feccia faccia da scoregge ne ho trovate talmente tante… da avanzarne anche per la prossima vita.

Dormo, ma son sveglia

resilienza

Sono resiliente,
mi piego,
ma non mi spezzo.
Però m’inalbero.
Non si può far sempre finta di non vedere.

Philofobia

Fragile Love

E adesso dimmi: <<Come vuoi essere amato? Sei approdato dov’è sgorgato il mio respiro battezzando primavere fiorite al posto della neve. Hai soppesato il fato? Manifestati… prima che l’apprensione mi porti a nozze con una ritirata. Non sono più la donna che pensava in grande e sapeva conservarsi senza veemenza. Le mie fondamenta sono radicate, i piedi hanno imparato a precipitare verso la dolcezza, dove sento questo piacevole sbocciare di carezze e azzurri pensieri d’amore.

Se il mio concedermi al tuo indomito sbattermi dentro alcove di frutti e arbusti floridi sa di sensuale abbandono, è giunto tassativo il tempo delle tue promesse. Dei “ti desidero, ti amo, sei il mio amore, il mio mondo, l’anima, l’alba ed il tramonto”  di cui necessito, per nutrire la coscienza di certezze che non sei un’utopica allucinazione.

Come potrei amarti forte… se ti concedi come colui il quale ha impresso sul corpo e nel cuore ferite sclerotizzate di antiche guerre? La mia saliva, lenisce e rimargina. Il mio sangue rinnova lo scambio cellulare e ristabilisce equilibrio al battito del tuo muscolo cardiaco. Come desideri essere adorato? Tu che mi contempli come un bambino curioso, soffermandoti timoroso sui miei giovani seni lisci come melograni maturi? Suggeriscimi i tempi, prima che il coraggio di restare si blocchi inesorabile innanzi ai tuoi silenzi carichi di irragionevole ansia. Te lo scrivo, giusto perché non si possa mai dire che siamo caduti in un’impulsiva contraddizione.

Ora che sei arrivato e ti sei specchiato nelle acque segrete del mio intimo profondissimo, dimmelo… che non saprai più partire senza portarmi con te. So farmi essenza liquida per ampolle che berrai in onore di questa nuova bellezza. Ti appartengo. Lo hai accettato o credi che persistere nella finzione possa salvarti dall’innamoramento del secolo? E’ una scontata maliziosa bugia quella che vai raccontando, come quando baciandomi resti esangue ed i tuoi occhi luccicano lacrime.

Come vuoi essere amato, da uomo libero o da uomo legato? Domandamelo, prima che le catene si trasformino in lacci di seta e tutto il male che t’hanno impresso sulla pelle cicatrizzi il fuoco di un miracolo d’amore.

Quando vorrai esser perdonato? Prima del tradimento o dopo che avrai confessato? L’amore negato ha già preso forma nella tua mente, quando saprai tollerarlo sarò infinitamente stanca delle tue incertezze. Non lascerò duri il tempo di un orgasmo quel puerile sbigottimento impresso sul tuo volto stanco.

Innanzi all’incanto del calore, se non apri il cuore per donare, resterai penosamente solo. Smarrito in un mondo parallelo, farai dell’autolesionismo il baluardo splendente della tua immensa paura d’amare>>.

Stato in luogo

Il giorno che smisi di sognare, fu dopo il lento risveglio da un coma affettivo. Serrai i condotti che dal cuore andavano all’area onirica e dissi fanculo all’utopia. Lasciai in eredità a mia figlia i desideri sopravvissuti, senza idea alcuna se mai le sarebbero serviti, ma nella mia fragilità mi mancò il coraggio di annientarli definitivamente. E fu un errore che sto pagando anche troppo onerosamente. La mia infangata razionalità non è congruente alla moda del momento: la “stronzeria”. E’ solo una scelta forte, uno stato emotivo in luogo, che funziona per onorare gli ultimi lembi di pelle che ho salvato. La parte appetitosa è finita in una fossa comune da tempo immemore. Fatevene una ragione. Sopravvivere, murando d’acciaio l’imbocco del muscolo primario, è stata l’attività razionale più sofisticata ch’io abbia mai realizzato in tanti anni di onorata carriera da intimista. Nulla a che vedere con chi trascorre il suo tempo a farsi i beneamati cazzi miei. Quest’oggi è quasi inutile preoccuparmi che possiate comprendere il mio dire, sto scrivendo unicamente per me stessa. Vivo attorniata da una moltitudine di cerebrolesi (mi scuso con i “diversamente abili” perchè la specie da me indicata è ovviamente di origine animale) che si muovono, guardano e sentenziano. Bene, fate che da domani non si sprechino messaggi del tipo:<<Quel post era per me?>> perchè mi cadessero tutti i capelli: questo dannato post è per me. Spero i naviganti, che casualmente passassero tra queste nere righe, vogliano perdonare il mio slang provinciale, ma in tale luogo io vi lascio il sangue e pure il piscio se serve per non dimenticare chi sono e da dove vengo. Lo so benissimo che si vive male senza energia, ma così è. Ho bisogno di tempo per ricompormi, in fondo sono solo il risultato di ciò che è stato risucchiato e poi sputato. Punto a capo. Il fatto che per ora nessuno abbia capito come aprire varchi degni, non significa ch’io sia un mostro da sbandierare, un insetto, un carro funebre, una falsità. Per quanto è di mio personale interesse, accettarmi è già di per sé un’assoluzione con formula piena. E’ basico. Come l’inappellabile sentenza che declama:<<Il fatto non sussiste>>. Oggi, il moto a luogo va  solo verso una consapevolezza: la mia ragione, di cui posseggo l’esclusività perché mi appartiene in ogni sillaba ed in ogni bestemmia che per amore per me stessa trattengo. Presto cadranno i denti e cadrà la rovina ai piedi degli stolti che, senza invito alcuno, si son troppo avvicinati a sputare presso i miei argini. Dico… guai a voi che, senza conoscere il mio reale stato d’animo, affondate pugnalate verbali gratuite. Bussate e sarete bussati, sfregiate e sarete sfregiati, calcate e sarete calpestati. La crisi economica mi ha tolto la possibilità di mostrare l’altra guancia e sono in dimensioni ove il vostro limite cerebrale potrebbe anche solo credere di supporre. Scannerizzarmi è una emerita perdita di tempo perchè non possedete sufficienti neuroni per arrivarmi. Vedete nero? Non mi aspetto altro. Nemmeno tra le crepe della mia esistenza sapreste veder filtrare la luce, per quanto siete accecati dalla vostra benedetta presunzione. Fate largo, per cortesia, ci sono modi molto eleganti per stare al proprio posto. Le cose lontane che non si possono neppure sognare si devono solo dimenticare (S.Quinzio).

Random

Avete presente quanto siete talmente pieni di turbamenti, che si crede di implodere? Da non essere in grado di scrivere, parlare o spiegare. Sono in modalità random. Vorrei narrare l’amore, la femminilità che mi pervade, i desideri che reprimo ed i contromano in cui mi applico sopravvivendo. Poi nella memoria si avvicina la cicatrice per mio padre e prevale il disordine. Col suo camminarmi nella testa mi viene bene solo il pianto. Sorvolo l’idea dei tacchi a spillo, le calze velate di nylon, gli abiti di seta… a favore di una tuta verde militare strappata che mi dia calore. Ai piedi le calze antiscivolo di mia figlia, in testa un berretto di cotone modello gnomo che se potessi tirerei fin sotto il naso.
Ed è mentre vago per casa che mi ritrovo a litigare con i pensieri che mi logorano. Palpito per persone che desidero conoscere ed il destino ogni volta m’impedisce di guardare negli occhi, per chi mi vive lontano e mi manca sempre. Per chi mi vive vicino, ma mi manca nello stesso identico modo. In ogni istante. Dentro ho il caos. Emozioni, lacrime, pensieri erotici, gioia, spossatezza, forza, voglia di fare l’amore, pensieri sinistri… in un random instancabile, come flash incalzanti di giorno e di notte. Incredibile come son brava a piangere. Finalmente non ho più gli occhi ingessati. Gli aghi che bloccavano l’uscita del liquido sono saltati. Come il tappo dello champagne Louis Roederer l’Hermès de la Champagne. Come sono bruciati gli equilibri precari. Le persone che mi cingevano a morsa. Gli animi che non mi volevano bene. I jeans che ho buttato dalla finestra. Le maglie di cotone che ho ridipinto. I reggiseni di pizzo a cui ho staccato il ferretto.

Mi manca mio padre, l’ho perduto. Mi manca ciò che sono stata in passato, oggi sono il mistero della deuxième dame. Mi manca il tempo sequenziale, godo a malapena imprigionata nelle ventiquattro ore. Mi manca l’autorità di poter vivere come bramo, le responsabilità mi impongono battiti e debiti che ridurrebbero in polvere chiunque. Ma dentro sono colma di emozioni, tensioni, magie. Indirizzare tutto questo sentire nella scrittura catartica oggi non basta, no che non è sufficiente raccontare… spremere e soffiare. L’urgenza stavolta ha altri connotati che includono la fisicità, gli occhi negli occhi, le mani e gli odori. Gli abbracci, le chiacchiere, le cene in compagnia e le serate al cinema. I viaggi, le passeggiate, i cappotti stretti e la nebbia che avrà da venire. Le castagne cotte ed il vin brûlé, i baci di cui so ben immaginare il sapore, la frenesia che alimenta l’irrequietezza della mia anima.

Tempo fa una donna mi disse:<<Il giorno che assaggerai le tue lacrime ti verrà di nuovo desiderio di assaporare il mondo>>. Mangio sale da mesi, forse è per questo motivo che invece di andare incontro all’autunno, dentro lo stomaco sento un movimento circolare come fosse primavera? Forse una volta sarò anche stata bellissima, avrò amato perdutamente e compiuto gesta eroiche. Forse in origine sarò anche stata disincantata e nobile, governata com’ero dall’innocenza. Ma oggi, se mi guardo nuda nello specchio, non mi sento un’illusione. Sono sempre io. Le rughe solo un poco più spesse, il corpo un pò meno autostrada da percorrere in lungo ed in largo, la memoria di buchi fioriti.
Ma il sorriso… ah, il sorriso… quello è rimasto identico a se stesso. Come gli occhi che si fanno “ricci” anche quando cerco d’esser seria. Sono random. Un bottone da schiacciare per un film ogni giorno diverso, ogni attimo mai uguale a se stesso. Intrisa. Densa. Ridotta in poltiglia. Rinata nell’humus del mio stesso utero, mai più indispensabile, mai scontata, per sempre fragile. Come il vetro soffiato ancora caldo.

Ieri ho visto il trailer di un film in uscita proprio in questi giorni. Un professore chiede ad un suo alunno:

<<Che significa random?>>.
<<Alla cazzo di cane, prof>>.

Ed io mi son ritrovata a ridere nonostante la frase fosse volgare, perché un poco mi ci sento….in quel modo. Giro a vuoto, come capita. Nervosa più del dovuto, fatico a respirare a causa ansia da vendere e nel frattempo staziono in ogni anfratto emozionata. E’ l’anima. Tutta colpa dell’anima. O forse delle cose che m’invento per non fermarmi troppo a pensare, non saprei raccontare. Ma una cosa è definita: mi sto innamorando della mia imprevedibilità. Un’epoca a credermi solida e attendibile, gettata nel water. Che senso di compiutezza, che meravigliosa pulsione mentale, quasi erotica, da vento caldo tra le cosce. Tracimo i miei stessi argini e ramifico su più piani. Ho demoltiplicato le mie terminazioni nervose. Ho aperto i vasi lacrimali e la mente. A quando il chakra del cuore?

Me lo chiedo spesso, ultimamente. Sto in fissa. Apriti. Apriti. Apriti. Apriti.

Giro random.
Girata sto.
Giro le mani,
oriGami d’autunno.
E girami… che godo meglio, sotto di te.

Eau de merde

Non mi capacito di ciò che sta accadendo, ma nella testa ho un turbine. Un tutto strapieno che da la nausea, ingolfa e mi porta con i pensieri altrove. Verso direzioni libere dove non sono nessuno e posso vivere sopra le righe, sopra le responsabilità, lontano da quella sensazione di pressione che avanza e mi schiaccia contro il muro della disfatta, nel letto sudato di lenzuola troppo calde, all’angolo chiuso di strade vuote dove respirare la polvere è un dovere, dove le situazioni non si analizzano più col buonsenso. In natura solo l’umano tende ad affermare che per tutto ci deve essere una ragione. Quando non la si trova si parla di sfortuna, il destino, il karma o più efficacemente: della temibile sfiga.

Gli animali vivono la loro realtà basandosi sull’istinto che difficilmente sbaglia. Il senso invece, è talmente soggettivo che non solo sbaglia: può rivelarsi personalizzante, discriminante, umiliante e paradossale, al punto che da qualche settimana preferirei essere un fenicottero. Tutto ciò che vedo e sento è per definizione allucinante. Tra l’altro, per motivi di un concetto di privacy che ormai fa ridere anche i neonati, non posso nemmeno sfogarmi qui sul mio blog perchè ormai è pubblico. Rischierei denunce. Ma mi rode il culo. Questo posso scriverlo. Che mi rode.

Viviamo una vita dove la forma ha lasciato il posto alla sostanza, dove l’apparire funziona meglio dell’essere, dove il proverbio “il lupo di mala coscienza, come opera pensa” non è mai stato così tanto inflazionato. Nessuno si fida più di nessuno. E’ diventato uno scempio. A tutti i livelli sociali. E’ normale che io mi chieda cosa stia succedendo, che non voglia starci dentro e desideri fuggire dal cerchio per guardare gli altri che si ammazzano. Ancora si crede che sia sparando a vista che ci si può salvare? Mi guardo nelle immagini della serata appena vissuta ad Asti e quasi non riconosco il mio sorriso, la complicità con chi mi ha realizzato la serata. Ero io, ma non c’ero. Sono sempre altrove. Altrove. In luoghi abbandonati dove non esistono porte per entrare o uscire. Dove non esiste quel senso di pugno allo stomaco che mi attanaglia togliendomi il sonno. Nelle fotografie della serata in Biblioteca a Crema già sono più sofferente ed inizia anche a vedersi fisicamente. Sei chili in meno da dicembre cominciano ad essere troppi.

Ad ottobre compio 46 anni. Ho passato più della metà della mia vita in luoghi che non posso ancora raccontare, ma un giorno, non appena al mattino potrò gustarmi il mio tè con i frollini tranquillamente sotto il porticato di casa e terminata la colazione le mie uniche preoccupazioni saranno se annaffiare i fiori che amo tanto o prima andare al mercatino della frutta, io scriverò il romanzo della mia vita. Certo che lo scrivo. E’ tutto qui: nella mia testa. C’è tanto che devo rivelare, cose che voi umani… nemmeno potreste credere d’immaginare.

Quando il mondo va al contrario, chi si pone in dirittura di partenza onestamente non può che uscirne perdente. Se invece sei un caga cazzo ti temono e quasi ti fanno la riverenza come agli alti prelati. Io non voglio bacia mani alla Giuda o cose di questo basso livello tipo lecca chiappe, ma è sicuro ormai che non ho capito una cippa lippa della vita e probabilmente ho gettato al vento un sacco di anni a cercare di essere una persona per bene badando sempre solo a ciò che conta veramente. Alla fine di questo mio dire tanto… senza in verità poter dire niente, aggiungo solo un dettaglio profumato: molto meglio me, che so di Christal Noir, di chi al mattino si fa la doccia con l’eau de merde. Chapeau.

Asti spettacoloMani

Galleria immagini presso Centro Culturale San Secondo Asti, presentazione letteraria del 28 Marzo 2014

Galleria immagini serata letteraria in Biblioteca a Crema, 3 aprile 2014

Sulla spinta di un nervosismo che poco mi appartiene mi stavo scordando di scrivere che la settimana prossima presento “Bocca di lupa” a Brescia. Poi mi fermerò per un mese perchè sto dimagrendo a vista d’occhio e devo riposare. Ritorneremo in scena col romanzo da fine Maggio a Milano, Torino, Soncino, Coccaglio, Iseo… Matera. Vi darò di volta in volta i dettagli. Sabato prossimo 12 aprile, dicevo, sarò ospite presso la LIBRERIA RINASCITA di Brescia, in via Calzavellia, 26. Modererà il giornalista e reporter televisivo Diego Trapassi e mi farà da spalla la sempre splendida attrice Lucia Giroletti. Ormai siamo inseparabili. Per chi fosse interessato io ci sarò e come sempre… ci divertiremo. 

invito_Bocca_di_Lupa_Brescia(1)

Poi… ferie.
Stacco la spina.
Fame, sete, sonno, pipì.
L’essenziale.