Torino chiama. Stefania risponde.

stefania diedolo

Tra qualche settimana andrò a Torino a presentare “Bocca di lupa”. Più che una vera serata letteraria, ove la mission è quella della promozione e della pubblicità, sarà un incontro salottiero “tra amici” di wordpress e facebook presso un Caffè Letterario… che preferisco perchè odio le distanze che si creano nelle librerie e nei teatri… devo ammettere che i miei lettori savoiardi hanno fatto di tutto per portarmi nella loro città e, nonostante le iniziali difficoltà, ci sono riusciti. Questo 2015 avrebbe dovuto esser interamente dedicato al nuovo romanzo a cui sto lavorando e che vedrà la luce l’anno prossimo; al massimo pensavo di fare un paio di serate estive a Bologna. Invece i piemontesi mi hanno dato un brio inaspettato e come sempre ho risposto entusiasta. A presto i dettagli della location e del giorno che a me pare troppo vicino per organizzarmi. Direi vicinissimo, ma ho imparato l’arte dell’arrangiarmi. Quand’anche fossimo quattro amici al bar, sono contenta di poter ricevere abbracci live. Perchè l’arte è anche questo: accorcia le distanze e riempie i cuori. Che bello però. Grazie.

Comoradio International

belinda raffaeliCarissimi amici e lettori, vi comunico che domani 6 novembre alle ore 21:30 sarò in diretta radiofonica su Comoradio International, ospite nel salotto di Belinda Raffaeli. Se avete desiderio di ascoltarci, collegatevi dai vostri pc, ipad e iphone su comoradio. Il sito presenta a sinistra un tasto rosso con scritto “ASCOLTA ORA LA RADIO”, et voilà… troverete me e Belinda che tra il serio ed il faceto cercheremo di parlarvi di cosa significa essere oggi donna, mamma e scrittrice. Parleremo ovviamente del mio ultimo romanzo, “Bocca di lupa”, ma non solo. Le tematiche di vita come la sopravvivenza, gli amori difficili, la realtà, la natura e la poesia saranno la struttura portante della nostra chiacchiera. Non sarà nulla di pretenzioso com’è nel mio stile, ma sono certa che sarà come stare tutti insieme nel salotto di casa. Sono particolarmente divertita per questo invito, ma anche un poco ansiosa com’è tipico nel mio carattere. Tra l’altro… devo ammettere di non essere abituata a non guardarvi in faccia, mi auguro mi vengano le parole e se così non sarà…perdonate la mia timidezza. Ho deciso che cercherò d’immaginarvi e già so che non sarà una fatica. Il ricordo indelebile dei vostri visi attenti ed emozionati alle mie presentazioni letterarie mi farà certamente compagnia. Grazie Belinda per il gradito invito e per la donna che sei. A presto on the air… Stefania

Volevo chiederle: ma dove scrive?

Fatico a comprendere perché il pubblico mi chieda spesso in quale luogo scrivo. Accade di frequente, soprattutto al termine di una presentazione letteraria. Quando la domanda sta per esser formulata ed io l’ho intuita ancor prima che giunga ai miei padiglioni auricolari, già sorrido. Quale potrebbe essere il sottile piacere d’immaginarmi all’opera? Curiosità? Non m’è dato di sapere. In ogni caso, la risposta è sempre la medesima: scrivo dove capita. A casa ho una stanza chiamata da tutti i membri della famiglia: biblioteca, che sarebbe deputata a tale attività dal punto di vista formale, ma ormai ho compreso che non riesco a scrivere nulla se attorno a me sussurrano le voci di altri libri, storie, poesie, personaggi, fatiche, avventure. Mi distraggono profondamente ed entro in conflitto con i miei personaggi. Non nascondo che amo stare tra le sue pareti calde. In passato, prima della recente ristrutturazione, vi avevo trascorso oltre un decennio a leggere, annusare la carta, pensare. Ma creare è tutta un’altra storia, una storia molto personale che ha bisogno di tutti i sensi accesi ed il silenzio delle anime. Preferisco farlo dove posso avvilupparmi sul computer, come fossi una conchiglia in procinto di schiudersi o il bozzolo di una farfalla colorata che presto volerà via. La scrivania mi limita, stare ritta innanzi ai soggetti ed alla loro storia mi obbliga ad una postura rigida, invece io vorrei baciarli e farci l’amore. Da qualche anno prediligo i luoghi molto stretti; ottimo l’abitacolo della macchina ferma in un parcheggio, da fusione emotiva se sto letteralmente stesa sul divano bianco che ho nel soggiorno col personal in bilico sull’addome, oppure infilata nel letto, ma con la porta chiusa a chiave perchè non voglio vedere e non posso parlare con nessuno. Quando invece il bisogno di comunione con la natura mi erotizza anche i lobi delle orecchie, mi districo tra fogli, pennarelli o palmari in luoghi vasti come le spiagge deserte, in promiscuità con i rami pendenti degli ulivi di Montisola, nascosta dagli umani nel giardino di casa, ma in totale simbiosi con peschi, rose, rododendri. Scrivere dove capita mi concede l’opportunità di fermare i pensieri che durante il giorno si rincorrono senza posa. Riflessioni che a volte fanno bene, ma che in egual misura sanno farmi molto male. Nella solitudine mi salasso di turbamenti e suggestioni. Ecco perchè sono spesso sola. Chi non comprende l’urgenza che ho di svuotare l’ingombro mentale che intralcia il mio vivere, non mi distingue veramente. Creo per svuotare la testa e riempirla di tutte le parole che ancora devono arrivare. Sono un generatore di vocaboli. Questa è la mia fonte di energia. Il luogo dove avviene il baratto tra la mia essenza e la fiducia del lettore: è un canale prezioso. Uno spazio affascinante dove ciò che ho raccontato già non mi appartiene più, perchè diventa un’altra storia. Quella di chi, leggendomi, ha voluto fare intimamente sua.

am Apulia Magazine

Intervista Am ApuliaMagazine

Stefania Diedolo

Stefania Diedolo scrive da tempo e “Bocca di lupa” è il suo secondo romanzo, dopo “ioAmo”. Si occupa di finanza ma anche del suo blog www.signorasinasce.wordpress.com.  E, allora, conosciamola meglio.

Il tuo libro “Bocca di lupa” è di forte impatto emotivo. Tutti i personaggi avvertono, chi in un modo chi in un altro, il bisogno di affrontare alcuni aspetti del proprio passato. Ti ha molto intrigato l’eventualità di dover fare i conti con il passato?                            

Nel passato dei protagonisti di “Bocca di lupa” si cela la chiave di volta della loro esistenza. Nello scorrere della trama, trovare quella chiave, diventa fondamentale per poter aprire le porte del loro presente. Da buona intimista è stato entusiasmante ripercorrere la loro infanzia. In fondo è da lì che tutti dovremmo ripartire per capire chi siamo.

Com’è nato questo libro e com’è nata l’idea di ambientarlo a Montisola?

Questo romanzo fa parte di una trilogia. Il progetto è nato nel 2007 quando è uscito sul mercato il mio primo libro dal titolo “ioAmo”. Bocca di lupa è il suo naturale divenire. Montisola è l’isola lacustre più grande d’Europa. Vivo tale luogo magico da oltre un ventennio perché tra le sue rive ho la fortuna di possedere una casa di famiglia. L’idea di ambientare il romanzo proprio sull’Isola mi ha dato l’opportunità di narrarne caratteristiche, peculiarità e leggende.

Mi ha molto incuriosito la scelta di due nomi maschili per due donne che si amano. Come mai hai deciso di chiamare Enea e Andrea due delle protagoniste del romanzo?

Il pubblico conobbe Enea ed Andrea nel 2007, essendo entrambe i principali personaggi della storia d’amore narrata in “ioAmo”. I loro nomi, utilizzabili sia al maschile che al femminile, erano perfetti per il mio progetto ove intenzionalmente desideravo distogliere l’attenzione del lettore dalla loro vera identità sessuale. Volevo che il medesimo restasse imbrigliato e vivesse i sentimenti narrati a prescindere dal corpo dei protagonisti. Già nel titolo del libro l’io minuscolo cede il passo alla A di un amore universale più grande di ogni etichetta. Il sentimento dell’Amore in fondo non ha mai avuto sesso. Le due protagoniste sono da me talmente amate da averle volute riproporre in tutta la loro densità emotiva anche in “Bocca di lupa”.

A chi ti sei ispirata per la figura di Enea?

Enea rappresenta la donna moderna contemporanea. Determinata, consapevole, ardita, ma nel contempo fragile e bisognosa d’amore. Nella sua delicata energia traspare tutta la forza delle donne di oggi.

In “Bocca di lupa” scavi nel profondo della storia di una famiglia, analizzando soprattutto il rapporto tra un fratello e una sorella gemelli. Che cosa ti ha spinto a scegliere proprio questo tema?

Il progetto a cui sto lavorando ha come obiettivo il narrato introspettivo degli “amori socialmente discutibili”. Mentre in “ioAmo” ho raccontato le gioie ed i dolori di un amore omosessuale, in “Bocca di lupa” la mia attenzione si è focalizzata sul rapporto di fratellanza morboso dei gemelli Anna e Pietro Marchesi, un rapporto tragico e delicato vissuto all’ombra di una società assente, che non vede ciò che esiste.

Tra i protagonisti del romanzo grande spazio ha un diario scritto da una bambina che, pagina dopo pagina, diventa donna. Ne tieni uno anche tu?

Ho smesso di scrivere diari alle scuole medie, quando ho scoperto che mia madre ne faceva uso e consumo. (Sorrido al ricordo). Da quando ho scoperto il web mi diletto nella scrittura catartica per il tramite del mio blog www.signorasinasce.wordpress.com.

Questo romanzo comincia con una persona che abbandona la propria vita precedente e ne ricomincia un’altra da un’altra parte. Già sai e puoi svelare ai lettori di AM l’incipit del tuo prossimo libro?

Nel mio prossimo romanzo svelerò gli ultimi segreti della famiglia Marchesi di Crema e disquisirò di quando la gelosia diviene ossessione compulsiva danneggiando irrimediabilmente anche i più grandi rapporti d’amore. Nell’incipit posso con certezza affermare che l’io narrante arriverà dal futuro.

Written by Rosalia Chiarappa
Write on Giovedì, 29 Maggio 2014 Published in Storie di Carta