Ciao settembre

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Anche settembre è tornato a bussare alle nostre case, per molti in stretta concomitanza con il termine delle tanto agognate ferie, volatilizzate in un soffio tra notizie di cronaca degne di un serial killer e un caldo folle che ha piegato anche i rettili. Questo è un mese carico di aspettative e riorganizzazione pratica e mentale, la fine di una stagione dove ancora fa caldo ma non si boccheggia, le giornate sono piacevolmente lunghe ma non più di tanto, gli impegni scolastici vengono affrontati a spizzichi e bocconi e il rientro in ufficio è sincronizzato a una ballata lenta che quasi addormenta. Se dovessi trovare un verbo che ben rappresenti questo periodo dell’anno penso solo a “ricominciare” ciò che abbiamo messo in pausa più o meno forzatamente e che dovrebbe avere il sapore di un nuovo avvio, un punto di partenza in cui siamo noi a decidere cosa portare avanti e cosa lasciare indietro. Ecco perché si dice che le ferie estive hanno anche il compito di depurare le cellule “emozionali” perché è adesso, in questi giorni… che capiremo quanto siamo propensi a iniziare il cambiamento di quelle piccole o grandi cose che abbiamo messo in fila come la lista della spesa o è preferibile rimandare tutto al nuovo anno e accontentarsi della solita routine. Settembre è da sempre il mese dei buoni propositi, chi ha bisogno di perdere peso si concentra sulle nuove diete e si iscrive in palestra, chi fa della prevenzione un must programma tutti gli esami medici di controllo e chi si prepara con ansia all’inizio del nuovo anno scolastico termina i compiti e ripassa le materie deficitarie, il tutto condito da quella segreta nostalgia per l’estate appena vissuta e tra qualche settimana non ricorderemo più perché la pubblicità, le vetrine e la cultura social inizierà a ricordarci che mancano pochi mesi al Natale, anzi… già che ci siamo: sapete dirmi dove trascorrerete il Capodanno? Ovviamente sto ironizzando ma sorridere di quanto siamo lobotomizzati allevia questo strano turbamento che accompagna lo scorrere del tempo. Settembre è il nono mese dell’anno ma porta con sé quel vento di programmazione che meriterebbe il podio del calendario. Sarà per questo motivo che ne detesto le intenzioni intrinseche e da oltre un ventennio lo utilizzo per andarmene in vacanza su spiagge ormai deserte dal turismo di massa? Certamente lo vivo come ultimissimo scampolo d’estate prima di lanciarmi a tuffo carpiato nelle metropoli dei colletti bianchi e negli avvicendamenti che mi condurranno in giro per l’Italia a fare promo letterarie (KARMEL mi attende). Settembre è il mese della felicità silenziosa, le felpe di cotone, le tute colorate, i calzini antiscivolo su divani morbidi e copertine di mezzo peso. È un mese che ci dona la dolcezza dei suoi frutti: la vendemmia, le prime castagne, ma siccome tutto ciò che è dolce porta con sé anche malinconia ecco che le foglie che ingialliscono, le folate di vento e l’imbrunire denso delle serate in famiglia ci preparano all’arrivo dell’autunno con un lontano senso di inquietudine che sin dall’infanzia impariamo a capire quanto sia tagliente e ineluttabile. Per me settembre è sempre fermo al  1980, se chiudo gli occhi mi rivedo giovane che vado a scuola con la cartella gialla, la gonna a portafoglio e gli stivali marroni, una buffa berretta di cotone arancio e nelle orecchie un walk men datato con Augusto Daolio dei Nomandi che cantava: “Pooooooiiii, una notte di settembre me ne andaiiii”.

Settembre scusami,
non sono mai stata pronta.

 

 

 

 

 

 

padre

stef

È puerile cercarti tra le nubi.
Com’è arduo scoprirsi
privi di contraddizioni,
se l’assenza brucia.
Se non fossi volato via in altri mondi
sarei stata una donna straordinaria?
I dispiaceri accumulati
hanno sottomesso il cuore che,
velato da un cielo plumbeo,
non può commuoversi di noi.
Ho il lucchetto ai dotti lacrimali.
Solo nel riflesso di un momento,
in questo mio sguardo stanco,
riluce il bagliore di un instancabile
tormento.

il prodigio

stefania diedolo

Resistere in equilibrio
è il prodigio di ogni fiore.
Come questo mio amarti a testa bassa,
rapita dai silenzi del cuore.
Ricordi la luce di quell’estate?
Chiudevo timida gli occhi per non cadere nei tuoi.
Nascondevo le mani nei polsi delle camicie,
per paura potessi vedermi le cicatrici.
Il treno del tempo
ci ha poi condotti nella medesima direzione,
mentre le ore meste
han consumato l’attesa senza esitazione.
Ricordi il freddo di quella notte?
Coprendomi piano le spalle,
mi hai cosparsa di stelle la pelle.
Avevo il cuore pieno di noi.
Avevo la testa vuota d’antiquati supereroi.
Se percorro i ricordi dell’amore,
tu rimani un ineguagliabile fiore.
Il tulipano blu immobile della vita mia,
la vita, la morte, l’ultima poesia.
Resistere in equilibrio
è il prodigio di ogni fiore.
Amarti di nascosto,
l’unica salvezza da un passato
che ogni giorno muore.

la bellezza, il dolore e la sopravvivenza

mia figlia Sofia a 5 anni e Neve 8 mesi

Quando penso alla bellezza vedo solo due immagini: i bambini che giocano e gli animali. La natura per eccellenza in tutto il suo splendore.
Nient’altro attira con tanta attenzione il mio sguardo. In loro mi rifletto illudendomi d’essere di nuovo innocente. Come quando da piccola correvo tra le gambe di mio padre per farmi prendere in braccio.
Il tempo m’ha rubato l’ingenuità, lasciandomi in eredità il peso mortale di scelte sbagliate. Ma è nella bellezza, che ogni giorno osservo tra le ferite della vita, che sento germogliare pensieri densi di speranza.
Verde è il mio sguardo, nel cuore non ho catene, l’anima è trasparente e il corpo mentale è integro. Non temo più il danno delle parole dette per ferire. Sono lontana, in un mondo pulito dove la solitudine non esiste, l’invidia è emarginata e io sono libera d’essere una persona semplice.
Non ho mai amato gli eccessi, le droghe, gli strepiti, l’alcol… nel mio campo gravitazionale, sin dalla mia venuta al mondo, lievita un sano equilibrio che profuma di buono.
Sono solo troppo stanca, lo ammetto. Annegare negli impegni quotidiani da lunghi anni, metterebbe a dura prova chiunque, ma i miei occhi sono rimasti limpidi, la voce è pacata e sorridere è ancora un automatismo senza forzature.
Oggi so cosa significa essere roccia. Mi guardo i piedi e rido al ricordo di quando sprofondavo nelle sabbie mobili. Senza saperlo credevo d’esser felice.
Esistono sogni e illusioni che non si possono rifare nemmeno se chiudi gli occhi. Una volta liberata puoi fuggire il più possibile vicino alla vera bellezza; è in quel frangente che impari a parlare con i cani e ti trovi in lacrime al cospetto della forza degli anziani.
Come ieri, tre anni fa restavo orfana di un genitore. La mia radice padre è stata recisa e non mi è stato più possibile essere me stessa. Quando si sopravvive al dolore, si cambia. Io sono letteralmente trasformata. Per chi non mi ha compresa, non fa nulla.
La verità è che sono solo migliore.
(nell’immagine mia figlia Sofia a 5 anni con Neve 6 mesi)

Il verde, elisir di lunga speranza

verdeNon mi preoccupa il colore del cielo quanto l’influenza drammatica che ha sulla mia serenità psicologica.
Cammino guardandomi le punte delle scarpe evitando che lo sguardo possa inciampare nel grigio scuro dell’asfalto, mentre sulle spalle incombe una densità che stordisce. Lo sanno tutti che il mio colore preferito è il verde.
Verde come l’erba del più bel giardino. Verde come la malachite, il diopside russo e la giada. Verde come i peperoni, gli spinaci ed il tè. Le mele, i dollari, le olive. I cactus, i kiwi, i quadrifogli. I verdoni passeriformi, i sassi di fiume, il muschio del presepe.
Verde come il lago del mio cuore, come il colore dei miei occhi quando si specchiano nei tuoi e ti ricordano che in me vivono maree e arene ove puoi annegare.
Non posso riflettere il grigio cenere quando so che dentro nascondo uno smeraldo. Chi mi dona i colori dello spettro?
Per star bene devo scoprire come rifrangere attraverso la foschia un barlume d’arcobaleno.
#lungoinverno
#vogliadiverdeazzurro

in ogni t e M p o

mamma e papà

“Niente è smarrito madre. Tutto è intatto. Guardatevi.  È il silenzio del tuo uomo a nutrire d’amore il tempo. Con gocce di rugiada ti semina di polline… quando il vento soffierà partorirai stelle”.