Milf – la rivincita delle cinquantenni o un termine dispregiativo?

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Il termine Milf, utilizzato dai giovani di oggi per rivolgersi a determinate tipologie di donna, è diventato di uso comune ma sono in pochi a sapere con esattezza cosa significhi. Alcune signore lo considerano offensivo, altre lo vedono come un complimento, dipende con quale predisposizione d’animo si accoglie l’appellativo e ci si identifica in un processo che non è affatto banale. La traduzione letterale è la seguente “Mother I’d like to Fuck” cioè “La mamma con cui vorrei fare sesso”. Il termine è rivolto a una tipologia specifica di donna che grazie a una serie di requisiti è considerata attraente e sessualmente appetibile: mediamente si tratta di donne con figli o comunque accompagnate, di età compresa tra i 35 e i 50 anni, corpo da pin-up, qualche ritocco estetico, in carriera e con un ottimo status economico. Il termine ha trovato una notevole diffusione nell’ambito della pornografia, ecco perché è sconsigliabile etichettare una donna in tal modo benchè l’ironia personale possa superare in modo esemplare i limiti del linguaggio. Nell’ultimo decennio, grazie all’emancipazione, alle diete e alla tendenza a mantenere il corpo sano e in forma sono moltissime le donne che si possono definire affascinanti e bellissime nonostante l’impietoso trascorrere degli anni. Oggi per fortuna non solo gli uomini migliorano con i primi capelli brizzolati, accade anche che il sesso femminile acquisti charme e interesse. Dev’essere atomico il mix che scatena nelle giovani fantasie maschili il desiderio di farsi sedurre da sguardi adulti che dominano. Ovviamente il termine Milf è solo un’etichetta entrata nello slang comune dei giovanissimi come molti altri modi di dire tipo “mi whazzappi”, “chattiamo”, “mai na gioia”. Dal punto di vista sociale molte donne penseranno che è deprimente essere viste come oggetti sessuali ma non stiamo scoprendo l’acqua calda, stiamo solo fotografando una realtà che esiste e vivrà finché la domanda incontrerà l’offerta. Senza voler connotare il concetto di Milf solo in senso dispregiativo mi vengono in mente un paio di pellicole cult di tematica similare, avete visto “Il laureato” o l’interpretazione magistrale di Kim Basinger in “The door in the floor”? In entrambi i film uomini giovanissimi hanno liaison con donne mature per motivi diversi. Come non capirli? Le donne che arrivano alla soglia degli “anta” hanno pregi che le giovanissime ancora non hanno acquisito, hanno sicurezza e equilibrio, non vogliono sposarsi e fare figli a tutti i costi, hanno finanze solide e diciamolo… una maturità sessuale che potrebbe essere garanzia di complicità. Forse oggi gli uomini cercano appoggio e protezione in un ribaltamento dei vecchi ruoli? Non saprei dire, come non saprei dire come mai se cerco su Google il termine Milf e ne guardo le immagini correlate mi escono solo fotografie  hard. Ma allora “essere una milf” è la rivincita delle cinquantenni innanzi all’avanzare dell’età o solo un termine dispregiativo?

Stefania Diedolo

L’amicizia

amicizia

“Voglio dirti che non ho mai creduto nella fortuna, che in casa mia non ci ha mai baciato e da sempre lotto per raggiungere i miei obiettivi. Te lo dico perché non vorrei tu pensassi che sono una donna dalle spalle leggere, ti assicuro che il fardello è sempre stato pesantissimo anche se non si vede perché ho un sorriso che copre tutto. Le ferite, le costole rotte e anche i primi capelli bianchi. Voglio dirti che lottare è un verbo che da me si replica all’infinito, non so cosa significhi trovare le porte aperte, gli abbracci gratuiti e le situazioni che filano via lisce come l’olio. Non passo mai dal via completamente vestita, perdo sempre qualcosa perché non mi vengono concessi sconti e il baratto mi denuda, mi impoverisce. Ciò nonostante sono favolosamente ricca dentro di tante cose che non saprei nemmeno descriverti. Tuttalpiù puoi affacciarti e guardare, sempre che tu non abbia paura di vedere e credere che esisto per davvero. Capisco che per te è più facile sapermi quieta nella mia bellezza scomposta, ma ciò che immagini destinato a me non mi è dovuto quindi devi abituarti all’idea che faccio fatica, che a tratti arranco e che non ho scorciatoie. Siamo in molti a vivere con la strada perennemente in salita, non mi sento né fuori luogo né particolarmente disadattata, anzi… sotto alcuni aspetti mi sento privilegiata. Se avessi già realizzato tutti i miei sogni dovrei sognarne altri e non credo di averne ancora nel cassetto delle notti stellate piene di baci e rossetti e corpi vicini e magliette strappate. Devi vedermi per quella che sono se vuoi conoscermi, devi spalancare gli occhi e andare oltre il muro delle apparenze. Non sono mai andata via da chi mi è stato vicino senza volermi cambiare i connotati. Devi sforzarti di leggermi tra le righe colorate del mio maglione preferito, provare a sfiorarmi una mano esile e tenermi per le spalle. Sono fragile e forte come un albero sferzato dal vento, forse posso farti paura ma se saprai ascoltare i miei silenzi e capire come parlare al mio cuore, stanne certo… sarai oggi e finché vorrai il mio più caro amico”.

la bellezza, il dolore e la sopravvivenza

mia figlia Sofia a 5 anni e Neve 8 mesi

Quando penso alla bellezza vedo solo due immagini: i bambini che giocano e gli animali. La natura per eccellenza in tutto il suo splendore.
Nient’altro attira con tanta attenzione il mio sguardo. In loro mi rifletto illudendomi d’essere di nuovo innocente. Come quando da piccola correvo tra le gambe di mio padre per farmi prendere in braccio.
Il tempo m’ha rubato l’ingenuità, lasciandomi in eredità il peso mortale di scelte sbagliate. Ma è nella bellezza, che ogni giorno osservo tra le ferite della vita, che sento germogliare pensieri densi di speranza.
Verde è il mio sguardo, nel cuore non ho catene, l’anima è trasparente e il corpo mentale è integro. Non temo più il danno delle parole dette per ferire. Sono lontana, in un mondo pulito dove la solitudine non esiste, l’invidia è emarginata e io sono libera d’essere una persona semplice.
Non ho mai amato gli eccessi, le droghe, gli strepiti, l’alcol… nel mio campo gravitazionale, sin dalla mia venuta al mondo, lievita un sano equilibrio che profuma di buono.
Sono solo troppo stanca, lo ammetto. Annegare negli impegni quotidiani da lunghi anni, metterebbe a dura prova chiunque, ma i miei occhi sono rimasti limpidi, la voce è pacata e sorridere è ancora un automatismo senza forzature.
Oggi so cosa significa essere roccia. Mi guardo i piedi e rido al ricordo di quando sprofondavo nelle sabbie mobili. Senza saperlo credevo d’esser felice.
Esistono sogni e illusioni che non si possono rifare nemmeno se chiudi gli occhi. Una volta liberata puoi fuggire il più possibile vicino alla vera bellezza; è in quel frangente che impari a parlare con i cani e ti trovi in lacrime al cospetto della forza degli anziani.
Come ieri, tre anni fa restavo orfana di un genitore. La mia radice padre è stata recisa e non mi è stato più possibile essere me stessa. Quando si sopravvive al dolore, si cambia. Io sono letteralmente trasformata. Per chi non mi ha compresa, non fa nulla.
La verità è che sono solo migliore.
(nell’immagine mia figlia Sofia a 5 anni con Neve 6 mesi)

Perchè ti nascondi?

stefania diedolo

Mi nascondo dentro i libri perché ho urgenza di insegnamenti che facciano bene. Di consigli che facciano male. Devo ignorare il mio nome ed essere il nome di tutti per poter narrare di come la realtà sia scivolata dalla commedia al dramma. Non sarà difficile moltiplicarmi, sono polivalente e mio malgrado popolata da molteplici entità.

Gli inganni consumati dal potere sono tele di ragno, specchi infranti… riflessi di un’umanità ferita. Sbigottite son le parole che ci potrebbero salvare. Nel perduto senso dell’amore, accumulo come una calamita futuristiche scomuniche, l’esito di ciò che è andato a marcire, la melma di egocentrismo smisurato che incombe sulla società, la depressione misera di nobiltà di chi si suicida, la crudeltà di coloro che vanno in giro con le mani imbrattate di sangue.

Siamo un condensato di improperi, coraggio e slealtà. Siamo l’inquinamento acustico dei mezzi di comunicazione svenduti, l’asfalto di città color catrame ventilate alla diossina.

Mi nascondo. Quando non saprete più dove cercarmi, sarò quel foglio di carta stropicciato zeppo di idee rimasto per sbaglio dentro uno qualsiasi dei libri che avete in casa. Mi basta la coscienza, non voglio scivolare negli inferi abitati dagli analfabeti dello spirito. Sillabare lo scempio compiuto ai danni del nostro esistere sarà un rito quotidiano. Come un abbecedario consunto, non posso dimenticare il tempo fuggito che mi ha resa felice.

Mi nascondo perché ho vergogna d’appartenere a questo secolo. Darei la creatività che mi anima per ritornare pergamena bianca da vergare di emozioni e amore. Soffro l’incostanza e l’incoerenza. Soffro. Sorrido per non piangere e mi chiudo in stanze piene di parole. I libri mi sussurrano del tempo passato ed io, consapevole della mia caducità, mi sostengo grazie a ciò che sono stata. Per ricordarmi che basterebbe poco per aprire una finestra sul mondo, mi alleno a mormorare un ti amo senza aspettative.

Ti amo.
Facciamoci del bene.
Ti amo.
Fammi l’amore.
Ti amo.
Tirami fuori dal buio.
Ti amo.
Una volta c’era una vita con troppa luce.
Ti amo.
Ci basterà essere umani?

#nonpertutti

Specchio

specchio

Semplice la tua esistenza.
Come vento lieve,
soffi piano.
Senza rumore.
Non riesco a non guardarti.
Una volta ero come te.

…plurale, femminile…

donne

Chi ha creduto fossimo d’acciaio, non ha mai visto le nostre anime nude. E forse per voi è stato un bene non sapere quanti tagli nascondeva la nostra faccia da sberle.

Vi abbiamo consapevolmente fornito l’alibi dell’assoluzione, liberandovi dalla responsabilità di doverci sostenere.
Si sa che specchiarsi nell’incredibile rafforza, garantendo un’illusione di stabilità.

Chi ha sperato fossimo un approdo, non ha mai visto le nostre radici arse. E anche questo è stato un bene. Mai avremmo risucchiato la vostra linfa per garantirci un futuro, per risanare le riserve del nostro humus.

Specchiarci nel vostro egoismo ha rafforzato il nostro amor proprio, convincendoci che mai avremmo voluto esservi simili, nel bene esattamente come nel male.

Chi ha creduto fossimo il festival delle belle parole, dei gozzovigli intrisi di sesso, alcol e mani tra le cosce, ha con stupore scoperto quanta spiritualità nutre la nostra essenza più vera.

Abbiamo spaccato il mondo per mostrarci come siamo realmente, ma abbiamo perso il conto delle volte che ci siamo fatte male solo per aver detto:<<Eccoci, queste siamo noi>>.

Chi ha creduto di vederci passeggiare sulle rive spoglie del nostro sopravvivervi, non ha saputo cogliere il respiro che ci consentiva di sopportare le male parole, i giudizi, gli inganni fatti di sputi in piatti poc’anzi divorati.

Non ha voluto cogliere nei disparati colori dei nostri occhi… il sogno, la prateria che ci invade dal di dentro, la grandezza di cuori che abbiamo dovuto preservare dalle onde lunghe di terremoti mai finiti.

E non dobbiamo più preoccuparci di chi non conosce la nostra storia, ma come l’ultimo dei gossip rurali stampa con cadenza giornaliera leggende metropolitane, favole sporche per l’umanità frustrata che ancora gode del male altrui.

Oggi conta chi siamo state e chi siamo, con chi vogliamo stare e di chi possiamo benissimo fare a meno. Il resto è merce di scambio per il popolino.

Non ci piegheremo mai ai ricatti. All’anonimato. Agli avulsi tentativi di dipingerci di altri colori. Già possediamo i nostri e sappiatelo: sono indelebili.

Non saremo mai oggetti da barattare in cambio di omertose minacce e giudizi velati di follia. Quand’anche finisse il mondo saremmo ancora e sempre noi stesse. Non cambieremo i nostri sguardi color trifoglio, glicine, fiordaliso, innanzi a vani e ridicoli tentativi d’incutere paura.

Quando da bambine si diventa donne, la lega di carbonio e ferro che ci palesa d’acciaio agli occhi dei ciechi arroganti, è l’unica salvezza concessaci dalla forza che generiamo… per ingannare la zizzania e salvare il capolavoro che vive in noi.

Buongiorno donne!

Ogni volta che guardandoci nello specchio diciamo a noi stesse:<<Ma chi me l’ha fatto fare!>>, ricordiamolo: siamo semplicemente uno spettacolo!

Per te, che sei l’Amore

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… quando inizierò a sbiadire,
rievoca che un tempo
anch’io nacqui astro lucente.

Fui io ad accompagnarti nei colori
per insegnarti a ritrarre con mani e piedi,
confezionare pacchi natalizi di bacche
e piccole bambole da collezione.

Quando ti farò dono
del mio eterno coraggio,
ricorda di una madre sempre desta
per la felicità di poterti ammirare dormire.

… quando perverrà il tempo
che tramuterà la realtà
in una rosa bucata,
raccogli le infinite nuance
che mi distinguono
nella campana tibetana
vicino al cuscino rosso.

Fanne una ghirlanda da indossare nel giorno del ricordo.

Perché nulla di noi debba mai sciuparsi.
Perché da stella cadente,
io possa essere il tuo desiderio
perennemente soddisfatto.

Se l’amore lega dentro,
io che ti ho vista nascere fiammifero di seta,
ti sto lasciando andare.
Non aver fretta di rivelare
le risposte che vai cercando
e non aver paura del terrorismo psicologico
di chi vorrà piegare la tua anima di burro.

Ogni qualvolta le circostanze
ti faranno voltare indietro,
ritroverai nel mio sguardo
il tramonto,
la memoria
e lo stupore
che ci hanno rese indivisibili.

Tu che ti chiami Amore,
passasse l’eternità,
sarai in ogni tempo
il tessuto primario
di sangue porpora,
che protegge
il palpitare del mio cuore.

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sofy
Certi amori non hanno frontiere.

Sono oceani nervosi da esplorare,
con barche di carta stampata a fumetti.

Cieli insospettabili ove librarsi,
con ali imbrattate di tempera, pastelli e cioccolata.

 Vette inquiete di fantasie.
Lacrime e felicità turbate cantate a squarciagola,
sul pentagramma colorato
di uno strumento a percussione.

Sono amori nati su corolle fragili,
educati a stadi
con la carne ed il sangue.

Amori-aquiloni.
Delicati prolungamenti del cuore.

Non sai mai come atterreranno.
Se lasciarli sfrecciare
o frenare la loro ascesa.

Ma una volta indossati tra le braccia
e annusati di borotalco,
ti cambieranno la direzione del cuore
per sempre.

(Proprietà immagine Francesco Premoli – Soggetto Sofia Moretti)

… profumi e illusioni …

ATTESA
Sono accoccolata sul promontorio del verbo aspettare.  Attendo l’istante fatato in cui avrò il coraggio di guardare indietro senza sentire le ginocchia farsi di burro.

Sarà un miracolo da supereroi dei cartoons giapponesi o sarà come guardare il più fantastico tramonto mai visto?

Sono adagiata su un tappeto di vecchie rose senza petali e senza spine. Ogni tanto rido, spesso piango mentre guardo le forme delle nuvole passare, le vecchie mani di mia madre carezzare fotografie in bianco e nero, gli occhi opachi di chi ha trasformato sentimenti onesti in milioni di dolori.

Ogni tanto mi tappo le orecchie per non udire gli schiamazzi allegri degli innocenti, le voci nel vento che mi tolgono stabilità, il timbro di quella voce perfetta che mi sussurrava: << Sei bellissima >>.

E poi mi nutro. Di abbracci larghi, imbarazzati, mai decollati. Mi cibo. Di baci a labbra serrate, salive mischiate con menta e latte di mandorla, anfratti colmi di frutti di stagione, ortiche e ribes.

Aspettare non è mai stato il mio destino.

Io che sprofondavo con le ginocchia sbucciate dentro altalene sgangherate, saltavo in lungo i fossati per spigolare il grano maturo, viaggiavo nella notte scura a bordo di aerei mai atterrati.

Io odiavo aspettare.

Ma le abitudini non mi concedevano di capire le verità, giustificare i limiti, sentire dove fosse finito tutto il mio grande cuore.

Inciampando ho perso l’attimo, ma un giorno, guardando indietro, mi specchierò nei tuoi occhi mai dimenticati e rivedrò l’immagine della donna che hai amato e poi perduto.

Sul promontorio del saper aspettare, c’è il viso innocente di una bambina che attende, come un gioco di prestigio, il f u t u r o del perduto verbo amare.

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DOLORE
Quando nei sogni notturni, ritornano come ombre a creare ansia i rapporti d’amore andati a male, significa che il dolore è più grande della consapevolezza d’esser guariti e la tristezza è il substrato trasparente che riveste il nostro sorriso. Le ferite prima o poi smetteranno di far male? Esiste un limite alla sensibilità? Anche quando siamo certi di star bene, basta un cambio di stagione per ricordarci che siamo in molti ad avere un chiodo arrugginito piantato nel cuore.